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MISTERI ENIGMI UFO

UFO e Arte
Nel contesto paleoastronautico, che ci propone interessanti casi irrisolti che suggeriscono 
avvenuti avvistamenti di alieni nel passato, si colloca un'opera pittorica rinascimentale dell' artista fiorentino Paolo Di Dono, più noto come Paolo Uccello (Firenze 1397-1475). L'artista, già discusso per il carattere introverso e la posizione critica assunta nei confronti dei suoi contemporanei fiorentini, fu autore di un dipinto assolutamente affascinante. Il quadro in questione e' denominato "La Tebaide" ed e' attualmente esposto nella 
Galleria della Accademia in Firenze. La composizione policroma ritrae una serie di soggetti posti in un ambiente rurale collinare dominato da una complessa costruzione fortificata nella quale spicca ardita una torre composta da quattro elementi sovrapposti.
Nella vicenda raffigurata, ponendoci di fronte e partendo dalla sinistra in basso, osserviamo un monaco che scrive ispirato da una figura angelica racchiusa in un trono a forma di mandorla sospeso nell'aria e sostenuto da quattro figure alate di colore rosso e altre quattro di colore nero. Ai lati del trono notiamo altri monaci nell'atto della 
contemplazione. La scena sovrastante mostra invece una crocifissione ai piedi della quale ci sono un orante, un cagnolino e, più in basso alcuni cerbiatti. Gli elementi ritratti sono chiaramente di carattere religioso. Ciò che nel dipinto...lascia ammutoliti, e' un oggetto discoidale sospeso nell'aria sormontato da una cupola centrale... Al di là di ogni interpretazione ufologica, non possiamo disconoscere che l'oggetto raffigurato con
la tipica forma di un disco volante, o cappello da prete, e' un corpo volante che compie una stretta virata. Crediamo che se l'autore, in uno slancio leonardiano, avesse voluto raffigurare un velivolo avrebbe tratto ispirazione dalle ali degli uccelli (come in passato accadeva), ma nel dipinto di ali non v'e' traccia. Tutto ciò non può che evocare la 
sagoma dei dischi volanti peraltro sempre ritratti e fotografati come una cupola posta su un piano circolare. Invitiamo ad osservare personalmente il dipinto e a formulare ipotesi plausibili. 

L'enigma dell' Artico
Nel XIII secolo le coste della Groenlandia erano colonizzate floridamente. Sembra che vi abitassero circa 300 grossi nuclei familiari. Lo sappiamo grazie agli storici e a i documenti
tramandati. Improvvisamente tali comunita' scomparvero:quando gli abitanti della vicina Danimarca raggiunsero tali coste nel 1400, non trovarono nulla. Che fine avevano fatto 
le loro case, le loro opere, le loro fortificazioni ? Peter Kolosimo, pioniere di terre inesplorate nonche' ufologo d'avanguardia non puo' evitare di interrogarsi... 
Molti hanno avanzato supposizioni, ma emigrazioni e epidemie non convincono. Nulla sembra poter giustificare la sparizione totale di 300 seppur piccole comunita'. Nelle leggende eschimesi forse si cela la spiegazione. Essi, secondo la tradizione, sostengono di essere stati deportati nelle zone che attualmente occupano da regioni tropicali da "grandi 
uccelli metallici"; altro ricordo facente parte della tradizione eschimese riguarda un rapimento di alcuni abitanti del luogo che furono portati in cielo e dotati di magici poteri che al loro ritorno seppero esercitare. Tale episodio viene ancora
ricordato con terrore dai locali dato che le persone che fecero ritorno dallo spazio non riconobbero ne' parenti ne' amici e si comportarono in modo freddo e temibile: "essi non cacciavano piu' l'orso, ma si appartavano con lui, conversavano con lui e con i demoni". Cosa a dir poco curiosa e' che la credenza che l'orso possegga facolta' superiori al punto da comunicare con gli spiriti, e' attualmente diffusa dall'Artico americano a 
quello asiatico passando per quello europeo. Altri racconti propri dei popoli artici fanno rabbrividire: il popolo degli Jucaghiri, per esempio, stanziato in Siberia fra i fiumi Jana e 
Kolyma, attualmente ridotto a qualche migliaio di abitanti, si vanta di discendere da visitatori celesti improvvisamente mutatisi in esseri umani. Ancora una volta Esseri Celesti Superiori fanno visita al pianeta Terra. Cosa dobbiamo pensare ? Possiamo 
ancora ignorare le innumerevoli coincidenze presenti nelle tradizioni degli antichi popoli ?

Il caso O'Barski
Nel gennaio 1975, George O'Barski, un commerciante newyorkese stava tornando a casa in direzione di North Bergen-New Jersey dopo aver chiuso il suo negozio a Manhattan quando, nel North Hudson Park, la radio della sua auto comincio' a raccogliere cariche di elettricita'
statica... Alle due di notte circa un oggetto molto luminoso supero' la sua auto sulla sinistra a circa 30 metri di distanza, emettendo un ronzio sommesso, e si
fermo' in un campo da gioco davanti all'auto. Mentre O'Barski, incredulo, si avvicinava, vide un velivolo di forma tondeggiante, sui 10 metri di lunghezza, che era sospeso in aria a circa 3 metri dal suolo. La "nave spaziale" aveva delle finestre a distanze regolari,
della dimensione di circa 30 centimetri per 30.L'aeronave non mostrava nessun mezzo di propulsione evidente. Riconoscibili un ronzio e delle luci brillanti. Testimoni dell'accaduto furono il portiere di notte di alcuni appartamenti nella zona, Bill Pawloski e la
famiglia Wamsley, abitante a circa quattordici isolati dagli appartamenti. In entrambi i casi fu avvistata una astronave rotonda e brillante sormontata da una cupola.
O'Barski, Pawloski e Gli Wamsley videro lo stesso velivolo nella stessa notte. I testimoni non si sono mai fra loro conosciuti.

Atlantide e Antartide
Dalle ricerche dello studioso neozelandese Michael Baigent apprendiamo il ritrovamento di
interessanti carte geografiche. Dal sedicesimo secolo ci sono giunte mappe che descrivono
in modo straordinariamente particolareggiato come sarebbe l'Antartide "senza la sua calotta di ghiaccio spessa tre chilometri"...
L'ammiraglio Piri Reis, comandante della flotta turca nel mar Rosso e nel golfo Persico
nella prima meta' del 1500, possedeva una carta, a noi giunta, in cui erano registrate nella
Antartide, coste, isole, insenature, montagne e una sottile lingua di terra che, partendo dalla attuale Terra del Fuoco, congiungeva l'America meridionale al continente antartico. Il dato piu' affascinante e' che tale configurazione geografica e' divenuta rilevabile soltanto in seguito ad una accurata ricerca condotta nel continente antartico nel 1950 per mezzo di strumenti altamente tecnologici! Come riusci' Piri Reis a disegnare tali mappe? Se Piri Reis riporto' tali indicazioni da altre carte piu' antiche, chi fu a scriverle ?
Baigent sottolinea la connessione fra tali mappe e il mito di Atlantide. Platone ci informa che l'isola di Atlantide era il centro di un grande impero che beneficiava della navigazione e dominava su molte altre isole al di fuori del Mediterraneo. 
La citta' di Atlantide, la capitale, aveva grandi porti interni e numerosi cantieri navali dove le imbarcazioni erano protette da mura di pietra. 
Due scrittori canadesi, Rand e Rose Flerm-Arth, hanno suggerito l'ipotesi che Atlantide fosse la Antartide, un tempo libera dai ghiacci. Essi sostengono che l'Atlantide antartica sia stata distrutta dal maremoto che sconvolse l'oceano dopo lo scioglimento della calotta polare: l'improvviso espandersi di quelle acque ghiacciate fece subito precipitare la temperatura sul pianeta e la terra gelo'. I due autori canadesi osservano che in Siberia sono stati trovati alcuni mammut congelati nel cui stomaco erano presenti tracce di
erba ancora fresca. Gli esseri viventi dell'Antartide subirono lo stesso destino. I sopravvissuti diffusero nel mondo le loro conoscenze di ingegneria, architettura e astronomia. Sotto la spessa crosta di ghiaccio dell'Antartide potrebbero trovarsi i resti 
di una grande civilta'.

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