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Parco Naturale della Val Troncea
PARCO
NATURALE DELLA VAL TRONCEA
PERCHE' IL PARCO NATURALE DELLA VAL TRONCEA
Il parco naturale della Val Troncea è stato istituito con legge regionale il
16.5.1980 per tutelare le caratteristiche naturali, ambientali e paesaggistiche
della zona, per organizzare il territorio per la fruizione a fini didattici,
scientifici, culturali e turistici, per promuovere e valorizzare le attività
agro-silvo-pastorali, e per promuovere la qualificazione delle condizioni di
vita e di lavoro delle popolazioni locali. Il Parco è un ente di diritto
pubblico, amministrato da una giunta Esecutiva e da un Consiglio Direttivo,
composto da rappresentanti del Comune di Pragelato, della Comunità Montana,
della Regione Piemonte, della Provincia di Torino, delle Associazioni
ambientalistiche e di categoria agricole per il conseguimento delle finalità
istitutive. La superficie tutelata è di 3250 ettari, interamente siti nel
Comune di Pragelato, proprietario dell'89% dei terreni. Il territorio del Parco,
sito nel cuore delle Alpi Cozie, occupa la parte superiore del bacino del
torrente Chisone ed è delimitato, per gran parte del suo perimetro, da cime di
3000 metri d'altitudine.
GEOLOGIA
Originatesi in fondo al mare di Tetide a partire da 225 milioni di anni or
sono, le rocce della Val Troncea derivano dalla trasformazione delle particelle
di calcari, argille e marne, sedimentate sul fondo marino e poi sollevate e
stritolate, in un gioco di enormi pressioni e temperature, dall'avvicinamento,
iniziato 120 milioni di anni fa, delle zolle africana ed euroasiatica. I
calcescisti che ne derivano sono talora (Monte Banchetta) sormontati da
affioramenti dolomitici, resti di antiche barriere coralline. In alcune aree
(colli del Bet e dell'Arcano) affiorano rocce verdi, di origine ignea,
originatesi dalla metamorfosi di colate laviche sottomarine (prasiniti,
anfiboliti) o dal raffreddamento di magni all'interno di rocce poste sotto il
fondo oceanico (i gabri del col Clapis). Le prasiniti del colle del Bet
rinserranno un giacimento, di origine idrotermale, di calcopirite, importante
minerale di rame, oggetto, sul finire dell'ottocento, di attività estrattiva.
La conformazione attuale della valle, i cui morbidi pendii del lato destro,
occupati da pascoli e boschi, si affacciano sulle aspre e ripide pareti del
versante opposto, trova spiegazione nell'azione erosiva dei ghiacciai Rissiani
(200.000 anni fa) e Wurmiani (15.000 anni fa) che scavarono la valle facendole
assumere il tipico profilo ad U, che si rivela dove la successiva erosione
torrentizia non ha inciso la soglia glaciale.
CLIMA
La Val Troncea, grazie al suo orientamento trasversale, presenta in potenza
un notevole grado di captazione delle perturbazioni atmosferiche di origine
mediterranea provenienti da sud-est, mentre quelle incalzanti da ovest vi
arrivano esauste avendo scaricato l'umidità sul territorio francese. Le
precipitazioni, tuttavia, risultano modeste (800-900 mm annui) a causa della
posizione arretrata della valle rispetto ai corrugamenti più vicini alla
Pianura Padana. Le temperature invernali rigide, quelle estive fresche e le
depressioni estive ed invernali delle precipitazioni proprie del clima
"superpiemontese" indicano marcata continentalità.
FLORA
Il territorio del Parco ricade interamente nei piani montano (orizzonte
superiore) e culminale, pertanto le latifoglie arboree lasciano spazio all'unica
conifera europea che perde gli aghi nella cattiva stagione, il larice. Molto
meno diffusi sono il pino cembro (facilmente riconoscibile perché gli aghi sono
riuniti in fascetti di 5), il pino uncinato (che forma presso Seytes un raro
bosco puro, purtroppo non tutelato, poichè appena fuori parco) ed il pino
silvestre.
Nei boschi più belli, quelli meno antropizzati, il sottobosco, non soggetto
al calpestio ed alle brucature del bestiame domestico, risulta ricco di specie:
rododendro, ginepro, mirtillo e, nelle zone più fresche ontano verde,
costituiscono una copertura continua.
Estremamente localizzate, le
latifoglie costituiscono boschetti radi di tremolo, mentre isolate betulle
crescono in fondovalle.
Lungo il
torrente Chisone crescono saliceti alveati a Salix purpurea, S. eleagnos, S.
daphnoides, S. Caprea mentre sui greti l'epilobio di Fleischer colonizza il
terreno ciottoloso.
Al di sopra
delle foreste si apre il favoloso mondo dei fiori alpini che ben hanno meritato
alla valle l'appellativo di "Valle dei Fiori".
Sui terreni
affioranti di recente formazione si rinvengono specie che risentono della
matrice calcarea del substrato: l'astro alpino, la driade, la stella alpina. Sui
terreni più evoluti, ricchi di sostanza organica, si osservano la viola
calcarata ed il geo montano, mentre nelle vallette nivali distese di salici nani
aprono la via ai popolamenti di soldanella alpina ed arabetta cerulea.
Oltre i 2600 m
la lunga copertura nevosa, la forte insolazione e le notevoli escursioni
termiche agiscono sulle rocce frantumandole rapidamente; tra il pietrame si
rinvengono Thlaspi rotundifolium, Petrocallis pirenaica, Viola cenisia, Linaria
Alpina su rocce calcaree, Oxyria digina e Doronicum clusii su quelle silicee.
FAUNA
La fauna della
zona ha patito nel corso dei secoli una radicale modificazione del numero di
specie presenti e delle biocenosi in cui poteva vivere. In particolare, ataviche
e non sempre giustificate paure hanno provveduto a troncare le catene
alimentari, privandole dei grandi carnivori predatori di ungulati: nel 1826
veniva uccisa in Pragelato l'ultima lince, attorno al 1840 venivano eliminati
quei rari lupi che ululavano d'inverno di fronte a Traverses. Questi predatori
stanno ritornando spontaneamente, la prima da nord ed il secondo da sud.
Probabilmente
molto prima era stato abbattuto l'orso, residente nell'area detta l'Oursier,
presso "'l Ser Bail". Sorte non migliore subirono in tempi precedenti
il cervo e lo stambecco.
All'inizio
degli anni cinquanta in Val Troncea era presente un unico ungulato: il camoscio
che oggi ha raggiunto il numero di 550 esemplari. In questi ultimi anni la fauna
di ungulati si è notevolmente arricchita: cervi e caprioli sono ormai una
presenza abituale.
Il cinghiale,
ospite non sempre gradito, si aggira tra i pascoli meno elevati. Nel 1987 l'Ente
Parco ha iniziato un programma di reintroduzione dello stambecco, che oggi
costituisce una colonia di ottanta esemplari.
I carnivori
sono rappresentati dalla volpe, dall'ermellino, dalla donnola, dalla faina,
dalla martora e dal tasso
Lepre comune e
variabile frequentano l'area.
La marmotta
colonizza l'intero parco, prediligendo i pascoli di fondo valle.
Scoiattolo e,
più rari, il ghiro ed il moscardino, possono venire individuati sugli alberi di
bosco mentre numerosi altri piccoli roditori (campagnole, arvicole)
costituiscono l'abituale preda di rapaci e carnivori.
Ormai rari, il
gufo reale e la civetta caporosso fanno risuonare in febbraio-aprile il loro
richiamo nuziale. Una coppia nidificante di aquila reale ha scelto la valle come
territorio di caccia.
Anche astore,
sparviero, gheppio, biancone si librano nei cieli del Parco.
In primavera
il fagiano di monte compie le sue parate nelle aree cespugliose a più rada
copertura arborea; ben rappresentate sono pure coturnice e pernice bianca. Altre
presenze significative in foresta sono quelle del picchio rosso maggiore, del
picchio verde, della ghiandaia, della nocciolaia.
Sulle pareti
rocciose nidificano il gracchio alpino e corallino. Lungo il torrente Chisone è
facile vedere volare rapido merlo acquaiolo. Oltre 50 specie di uccelli possono
essere scoperte nei vari ambienti.
Il Parco in
accordo con l'associazione Pescatori di Valle e la Provincia di Torino ha
approvato un progetto di tutela e reintroduzione della trota fario autoctona,
istituendo una zona di protezione dell'ittiofauna. Il progetto, in corso,
prevede la cattura di riproduttori in autunno, l'allevamento in cattività degli
avannotti e la loro semina in primavera.
STORIA
ED ASPETTI UMANI
Gli abitanti
preistorici della valle, pastori transumanti e cacciatori, hanno lasciato inciso
sulla roccia, presso Troncea, un graffito antropomorfo. Si tratta dell'unica
traccia, sino al MedioEvo, di presenza umana in valle: nella Ricognizione
delfinale
del 1265 nomi
di alpeggi e di monti della valle compaiono per la prima volta su un documento
fiscale. La tradizione racconta che i primi abitanti stabili, valdesi del
Lionese e del Narbonese, provenissero dalla limitrofa regione del Queyras
attraverso i colli transitabili del Fauris, Clapis e delle Planes.
La presenza di
popolazioni di fede valdese caratterizza la storia locale, poiché per centinaia
di anni la valle è teatro di contrasti religiosi, che hanno come truce sfondo
nel seicento, le guerre di successione al trono d'Austria: i valdesi costretti a
lasciare, con la revoca dell'editto di Nantes, i luoghi natii, trovano rifugio
in Svizzera e Germania. Pochi anni dopo, con una marcia fulminea, mille di loro
riescono però a rientrare e riconquistare i territori perduti. Il breve periodo
di tolleranza religiosa che segue la dichiarazione di guerra del Piemonte alla
Francia (1690) rientra con il trattato di Utrecht: nel 1730 molte famiglie sono
costrette ad abbandonare di nuovo la valle per raggiungere la Germania.
Nell'ottocento
mentre si compie l'unità d'Italia le attività economiche subiscono un notevole
impulso al seguito della nuova realtà mineraria. Con la scoperta di un filone
di rame presso il Bet, diverse società si succedono nella coltivazione delle
miniere. Una grande tragedia, la morte sotto una valanga, nel 1904 di ottantun
minatori ne decreta la chiusura. La valle si spopola, i paesi divengono alpeggi.
La guerra di
liberazione porta lutti e distruzioni: buona parte delle borgate vengono
incendiate.
Ben poco
rimane oggi a testimoniare il passato: le magnifiche abitazioni rurali,
risalenti al sette/ottocento, caratterizzate da ampie e splendide stalle con
volte a crocera e da grandi tetti di lose retti da imponenti capriate, i forni
comuni, le fontane.
Tutti versano
purtroppo in condizioni sempre più prossime al degrado irreversibile.
ACCESSO
Raggiunto il
comune di Pragelato sulla SR 23 del Sestriere, la si abbandoni in prossimità
della frazione Traverses( sin qui è possibile fruire dell'autolinea SAPAV
Torino-Sestriere) per raggiungere le borgate di Plan Pattemouche. Lasciata la
strada asfaltata e superato il ponte "Daz Itrei" si arriva, dopo un
chilometro di sterrato alla borgata di Laval presso cui ha inizio il parco.
In estate il
transito veicolare nel parco è vietato. Il parco caldeggia comunque l'accesso
con mezzi non motorizzati ed invita gli utenti a lasciare l'auto prima del
territorio protetto.
NEL
PARCO SI POSSONO TROVARE:
- parcheggi
- aree
pic-nic
- fontane
con acqua potabile
- bidoni
per la spazzatura (si prega di riportare a casa i propri rifiuti)
- servizi
igienici -anche per disabili- presso il "Baracot 'd La Poump" di
Laval
- bacheche
con notizie su visite naturalistiche, conferenze, informazioni, schede
didattiche e carta topografica del parco
- servizio
navetta durante il periodo di chiusura al traffico della strada di
fondovalle
- punto
informazioni presso il "Baracot 'd La Poump" di Laval, operante
nel periodo estivo (sabato e domenica)
- latte,
burro e formaggi freschi della valle possono essere acquistati presso gli
alpeggi di Laval, Troncea, Mey
- bivacchi
- al col
Clapis (alt 2800 metri, capienza quattro posti)
- al colle del
Bet (alt 2785 metri, capienza 6/8 posti)
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