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Giovedì, 04 Febbraio 2016 15:01

Le modifiche alla costituzione

Le modifiche alla costituzione

 

In un clima da stadio ieri il Senato ha approvato con 162 sì e 14 no tutti i 57 articoli della riforma costituzionale. Oggi con il voto finale ci sarà il secondo via libera del Senato dopo quello della Camera del 15 ottobre scorso. Ora il provvedimento dovrà affrontare un secondo passaggio in Parlamento, è necessario un altro voto sia della Camera e sia del Senato, con approvazione netta o rigetto (senza emendamenti). Dopo di che, la riforma dovrà essere sottoposta a referendum per l’approvazione. Tra i voti contrari quello del Senatore a vita Giulio Andreotti, che partecipò ai lavori della Costituente, e quello del vicepresidente del Senato Domenico Fisichella (AN) in dissonanza con il suo partito, che ha commentato: “Non sono io ad essere in dissenso con An, ma è An che, votando questa riforma, è in dissenso con i valori fondanti della stessa An, che io ben conosco”. Gli esponenti dell’Unione hanno disertato per protesta il momento del voto: quasi un Aventino. In aula sono rimasti solo Gavino Angius, capogruppo dei ds e rappresentante dell’intera opposizione, Willer Bordon, della Margherita e una decina di esponenti dell’Unione. Achille Occhetto ha parlato di “Parlamento ridotto ad un bivacco”, Gavino Angius, ha definito la nuova Costituzione della Repubblica “una pagina nera del Parlamento italiano”. Per Romano Prodi, è “un terribile giorno per la democrazia”, e ha aggiunto: “Il ruolo del Presidente della Repubblica, del Parlamento, della Corte Costituzionale e della magistratura sono stati calpestati”. Piero Fassino da Genova ha affermato che “La maggioranza di centrodestra oggi ha compiuto uno strappo costituzionale” e ha concluso “adesso si vada al referendum”. I CONTENUTI DELLA RIFORMA PARLAMENTO: Nasce il Senato federale composto da 252 senatori eletti in ciascuna regione contestualmente all'elezione dei consigli regionali. Ogni regione dovrà eleggerne almeno sei senatori, ma a Molise e Val d'Aosta ne spettano rispettivamente due e uno. Ai lavori del Senato partecipano, ma senza poter votare, rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali. I senatori eletti in ciascuna regione restano in carica fino alla data della proclamazione del nuovo consiglio regionale. La Camera subirà un taglio dei seggi dagli attuali 630 a 500. Alla Camera siederanno anche i deputati a vita, che prenderanno il posto dei senatori a vita. Sparirà il bicameralismo perfetto: Camera e Senato federale si occuperanno di argomenti diversi. Per esempio: una nuova legge dalla Camera non dovrà passare al Senato, il voto della Camera sarà definitivo. Per alcune materie ci sarà un iter ad hoc: per quelle che riguardano i diritti civili e sociali (che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale), senato e camera legiferano alla pari. se non trovano l'accordo, entra in campo una terza assemblea, mista, i cui 60 componenti sono indicati dai presidenti delle due camere. ESECUTIVO:Cambiano i poteri del premier. Per l'insediamento, il “primo ministro” non avrà più bisogno della fiducia della Camera. Il capo dello Stato nominerà primo ministro il nome della coalizione vincente. Il premier avrà il potere di nominare e di revocare i ministri, e di sciogliere la Camera. Il capo dello Stato potrà sciogliere la Camera ma solo su richiesta del premier o in caso di morte o dimissioni o di voto di sfiducia DEVOLUTION : Le Regioni avranno potere legislativo esclusivo su sanità, scuola e polizia amministrativa regionale e locale. È stata prevista una clausola di interesse nazionale che prevede che il governo possa bloccare una legge regionale se ritiene che questa pregiudichi l'interesse nazionale. SI ABBASSA IL LIMITE D'ETÀ: basterà aver compiuto 21 anni (ora ne servono 25) per entrare a Montecitorio e 25 (invece di 40) a palazzo Madama. COMMISSIONI DI GARANZIA ALLE OPPOSIZIONI: esponenti dei gruppi di opposizione presiederanno le commissioni o i comitati con compiti di ispettivi, di controllo e di garanzia. I POTERI DEL QUIRINALE: il presidente della Repubblica è eletto da un'assemblea formata da deputati, senatori, presidenti delle Regioni, e da due delegati per ciascun consiglio regionale e potrà essere eletto anche chi ha solo 40 anni, (oggi ne servono 50). Il capo dello Stato, rispetto ad oggi, perde qualche potere. Il più importante: quello di sciogliere le Camere e di dare l'incarico di formare il governo. Può inviare messaggi alle Camere, promulga le leggi, nomina i funzionari dello Stato, i presidenti delle Authority e del Cnel, comanda le forze armate, presiede il Csm e ne nomina il vicepresidente, può concedere la grazia. SFIDUCIA COSTRUTTIVA E NORMA ANTIRIBALTONE: Se il premier decide di sciogliere la Camera, i deputati della maggioranza possono reagire presentando una mozione di sfiducia che deve indicare anche il nome del nuovo premier. Per salvarsi dalla sfiducia, il premier non potrà contare sul voto delle opposizioni: se si verificasse un caso del genere sarebbe costretto ugualmente alle dimissioni. Sono perciò impossibili i ''ribaltonì', cioè i cambi di maggioranza durante la legislatura. IL CSM I componenti del Consiglio superiore della magistratura vengono eletti per i due terzi dai magistrati, per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale. LA CORTE COSTITUZIONALE: I giudici che la compongono sono sempre 15 ma salgono da cinque a sette quelli di nomina parlamentare: quattro ne nomina il Senato federale e tre la Camera. Il presidente della Repubblica ne nomina altri quattro (uno in meno di oggi), mentre gli ultimi quattro sono indicati dai magistrati. La riforma sarà attuata in tempi diversi, per scaglioni: una prima parte entrerà in vigore subito dopo il referendum: eleggibilità e immunità dei parlamentari, età per il Quirinale, Authority, federalismo, interesse nazionale. Una seconda parte andrà in vigore solo a partire dal 2011: Senato federale, iter delle leggi, nuovi poteri del presidente della Repubblica, premierato. Un'ultima parte della riforma andrà in vigore ancora più tardi, nel 2016 (5 anni dopo l'elezione del primo Senato Federale): riduzione dei parlamentari, età per essere eletti alla Camera, contestualità tra elezione del Senato federale e dei consigli regionali. In seguito alle modifiche apportate ci saranno diversità di trattamento sanitario da regione a regione, con possibili aree per le quali la “devolution” solleverà lo Stato dall’onere di intervento, con possibili crolli qualitativi delle prestazioni a carico dell’Ente. L’aziendalizzazione della Sanità con obbligo di controllo del bilancio anni fa aveva avuto il fine non sempre conseguito di contenere sprechi di denaro pubblico ma questo ulteriore cambiamento potrebbe comportare più ingerenti misure di contenimento della spesa a scapito del diritto alla salute costituzionalmente sancito. Le riforme al CSM e alla Corte Costituzionale sembrano introdurre un controllo politico sulla giustizia, in merito al quale molti governi di tipo occidentale, anche di matrice federalista sul modello anglosassone tentennerebbero. Il premierato: potrebbe assicurare governi più duraturi, con un maggior controllo sul parlamento, sembrerebbe una soluzione alla tanta instabilità istituzionale. Tutto sta a capire se così facendo non si metta seriamente a rischio l’impianto democratico dello stato. Infine la polizia locale: organizzata territorialmente potrebbe comportare una risposta di sicurezza non uniforme a livello nazionale. La conseguenza potrebbe essere anche quella di concentrare le sacche di delinquenza in quelle regioni più deboli politicamente, consegnare interi territori alla malavita organizzata e istituzionalizzare una giustizia differenziata che cozza malamente con i principi della legge italiana. Alcuni effetti della riforma saranno essere immediati, altri saranno concomitanti all’introduzione differita. Le perplessità non sono solo da sinistra. Lo dimostrano le prese di posizione di Andreotti e Fisichella. 

 

24/03/05 By Cris

Giovedì, 04 Febbraio 2016 14:58

STORIA DEL 1° MAGGIO

Lotta e liberazione, libertà, giustizia

 

Il 1°  Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, per affermare i propri diritti e per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855 e ripresa dall’Associazione internazionale dei lavoratori -  la Prima Internazionale – a Ginevra, nel 1866.

Nel 1866 lo stato dell’Illinois approvò una legge che in teoria introduceva la giornata lavorativa di 8 ore, ma nei fatti ne limitava l’applicazione a pochissimi casi.

La lotta per l’ottenimento del limite di 8 ore era destinata a continuare a lungo.

Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

Il primo maggio 1886, cadeva di sabato, allora giornata lavorativa. Nella sola Chicago 80 mila lavoratori sfilarono in corteo che si concluse pacificamente, ma il lunedì successivo iniziarono i licenziamenti per rappresaglia.

I lavoratori si riunirono davanti ai cancelli delle fabbriche per protestare contro i licenziamenti. Si aprì il fuoco per disperderli, ci furono 4 morti. Il giorno dopo  mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere un comizio una bomba scoppiò ai piedi del palco, ne seguirono tafferuglio e cariche armate sulla folla. 

Un’ondata repressiva si abbattè sulle organizzazioni sindacali, le  cui sedi furono distrutte, i dirigenti arrestati. Accusati dello scoppio della bomba furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove del loro coinvolgimento. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887.

I “martiri di Chicago” diventarono il simbolo della lotta operaia e a loro fu dedicata la giornata del primo maggio che dal 1891 è stata dichiarata la “festa dei lavoratori di tutti i paesi”.

In Italia il fascismo soppresse il primo maggio, che diventò occasione di persecuzione politica e fu  sostituito con la celebrazione del 21 aprile, il cosiddetto Natale di Roma.

durante la Resistenza gli scioperi insurrezionali furono indetti inneggiando a PANE, PACE, LIBERTA'.

Si ritornò alla  celebrazione  del primo maggio nel 1945, all’indomani dalla Liberazione.

Ci furono ancora in Italia, nonostante l’avvento della democrazia, altri fatti sanguinosi correlati al primo maggio: nel 1947, a Portella della Ginestra, la banda Giuliano sparò sulla folla riunitasi per celebrare con  la festa dei lavoratori  la liberazione da un oppressione che al Sud aveva ancora un’impronta feudale. Si contarono 11 morti e oltre 50 feriti. Secondo il ministro dell’interno allora in carica, Mario Scelba,  non si trattò di un delitto politico, ma nel 1949 fu lo stesso Giuliano a rivendicarne la matrice. Giuliano fu ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale a sua volta fu avvelenato in carcere il 9 febbraio del 1954 dopo aver pronunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella.

Quest’anno, in relazione alle celebrazioni per il sessantennale della Liberazione la festa del Primo Maggio si presenta come un’occasione per ribadire la centralità del lavoro in un continuum che dal 25 aprile conduce alla festa della Repubblica ripercorrendo le tappe che costituiscono la base della nostra democrazia e della nostra Costituzione.

Il Primo maggio del 1945 fu detto “festa dell’insurrezione vittoriosa”.

1955 : “ per le libertà democratiche e sindacali, per il benessere, il lavoro, la pace”

1984: solidarietà al popolo polacco e ai lavoratori di Solidarnosc

1994 a Torino : 1944-1994- nel cinquantesimo della Resistenza “ora, uniti come allora”

2004 : “pace, lavoro, equità sociale”

“Sviluppo e legalità”, indispensabili per il rilancio dell’economia, il tema suggerito quest’anno per celebrare la festa del Primo Maggio: di questi temi parleranno i leader di Cgil, Cisl, Uil, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, dal palco allestito a Scampia (Napoli),  in una una città che rappresenta in modo emblematico le potenzialità di sviluppo delle realtà meridionali, ma anche le grandi contraddizioni che vive il Sud d’Italia.

Si terrà invece come ogni anno a Roma, in Piazza S.Giovanni, il tradizionale Concertone, con inizio alle ore 15.00.

Ancora oggi in molti paesi del mondo festeggiare il primo maggio è un reato. L’adesione ad uno sciopero o ad un’organizzazione sindacale può comportare un prezzo altissimo pagato con il licenziamento, con arresti, maltrattamenti, torture, talvolta con la vita.

Colombia, Marocco, Kenia, Cina, Myanmar e Bielorussia son tra gli stati maggiormente segnalati da parte delle organizzazioni per i diritti umani per le gravi violazioni ed abusi contro i lavoratori ed i rappresentanti sindacali.

In particolare la Colombia vanta il triste primato con  più di un centinaio ogni anno di sindacalisti assassinati, 4000 gli abusi  accertati a danni di operatori sindacali.

IL PRIMO MAGGIO PER I BAMBINI DELL'AFRICA: COSTRUIAMO UNA SPERANZA 

In occasione del concerto di Piazza San Giovanni Cgil, Cisl, Uil  si sono impegnate a promuovere una raccolta di fondi a favore dell’AMREF, un’associazione di medici che opera in Africa.

I fondi saranno destinati a progetti sanitari, soprattutto vaccinazioni contro le principali malattie infettive, ma anche campagne di educazione sanitaria nelle scuole, per ridare un futuro a migliaia di bambini vittime della guerra o della violenza di strada.

Giovedì, 04 Febbraio 2016 14:34

ZTL: PER SOPRAVVIVERE AI DIVIETI

ZTL: PER SOPRAVVIVERE AI DIVIETI

 

Occhio a venire in centro a Torino con l'auto, può costare caro: i divieti sono molti e la segnaletica non è sempre di immediata comprensione. Pressato dallo strombazzare degli altri automobilisti accodati e nell'ansia di trovare un parcheggio il distratto di turno varca fatidicamente la soglia della ZTL e ahimè, se immortalato da una delle tante telecamere non ha scampo: 71 euro più spese di notifica e si arriva a quasi 80...ma spesso gli importi sono ben più gravosi, se il malcapitato ha la sfortuna di incorrere contemporaneamente in più violazioni. Ma vediamo di fare un pò di chiarezza e di prevenire l'alleggerimento del portafoglio: -ZTL "ordinaria": quella da più tempo in vigore, vieta il transito dalle 7,30 alle 10,30 dal lunedì al venerdì nell'area compresa all'incirca tra Corso San Maurizio, Via IV Marzo ( ex zona tribunali), Via della Consolata, Corso Re Umberto, Corso Vittorio Emanuele, le vie Carlo Alberto e Bogino; -ZTL corsie riservate: guai a chi percorre Via Pietro Micca da Piazza Solferino verso Piazza Castello o Via Rossini da Corso Regina Margherita verso Via PO, a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche a Capodanno o Ferragosto, non ci sono deroghe! -ZTL vie riservate: vietato il transito tutti i giorni dalle 7,00 alle 21,00 in Via Milano, Via San F.D'Assisi, via XX Settembre, Via dell'Arsenale, Via S.Tommaso e Via Accademia Albertina; ZTL "Romana": in ore notturne tutti i giorni, dalle 21,00 alle 7,30 (ma fino alle 10,30 dal lunedì al venerdì subentra anche la ZTL ordinaria) nel perimetro tra Piazza E.Filiberto, Via Milano, Via Corte d'Appello, Via della Consolata; ZTL "Ambientale" (coraggio, abbiamo quasi finito): in vigore dal 10 gennaio di quest'anno dalle 7,30 alle 18,30 ( tombola, non lo sapevate?) dal lunedì al venerdì nella zona compresa tra il lungo Po, Corso Vittorio Emanuele, Corso Vinzaglio, Corso Palestro, Corso Regina Margherita, Corso San Maurizio...grosso modo la stessa zona vietata nelle domeniche ecologiche che interessano quella che viene definita la "ZTL allargata"... Elencate una dopo l'altra deprimono, anche perchè se uno sventurato imbocca via XX Settembre da Corso Matteotti, prosegue fino davanti al Duomo poi gira a sinistra in Via IV Marzo, rigira a sinistra in Via Bligny tornando verso Via Cernaia, dove svolta a sinistra e arrivato in Piazza Solferino continua in Via Pietro Micca verso Piazza Castello, di telecamere implacabili se ne può beccare TRE! ...il disturbo costerebbe circa 240 euro. Che dire? Torino è una bella città, ma in centro è meglio andarci a piedi, più rilassante e salutare, soprattutto per le nostre tasche...e per chi non ne può fare a meno, occhio alle telecamere, sul sito del comune (www.comune.torino.it) dovreste trovare la mappa, ma non fidatevi, ne hanno aggiunta una in via Delle Orfane e non so se è segnalata... Sperando che quanto scritto vi risparmi qualche "noia" eventualmente potrete avere altre info al numero verde 800018235 e BUONA FORTUNA e ricordate che fino al 28 aprile continuano le limitazioni nei giorni di mercoledì e giovedì: divieto di circolazione per i veicoli non ecologici e circolazione a targhe alterne per gli altri veicoli: dalle 8,30 alle 18,00 mercoledì 23 possono circolare le targhe dispari, giovedì 24 marzo le targhe pari (zero compreso).

Giovedì, 04 Febbraio 2016 14:14

MISSIONE IN MALI 2004

 

Gruppo Cuore Aperto di Villar Perosa 8 gennaio - 6 febbraio 2004

 

 

Come da 13 anni a questa parte, anche quest'anno è partita da Villar Perosa una missione per il Mali, nel villaggio di Koutiala, a sud della capitale Bamako. Il gruppo era composto da 16 persone, uomini e donne, che hanno vissuto un mese insieme formando un gruppo affiatato nonostante le differenze di età. All'arrivo nella missione il compito principale è stato quello di smistare tutto il materiale precedentemente inviato. Il materiale sanitario è stato affidato agli infermieri del centro nutrizionale e materno mentre l'abbigliamento e i giocattoli alle Suore della missione per la distribuzione. I ragazzi e gli uomini hanno lavorato per la costruzione di un laboratorio di cucito presso la Missione delle Suore del Santo Natale, dove il gruppo alloggiava. Inoltre sono stati effettuati lavori di manutenzione ai servizi igienici e al centro nutrizionale del villaggio sempre gestito dalle Suore. Le ragazze hanno portato avanti il progetto del gemellaggio tra le scuole elementari di Villar Perosa e di Koutiala partecipando alle lezioni e aiutando le maestre.

 

 

Le donne si sono occupate egregiamente di accudire il numeroso gruppo, cucinando e lavando per tutti per evitare di dare ulteriore lavoro alle Suore e cercare di essere il più autonomi possibile. Inoltre facevano parte del gruppo anche due farmacisti: hanno lavorato molto per insegnare agli infermieri locali la composizione e l'utilizzo di medicinali. L'impatto con il paese è stato forte. Il villagggio di Koutiala è povero ma dignitoso ma molte realtà vicine rasentavano la miseria. Gli stranieri sono sempre molto ben accolti poichè gli abitanti dei villaggi sperano sia riservata loro la stessa accoglienza se un giorno uno di loro o i loro figli dovessero lasciare il paese. Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto il piacere di veder nascere più di venti bambini ma purtroppo molti sono anche morti a causa di malattie o denutrizione. Molti di noi, per aiutare questi bambini, si sono sottoposti a prelievi di sangue; in Africa non vi è ancora una concezione di donazione di sangue per cui scarseggia molto. Abbiamo visitato e lavorato anche in villaggi vicini piazzando pompe idrauliche e pannelli solari. Nella maggior parte dei villaggi non esiste elettricità e l'acqua si trova solo nei pozzi e spesso è molto scarsa. Ci sono stati anche momenti di svago e divertimento. Un fine settimana è stato dedicato alla visita dei Dogon, un gruppo etnico che vive sulla falesia di Bandiagarà, al confine con il Burkina Fasu. Lì abbiamo visto l'antico villaggio costruito nella roccia e, con una pirassa, abbiamo raggiunto e visitato l'isola dei pescatori e dei tuareg e, a Djennè, la moschea di fango più grande del mondo. I ragazzi del gruppo con i ragazzi del villaggio hanno organizzato un torneo di calcio con medaglie per tutti e qualche premio.

 

E' stata un'esperienza indimenticabile e che consigliamo a tutti. Nonostante l'estrema povertà, la gente che abbiamo incontrato era sempre allegra e ben disposta. Per questo abbiamo compreso che la nostra serenità non deve dipendere dalle cose materiali di cui continuamente ci circondiamo. E' stato molto doloroso vedere come l'agiatezza dei nostri paesi pesi e danneggi il resto del mondo totalmente sottomesso dal potere delle multinazionali e dei paesi potenti. Siamo tornati a casa con una consapevolezza: abbiamo ricevuto molto più di quello che abbiamo donato con il nostro lavoro. Per questo ringraziamo tutte le persone che ci hanno calorosamente accolto, i bimbi che ci hanno sorriso e in particolare Don Franco e le suore di Koutiala che ci hanno permesso di vivere quest'esperienza. Tutti coloro che volessero partecipare al gruppo di volontariato "Cuore Aperto" possono rivolgersi a don Franco della parrocchia di Villar Perosa e partecipare alle nostre riunioni che si svolgono tutti i 9 del mese alle 20.30 presso l'oratorio di Villar. A.F. Come da 13 anni a questa parte, anche quest'anno è partita da Villar Perosa una missione per il Mali, nel villaggio di Koutiala, a sud della capitale Bamako. Il gruppo era composto da 16 persone, uomini e donne, che hanno vissuto un mese insieme formando un gruppo affiatato nonostante le differenze di età. All'arrivo nella missione il compito principale è stato quello di smistare tutto il materiale precedentemente inviato. Il materiale sanitario è stato affidato agli infermieri del centro nutrizionale e materno mentre l'abbigliamento e i giocattoli alle Suore della missione per la distribuzione. I ragazzi e gli uomini hanno lavorato per la costruzione di un laboratorio di cucito presso la Missione delle Suore del Santo Natale, dove il gruppo alloggiava. Inoltre sono stati effettuati lavori di manutenzione ai servizi igienici e al centro nutrizionale del villaggio sempre gestito dalle Suore. Le ragazze hanno portato avanti il progetto del gemellaggio tra le scuole elementari di Villar Perosa e di Koutiala partecipando alle lezioni e aiutando le maestre. Le donne si sono occupate egregiamente di accudire il numeroso gruppo, cucinando e lavando per tutti per evitare di dare ulteriore lavoro alle Suore e cercare di essere il più autonomi possibile. Inoltre facevano parte del gruppo anche due farmacisti: hanno lavorato molto per insegnare agli infermieri locali la composizione e l'utilizzo di medicinali. L'impatto con il paese è stato forte. Il villagggio di Koutiala è povero ma dignitoso ma molte realtà vicine rasentavano la miseria. Gli stranieri sono sempre molto ben accolti poichè gli abitanti dei villaggi sperano sia riservata loro la stessa accoglienza se un giorno uno di loro o i loro figli dovessero lasciare il paese. Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto il piacere di veder nascere più di venti bambini ma purtroppo molti sono anche morti a causa di malattie o denutrizione. Molti di noi, per aiutare questi bambini, si sono sottoposti a prelievi di sangue; in Africa non vi è ancora una concezione di donazione di sangue per cui scarseggia molto. Abbiamo visitato e lavorato anche in villaggi vicini piazzando pompe idrauliche e pannelli solari. Nella maggior parte dei villaggi non esiste elettricità e l'acqua si trova solo nei pozzi e spesso è molto scarsa. Ci sono stati anche momenti di svago e divertimento. Un fine settimana è stato dedicato alla visita dei Dogon, un gruppo etnico che vive sulla falesia di Bandiagarà, al confine con il Burkina Fasu. Lì abbiamo visto l'antico villaggio costruito nella roccia e, con una pirassa, abbiamo raggiunto e visitato l'isola dei pescatori e dei tuareg e, a Djennè, la moschea di fango più grande del mondo. I ragazzi del gruppo con i ragazzi del villaggio hanno organizzato un torneo di calcio con medaglie per tutti e qualche premio. E' stata un'esperienza indimenticabile e che consigliamo a tutti. Nonostante l'estrema povertà, la gente che abbiamo incontrato era sempre allegra e ben disposta. Per questo abbiamo compreso che la nostra serenità non deve dipendere dalle cose materiali di cui continuamente ci circondiamo. E' stato molto doloroso vedere come l'agiatezza dei nostri paesi pesi e danneggi il resto del mondo totalmente sottomesso dal potere delle multinazionali e dei paesi potenti. Siamo tornati a casa con una consapevolezza: abbiamo ricevuto molto più di quello che abbiamo donato con il nostro lavoro. Per questo ringraziamo tutte le persone che ci hanno calorosamente accolto, i bimbi che ci hanno sorriso e in particolare Don Franco e le suore di Koutiala che ci hanno permesso di vivere quest'esperienza. Tutti coloro che volessero partecipare al gruppo di volontariato "Cuore Aperto" possono rivolgersi a don Franco della parrocchia di Villar Perosa e partecipare alle nostre riunioni che si svolgono tutti i 9 del mese alle 20.30 presso l'oratorio di Villar.

Funka

Mercoledì, 27 Gennaio 2016 16:06

Torino olimpica: multe, multe, multe

L’argomento è di scottante attualità e scatena furibondi dibattiti. Sfioriamo il milione di multe comminato, un numero impressionante di contravvenzioni legate ai divieti di sosta o alla ztl. Fa impressione perché rispetto al 2003 siamo prossimi ad un aumento del 50%: i torinesi sono diventati improvvisamente dei samurai della strada, si sono rafforzati i controlli, la ztl ha aumentato esponenzialmente le violazioni?. Iniziamo dai freddi numeri: 979mila le multe comminate nel 2004, 313 mila violazioni per divieto di sosta sanzionati dagli ausiliari della Gtt, 359mila dai vigili o dalle forze dell’ordine, ben 307mila dal grande fratello delle entrate nella ztl. Il comandante dei vigili su La Stampa rapporta la situazione milanese alla nostra: nel 2003 più di un milione e mezzo di violazioni di cui 989mila con l’occhio indiscreto delle telecamere. Ovvero quasi il 60% contro il 31,3 delle violazioni torinesi 2004. Non è questo ovviamente il problema ma vorrei soffermarmi sulle multe da telecamera che non concede sconti. 20 multe da 80 euro, 12 infrazioni, l’uomo record, 120 multe pari a 9620 euro. Se si ricorre ai giudici di pace, in caso di bocciatura, si paga il doppio. Quasi ventimila euro in caso di ricorso bocciato, lo stipendio di un anno. Vorrei occuparmi di queste multe, infrazioni fotocopia, riprodotte, una, due, dieci volte. Ci sono circa 3mila casi dichiara il comune, sono quasi seimila i ricorsi presentati negli ultimi tre mesi. Non è dato sapere quanti siano i “casi fotocopia”, potrebbero ovviamente essere più di tremila. Come è possibile commettere la stessa infrazione nel corso del tempo e non accorgersi di nulla?. Indifferenza, necessità (conosco ma entro lo stesso), mancata conoscenza dell’editto comunale. E’ mancata innanzitutto un’informazione capillare. Quando si prende una decisione così importante bisognerebbe informare la cittadinanza che: “da domani entreranno in funzione le telecamere. Queste sono le vie, questi gli orari di divieto. Se entrerete lo stesso senza autorizzazione la multa sarà pari a….”. Ammetto, costoso. Al posto del comune di Torino avrei distribuito un opuscolo con il giornale torinese a mò di inserto: “da domani entreranno in funzione le telecamere eccetera, eccetera”. Quanti torinesi sapevano delle telecamere agli ingressi ztl?. Gli automobilisti accusano: segnaletica non ottimale e visibile, orari differenti in alcune vie. L’ultimo aspetto ha contribuito alla confusione, forse ha la responsabilità del cinque-sette per cento delle multe fotocopia. Sono un torinese che non legge i giornali: siamo sicuri che gli Olimpici non siano stati ingannati dal susseguirsi delle notizie: avvio del progetto, no, era una prova, ok si parte. Un cinque-sette per cento. Diciamo un trenta per cento di olimpici con multe in fotocopia che ha fatto orecchie da mercante, ovvero sapevano ma. Sono un torinese che legge i giornali a giorni alterni: sapevo che quella via era ztl con ingresso sorvegliato ma non immaginavo che via X lo fosse: diciamo un dieci-venti per cento. O se siete per la teoria dei mercanti speravo non lo fosse. La legge non ammette ignoranza rispondono i giudici di pace ed ovviamente dal punto di vista formale hanno piena ragione. Però, però. Chi era all’oscuro di tutto, un quindici/venti per cento, resterà all’oscuro di tutto perché non ci sono i vigili a constatare immediatamente l’infrazione. L’occhio vigile trasmette alla centrale, la prima multa verrà domiciliata entro 150 giorni, intanto il cittadino ignaro continuerà imperterrito a commettere lo stesso errore, una, due, cinque volte. A questo punto dato che il cittadino ignaro (o meno) continua a fare la stessa cosa alla stessa ora e/o più ingressi nello stesso giorno, io Maya comune italiano o io Maya assessore alla viabilità o io Maya sindaco prendo carta e penna (o decido di far prendere carta e penna): “caro cittadino sbadato, prima che i tuoi verbali divengano il seguito dell’Odissea ti informo che stanno per arrivare dieci multe. Cittadino sbadato, fai un po’ di attenzione, vuoi mica buttare tutti questi soldi dalla finestra?. Sai che eccetera, eccetera, eccetera”. Mi sembra un comportamento irreprensibile. Se il cittadino sbadato poi ricorre al giudice di pace sarà facile dimostrare che alla quarta infrazione consecutiva il comune ha provveduto ad avvertirlo per tempo. Le spese postali dell’avviso comunale a carico del cittadino impenitente. Non mi sembra irreprensibile sostenere: vi dovrete abituare alla telecamera, se davvero sono all’oscuro di tutto prima di centocinquanta giorni commetterò quell’infrazione cento cinquanta volte. Vorrei aggiungere. La legge non ammette ignoranza e sono il primo ad essere convinto di questo assioma/dogma, fate voi. Ma quando la legge è chiara e soprattutto la segnaletica è chiara. Mi sembra si ammetta che in fondo questa segnaletica non fosse chiarissima e a prova di dormiglione/distratto/finto tonto. Il sottoscritto non ha occasione di andare in centro al mattino o se lo fa prende il bus per non regalare un euro all’ora per un parcheggio. Il sottoscritto sa qual è la ztl e da dove parte ma se deve essere onesto non ha visto cartelli visibilissimi. Ora, almeno nelle prime tre settimane dell’entrata in vigore effettiva del provvedimento telecamere sarebbe stato opportuno far fare dei controlli a campione dai vigili. Probabilmente i non conoscitori, gli impenitenti, i furbi, avrebbero risparmiato le decine e decine di segnalazioni e ridotto notevolmente il numero di verbali. Si sa che per applicare la legge in questo paese non sempre si ottengono risultati sperati solo con una telecamera. Che non dissuade come sarebbe giusto fare ma munge (per la dissuasione faccio l’esempio delle strisce pedonali non in presenza di un semaforo. Il lampeggiante dissuade o mette in allarme, toh, ci potrebbe essere un pedone, le semplici strisce che nessuno rispetta non educano se non all’investimento). Nella città Olimpica, saranno i cinquanta cantieri, sarà il peggioramento delle condizioni economiche, sarà lo stress da lavoro, si guida sempre peggio. Ma quasi un milione di contravvenzioni (seicentomila per divieti di sosta o soste non autorizzate da un pagamento o ingressi non autorizzati) in una città in cui la viabilità è decisamente peggiorata (ed anche le condizioni economiche) sono un’esagerazione. Se multe devono essere, sarebbe un fiore all’occhiello dell’amministrazione aver sanzionato più mancati rispetto del rosso, degli stop, delle strisce pedonali. Questo filone sarebbe altamente educativo per gli Schumacher del volante. Nota a margine: Leggo sul sito del comune di Torino che è stato firmato un accordo tra il comune di Torino e Sky Tv. Il comune di Torino ha dichiarato guerra (per il decoro?) alle parabole domestiche, una tra le poche città italiane a pensare ad un simile provvedimento (Sarà l’unica?). Uno. Meglio le condominiali. Incredibilmente (incredibilmente per la tempistica) il citato ente realizza gratuitamente impianti condominiali, garantendosi de facto un controllo sistematico sul satellitare. E’ tutto fortunatamente casuale?.

 

Maya@valchisone.it

 

Mercoledì, 27 Gennaio 2016 16:06

Storia dei comuni olimpici: Pragelato

Pragelato si trova in alta Val Chisone a circa 80 Km da Torino a 1500 s.l.m. Il comune è composto da molte frazioni: sulla sinistra orografica del torrente Chisone le borgate di La Ruà, il capoluogo, Allevé, Duc, Traverses, Chezal, Villardamond, Souchere Haute, Grànges e Grand Puy. Sulla destra orografica del Chisone si trovano Souchères Basses, Plan, Pattemouche, Joussaud, Laval e Seytes. Il nome Pragelato deriva dal latino volgare Prata Gelata; le prime notizie scritte sul paese risalgono al Medioevo e più esattamente all' 8 settembre 1064: si trovano sull'atto di fondazione dell'abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa. Per secoli Pragelato, facendo parte del Delfinato, ebbe un ruolo molto importante nella valle. Questo periodo è testimoniato anche dalla riproduzione dei delfini e dei gigli di Francia in particolare sulle fontane della zona. Pragelato fu poi il capoluogo dell'Escarton dell'Alta Val Chisone dal 1343 al 1713. La comunità degli Escartons era un organismo parte del Regno di Francia ma autonomo politicamente e amministrativamente di cui ne facevano parte anche altre zone alpine come l’alta val d’Oulx, l’alta val Varaita, la valle di Briançon e quella del Queyras. Questo tipo di strutturazione sociale era un grande esempio di civiltà ed autonomia: al suo interno tutti i sudditi erano considerati liberi e borghesi, cosa molto rara altrove. La zona divenne progressivamente sempre più importante con la fortificazione della vicina Briancon nel 1690, mentre la comunità degli Escartons si sciolse nel 1791 e Pragelto divenne nuovamente distretto francese. La Val Pragelato fu scenario di un notevole influsso di religioni protestanti come i Poveri di Lione, i Catari e i Dolciniani che si insediarono nella zona. Purtroppo, a partire dal 1300 circa, si intensificarono molto i conflitti tra le diverse professioni di fede che portarono a vere e proprie guerre di religione. Quando l'editto di Nantes, che tutelava le minoranze religiose, venne abrogato, le popolazioni protestanti dovettero lasciare la zona con un vero e proprio esodo. Essendo la maggioranza degli abitanti, molti paesi rimasero pressochè deserti. Come già detto per Sestriere, la costruzione della strada napoleonica permise a Pragelato di intraprendere un nuovo sviluppo basato sul transito. Con il fenomeno dell'emigrazione in Francia, Pragelato era attraversata frequentemente da valligiani e italiani in genere che traversavano le Alpi in cerca di lavoro. Le miniere del Beth aperte in val Troncea portarono molto lavoro a uomini della valle e dintorni. Purtroppo con la tragedia della valanga del 1904 e la successiva chiusura della miniera, l'economia della val Pragelato si impoverì notevolmente. Durante la seconda guerra mondiale la zona ebbe tra i suoi boschi un importante esercito di partigiani. Molte furono le perdite umane e anche i danni materiali dovuti ai bombardamenti tedeschi. Poi, finita la guerra, Pragelato conobbe l'eco dello sviluppo turistico della vicina Sestriere. A partire dagli anni '60 cominciò ad affermarsi anche come stazione sciistica con le prime piste e impianti di risalita. Oggi Pragelato è famosa soprattutto per le sue rinomate piste di sci di fondo che si inoltrano nel meraviglioso paesaggio del Parco Naturale della Val Troncea. Oltre al fondo Pragelato offre 50 km di piste da discesa con innevamento programmato per tutti i livelli, scuole di sci, possibilità di ciaspolate, itinerari fuori pista, motoslitte e sleddog. In estate gli amanti della montagna incontaminata possono ammirare la verde Val Troncea con meravigliosi itinerari, passeggiate a cavallo e gite. L'offerta turistica non finisce qui: le abitudini, i bellissimi costumi tipici e le tradizioni di Pragelato vivono ancora oggi nel Museo del Costume e delle Tradizioni delle Genti Alpine che ha sede in una vecchia casa tipica. Rinomati e conosciuti dagli amanti della zona anche i prodotti tipici: i distillati di erbe e fiori raccolti nella zona, le marmellate e soprattutto il miele. Sulle pareti di molte case, inoltre, si possono ancora ammirare vecchie meridiane. Per conoscere meglio quest'arte di orologi solari e meridiane, il loro funzionamento e fare un viaggio nel tempo è stato creato il Centro di Documentazione sulle Meridiane. Pragelato avrà un ruolo importantissimo durante le Olimpiadi di Torino 2006 ospitando le gare di sci di fondo, combinata nordica e salto.

Mercoledì, 27 Gennaio 2016 16:05

Storia dei comuni olimpici: Sestriere

Sestriere ha una storia molto recente. L'abitato venne costruito ex-novo a partire dal 1934: l'area faceva parte principalmente dell'ex Comune di Champlas du Col, e in parte minore dell’ex Comune di Sauze di Cesana e della frazione Borgata di Sestriere. Il terreno su cui sorge Sestriere ha invece una storia più che degna: secondo testimonianze storiche dal Colle del Sestriere passarono Annibale con i suoi elefanti e, in seguito,addirittura Giulio Cesare. Le prime abitazioni sul colle e nelle valli adiacenti sorsero sotto l'Impero Romano d'Occidente. In seguito furono molte le invasioni, a cominciare dai Vandali e dai Saraceni per arrivare ai Delfini che combattevano contro i Savoia. Si susseguirono, poi, molte battaglie: memorabile quella dell'Assietta del 1747 vinta dall'esercito piemontese contro i Francesi. Napoleone ha il merito di aver costruito la prima moderna “rotabile” nel 1814 e in ricordo dell'evento fu eretto un obelisco nel 1914 e inaugurato nel 1921 per il centenario del passaggio delle Armate. Il nome "Sestriere" deriva da alcune carte del XII secolo in cui il colle è chiamato “Ad Petram Sistrariam” che stava ad indicare la sesta pietra sulla strada delle Gallie che i viandanti dell'epoca percorrevano. Il primo nome fu “Sestrierès”, originario dal patois e dal 1935 fu sostituito dal più italiano “Sestriere”. Già alla fine del 1800 i pendii della zona erano frequentati da Adolfo Kind e alcuni amici che, per la prima volta, scendevano sulla neve con dei rustici "pattini" di legno che permettevano loro di non affondare. Il destino del Colle era, così, già segnato. L'unico edificio presente ai primi del Novecento era una casa cantoniera abitata dalla famiglia Possetto, gli stessi che dal 1919 cominciarono a gestire un alberghetto di 20 camere con ristorante. Nel 1924 venne inaugurata la Cappella della Madonna della Regina Pacis dedicata ai caduti delle Valli nella Grande Guerra. Dal 1930 il senatore Giovanni Agnelli previde il futuro turistico di quella verde conca a cavallo della Valli Chisone e Susa: incaricò l'ingegnere Vittorio Bonadè Bottino di progettare la prima funivia. Venne quindi costruita la funivia Alpette-Sises, poi il trampolino di salto nei pressi del lago Losetta, un ristorante turistico, la funivia Banchetta e, in seguito, un portico per i servizi e i negozi, le due torri diventate emblema del Colle e l'albergo Principi di Piemonte. Già nel 1931, a Sestriere nacque la prestigiosa scuola di sci diretta dal campione austriaco Hans Nobl e la “Scuderia Edoardo Agnelli”, che formò ottimi maestri di sci e famosi campioni nazionali come Alberto Marcellin e Camillo Passet. Dopo la guerra la Scuderia divenne lo "Sci Club Sestriere". Negli anni a venire nacquero varie strutture ricettive non solo per il turismo d'èlite ma anche per molti cittadini appassionati di sci che giungevano al Colle con le prime linee della Sapav. Vennero così organizzate le prime gare di sci: nel 1935 Edoardo Agnelli ideò la “Sei giorni internazionale”, una serie di discese da svolgersi su sei differenti piste che venne in seguito ridotta a tre e chiamata "Tre Funivie". Con la seconda guerra mondiale lo sviluppo turistico si fermò e molte strutture subirono danni ingenti. Nel dopoguerra però, lo sviluppo riprese a gran velocità così come le gare internazionali: è rimasta nella storia dello sci il trionfo di Zeno Colò nella libera nel 1951. Tutti i maggiori campioni dello Sci mondiale salirono sul podio di Sestriere fino alle gare di Coppa del Mondo, che si disputano a partire dal 1967. Storica anche la doppietta di Alberto Tomba in gigante e in slalom nel 1987. Le piste da gara del colle sono state dotate di illuminazione notturna per il primo slalom notturno di Coppa del Mondo, vinto ancora da Tomba, nel 1994 fino ai Mondiali di Sci del Febbraio del 1997. Ora il comune di Sestriere si sta preparando per la sfida più grande dalle prime discese di Adolfo Kind a oggi: le gare di sci alpino dei Giochi Olimpici di Torino 2006.

Giovedì, 14 Gennaio 2016 15:06

Quanti sono i morti iracheni?

pubblicato il 20/05/2004 MARIA CUFFARO, LA TIVU' E NASSIRYA. La giornalista del TG3 Maria Cuffaro ha continuato a ripetere la parola guerra. "A Nassirya c'è la guerra". Il ministro della Difesa sostiene che sono aumentati gli atti ostili verso le nostre truppe, i vertici militari parlano di situazione tesa. Qualcosa in più della guerriglia. Qualche servizio ha infatti parlato di guerriglia, altri di terrorismo, dando però l'impressione che si sia trattato di un'escalation passeggera. In ogni caso sarebbe utile evitare "peace keeping". La parola guerra ha interrotto un flusso di miele televisivo tranquillizzante: speriamo non ci siano censure in vista per la Cuffaro. QUANTI SONO I MORTI IRACHENI?. In un anno la coalizione anglo-americana non ha mai fornito i dati sui morti iracheni, preferendo ignorare l'aspetto di questa guerra, cioè la morte degli altri. Non ho letto nessuna statistica sui giornali tantomeno ne ha parlato la tivù. L'organizzazione non governativa Iraqi body count formata da accademici e pacifisti inglesi ed americani (spesso citata come fonte attendibile dall'Indipendent) ha provato a redigere minuziosamente e per quanto possibile una statistica delle morti irachene. Secondo l'ong le vittime sarebbero tra i 9148 e gli undicimila: sul sito vengono elencati gli episodi di violenza nei quali hanno perso la vita civili iracheni precisando data e luogo, circostanza ed armi usate. Tre le casistiche: vittime di operazioni di guerra della coalizione, scontri tra iracheni od attentati. Nell'elenco non sono incluse le vittime dell'assedio di Falluja stimate in 800 e le 200 circa di Baghdad delle ultime settimane. Quante potrebbero essere le vittime del conflitto vero e proprio?. Si calcola che fino al 1 maggio 2003 almeno 7350 civili iracheni siano morti in seguito alle operazioni della coalizione anglo americana. Secondo Amnesty fare un computo delle morti irachene non sarebbe impossibile, credo che neppure il Coalition Provisory Authority abbia voglia di stilare il macabro conto, preferendo voltare pagina in fretta e furia. L'organizzazione che ha un sito internet precisa che il progetto trae origine dal lavoro del professor Marc Herold che ha redatto il più completo rapporto sulle vittime civili della guerra in Afghanistan. Herold sul sito scrive: "le fonti militari e i mezzi di comunicazione ufficiali tentano di far passare l'idea che le nuove armi di precisione causano, nella peggiore delle ipotesi un numero di vittime minimo ed incidentale, mentre è vero il contrario". DAGLI AMICI....... Ad inizio aprile l'annuncio choc: "taglieremo le tasse, decreto pronto entro quindici giorni". Ad inizio maggio dopo lo stupore degli alleati e qualche critica, conversando con i giornalisti, si confermava la riduzione delle aliquote fiscali a breve. Nelle ultime ore, dopo gli altolà realistici di Fini "mancano le risorse e vanno trovate" (l'Italia sta per superare il 3% del rapporto deficit/pil) la retromarcia: se ne parla dopo le elezioni per non fornire l'impressione di una mossa elettorale. Ieri Brunetta di FI ha dichiarato che "Berlusconi avrebbe già ridotto le aliquote ma è stato bloccato dagli alleati". Il mistero si chiarisce, la mossa era elettorale ma in una sorta di cannibalismo politico, era rivolta contro gli altri partiti del Polo. "I vecchi della politica" quindi anche gli alleati "bloccano le riforme che io vorrei fare" questo il messaggio subliminale lanciato per interposta persona. Annunci che rischiano di avere un effetto boomerang e si potrebbero ritorcere proprio contro coloro che sono nella coalizione di governo. Ovviamente è in secondo piano pensare che questo paese s'impoverisce ogni giorno di più e sarebbe logico pretendere più rigore e meno spot. ELEZIONI PROVINCIALI. Provincia di Torino: diciannove candidati, trenta quattro liste. Dei diciannove candidati le donne sono quattro, il ventun per cento. Dei trentaquattro partiti/ liste, accanto ai tradizionali e nazionali troviamo rappresentati, cito a memoria e senza intenzione di ricordarli tutti: il tifo granata, gli automobilisti, due liste di pensionati, i consumatori. Tre liste di no: no all'inceneritore, no all'euro e no tav. Quest'ultima potrebbe essere la sorpresa della prima tornata elettorale, stante l'opposizione al progetto di buona parte della Valsusa: delle liste citate inoltre mi sembra la più concretamente legata al territorio. Maya@valchisone.it
Giovedì, 14 Gennaio 2016 15:05

Pelle di leopardo di Tiziano Terzani

“La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l’abitudine. Il primo morto quando l’ho visto io, stamani, rovesciato sull’argine……….Gli altri li ho semplicemente contati come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare le quantità”. E’ l’incipit di pelle di leopardo (con riferimento alla cartina del Vietnam, a chiazze a seconda che fosse occupata da una e dall’altra parte), diario di guerra di Tiziano Terzani che parte dal 7 aprile 1972 e termina il 29 marzo del 1973 e racconta una parte della guerra del Vietnam. “Partendo gli americani si lasciano dietro cinquanta mila morti loro e forse due milioni di morti vietnamiti; si lasciano dietro trecentomila orfani, trecento mila bambini mutilati, i crateri delle bombe, ventimila bastardi, le foreste defoliate………Il Vietnam resta ai vietnamiti. Terzani descrive la deamericanizzazione del Vietnam voluta da Nixon, la rabbia dei sudvietnamiti, i propagandisti governativi che sommergono i villaggi di bandiere. Descrive la Saigon placida e putrida, quella dei bar con nomi americani (Florida), le prostitute, i disgraziati fuggiti dalle campagne, gli storpi, i mercatini con ogni genere di mercanzia americana, un’umanità povera e sempre più povera che vive nelle capanne di fango ai margini della città dove i bambini giocano nei canali di scolo. Un esercito di mezzo milione di persone è scomparso improvvisamente, un esercito che aveva creato un’economia parallela è sparito, distruggendo il Vietnam meno delle bombe ma con la stessa intensità psicologica. E’ il Vietnam dei crateri nelle campagne, nelle mine, nei villaggi la notte vietcong, durante il giorno fintamente governativa. E’ la follia, è la follia del regime di Thieu, regime di polizia duro, che etichetta come comunista chiunque non dimostri particolare anticomunismo e patriottismo. E’ il Vietnam dei bombardamenti al nord, le reticenze dei generali nelle conferenze stampa, è l’indecisione americana, è l’attendismo asiatico. E’ il Vietnam dei vietcong, è il Vietnam del Nord che vuole riunificare il paese ed ha sopportato perdite immani. E’ la fine del gioco del domino, se cade il Vietnam del Sud in mano ai comunisti, cade tutto il sudest asiatico: è la politica di Kissinger che cerca a tutti i costi un accordo di cessate il fuoco per far uscire dalla scena l’America. E’ questa entità sconosciuta secondo la propaganda che in realtà è conosciutissima nei villaggi di campagna dove c’è un uomo che lavoro per il governo ed uno che lavora per il fronte di liberazione nazionale. Ma è la guerra, perché al di là dei grandi giochi, in ogni villaggio del Vietnam del Sud si piangono morti, storpi, individui devastati dal napalm, persone arrestate dalla polizia segreta per semplici delazioni. E’ la guerra che Terzani descrive magnificamente con il carico quotidiano di morti, di disperazione, di fuga verso una salvezza non sicura. E’ il Vietnam, una guerra che ha conquistato i cuori e le menti di milioni di americani e di milioni di persone in tutto il mondo. E’ il Vietnam che si avvia alla pace, che sente sua la pace dopo la guerra contro i francesi e gli americani. E’ la Saigon che attende, che soffre, che vive con il coprifuoco, che vive la guerra con distacco perché ancora lontana. E’ Thieu e il suo regime che tenta di sabotare gli accordi di pace e che in fondo recepisce il messaggio per cui è stato messo al potere: nessun accordo con i comunisti, se cadiamo noi cade il Sud est asiatico. Tutto ciò descrive Tiziano Terzani con coraggio, con semplicità, nulla aggiungendo, nulla togliendo ad una cronaca fatta di parole semplici ma profonde. E dure come l’acciaio nei confronti dei giocolieri della guerra e piena di simpatia per le vittime come sempre i civili. Merita davvero una lettura per comprendere il dramma della guerra visto dalla parte di chi soffre: la popolazione Prossima recensione: il seguito ideale di Pelle di Leopardo Giai Phong!, diario della conquista di Saigon raccontato da Terzani con la stessa semplicità. maya@valchisone.it
Giovedì, 14 Gennaio 2016 15:05

Atene 2004: medaglie e risultati

pubblicato il 18/4/2004 dal nostro inviato ai giochi Maya Ulisses Positiva giornata per il nuoto italico che conquista due medaglie, una d'argento ed una di bronzo. Federica Pellegrini, 16enne, aveva illuso tutti: aveva conquistato la finale con il miglior tempo. E per trenta-trentacinque metri era stata in testa alla finale, dopo una gestione raziocinante della gara. Nelle battute conclusive è stata beffata dal prepotente ritorno della rumena Camelia Potec che ha vinto l'oro per diciannove centesimi!. Brava comunque: data la giovane età, avrà tempo di rifarsi. Strepitosa la prova della 4X200 stile libero: un bronzo storico dietro i mostri sacri americani ed australiani. Brembilla, Rosolino, Cercato e Magnini i nomi del quartetto: durante la seconda staffetta, con Rosolino in acqua, eravamo addirittura secondi, poi è arrivato Thorpe a rimettere in carreggiata l'Australia. Notizie spicciole di eliminazioni: nel judo la Scapin ad opera della coreana Song Hong e Roberto Meloni sconfitto nel ripescaggio. Storica la finale dei 100 stile libero di nuoto: non ci sarà nessun atleta americano, mai successo tranne che a Mosca 80 dove però gli americani non avevano partecipato. Nella scherma categoria spada è finita agli ottavi l'avventura di Rota, nel tiro a volo stessa sorte per Di Spigno. Nel tiro a segno categoria pistola libera eliminati Bruno e Fait. Fuori anche Wanling Tan Monfardini nel singolo di tennistavolo Segnalo subito due appuntamenti per domani, sport di squadra femminili: la sfida Grecia-Italia di pallanuoto (16.45- che seguirò con Gianina) e Italia-Brasile di pallavolo (20.30). A caratteri cubitali Italia- Cina Taipei di softball (ore 8.30) e l'ingresso alle Olimpiadi di Vezzali e Trillini, ci potrebbe scappare una medaglia. La pallanuoto maschile ha riscattato brillantemente la sconfitta patita all'esordio contro la Spagna, affondando l'Australia per 8-4. L'Italpallavolo ha perso al tie break con il Brasile 33-31 ma ha giocato una partita meravigliosa: gli azzurri dopo aver ceduto il primo set ai campioni del mondo hanno conquistato il secondo. Sudamericani nuovamente avanti nel terzo ed Italia super nel quarto: il tie break ha sancito la vittoria del Brasile ma non la superiorità: l'Italia può lottare per l'oro. Tra gli altri risultati, il tre a zero con cui la Serbia ha regolato la Francia e la faticosa vittoria dell'Argentina, tre a due contro la Tunisia. Altrettanto sfortunata la partita dell'Italbasket superata di due punti dalla Serbia (74-72) lontanissima parente della squadra campione olimpica. Un tiro di Basile a fil di sirena è rimbalzato sul ferro ed è uscito: poteva sancire il pareggio. Buon avvio degli azzurri che complice una pessima percentuale al tiro dei plavi si portavano dopo sette minuti sul 15-6. La Serbia rosicchiava lentamente il vantaggio e all'intervallo il punteggio era in perfetta parità: 36-36. Grande equilibrio in campo. Inizio di terzo quarto disastroso: 9-1 e match che pareva indirizzato, il successivo colpo di coda del quintetto italico permetteva un parziale recupero: meno cinque, 50-55, al termine del terzo. Il match era avvincente, lieve vantaggio della Serbia fino al 70-70 grazie agli errori di Bodiroga che ricordava la sua militanza italica. Più freddi i nostri avversari che con fortuna gestivano la vittoria. Nel nostro girone la Cina ha superato 69-62 la Nuova Zelanda, mentre la Spagna ha battuto l'Argentina per 87-76. Spagnoli in testa al girone con quattro punti. Nel girone b il Dream Team dopo lo choccante esordio ha avuto ragione (a fatica) della Grecia per 77-71. Non sarà ancora Dream ma è tornato ad essere perlomeno un team. In testa i lituani, facili vincitori su Portorico per 98-90. Terza sconfitta consecutiva per la squadra di baseball: zero a sei contro l'Australia oggi alle ore 9.30 sfida con l'Olanda alla nostra portata. Nel calcio maschile storica qualificazione del Mali a i quarti, tra le ragazze Nigeria ai quarti (incontrerà la Germania) pubblicato il 19/4/2004 dal nostro inviato ai giochi Maya Ulisses Valentina Vezzali conferma l'oro di Sydney superando in una finale tutta italica Giovanna Trillini, al quarto podio consecutivo. Bella sfida, al via meglio Giovanna che si portava sul 4-1. La Vezzali recuperava e rompeva l'equilibrio dal sesto minuto in poi vincendo agevolmente 15-11. Con il successo di ieri lo sport italiano ha conquistato il terzo oro e la nona medaglia complessiva. Nella vela classe mistral Alessandra Sensini perde il primato dopo la quarta regata (chiusa al terzo posto): ora è seconda. Nella categoria laser Diego Negri è 14, sedicesima Larissa Nevierov nella classe Europa. Si riscatta la squadra femminile di pallanuoto superando in scioltezza la Grecia per 7-2. Nel nostro girone l'Australia ha dominato contro il Kazakhistan, nove a quattro. Brasile bestia nera delle squadre italiane di pallavolo: anche le ragazze cedono alle sudamericane per tre a due (quindici a tredici nel tie break) dopo aver giocato un'ottima partita. Da segnalare la vittoria di Cuba tre a due con la Cina e la clamorosa sconfitta degli States ad opera dela Repubblica Dominica: partita risolta dalle caraibiche al tie break. Disatrosa esibizione della squadra di baseball, alla quarta sconfitta, in un'Olimpiade da dimenticare: 4-10 contro l'Olanda. Stessa sorte per la squadra di softball, battuta di misura, 1-0 da Taiwan. Nel canottaggio Galtarossa e Sartori in finale dopo aver vinto la batteria, terzo in batteria il quattro senza comunque qualificato per la finale. Federica Pellegrini è stata eliminata nei 100 stile libero in semifinale, nei 200 farfalla la Cavallino è giunta ottava. Ancora pessime notizie dal judo: eliminato Francesco Lepre categoria 90 kg, mentre Cristina Giai Pron è giunta ottava nella finale del K1 donne. Fortunata l'Italia del calcio: la squadra di Gentile è stata superata dal Paraguay per uno a zero ma si è qualificata ai quarti grazie alla contemporanea vittoria del Giappone sul Ghana che ha così estromesso gli africani. Oggi attenzione, primissima mattina, zona colazione: ore 10.00 Italia-Australia, pallavolo maschile ed ore 10.15 Italia-Spagna di basket. Per la pallanuoto maschile Italia-Germania, i tedeschi guidano il girone. pubblicato il 20/4/2004 dal nostro inviato ai giochi Maya Ulisses Splendida giornata per lo sport italico, sesto nella classifica generale al momento in cui scrivo. Bronzo nel judo, categoria 78 kg con Lucia Morico che ha sconfitto nella finalina l'ucraina Anastasyia. Argento per la squadra di sciabola: Tarantino, Pastore e Montano sono stati superati in finale dai francesi. E' la sesta medaglia portata dalla scherma. Oro per Marco Galiazzo nel tiro con l'arco individuale (prima storica medaglia in questa specialità): dopo aver superato in semifinale il britannico Godfrey ha battuto in finale il giapponese Yamamoto per 111 a 109. Francesca Schiavone è stata eliminata dalla russa Myskina, nel pugilato Clemente Russo è stato eliminato dall'americano Andrè Ward. Sfortunata Chiara Cainero, ottava, esclusa dalla finale per un punto nel tiro a volo. Nel nuoto, cinquanta stile libero, eliminati Michele Scarica e Giovanni Vismara. Fuori Popov, clamorosa notizia. Vanno in semifinale nella canoa Ferrazzi nel K1 e la coppia Benetti e Masoero nel C2. Nel beach volley Gattelli e Perrotta agli ottavi dopo il successo sul duo sudafricano. Ennesima sconfitta delle ragazze del softball, zero ad uno contro il Giappone. Per l'Italia del basket, sconfitta dalla Spagna (63-71) sarà decisiva la partita contro la Cina. Il Dream Team vince ma non convince: 89-79 all'Australia. Positive le prove dell'Italpallavolo maschile, tre a zero contro l'Australia e dell'Italpallanuoto maschile, 10-5 contro la Germania. Vi segnalo: sabato ore 17 Italia-Mali. Oggi, venerdì Italia-Kazakhistan pallanuoto femminile ore otto e Italia-Kenya, pallavolo femminile ore 18.30. Maya@valchisone.it

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