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Martedì, 14 Giugno 2016 14:51

Elezioni europee 2004. Risultati generali e a Torino

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RISULTATI ELEZIONI EUROPEE: TONFO DI FORZA ITALIA, UNITI NELL'ULIVO AL 32% BY MAYA 78% delle sezioni- dati Viminale-televideo RAI % FORZA ITALIA 20,9 ALLEANZA NAZIONALE 11,3 LEGA NORD 5,1 UDC 5,6 NUOVO PSI 1,9 SGARBI-PRI 0,7 UNITI NELL'ULIVO 32,0 RIFONDAZIONE COM. 6,1 VERDI 2,5 COMUNISTI ITALIANI 2,4 UDEUR 1,0 LISTA DI PIETRO-OCCHETTO 2,1 LISTA BONINO 2,3 FIAMMA TRICOLORE 0,7 PENSIONATI 1,1 SEGNI 0,4 LISTA CONSUMATORI 0,5 ALTERNATIVA SOCIALE 1,2 ALTRI 3,1 Il Polo delle Libertà considerando i voti del nuovo psi e del partito della bellezza di Sgarbi e La Malfa, ottiene il 44,6%, l'Ulivo allargato a Rifondazione e Di Pietro il 46,1. E' dunque sorpasso almeno momentaneo. EUROPEE A TORINO: UNITI NELL'ULIVO IN VANTAGGIO Con il 15% dei seggi scrutinati i dati torinesi confermano la crescita di Uniti nell'Ulivo che raggiunge il 36,5% contro il 31% delle Europee 99. Perde Forza Italia che passa dal 25,8 al 16,7%. In lieve flessione AN, Rifondazione Comunista quarto partito cittadino con l'8% dei consensi, più due rispetto alle precedenti europee. L'udc, stando alle prime proiezioni confermerebbe il dato nazionale di crescita, mentre crolla la Lista Bonino che passerebbe dal 12,6% del 99 al 3 di questa tornata elettorale. L'Ulivo allargato a Di Pietro e Rifondazione si collocherebbe sul 52%, il Polo a Torino dovrebbe avere il 32-33%

Maya@valchisone.it

Radiografia di povertà e ricchezza/1: il mondo viaggia a due velocità By Maya Sono talvolta i numeri a rendere evidente il grande ed imbarazzante divario tra i paesi più industrializzati ed il cosiddetto terzo Mondo. Queste povere righe hanno l’obiettivo di rendere lampante questo divario. L’Indice di sviluppo umano è un primo chiarissimo indicatore. Tra i primi dieci paesi al mondo sei sono europei (Norvegia, Islanda e Svezia ai primi tre posti, Olanda quinta, Belgio sesto, Svizzera decima), un’asiatico (Giappone al nono posto), una dell’Oceania (Australia quarta), due paesi dell’America del Nord (Stati Uniti e Canada, settimi ed ottavi). Tra i primi venticinque gli europei sono diciannove (l’Italia è ventunesima), due sono oceanici (all’Australia si aggiunge la Nuova Zelanda), due asiatici (Israele si aggiunge al Giappone) e due sono americani del Nord (i già citati Canada e Stati Uniti). Quali sono gli ultimi della classifica?. Sierra Leone ultima e a salire, Niger, Burkina Faso, Mali, Burundi, Mozambico, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Guinea, Ciad, Angola, Costa d’Avorio. Gli ultimi diciassette paesi del mondo sono tutti africani. Non va meglio se consideriamo la speranza di vita delle popolazioni terrestri. In Italia un uomo può sperare di vivere mediamente 77 anni ed una donna 83. Ci sono sedici paesi in cui questa speranza di vita è sotto i cinquanta anni per gli uomini e le donne: quindici paesi sono africani ed uno è asiatico (l’Afghanistan). Una donna in Zimbabwe ed un uomo in Malawi hanno una speranza di vita media di circa 40 anni. In Zambia un uomo ha una speranza di vita media di quarantadue anni, una donna di quarantuno.In Mozambico siamo 42 a 45 ma per le donne, in Angola 44 a 48 per le donne. Quarantaquattro sono anche gli anni per la speranza di vita di un uomo del Botswana, le donne vivono mediatamente un anno in più. In Uganda e in Etiopia 43 anni per gli uomini e 45 per le donne, in Somalia si sta meglio: 45 anni per gli uomini e 48 per le donne. L’Afghanistan uno stato non africano garantisce 47 anni agli uomini e 46 per le donne, in Burundi 45 a 47 come in Costa d’Avorio le donne vivono due anni in più: 48 anziché 46. In Liberia invece le donne raggiungono una speranza media di 50 anni, gli uomini si fermano a 47. Secondo campanello d’allarme: in Africa non c’è sviluppo e si vive poco, una speranza media di vita inferiore di trenta anni rispetto ai paesi industrializzati. Da cosa dipende questa bassa speranza di vita?. Uno dei mali del secolo scorso e drammaticamente di questo è l’Aids. Se in Italia è ammalato lo 0,4%, in Botswana è colpito dal virus il 21% della popolazione (record assoluto). Non stanno meglio Lesotho e Zimbabwe attestati sul 17%, la Namibia 13% circa, il Sudafrica (11,4%), lo Zambia 11,3%, il Kenya con l’otto per cento, il Malawi con il sette per cento, la Repubblica Centrafricana di poco sotto il sette per cento, il Ruanda, Burundi e Camerun sei per cento, il Mozambico e la Costa d’Avorio con il cinque, la Tanzania con il quattro. Negli Stati Uniti ed in Svizzera è malato di Aids lo 0,3% della popolazione, in Australia lo 0,06%, in Canada lo 0,2%, in Cambogia l’1,3%, in Thailandia l’1,1%. L’emergenza Aids emerge prepotentemente da questi dati: senza interventi rapidi (cocktail anti-aids a basso costo) l’Africa è un continente destinato a morire di Aids. Un altro aspetto è l’alimentazione. In Italia ogni cittadino ha a disposizione 3680 calorie/giorno. Nella Repubblica democratica del Congo 1514, in Somalia 1531, nel Burundi 1605, in Eritrea 1665, in Tagikistan 1716, in Afghanistan 1755, alle Comore 1753. Esattamente la metà. Nello Zambia le calorie giorno divengono 1901, in Angola 1903, In Sierra Leone 1904, in Armenia 1943, in Tanzania 1958, nella Repubblica Centrafricana 1946, in Kenya 1965, in Mozambico 1961. Sono quindici i paesi i cui abitanti si nutrono con meno di duemila calorie, undici sono africani. Poco sopra il Madagascar 2007, lo Yemen 2041, il Ciad 2046, il Ruanda 2058, la Cambogia 2070. Dei venti paesi meno nutriti del mondo quattordici sono africani e sei asiatici. Sono 3700 in Austria e Belgio, 3300 in Islanda, 3500 ad Israele, 3700 in Portogallo, 3300 nel Regno Unito, 3800 negli Stai Uniti, 3500 in Ungheria. Un mondo a due velocità anche per quanto riguarda l’alimentazione. Se in Danimarca e Svizzera il 100% della popolazione ha a sue disposizione risorse idriche, ci sono diciassette paesi in cui meno del 50% della popolazione dispone di risorse idriche. Fanalino di coda l’Afghanistan pre-guerra con il 13%, l’Etiopia con il 24, il Ciad con il 27, la Sierra Leone con il 28, la Cambogia con il 30, l’Angola con il 38, l’Oman con il 39% ed il Burkina Faso con il 42. Tredici sono paesi africani, tre asiatici ed uno oceanico (Papua Nuova Guinea). L’emergenza idrica allarma sempre di più, esistono dossier in cui si sviluppano scenari apocalittici eppure si assiste ad una sorta di immobilismo preoccupante. Dunque ricapitoliamo: mondo spezzato in due. Si vive meno nei paesi più poveri, si muore di Aids, di fame e di sete e non esistono ospedali e posti letto per curare le malattie. In Italia ogni mille abitanti ci sono 4,9 posti letto. In Norvegia ci sono 14,4 posti letto ogni mille abitanti, in Olanda 11,3, in Giappone addirittura 16. In Niger 0,1, in Afghanistan, Benin, Etiopia, Nepal, Mali 0,2 ogni mille abitanti, in Bangladesh 0,3, in Senegal 0,4, nello Zimbabwe 0,5. In India 0,8, ad Haiti, in Indonesia e Pakistan 0,7. Tra i ventisei paesi che dispongono di meno di un posto ogni mille abitanti, uno appartiene al centro-america, otto sono asiatici, diciassette sono africani. Un’altra enorme differenziazione è rappresentata dall’alfabetizzazione della popolazione. In Italia la percentuale di analfabeti è dell’uno virgola quattro per cento. Tra i diciotto paesi con più del 50% di analfabeti, cinque sono asiatici e tredici africani. Spicca il Niger con l’84%, seguito dal Burkina Faso con il 75,Sierra Leone con il 63, Senegal, Gambia ed Afghanistan con il 62, Benin e Bhutan con il 61, Guinea con il 60, Angola e Bangladesh con il 58%. Radiografia di povertà e ricchezza/2: Sono talvolta i numeri a rendere evidente il grande ed imbarazzante divario tra i paesi più industrializzati ed il cosiddetto terzo Mondo. Queste povere righe hanno l’obiettivo di rendere lampante questo divario. Qual è il paese che vanta il più alto prodotto nazionale lordo per abitante?. E’ il Lussemburgo con 46mila dollari annui. Nei primi cinque ci sono quattro paesi europei ed uno americano: al secondo posto spicca la Norvegia con i suoi 39mila euro seguita dalla Svizzera con quasi 37. Solo quarti gli Usa con 36200. Ultimo posto della top five la Danimarca con 32900. Nei primi dieci ci sono complessivamente sette stati europei, due asiatici (il Giappone sesto con 31mila dollari, il Qatar nono con quasi 28mila) ed appunto uno del Nord America. Irlanda ed Islanda sono al sesto e settimo posto a cavallo dei 30mila dollari, l’Olanda è decima con 25890. Nei primi venti gli stati europei divengono quindici (si aggiungono all’undicesimo posto il Regno unito, al dodicesimo la Svezia, al quattordicesimo l’Austria, al quindicesimo il Principato di Monaco, al sedicesimo la Finlandia, al diciassettesimo il Belgio, poi Francia e Germania), sono tre gli asiatici (il Brunei è tredicesimo) e l’America del nord (il Canada è ventesimo). Dall’undicesimo, il Regno Unito al ventesimo (il Canada) i prodotti nazionali lordi per abitante sono estremamente vicini: 1500 dollari appena. L’Italia vanta 20399 dollari. Quali sono i venti paesi con i prodotti nazionali lordi più bassi?. Il primato negativo spetta alla Repubblica Democratica del Congo con 84 dollari appena, seguita dall’Etiopia con 95 e dal Burundi con 100. Nei primi cinque ci sono altri due stati africani: la Somalia con 110 dollari e la Sierra Leone con 146. Nei primi dieci ci sono ben nove stati africani (Eritrea 164, Malawi 166, Niger 176, Burkina Faso 184) ed uno asiatico (settimo posto per Myanmar, l’ex Birmania con 165). Seguono Liberia, Tagikistan, Ruanda (198 dollari), Mozambico (primo paese a superare i duecento dollari, 204) e Ciad. Nei primi venti gli stati africani sono quindici e cinque sono asiatici (oltre ai già citati ci sono Nepal, Cambogia ed Afghanistan). Mondo a due velocità, il divario si allarga. I consumi sono un indicatore del divario: se nel 2002 in Italia si consumavano 4732 kwh per abitanti sono ben trentuno i paesi in cui questo consumo era sotto i cento kwh. Protagonista negativo il Ciad con 13, seguito dalla Cambogia con 20, l’Etiopia con 22, il Burundi con 24, Comore con 26, Ruanda ed Afghanistan con 27, Repubblica Centrafricana con 30, Haiti con 37 e repubblica Democratica del Congo con 40. Conferma inequivocabile di un trend: nei primi dieci stati sette africani, due asiatici ed uno dell’America centrale. Negli ultimi trentun paesi ben ventisei sono africani, esulano Bangladesh e Laos che chiude questa speciale classifica negativa con 96 kwh. In Italia muiono durante il parto 7 donne ogni centomila nati vivi. In cinque paesi (tutti africani) le donne morte sono 1000 o più di mille ogni centomila nati vivi: in Eritrea 1000, in Malawi, Mozambico e Repubblica Centrafricana 1100, in Sierra Leone muoiono 1800 donne ogni centomila nati vivi. Nel presentare l’ultimo dato statistico vorrei fare una riflessione: quali sono le prospettive dell’infanzia nel Terzo Mondo?. Per i bambini della Sierra Leone, nulle o quasi nulle: il 150 (per mille) muore nel primo anno di età ed il 316 (per mille) entro i primi cinque anni. Se in Italia il rapporto è rispettivamente 4,3 e 6 per mille in Angola è del 127 e 295 per mille. Sono dati drammatici confrontati con quelli dei paesi più sviluppati: Islanda 2,7 per mille entro il primo anno di età e 4 per mille entro i primi cinque anni., Giappone 3,1 e 4, Svezia 3,2 e 4. In Liberia muiono 135 bambini su 1000 nati entro il primo anno e 235 bambini su 1000 entro i primi cinque. In Francia 4,3 e 5 per mille nelle due casistiche, come in Germania e in Danimarca. In Ciad 100 bambini su mille entro il primo anno e 200 bambini su mille entro il quinto anno di vita. Tra i quindici paesi con la più alta mortalità entro il primo anno tredici sono africani, uno asiatico (l’Afghanistan) ed uno, Haiti del continente americano. Tra i quindici paesi con la più bassa mortalità dieci sono europei, tre asiatici seppur in diverse aree geografiche (Israele, Giappone e Singapore), uno è dell’Oceania (Australia) ed uno dell’America del nord (Canada). Se entro il quinto anno muoiono 4 bambini islandesi su 1000, sono 183 i bambini ruandesi e 225 quelli somali. Bambini che muiono per malattie scomparse o debellate in Occidente, per la carenza delle strutture sanitarie (ospedali e medici), per l’ignavia di chi preferisce girarsi dall’altra parte e produrre nuove guerre che vedranno morire nuovi bambini.

 

Maya@valchisone.it

Martedì, 31 Maggio 2016 14:37

Affari tuoi trasmissione nazionalpopolare

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Solo dopo aver letto la promessa solenne del cda della Rai, che ha accolto l’invito del presidente Ciampi, mi sono avvicinato timoroso alla trasmissione affari tuoi. Il servizio pubblico sarà più cultura, più informazione e più pluralismo, proprio come richiesto dal presidente. Dunque affari tuoi è una trasmissione del dopo tiggì uno con picchi di ascolto vertiginosi. Dunque affari tuoi è una trasmissione condotta da uno dei draghi del servizio televisivo nazionale: Paolo Bonolis. Che è televisivamente bravo ed occupa bene lo spazio. Accompagna, giggioneggia, gioca, motteggia. E’ la parte integrante dello show, credo di aver letto nove-dieci milioni di italiani, distrutta la corazzata di striscia la notizia che infatti gli aveva girato contro una polemicona dura sui partecipanti teatranti, a cui aveva risposto con un commovente monologo incentrato sulla domanda: perché?. Perché, era la risposta, la vostra malafede si spiega con il business milionario della pubblicità, l’essenza stessa della sopravvivenza della RaiMediaset, l’audience regna sovrano e la defenestrazione dal primo posto dopo svariati anni vi ha infastiditi. Il gioco, perché di gioco si tratta è semplice ma efficace: venti concorrenti potenziali in rappresentanza delle venti regioni (ma non è un gioco leghista, tuttavia a leggere la pubblicità cartellonistiche di Alleanza Nazionale vedi il vento del Nord ormai espropriati di qualsiasi paternità federalista). E’ un gioco ecumenico. Il conduttore pone una domanda iniziale che sarà determinante nella definizione del Concorrente. Martedì la domanda verteva su Pisa e sulla Piazza dei Miracoli. La più veloce tra coloro che hanno risposto in maniera esatta è stata la concorrente dell’Abruzzo. Non è data sapere la percentuale delle tre opzioni, ovvero c’è qualcuno che ha sbagliato e non è dato sapere quanti secondi ha impiegato la concorrente suddetta per rispondere alle domande. O la concorrente dell’Abruzzo, è stata l’unica tra i venti ad essere andata in gita a Pisa ed essersi sciroppata la guida volontaria o interinalatermine. Faccio parte della schiera dei sessanta milioni di italiani commissari tecnici, dei centoottanta milioni di italiani che si mettono in coda nei weekend estivi (della seconda schiera non faccio parte, ho mentito, ma fate la somma di coloro che secondo tg e giornali sono sulle strade e vedrete che almeno l’ottanta per cento del popolo italico è in movimento durante i weekend estivi) e dei trecento almeno che sono dubbiosi e sfogano lo stress della giornata facendo bassa dietrologia. E’ veramente lei la vincente?. Notaio in studio con vice, abbandono la dietrologia che mi provoca ulteriore stress. Il gioco è semplice, ogni concorrente ha in dominio una scatola contenente un premio. Quella dell’Abruzzo che è divenuta farfalla porta in dote la scatola dodici. Esiste un tabellone con dieci premi pacco e dieci premi buoni: la parte pacco è blu, la parte buona è rossa. Tra i pacchi un fungo phallis che consente piccoli giochi a doppio senso che invero cessano subito, una fotocopia dell’autografo del notaio, una fogna, si una fogna, non la costruzione ma solo il contenuto come precisa amabilmente the conducator. Ad ogni scelta corrisponde l’eliminazione del premio corrispondente. Dura una mezz’oretta. La concorrente parte male scegliendo la Valle D’Aosta: il pacco della regione valdostana contiene 250mila euro, la massima vincita possibile è 500mila. La Valle d’Aosta è regione ricca, quindi mai abbinamento fu più sciagurato. S riprende eliminando la fogna il cui contenuto avrebbe provocato notevoli problemi di trasporto in Abruzzo. Squilla il telefono, il gioco consiste anche in offerte da parte di un fantomatico personaggio contro cui il conduttore magno scarica supremi anatemi. Il concorrente deve essere abile a seguire il gioco e a captare l’offerta, respingendola continua a giocare. Si possono anche cambiare i pacchi, ovvero al posto del suo può prendere quello di un’altra regione. Alla fine di tutte le scelte alla simpatica concorrente abruzzese restano cinquanta e cento euro, ne vincerà cinquanta. Il vero trionfatore del gioco è ovviamente lui, Paolo Bonolis, ormai icona del primo nazionalpopolare canale dopo una vita come icona del quintomediasetnazionalpopolare. Mezz’ora di nulla ma che scorre, sicuramente meglio del primotelegiornalenazionalpopolare almeno in rapporto all’appello del Presidente. Che poi dal servizio nazionale si possa pretendere anche cultura ed informazione non solo alle tre di notte o a mezzogiorno è discorso alquanto vecchio. L’audience premia affari tuoi, perché non provare con un programma di spessore: siete sicuri che verrà bocciato dal Supremo Strumento?.

 

Maya@valchisone.it

Martedì, 31 Maggio 2016 14:34

Mayablogpensierinotturni da marzo a giugno

Scritto da

LA GUERRA è LA MORTE DELL'UMANITA', IL VERO NEMICO è LA POVERTA'.

Oggi è il 23 marzo, quindi dispari. Nella Torino Olimpica circolano le targhe dispari. Mentre questo lapalissiano collegamento circola nella mente di migliaia di miei concittadini, proprio mentre scorre il pensiero, centinaia di uomini, donne e bambini muoiono per causa imputabili alla povertà o a qualche guerra. Il mondo è spaccato. Da una parte i paesi ricchi portatori di un modello, di tendenze, poca sobrietà, arroganza culturale, che non sanno proprio come smaltire i rifiuti. Dall'altra due miliardi di disgraziati che crepano di fame, povertà, sete, aids, soli senza speranza, malattie che chi non sa dove mettere i rifiuti aveva già debellato nella preistoria. Ma anche i ricchi portatori di modelli vincenti hanno il loro buco nero rappresentanto da poveri che vivono senza una cittadinanza nell'eden. Ospiti sgraditi. Ho visto la povertà, no scuole, no medicine, no dottori. Si muore per niente in certi paesi. Immagini che il turista non deve vedere sennò vive i suoi dieci minuti di buonismo. Gente che non ha diritti, neppure il diritto di sorridere, solo sopravvivere. Se non hai qualcosa di importante da offrire si può morire, un milione di persone in Ruanda, senza che il mondo batta ciglio. E' la lotta alla povertà la vera battaglia del terzo millennio. Prendo spunto da un'e-mail che ho ricevuto sul tema guerra preventiva per parlare anche di guerra. Oggi ci si ammazza per il petrolio, domani per l'acqua. E' ahimè una triste previsione che non domani ma dopodomani si trasformerà in realtà. Quali devono essere gli obiettivi dell'umanità?. La guerra, le bombe, le mine, gli storpi, la distruzione o tentare di arginare il degrado che sovrasta due miliardi di persone. La guerra elimina la povertà od alimenta il numero di persone che devono racimolare un respiro?. I paria. L'email è sostanzialmente giustificativa della teoria della guerra preventiva. In Afghanistan ed Iraq ha vinto Bush. E' più stimolante commentare chi dissente che chi assente. No, perchè il nemico è il terrorismo. Lui lo combatte con le bombe alimentando la spirale terrorista, sarebbe necessario invece eliminare le cause dell'arruolamento. Il terrorismo si alimenta con la povertà. Povertà ed ignoranza generano la spirale di violenza, è lì che bisogna stroncare ed isolare. Senza povertà ed ignoranza non ci sarebbe terrorismo. Andiamo oltre. Chi ha creato i talebani se non chi finanziava i mujaheddin aghani durante la guerra con i russi?. Chi li ha coperti, sovvenzionati anche dopo la fine dell'invasione?. Sorry, dimenticavo che la storia ha le braccia corte o è forse la nostra memoria ad essere corta. Chi giudicava Saddam un grande statista perchè faceva combattere milioni di sudditi contro l'Iran cattivo e garantiva ai produttori di armi guadagni sonanti in qualche banca offshore. Chi chiudeva gli occhi sul gasamento dei curdi?. Signori, realpolitik, diffidiamo dei portatori di libertà o di chi si arroga il diritto di essere il portatore principe con le bombe. Poi nell'opulenta America i poveri aumentano, lo stato sociale è retaggio del passato e nelle scuole ci sono i metal detector. E i ghetti. Sono per l'America di Kennedy, di Kerouac, di Martin Luther King, l'America che precaria come non mai vede crollare la sua occupazione e i suoi salari. War. Perchè anzichè ordire conflitti non si edifica un immenso piano Marshall in grado di alleviare le sofferenze di metà della popolazione terrestre? Eppure ci stupiamo che questi uomini e queste donne bussino alle nostre porte per salvarsi l'anima o sfuggire alla morte. Suvvia siamo seri senza dimenticare chi siamo: Maya, Incas, Aztechi, Indiani, Indios. Ho dimenticato qualcosa dei massacri della civiltà?. Sono tutti stermini nel nome di qualcosa che pareva altisonante ed importante. Qualcosa che ha arricchito pochi con la morte di milioni di persone. Un mondo migliore non si crea con i nemici ma progettando, edificando qualcosa di significativo. La pace e la volontà di obliare gli interessi particolari per dedicarsi agli interessi generali. Ovvero rispondere alle esigenze di due miliardi di persone che sono allo stremo. Rispondete se volete a queste poche righe. VIAGGIANDO NEL TRAFFICO CITTADINO: UN CIRCUITO. LE OLIMPIADI. Sono le 18,05 piove. Si avete letto bene, ieri a Torino è piovuto, non accadeva da tempo, non so se questa lieve precipitazione ci permetterà di respirare meglio. Dicevo, erano le 18.05 di una giornata di pioggia nella Torino Olimpica delle targhe alterne. Esco dalla tangenziale, torno al presente, per farvi entrare meglio nella scenografia. Corso Orbassano devo arrivare in via Vandalino, sono abituato a fare le strade che conosco e che giudico meno trafficate. Sono ingannato dalle targhe alterne, noi pari siamo pochi penso tra me e me. Ci sono già anche i dispari e sono inferociti. Un traffico insostenibile, una lunga coda che rassomiglia alla coda ferragostana sulle autostrade. L’ingresso nella Torino Olimpica, un ingresso, arduo entrare dalla porta principale. E’ come se lo starter avesse dato il via. Il lungo tribolare, un metro, frena, un metro, semaforo rosso, innervosisce forse oltre e ben oltre la giornata lavorativa, il ritardo, la frenesia di arrivare a casa e godersi Amici miei con la De Filippi o uno dei tanti reality show con cui convive la televisione del terzo millennio e lo spettatore medio che televota. O il supermercato iperiper pieno di gente che arranca, non compra e fatica ad arrivare a fine mese. Forse è per questo che siamo così nervosi. Finchè la coda non permette grandi scatti la rabbia sopita si fomenta ma non esplode. Alle 18.20 giungiamo, io e la coda all’altezza della svolta per via Guido Reni. Gli Scumacher del circuito hanno strombazzato solo una decina di volte ma è tutto tranquillo o quasi. La svolta segna lo spartiacque. Ci sono venti o trenta metri di strada libera e succede di tutto. In via Guido Reni ci sono delle simpatiche strisce pedonali senza però segnalazione luminosa. Come a dire che il pedone è fregato. Lo avevo già segnalato grazie ad un’email. Coraggiosamente mi fermo per far passare una persona e qui la coda mostra i denti e digrigna. Quello dietro, malgrado prima di fermarmi abbia rallentato, suona spazientito. Che fai sei impazzito?. Devo votare per Gegia. Il pedone, poveraccio trova strada nella prima e seconda corsia, la terza vola sparata verso la De Filippi e non si commuove. Mi rendo conto che pur avendo rispettato il diritto del pedone ho messo in serio pericolo la sua esistenza. Può succedere nel circuito nervoso cittadino che: quello dietro, che era impegnato con il telefonino regolarmente senza auricolare, ed era distratto, ti tamponi. Oppure stava mandando sms multipli. il pedone si illude di essere stato graziato e se tu ti fermi nella seconda corsia, quelli che arrivano dalla terza a velocità supersonica lo trasportino a Canicattì. Sono disponibile a creare l’associazione dei pedoni messi a repentaglio dal mancato rispetto delle strisce pedonali. Ci siamo incattiviti con il passar del tempo, i cantieri sono una scusa lapalissiana. Si è incattività la società con il passar del tempo, siamo egoisti e soprattutto siamo sempre di fretta. Ci hanno insegnato che la puntualità è essenziale, che un pacco deve arrivare in un minuto a Tokyo sennò il richiedente giapponese ti fa causa e pretende un risarcimento miliardario. Così noi corriamo come pacchi. Che bisogna essere efficienti, che essere lenti significa essere fuori dal gioco. I pedoni lenti devono essere messi fuori gioco, le macchine lente non dovrebbero viaggiare. E via dicendo. E non si capisce perché tutti rispettino i segnali, le strisce e tutto ciò che prescrivono le norme comprese quelle di una serena convivenza civile solo in presenza di pattuglie o divise. Solo un'applicazione ferrea della legge ci rende civili?. Il circuito si complica, il cavalcavia appena passata via Guido Reni è un groviglio di sensazioni, rabbia, emozioni. Sono le 18.35 circa, la De Filippi è lì, miseria potete registrare la puntata?. Le frecce sono un altro emblema della crisi d’identità del traffico e dei torinesi. Non sono tanto usate, ci sono i teorici della freccia a sinistra non se ne parla proprio perché non mi piacciono i comunisti e quelli della freccia a destra non se ne parla proprio perché Berlusconi mi è antipatico. Non si dimenticano malgrado stiano insultando (agitando il telefonino) il predone con il monovolume che la freccia non l’ha messa perché impegnato a calcolare i voti necessari all’eliminazione di Gegia da Ritorno al presente. Ne fanno proprio una questione politica e sarebbero disposti all’incidente pur di non rinunciare alla prerogativa. Finalmente qualcosa si muove e la battaglia s’infiamma. Avevamo, è vero, una tra le migliori viabilità del paese. Non c’è più questo primato, ma presto avremo la prima linea della metropolitana ed una città always on the move. Arrivo finalmente in via Vandalino non prima di un concerto in la bemolle offerto da un pilota di una fuoriserie che non gradisce che ci si fermi con il giallo. Lui aveva fretta doveva controllare i guadagni di borsa. Bisogna correre, il suo agente, quello che gli cura i titoli ha fretta anche lui ed è impegnato sulla tangenziale di Milano a giocare a scacchi con un camionista tedesco. Giocare a scacchi nel linguaggio dei piloti del circuito significa avanzare di un millimetro alla volta provenendo da destra e pretendendo senza permesso di infilarsi in una corsia diversa da quella in cui si staziona. All’appuntamento arrivo in ritardo di dieci minuti. Sono vivo lo stesso, anche con il mio ritardo. Dieci minuti non sono nulla anzi sono una piccola particella della nostra vita. Eppure dobbiamo correre….. Cosa faremo durante le Olimpiadi domanda un amico?. Noi torinesi?. Qualcuno si dedicherà al giardinaggio, qualcuno si piazzerà davanti al video, qualcuno sarà indifferente, qualcuno coinvolto. Cosa troveranno i turisti?. Intanto saranno spiazzati. Si aspettano una città industriale con la fabbrica al centro dell’universo e scopriranno una città artisticamente splendida. Poco promossa, non lo dico solo ora. Cosa porteranno le Olimpiadi?. Intanto scordiamoci di diventare una città che campa sul turismo e i torinesi come i veneziani. Non sono contrario alle Olimpiadi tout court, sono contrario a questo sport che ignora i principi fondamentali delle Olimpiadi. Lo so, sono vecchio e di idee retrograde. Il mondo corre, sponsor, professionismo, ogni evento deve portare moneta sonante. Eppure l’idea dell’incontro tra i popoli durante una manifestazione dove al potere per quindici giorni vanno i dilettanti continua a piacermi. Poi vedrò le gare o mi dedicherò al giardinaggio. Un pensiero per Florence Aubenas. Durante il sequestro Sgrena era al centro dell’attenzione, un centro un po’ spostato verso l’angolino. Liberata la Sgrena ci dimostriamo un popolo pacifista, buonista ma sostanzialmente di parte. Allora Florence ed Hussein liberi. Buonanotte DAL DIVIETO DI FUMO IN MACCHINA ALLE MULTE DELLA TORINO OLIMPICA.Avrei voluto occuparmi in questi pensieri serali della divin Barazza Jenny o della bravura di Carlotta Iossetti ignorando per una volta i miei soliti appelli per l'Africa o per i due miliardi di poveri che resteranno poveri malgrado appelli ben più sostanziosi del mio. Non intravvedo luci sul tema e quindi declino, almeno momentaneamente. Il mondo globale gira così, male aggiungerei. Però continuo a sperare in un mondo più giusto e più equo, almeno un tantino.

Mi ha stuzzicato la notizia letta sui giornali e proveniente dalla Germania: socialdemocratici&cattolici sono d'accordo. In cosa?. Nel pensare di vietare il fumo in macchina come causa di distrazione, indi di incidenti. Ovvero chi vuol fumare o chi vorrà fumare deve/dovrà accostare e rimanere fermo per tutto il tempo di consumo della sigaretta.

Trasferisco mentalmente questa proposta in Italia non prima, come fumatore, di declarare la mia contrarietà. Ammetto che la sigaretta sia causa di distrazione, io raramente fumo in macchina, ma tra gli incidenti non credo sia la causa principale. La distrazione consiste in un piccolissimo attimo: l'accensione. Almeno secondo i detrattori. Senza dimenticare il fumo passivo, ma qui, mi rivolgo ai vietatori tedeschi, educazione e buonsenso dovrebbero prevalere. Ora capisco che in questa epoca storica quelle appena scritte siano parole forti, molto forti.

Non credo che quel simpatico giovanotto la scorsa settimana stesse fumando quando ai centosparati ha passato il rosso di una piazza e meno male che io, prima di attraversare sulle strisce con il mio verde, ho atteso un attimo. E' stato rincorso da qualche maledizione.

Dettagli, preciso che come fumatore ho plaudito al divieto di fumo nei locali pubblici se non in apposite salette. Una sera di qualche tempo prima ero entrato in una birreria, fumavano tutti, aria impossibile, fuori senza neppure sedersi.

Se trasferisco l'immagine tedesca al nostro paese già vedo file di macchine ferme (ovunque)con autisti impegnati con il pacchetto, l'accendisigari ed infine l'agognata. Dall'introduzione della patente a punti ho notato nel corso degli ultimi tempi un certo rilassamento.

Ovvero: cellulari senza auricolari, rossi secchi (vedi prima), strisce pedonali zone di caccia grossa (al pedone) e maleducazione assortita che forse nessun codice riuscirà a guarire. Nessuno ha mai pensato di vietare gli sms in macchina: non sono forse una causa di distrazione maggiore?. Non c'è auricolare che tenga. Per mandare gli sms non si tratta di una frazione o di un attimo. Malgrado l'italiano abbreviato bisogna: entrare in messaggi, primo passaggio. Scrivere messaggio. Tipo ciao sto arrivando. Andare in rubrica, trovare il numero del destinatario ed inviare. Ben più dell'accensione di una sigaretta, posto che la sigaretta con altri in macchina rasenta il fumo passivo. Ma siamo sicuri che l'sms non dia effetti collaterali passivi. Perchè l' attivo stando all'istituto di psichiatria londinese, e per i più coinvolti, è una diminuzione del quoziente intellettivo. Mi sovviene una domanda, trasferendo la proposta al nostro paese o restando anche in Germania che neppure loro sono infallibili: chi controllerà il rispetto del futuribile divieto?. Le casistiche del rilassamento le ho sommariamente indicate. Mi domando, sempre proiettato nel futuro non solo italico come sarà possibile distinguere una macchina ferma in doppia fila con fumatore a bordo da una macchina ferma in doppia fila perchè parcheggiata causa fermo caffè. E per esagerare mi proietto a Torino. Parto da un'email che ho ricevuto negli scorsi giorni. Multe, anzi multa. "Ho preso una multa in via Zambelli, nei pressi di un mercato". Zona Mirafiori Nord, circoscrizione M.F-Santa Rita. "Una via larga e spaziosa avevo posteggiato nel mezzo della strada. Come tutti. Nei pressi di quel mercato al sabato non c'è posteggio. Non divieto di sosta ma non ai margini della carreggiata. Va bene l'infrazione ma fai un giro per il quartiere a vedere quante doppie file (non per andare al mercato), quante macchine posteggiate sulle strisce, attraversamenti pedonali a rischio, deiezioni canine. Tutte non sanzionate". Sabato scorso ho fatto un giro nei pressi di questa via e nei pressi di questo mercato. Trentadue minuti per trovare parcheggio, un parcheggio compatibile con la volontà di non pagare multe. La via è piena di macchine in mezzo, una via larga e spaziosa. Quasi tutti comperano velocemente, tempo dieci-quindici minuti e sono di nuovo via. Gli ambulanti si lamentano: multe ogni sabato. Il mercoledì prima mi ero fatto un giretto partendo da piazza Santa Rita. Corso Orbassano-via Castelgomberto-via Boston, controviale di corso Siracusa. Ho notato e contato 43 macchine in doppia fila e sei sulle strisce. Nessuna sanzione, almeno da controllo a campione. Due macchine posteggiate davanti ai portoni. Macchine posteggiate non davanti a negozi di prima necessità. L'attraversamento pedonale di Corso Orbassano è un attentato per i pedoni. Sono in prima corsia e sto per girare a destra. Signora sulle strisce. Mi fermo. Dietro un pazzo fa squillare la sirena che ha installato al posto del clacson. Mano alta della signora per ringraziare. Si ferma lì, i mezzi impegnati nel giro di prova cronometrico non si degnano neppure di considerarla. Via Castelgomberto, doppia fila a sinistra, doppia fila a destra. Un piccolo spazio per far passare la macchina, ci si ferma a turno, uno slalom parallelo. Non c'è il mercato, ci sono bar e palestre. Doppia anche nel breve tratto tra via Boston e corso Siracusa. Non vi narro delle deiezioni canine: è stato persino convocato un consiglio di circoscrizione. Quante multe sono state fatte per tutte queste doppie file invasive e quante ne sono state fatte in una via larga e spaziosa, in zona di mercato?. Credo valga per tutti i quartieri olimpici. Sappiamo che le macchine sono aumentate a dismisura e non così i parcheggi. Credo che se assumiamo come vera questa constatazione non possiamo esimerci dall'usare buon senso e dal comminare multe a casi clamorosi ed eclatanti. Spesso non sanzionati. Compresi coloro che possedendo un cane per sfizio non si degnano di portare fido al giardino o di dotarsi di paletta e sacchetto. Ecco perchè la proposta tedesca futuribilmente trasferita all'Italia non deve spaventare i futuribili sanzionati. Chi controllerà anche nella magna Germania? E' GIUSTO ED EQUO CHIEDERE UN MONDO PIù EQUO E PIù GIUSTO.Siamo alle solite. Torno a parlare di mondo più equo e più giusto, ricomincio a narrare di un'utopia che non è solo mia. Ricevo tante e-mail sull'argomento e sul senso di profonda ingiustizia che domina le sorti del mondo. Cari lettori dei mayablogpensieri notturni, mentre scrivo e mentre voi leggete, ci sono degli uomini, cittadini di questo pianeta, che muoiono di povertà o di malattie che noi cittadini di serie a consideriamo retaggio dell'ottocento. Questo individui dovrebbero avere i nostri stessi diritti ma così non è. Sto parlando di due miliardi di persone. Due miliardi di persone stremate da un'esistenza pessima frutto di sofferenza e dolore. Perchè la povertà estrema porta sofferenza e dolore. A quelli che accusano gli utopisti di agognare una città del Sole, rispondo che non si esige una città del sole, ma di avvicinare il mondo che corre veloce ed il mondo che non corre affatto. L'Africa zoppica vistosamente, ma al di là di qualche campagna promozionale ogni tanto, l'argomento viene messo in cantiere e sigillato a doppia mandata. Chissenefrega visto che abbiamo tutto ciò che ci occorre, compresi i reality show. Anzi, per qualcuno la povertà estrema di due miliardi di persone potrebbe essere il reality show del reality show. Uno show squallido, permettetemi l'espressione, quello che va in onda sul pianeta diseguaglianza. L'Africa zoppica vistosamente e se prosegue con questa corrente tra qualche anno smetterà di camminare. Le guerre africane sono guerre da dimenticare, obliare, cancellare dalla mappa terrena. Ci sono paesi che hanno risorse minerarie stratosferiche, risorse che sono anche la condanna a soffrire. In alcuni paesi arrivare a cinque anni è una sofferenza, mentre nei paesi più evoluti a sette-otto i bambini possiedono un telefonino. Ma non solo l'Africa. L'Asia ha grandi potenzialità, ristrette a pochi, abbondano le bidonville. L'India cresce a ritmi vertiginosi ma non crediate che le baraccopoli siano scomparse. Anzi. Centro e Sud America sono da sempre contraddistinti da una clamorosa ed ingiusta distribuzione della ricchezza. Eppure, questo mondo a due velocità spende miliardi in armi e non ha la forza e la volontà di rimboccarsi le maniche e dedicarsi ai miseri. Pensate che tra qualche ora miliardi di persone dovranno dedicarsi alle seguenti attività: cercare cibo, sbarcare il lunario, scavare nell'immondizia (la stessa che noi non sappiamo bene dove mettere), sfuggire alle malattie, sopravvivere in condizioni igieniche disastrose. Tra qualche ora milioni di noi cittadini della massima serie a ci butteremo a combattere contro tutti e tutto per produrre ricchezza. Siamo angustiati da problemi falcidianti, tipo arrivare in orario in ufficio e bruciare quel rosso semaforo che ci farà perdere secondi preziosi. D'altronde ci hanno insegnato che le merci devono correre e con loro noi. Poi la coda per tornare a casa e la coda in fila al supermarket. Se questo è il Modello Vincente abbiamo molto da riflettere in futuro. Se cancelliamo la parola solidarietà dal nostro vocabolario ci avviciniamo alla sconfitta. Non chiediamo città del sole ma solo un mondo leggermente più equo e più giusto. Dico leggermente, senza troppi stravolgimenti (per non sconvolgere il bioritmo generale). Non vorremmo più leggere di bambini che muoiono di malaria o che interi villaggi spariscono a causa dell'Aids. Io credo che sia vitale sperare in questo salto di qualità e che anche i più riottosi, quelli che preferiscono spendere denaro per le bombe intelligenti, si dovranno rassegnare ad avvicinare i due mondi. Ci dobbiamo credere per restituire a questa umanità sofferente la dignità di individui e la tessera di cittadini del mondo. Voi che ne pensate?. MAYABLOGPENSIERINOTTURNI.TORINO CITTA' PULITA IN UNA NUOVA ERA PER FIAT E TORINO CALCIO.Chi di voi non vorrebbe vivere in una città linda e pulita ed uscendo di casa al mattino non dover scartare deiezioni canine o chewin gum e/o non essere investito sulle strisce pedonali terra di nessuno?.

Credo tutti anche se le mie certezze sono state distrutte dalla prova di maturità dei grafici pubblicitari allorquando Urbino è stata inserita de facto in Umbria. Le certezze cadono, alla prima parte del quesito prova ora con decisione a rispondere il comune di Torino. Sporcare Torino è un delitto. Eliminiamo le prove sarà lo slogan più azzeccato della campagna Torino città pulita che il comune intende lanciare anche in previsione dell’evento olimpico. Oltre alla campagna pubblicitaria in giallo Hitchock le novità saranno le multe da 50 a 150 euro per chi verrà sorpreso a gettare per terra con nonchalance pezzi di carta, chewingum e mozziconi di sigaretta. A Santa Rita contro le multe comminate dai vigili ai proprietari di cani sono sorti comitati spontanei. Contro, ovviamente. Immagino quindi che i proprietari dei mozziconi fonderanno un comitato spontaneo per richiedere immediatamente posacenere in ogni angolo della città. Anche quello che un giorno, macchina a fianco, ha aperto il finestrino e liberato il posacenere della macchina di ogni ingombro. Salvo partire sgommando al verde. Ora è grave che l’educazione civica al rispetto, quindi anche non gettare ogni cosa che transita in tasca per terra, debba essere insegnata con una multa. Come non fermarsi sulle strisce, provate a non farlo in Francia, probabilmente guadagnate un decreto d’espulsione immediato. Ma non solo pubblicità e multe. Per rendere la città pulita il comune ha trovato più fondi, garantito all’Amiat un premio in caso di raggiungimento degli obiettivi. Ora gli operatori ecologici saranno 680 con un aumento di 133 unità, assunte non si sa con quale tipo di contratto. Basta?. No, tolleranza zero per chi posteggia davanti ai cassoni dell’immondizia (con inasprimento delle sanzioni), pratica diffusa dall’una di notte in poi ed infine dulcis in fundo su ogni bidoncino verde sarà segnalato l’orario di passaggio dell’operatore ecologico. Questi cartellini sostituiranno gli attuali volantini pubblicitari dei trasporti in Romania che io ritengo una straordinaria esemplificazione dell’integrazione che avanza. Le novità ed il tentativo di rendere questa città più pulita, ma per i torinesi olimpici e non per i turisti olimpici, mi sembra un tentativo giusto ma velleitario considerando che i trasgressori non verranno mai multati da nessuno. Così va il mondo, cari olimpici.

Ed è iniziata una nuova era anche per la Fiat ed il Torino calcio. L’amministratore delegato Marchionne promette che nel 2005 pure il settore auto sarà in attivo a prezzo dei sacrifici che conoscete. Inoltre tra due settimane avremo finalmente sotto gli occhi il nuovo piano industriale. Che speriamo non sia fumo negli occhi ma concrete e solide sicurezze per Mirafiori. Qualcuno nutre già forti dubbi, mi auguro che il trend costante di trasferimenti di produzioni inverta la rotta e la gloriosa fabbrica possa riprendere un cammino perlomeno normale. Torino il 22 giugno ha dimostrato di essere unità nel chiedere CERTEZZE.

La febbre granata contagia la città semivuota o quasi di questo ponte. Torino-Perugia, si gioca in questa partita il destino del Torino, la partita più importante degli ultimi dieci anni, l'enfasi non guasta mai. Un passo sostanzioso è stato fatto, l’ultimo rush vicente garantirà il ritorno nella massima serie e qualche miliardino utile alle asfittiche casse granata. Qualcuno nel momento del probabile ed augurabilissimo successo lancerà persino peana verso la classe dirigente granata. Annotazione: con prezzi ribassati ed ovviamente l’obiettivo importante lo stadio si riempie. Possibile che in una città in crisi si venda una curva a trenta euro e poi si dica che i torinesi non vanno allo stadio?. Pensateci per la prossima stagione.

Sono straordinariamente sorpreso dalle dichiarazioni del presidente americano Bush. Che in Iraq i risultati siano straordinari è sotto gli occhi di tutti, tranne che della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. E’ da un po’ di tempo anche in America, tant’ è che se si votasse per le presidenziali Kerry vincerebbe con margine. Ma le elezioni sono state a novembre. Sono sorpreso dalla grande forza di volontà di Bush: anche di fronte ad un fallimento clamoroso riesce ad insistere sulla strada del “questa guerra l’ho voluta ed adesso si prosegue”. Un po’ alla Lyndon Johnson, presidente non proprio amatissimo. Credo con tutta sincerità che l’amministrazione americana stia tifando per il candidato alle elezioni presidenziali Ahmadinejad. Rafsanjani ha promesso aperture sostanziali ed è un religioso che strizza l’occhio ai laici, Ahmadinejad è un laico che strizza l’occhio ai religiosi. Il primo promette dialogo, il secondo chiusure. Cosa c’è di meglio che aprire un nuovo fronte di scontro diplomatico con l’Iran per alzare l’indice di gradimento?.

 

MAYA@VALCHISONE.IT

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