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Venerdì, 04 Marzo 2016 14:31

Calcio serie minori: ancora sconfitto il Villar. Vola il Pinerolo

Scritto da Super User

La stagione non è iniziata granchè bene per il Villar Perosa (forza!!!), incluso nel girone F del campionato di calcio di prima categoria: sei partite e sei sconfitte. Tre le squadre in prima categoria a non aver ancora totalizzato un punto ci sono il citato Villar, i Rangers (entrambe nel girone F) e lo Sporting Torino (girone E). La nuova sconfitta ad opera del Susa 2001 che ha vinto a Villar per tre ad uno. Il Perosa perde per tre ad uno a Cumiana e si allontana dalla testa della classifica: successo per la capolista Rosta 2000 contro i Tetti Francesi (tre ad uno) e tre i punti di vantaggio su Beiborg (2-2 casalingo contro il Grugliasco) e Cascina Vica Rivolese (4-0 esterno contro i Rangers). Quarto il Perosa con dodici raggiunto dal BVS Bassa Valsusa. La Sangermanese è stata superata di misura a Giaveno dall’Edelweiss e con otto punti si mantiene ai margini del centro classifica. Sempre in prima categoria exploit del Carmagnola nel girone G, sei partite, sei vittorie, unica squadra a punteggio pieno. In Promozione girone C, prosegue la marcia della Fossanese ( 3-1 a Roero ) e quarto successo consecutivo per il Pinerolo che ha superato in rimonta il Barge per tre ad uno (Corsaro, Cesare e Martin). Pinerolo miglior attacco del girone con 15 gol. Risale anche il Luserna che ha superato il Corneliano per 4-3 (tripletta di Cozzula e gol di Mauceri). Buona prestazione per l’Airaschese al secondo successo stagionale che ha vinto senza problemi 4-1 a Savigliano. Classifica: Fossanese 16, Pinerolo 13, Luserna 12, Albese e Pro Donero 11, Airaschese 8. Domenica prossima il Pinerolo giocherà contro l’Airaschese, mentre il Luserna ospiterà l’Atletico Mirafiori Negli altri gironi di promozione si sono delineati i valori: nel girone A, la sfida dovrebbe riguardare Santhià (6 successi su 6) ed Oleggio che insegue con tre punti di distacco. Nel girone B, Lombardore (6 successi su 6) e Quinci Tava. Più equilibrato il girone D con nove squadre racchiuse in quattro punti: guida il Felizzano con 13 punti.

 

Maya@valchisone.it

Venerdì, 04 Marzo 2016 14:29

Il comune di Torino vende casa Gramsci?

Scritto da Super User

In un sonnolento agosto a Torino è esplosa una polemica silenziosa ma che divenuta strillata potrebbe trasformarsi in miccia alla ripresa settembrina dell'attività politica. Oggetto del contendere un palazzo che si affaccia su Piazza Carlo Emanuele II, pieno centro di Torino dove visse qualche anno Antonio Gramsci. Nato a Ales in provincia di Cagliari Antonio Gramsci nel 1911 si trasferì a Torino dove si iscrisse, grazie ad una borsa di studio, alla facoltà di lettere e filosofia. Nel 1917 fu eletto segretario della sezione torinese del partito socialista. In piazza c'è una lapide che lo ricorda (qui abitò negli anni 1919-21- punto di interesse storico). Morì a Roma nel 1937 minato nel fisico dopo le "cure" delle prigioni fasciste (il fascismo non fu solo villeggiatura come qualcuno sostenne con leggerezza tempo fa). Attualmente lo stabile ospita quaranta alloggi di edilizia popolare, una parte è inagibile a causa di problemi strutturali: il rimedio era stato porre dei puntelli in un lato di una via laterale. Ristrutturare lo stabile avrebbe un costo di circa 18-20 milioni di euro. Il presidente dell'Atc sostiene che si tratterebbe di una spesa immorale. Il comune di Torino sta pensando di venderlo ad una società scandinava, la Radisson sas, che ne farebbe un albergo a cinque stelle. Dalla vendita si ricaverebbero dai 30 ai 32 milioni di euro circa. Secondo l'agenzia territoriale per la casa con tale somma si potrebbero costruire circa 300 alloggi di edilizia popolare. I comunisti italiani sono insorti: accusano la giunta di preferire gli hotel di lusso alle case popolari. Di più, ricordano al comune che su quello stabile esiste un vincolo, di edilizia popolare appunto. Storico?. E' intervenuto Francesco Cossiga a ricordare la mancanza di valori e di memoria storica, si sono espressi Vattimo ed Oliva. E' pur vero che la memoria di Gramsci si conserva con ciò che ha fatto e scritto e non con un palazzo, però è anche vero Qualcuno ha ricordato ad Ardito, il presidente dell'Atc, l'immoralità della spesa sostenuta venti anni fa, una ristrutturazione solo a parole. Il dibattito è aperto. A scatenare la piccata reazione del sindaco sono state le parole "fotocopia del governo Berlusconi" pronunciate dai comunisti italiani. Chiamparino anzichè rinviare la polemica a settembre e glissare ha preferito aumentare la temperatura inviando un ultimatum all'assessore Ortolano che non si era occupato del problema e che non aveva lanciato accuse. E' però l'unico assessore del partito di Cossutta a Torino. Il messaggio dice con traduzione semplicistica: se questa è una giunta berlusconiana prendine atto, fai le tue riflessioni ed in base a ciò che professi vattene oppure sconfessa i tuoi e resta.

Aria di crisi?.

 

Maya@valchisone.it Risponderò a tutti

Giovedì, 25 Febbraio 2016 11:17

A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia

Scritto da Super User

“Questa lettera è la tua condanna a morte, per quello che hai fatto morirai”, la prima parte di a ciascuno il suo è dedicata al ricevimento di una lettera minatoria. Il destinatario è il farmacista Manno. Romanzo magistrale degli intrecci mafio-politici della Sicilia degli anni sessanta, giallo incentrato sulla morte di due persone a cui si pensa di dare una soluzione diversa dalla reale. Il farmacista Manno e il dottor Roscio vengono uccisi durante una battuta di caccia, la loro passione: è l’arrivo dei cani (senza proprietari) utilizzati per le battute ad annunciare una probabile disgrazia. Sul luogo dell’omicidio viene ritrovato un sigaro Branca. E l’unico indizio. Il professor Laurana è stato l’unico ad aver visto, insieme con il farmacista ed il maresciallo del paese, la lettera minatoria. In particolare il professore ha visto il rovescio della lettera, realizzata con ritagli di giornale. L’osservazione, seppur fugace e controluce ha permesso la visione nitida della parola unicuique e poi ordine naturale e menti obversantur. I ritagli sono stati realizzati con il giornale Osservatore Romano. Laurana all’inizio per gioco inizia un’indagine personale, mentre quelle parallele, avendo come indizio solo il sigaro, si rivolgono necessariamente alla vita privata del farmacista. Mentre Laurana scopre che in paese circolano solo due copie dell’Osservatore ed è improbabile che si tratti di una vendetta personale, i militari scoprono che una giovane negli ultimi tempi ha ripetutamente visitato la farmacia. Visite professionali ma basta la convocazione in commissariato della giovine per scatenare pettegolezzi e dicerie. Che si moltiplicano e convincono persino la vedova del farmacista. All’interno di questo processo s’insinua la vedova del dottor Roscio, Luisa, donna bellissima. Il romanzo cresce d’intensità e gli indizi paralleli si moltiplicano. Il professore incontra casualmente un deputato comunista: è l’onorevole a confessare la visita del Roscio, pochi giorni prima. Era in possesso di prove inconfutabili contro un notabile democristiano del suo paese. Era pronto a fornirle. E l’inizio della svolta: il duplice omicidio potrebbe aver avuto come obiettivo Roscio e non Manno?. E’ Rosello il responsabile della morte dei due e perché?. Le voci si alimentano, Rosello e Luisa, la vedova hanno una relazione?. Sono cugini. Eppure proprio il Roscio ha conservato buoni rapporti con il Rosello fino a poche ore prima della morte. Intanto Laurana alla presenza dei due, Luisa e Rosello, commette un’errore fatale: svela che il marito avrebbe avuto le prove contro un personaggio altolocato e racconta dell’incontro con il deputato comunista. Malgrado le voci su una possibile relazione che dura da anni, le indagini continuano ad indirizzarsi sul farmacista, vittima e non colpevole della vendetta. La chiave di volta arriva con l’incontro tra Laurana, Rosello, l’onorevole Abello e un personaggio che l’accompagna. La beffa è che questo incontro avviene sulle scale del palazzo di Giustizia. Il misterioso personaggio accende un sigaro. Il colore del pacchetto è giallo e rosso. Laurana corre immediatamente dal tabaccaio e scopre che il pacchetto giallo-rosso è quello dei sigari Branca. Dunque, Rosello ed il sicario. Il quadro viene completato da alcune informazioni raccolte: il personaggio si chiama Raganà, viene definito come un delinquente pericoloso ed è di Montalmo. La lettera minatoria al farmacista è stata una grandiosa copertura: il vero obiettivo era il dottor Roscio. Il killer ha dovuto solamente attendere che i due andassero, come d’abitudine, a caccia insieme. I mandanti e i creatori della messinscena confidavano che il farmacista considerasse la minaccia uno scherzo di pessimo gusto. E’ dunque Rosello il mandante?. Ha commesso tre errori: il primo è il quotidiano, l’Osservatore Romano, utilizzato per la lettera minatoria. Sono pochi a leggere il giornale ed esclusa la Curia restano solo democristiani od uomini legati a quel partito. Il secondo è aver lasciato Roscio libero di parlare e di cercare agganci per le sue rivelazioni. Il terzo è legato al killer e al sigaro. Una dimostrazione di chiara arroganza. Ma l’indagine costa cara al Laurana: invitato in un caffè dalla vedova (che non si presenta), con la scusa di aver trovato informazioni importanti, viene rapito ed ucciso. L’unico in grado di accusare il Rosello è dunque messo a tacere. Non solo, Luisa e Rosello si sposeranno. Le chiacchiere e le maldicenze non serviranno a nulla, l’ingiustizia ha trionfato. Gli omicidi sono legati alla relazione tra i due ma non è la motivazione principale: sono le informazioni in possesso del Roscio ad aver segnato le condanne di coloro che si sono avvicinati alla verità. Romanzo da leggere tutto d’un fiato, penetrante, secco e non dispersivo. Un giallo a tinte fosche che si chiariscono via via che le indagini personali del Laurana accendono alcune lampadine. Strepitosa la parte iniziale e la descrizione in crescendo delle maldicenze sull’innocente farmacista. Leonardo Sciascia nacque a Racalmuto nel 1921. Maestro elementare, si segnalò nel 1950 con il libretto di favole Favole della dittatura nel 1950. Il primo romanzo è del 1956, le parrocchie di Regalpetra, dove raccontò la sua esperienza di maestro elementare. Gli zii di Sicilia precedette il giorno della civetta pubblicato nel 1961, il suo romanzo di maggior successo. La Palermo del 700 è rappresentata nel il consiglio d’Egitto del 1963, con la morte dell’inquisitore del 1964 si passa al saggio. L’onorevole del 1965 è un tentativo di intromissione nel teatro ma un anno dopo, nel 1966 ritorna con a ciascuno il suo il romanzo dedicato alla mafia. Il contesto del 1971 e Todo modo del 1974 rappresentano il passaggio al romanzo giallo. Nel 1973 fu la volta di un volume di racconti, il mare color del vino. Nel 1975 passò alla politica attiva divenendo consigliere comunale a Palermo per il Partito Comunista. Nel 79 fu eletto al parlamentare nazionale con il partito radicale con cui si presentò anche per le elezioni al Parlamento Europeo: eletto anche in questa circostanza optò per l’Europa. Nel 1978 pubblicò l’Affaire Moro con riferimento al rapimento e all’uccisione del segretario della Democrazia Cristiana. Nel 1987 fu la volta di Porte aperte, libro denuncia contro la pena capitale.

 

Maya@valchisone.it

Giovedì, 25 Febbraio 2016 11:16

Circumnavigando la Torino Olimpica si giunge all'Otium

Scritto da Super User

Corso Novara, sede del comitato organizzatore punto centrale e nodale della Torino Olimpica per il prossimo futuro almeno fino a marzo 2006 quando si saranno concluse anche le Paraolimpiadi?. Da Corso Novara e fino a Corso Svizzera è un dedalo incredibile di fabbriche abbandonate, fino alle Ferriere e alla torre di cemento che si erge ancora, manifesto della devastazione industriale operata nella città. Tutto è in costruzione e dal soprapasso potete ammirare questo manifesto cartellone post industriale, tutto spianato, tutto in movimento. Il lato sud della città, zona Mirafiori, grande fabbrica, è ancora in piedi: il colosso Fiat che pareva indistruttibile e che negli anni settanta controllava il cinquanta per cento del mercato nazionale, vacilla. Record tra i record, quest’anno per la prima volta si sono prodotte più autovetture con il marchio Fiat fuori dall’Italia. Licenziamenti incentivi, mobilità finalizzate alla pensioni e casse integrazioni hanno pesantemente snellito l’organico. Siamo dunque pronti per la scalata yankee, ovvero gli americani che in Italia non possono licenziare come in patria, maree di lavoratori che dal giorno alla notte si ritrovano senza occupazione e con debiti sostanziosi e con l’impossibilità di mantenere lo stesso status sociale e precipitano nella scala sociale, avranno la fabbrica leggera che tanto agognano?. Un delegato cisl sostiene che ormai si è spremuto lo spremibile e dunque esprime fiducia ma a bassa voce racconta della preoccupazione dei delegati per il futuro della grande fabbrica. Il delegato cgil snocciola cifre preoccupanti, con lo snellimento Fiat si è snellito anche l’indotto, tutte le fabbriche e fabbrichine che lavorano per il gigante malato. Non puntate la prua in direzione Piazza Rivoli nell’orario tragico di punta: un tabellone luminoso posto in Corso Trapani segnala la possibilità di code. Qualche metro oltre il cartellone avvisa che la “viabilità è stata modificata”. La prua passa nell’occhio del ciclone, il bus numero due è costretto ad attorcigliarsi e ad entrare in un controsentiero di dieci metri al culmine del quale è posta la fermata. Il bus esce dal labirinto ed ha lo stop per entrare in corso Trapani ed immettersi in Piazza Rivoli: chissà quanto deve aspettare nelle ore di punta prima che i velieri concedano magnanimamente l’ingresso nella viabilità modificata. Virata verso il centro, in piazza Castello due ragazzi suonano la chitarra in un’atmosfera irreale. Era davvero necessario quel laser su un palazzo storico che lancia in orbita frasi in inglese incomprensibili e senza senso?. Piazza Castello, lato via Po, la storia presa a calci, visionate e piangete per lo scempio. Modernità od americanismo?. Il palazzo del comune che è bello e la piazza pure sono rovinate da una strana griglia di palloncini quadrati sistemati a mò di griglia, rossi e blùbianchi, altezza dieci metri, distanza dal palazzo una ventina di metri malcalcolati. Studio l’enigma ed estraggo una soluzione: vogliono evitare che i piccioni stazionino sulla piazza?. Virata la prua verso il quadrilatero romano ci si imbatte in scritte latine e cirilliche: è un luogo di ritrovo di stolidi intellettuali iperintellettuali?. Macchè è otium, via Bellezza 8/g, parallela a via Milano e via Sant’Agostino, nel dedalo Via della corte d’appello, Via san Domenico, via Santa Chiara. Zona vecchio tribunale, parcheggiare è una scommessa contro il tempo e contro la maleducazione. Perché non chiudere completamente al traffico, zona pedonale dall’inizio, piazza della Repubblica alla fine via Garibaldi?. Si entra, ci accoglie un proprietario con bandana azzurro in testa, alla premier per intenderci in versione vacanziera nazionalpopolare. Specialità siberiane, mongole e della cucina russa, autentiche prelibatezze e rarità, il borsch che scatenò la rivolta della corazzata Potemkin. “In Siberia terra fredda ed ostile è l’immagine del solenne incanto degli spazi e del silenzio infinito” recita il raffinato biglietto da visita “virtutibus vitia confinia”, specialità delle regioni italiane ed infine piatti della cucina spagnola. Locale trend, non affollatissimo ma affollato, non si fuma in sala. Cucina russa, scelta obbligata visti i legami che ormai il nostro paese ha stretto con la grande madrepatria russa. Cameriere molto professionali e serie, cibo ottimo. Primo piatto con salmone, secondo patate elaborato, ampia la scelta dei vini, lista che comprende la produzione di decine e decine di paesi, Slovenia, Russia, Usa, Argentina, persino. Non delocalizziamo, ci viene proposto un dolcetto da quattordici gradi, pastoso e delizioso, ne vale almeno venti di gradi centigradi. Piatti calorici, piatti da tutti i giorni in Russia o piatti solo per la festa?. Locale tranquillo, la gente parla in silenzio, non si odono grida e strida se non nei vicoli stretti del dedalo: udito solo due squilli di cellulare, un’autentica rarità. Merita una visita se non altro per assaggiare cibi particolari. Si vira nuovamente la prua ma questa virata sarà oggetto di un altro reportage dalla Torino Olimpica: the logical song dei Supertramp la colonna sonora, tutti in attesa dell’opera magna dello scultore danese in largo Orbassano. Non dormiamo più.

 

maya@valchisone.it

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