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ANTICHI   MESTIERI

MINATORI IN VAL CHISONE e GERMANASCA

L'INDUSTRIA ESTRATTIVA

LE MINIERE DI RAME

Il sig. Matteo Allamand, il giorno 12 ottobre 1739, si presentò al Consiglio Comunale di Pragelato asserendo di aver trovato del minerale di rame nel vallone di Mendie, chiedendo perciò di essere autorizzato a proseguire le ricerche. La storia pionieristica delle miniere del Bet parte da quel giorno ed arriva fino al 1863, quando il più importante giacimento della zona, a quota 2775 m, viene dato in concessione a Pietro Giani, col nome ufficiale di "Miniere di Vallon Cros e Glacières". Da quel momento si può parlare di sfruttamento industriale dei giacimenti. Tra il 1863 ed il 1872 il Giani ed il nuovo socio francese Giacomo Guilmin, costruirono per il trattamento del minerale un piccolo fabbricato, denominato "Fonderia della Tuccia" in località Clot des Touches, sul fondo della Val Troncea e dei forni, detti di San Martino, a quota 2320 m, dove il materiale estratto veniva alleggerito mediante cottura delle scorieper facilitarne il trasporto a valle. I notevoli investimenti sostenuti a fronte di scarse entrate, portarono al fallimento del Giani ed alla sospensione delle attività. Lo sfruttamento venne ripreso nel 1887, con scarso successo, dall’erede del Guilmin che nel 1890 fu costretto a cedere le miniere ad una società italo-francese, la Compagnia Rami e Zolfi di Pinerolo.

La Compagnia organizzò i lavori con metodi industriali. Iniziò i lavori di scavo della galleria "Nuova" per collegare direttamente le galleria che si aprivano in Val Germanasca alle gallerie della Val Troncea, evitando di far passare il minerale estratto attraverso il Colle del Beth, consentendo così il lavoro anche d’inverno. Venne costruita una teleferica lunga 4000 metri, dalla stazione di partenza dell’ Angolo sita a 2435 m, in località Vaiolet, fino alla Tuccia, a 1730 m. Le strutture e gli impianti della Tuccia furono ampliati e modernizzati con la costruzione di una centrale elettrica. L’energia prodotta, circa 150 kwh, serviva per il trattamento del materiale e all’impiego di perforatrici elettriche in galleria. Per poetr lavorare nella stagione invernale si costruirono, vicino all’imbocco della costituenda galleria Nuova a quota 2540 metri, dei baraccamenti destinati ad abitazione dei minatori.

Nel 1899 il complesso minerario cambiò di proprietà, passando alla Società Mineraria Italiana. I lavori raggiunsero la massima intensità ai primi del ‘900: vi lavoravano a tempo pieno 150 minatori.

L’inverno del 1904 fu molto nevoso e ad aprile, dopo giorni di intense nevicate, i 120 minatori che si trovavano nelle baracche al di sotto del colle del beth, isolati ed impautiri, il mattino del 19 si misero in marcia verso il fondovalle. Due valanghe, staccatesi contemporaneamente dai due versanti opposti, travolsero uomini, baraccamenti, paravalanghe ed installazioni minerarie. I morti furono 81, quasi tutti molto giovani. I lavori, ripresi con molte difficoltà, si chiusero definitivamente nel 1914.

LE MINIERE DI GRAFITE

Le prime coltivazioni di miniere di grafite, note nelle Alpi Cozie risalgono a metà ‘800. In valle vengono autorizzate ricerche nei comuni di Inverso Pinasca, Pramollo e San Germano Chisone. Connessioni vengono rilasciate nel 1890 a Vinçon davide in località Dormigliosi e alla ditta Brayda in loc. Timonsella, entrambe nel comune di S. Germano. Successivamente vengono aperte numerosissime miniere di grafite nei comuni di Roure, Pomaretto, Inverso Pinasca, Villar, Pramollo e San Germano. In seguito la quasi totalità delle miniere fu acquistata dalla Società Talco e Grafite Val Chisone. La massima produzione, 8000 tonnellate, si raggiunse negli anni 1920-30 con circa 200 operai tra minatori e addetti ai mulini. Progressivamente le miniere sono state abbandonate fino al 1983, quando è stata chiusa la miniera di Icla-Brutta Comba in San Germano, la più importante della valle.

Approfondimento qui... le miniere di grafite in regione Garnier nel comune di Roure e il mulino della Rocchetta (o "d’la Teiro Niero") di Perosa Argentina ....>>>

LE MINIERE DI TALCO

Sotto il nome di "craie de Briançon", fin dalla metà del ‘700, il talco, dalla cittadina francese, era noto in tutta Europa come pietra per sarti. A Briançon il talco arrivava, a dorso di mulo, dalle valli Chisone e Germanasca, dove era noto con il nome di "peiro douço" (pietra dolce) ed era estratto a cielo aperto dagli abitanti del luogo. Nel 1780 il Consiglio generale delle Comunità della Val Chisone assumeva unua deliberazione per regolamentare l’estrazione del talco, segno che il talco aveva assunto una notevole importanza. Di sfruttamento industriale si può parlare solo a fine ‘800, quando il cav. Francesco Alliaud, i geometri De Giorgis e Elleon, l’avv. Carlo Gay, i sigg. Eugenio Juvenal, Cirillo Tron e gli inglesi Parhè Bouvard e Huntriss diedero il primo notevole impulso all’estrazione del minerale. In seguito entrarono in questa attività ache la ditta Eredi di giuseppe Tron, la Societè Internationale de Talc de Luzenac (Francia) e la Società Talco e Grafite Val Chisone. Quest’ ultima, verso gli anni ‘20, assorbì tutte le altre ditte accentrando l’intera lavorazionein un solo efficiente organismo. In valle il talco è stato estratto nei comuni di Prali, Salza di Pinerolo, Perrero, Roure, Fenestrelle, Usseaux e Pragelato. L’attività estrattiva è ora concentrata nelle miniere di Crosetto e Gianna nei comuni di Salza e Prali, con una produzione annua di 40000 t.

Il giacimento di maggior importanza della Val Chisone era quello della Roussa, sito nel comune di Roure, ad un’ altitudine compresa tra i 1400 e i 1500 metri. il sito minerario era suddiviso in quattro lotti; vi lavorarono per alcuni decenni circa 300 operai per 7000-8000 t annue di talco pregiato negli anni precedenti la prima guerra mondiale.. La società Talco e Grafite Val Chisone, che rilevò negli anni venti gli impianti, abbandonò il giacimento nel 1963.

Il patrimonio minerario, costituito in oltre un secolo di lavoro delle genti della valle, ricco di cultura, di tradizioni, di conoscenze, di rapporti sociali e di innumerevoli realizzazioni, rischia di scomparire. Per evitare che tutto questo si perda, la Comunità Valli Chisone e Germanasca ha avviato un ambizioso progetto per la salvaguardia, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio minerario: il lavoro dei minatori e tutto quanto da essi realizzato può essere trasformato in un prodotto turistico specifico di questa zona, un prodotto che, associato alle valenze architettoniche, culturali e paesaggistiche, può integrare e differenziare l’offerta turistica attuale.

 
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