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By Maya

Perugia conquista gara uno della finale superando al tie break Bergamo. Finale in apnea, 16-14 nel quinto, straordinaria prestazione di Mirka Francia Vasconcelos autrice di 33 punti. Per Bergamo, Kilic e Grun 17. Ottava finale per le lombarde, la quarta per le umbre, due perse, una vinta nel 2003. Prima e seconda del campionato, un dominio incontrastato. 25-22, 23-25, 25-19, 20-25, 16-14. Primi due set equilibrati, terzo dominato dalle umbre, quarto dalle bergamasche, il quinto equilibratissimo.

Primo set conquistato dalle umbre dopo una rimonta di sette punti. La Kilic non è il solito martello e Bergamo non ha terminali offensivi in grado di contrastare la supersonica Vasconcelos. A fasi alterne anche il secondo a dimostrazione dell’equlibrio tra le due squadre. Più solida Bergamo, più effervescente Perugia, scambi spesso spettacolari. Prima parte di set con le umbre in vantaggio (10-6 e 12-8). Fuori la Kilic, in giornata no, Bergamo torna in partita anche grazie a Jenny Barazza tornata su livelli ottimali. Il 14-14 segna lo spartiacque dell’equilibrio, 16-17 primo vantaggio per le lombarde. Incerto l’esito, scambi appesi ad un filo sottile. Si arriva al 22-22, due punti della Barazza ed un muro vincente spezzano il filo. 1-1, come da previsione, sarà finale lunga.

Il terzo è lo show della Vasconcelos. Inizio fulminante di Perugia 4-1 con aces della Aguero che poi vittima dei postumi del mal di schiena si spegne. Stranamente fallosa Bergamo, si arriva sull’11-5. più sei ancora sul 15-9, Barazza con punto a muro, Vasconcelos straripante. Ottimo momento anche per la Gioli, la Kilic realizza un punto.

Bergamo non riesce ad avvicinarsi, ogni volta che ci prova viene fermata da Mirka Francia Vasconcelos.  Qualche timida protesta sul 19-13 per un’invasione fischiata alla Zhukova, un punto della Barazza, due della Kilic, l’idea che Bergamo abbia smarrito la sicurezza. Smarrito il gioco di squadra ci si affida al gesto della singola. Dall’altra parte della rete entusiasmo per un gioco spumeggiante ispirato dalla Fofao che trova pronta a ricevere i suoi inviti anche la Gioli e la Swieniewicz. E se la Waleska Moreira non sbaglia un muro, il 25-19 è cosa fatta.

Potrebbe essere il momento della resa per Bergamo, ma una squadra come questa difficilmente molla o si deprime. Cinque a cinque nel quarto, poi 8-9, regge la Poljak, cresce la Kilic, persino un muro della Piccinini. L’Aguero è quasi scomparsa, si inizia a murare con decenza e anche la Vasconcelos viene limitata. Un doppio errore di Aguero e Gioli, 10-15, più fallose le umbre. Un muro della Waleska, un super punto della Fofao ma Barazza e Grun rimettono in carreggiata il match. 20-14, sensazione, più che una sensazione che si vada al quinto. La Swieniewicz, un punto della palleggiatrice di Bergamo, Zhukova, altri sprazzi della Vasconcelos, meno sicurezza per la squadra in maglia bianca, ancora Jenny Barazza finalmente a ciclo continuo, chiude la Kilic. 25-20, si va al quinto.

0-2 doppio muro prima della Grun poi della Zhukova, la solidità sembra prevalere sulla fantasia. Vasconcelos ed un’invasione fischiata alla Poljak, si ricomincia, equilibrio ed incertezza. Kilic, Vasconcelos, quarto tocco fischiato alle umbre, ancora Vasconcelos, Grun, Fofao. Cinque pari, gara uno si decide al limite. Bella gara, aumentano con la stanchezza anche gli errori. Sul 7-7 Caprara sostituisce la Piccinini dopo un’errore, non è la prima volta. Matja Poljak rimette avanti Bergamo. Un punto della Secolo per il 9 a 9.

E’ davvero incertezza assoluta. Possono vincere le due squadre, Perugia troppo Vasconcelos dipendente, Bergamo meno solida del solito. Vasconcelos, Poljak, Aguero, Kilic, Gioli, ancora Kilic. 12-12, Jenny è un po’ scomparsa. E’ Angelina Grun a tenere Bergamo in partita siglando due punti importanti come oro. 14-14. E’ un super muro della Dorata Swieniewicz a far girare la rotta della finale uno verso l’Umbria. L’approdo del 16-14 è firmato dalla Waleska Moreira. Palazzetto in delirio, non si possono fare previsioni, certo che se la Vasconcelos continua così……..

Le pagelle

Perugia

Aguero Taimarys: Voto sette. Non ha giocato gara tre delle semifinali per il mal di schiena. Per tre set non sembra risentire del dolore, poi si blocca. Comunque importante con i suoi quattordici punti.

Helia Rogerio de Sousa Fofao. Voto nove. La palleggiatrice è semplicemente geniale, muove l’attacco con fantasia. Realizza anche cinque punti, persino un punto a muro

Dorata Swieniewicz. Voto sette. Dieci punti molto alterna. In alcuni momenti scompare dal match.

Chiara Arcangeli. Voto otto e mezzo. Il libero umbro correre dietro a palloni talvolta impossibili. Atleticamente e tatticamente quasi perfetta.

Mirka Francia Vasconcelos. Voto dieci e mezzo. Trentatré punti, perfetta nei primi due set, devastante nel terzo. Di potenza e di classe, è immarcabile. La differenza.

Simona Gioli. Voto otto e mezzo. Fa cose importanti nei momenti importanti. Bella e brava

Waleska Moreira. Voto nove. Diciassette punti molti dei quali a muro. Realizza il punto match

Marinkovic e Di Iulio. Non giudicabili. Entrano a spot, la prima per sostituire la Fofao ed alzare il muro, la seconda nel quinto per un istante al posto della Vasconcelos.

Massimo Barbolini (allenatore). Voto nove. Perugia si porta sull’uno a zero, squadra perfetta, con una Vasconcelos in queste condizioni può sognare lo scudetto 

Bergamo

Lioubov Kilic. Voto sei e mezzo. Diciassette punti ma molta difficoltà in ricezione. Viene persino sostituita nel secondo set, si riprende parzialmente.

Angelina Grun. Voto sette e mezzo. Anche per lei diciassette punti ma continuità e determinazione. Nel quinto guida la squadra.

Francesca Piccinini. Voto sei e mezzo. Appena sbaglia viene sostituita. Troppo alterna, non era in gran giornata, spesso e a lungo rimane fuori dal gioco d’attacco.

Zhukova Iryna. Voto sette. Si inventa un gioco d’attacco diverso dal solito con la Kilic non eccelsa come al solito. Realizza tre punti.

Secolo Manuela. Non giudicabile. Entra nel quinto set, realizza un punto.

Matja Poljak. Voto sette e mezzo. Realizza tredici punti, è giocatrice non appariscente ma determinante. Nel quarto tiene su la squadra. 

Jenny Barazza. Voto otto. Quindici punti, nel terzo set è tra le poche a salvarsi. Si impegna anche in difesa.

Paola Croce. Voto sette e mezzo. Il libero bergamasco si distingue per la continuità del rendimento.

Massimo Caprara (allenatore). Voto nove. La super squadra è stata sconfitta ma è una super squadra con tanto carattere. La serie è ancora lunga può succedere di tutto.

 

Maya@valchisone.it

Giovedì, 07 Aprile 2016 12:41

Precario e felice?. No, ansioso e stressato

L’Italia negli ultimi anni ha visto trasformare la qualifica dei rapporti di lavoro. Sempre più precari e flessibili, soprattutto i giovani. Un’inchiesta dell’Eurispes condotta su un campione di persone dai 19 ai 38 anni ha dimostrato quale sia il grado di difficoltà vissuto dai lavoratori atipici e quali siano le difficoltà maggiori a cui debba far fronte quello che è diventato un vero e proprio esercito. Vorrei analizzare brevemente questi dati. Il 61,7% degli uomini di questo campione ha conosciuto nella sua esperienza lavorativa solo contratti atipici. Il 62,3% delle donne. Ovvero tre lavoratori su cinque non hanno mai avuto esperienze a tempo indeterminato. Il campione dichiara di essere pagato poco ed irregolarmente e di essere preoccupato per il proprio futuro pensionistico. Il 71% delle donne esprime questa preoccupazione, il 30% non riceve regolarmente lo stipendio. Non solo retribuzione basse, una larga fetta del campione lamenta la mancanza di tutele sociali e sindacali: ci sono lavoratori di serie a e lavoratori di serie b, cittadini con tutti i diritti e cittadini a cui questi diritti sono negati. Il 71% dichiara di aver avuto difficoltà nell’accesso al credito: è più difficile ottenere dalla banca un mutuo per un lavoratore atipico, una discriminazione che si aggiunge ad altre discriminazioni. Quali sono i risultati di questa discriminazione dal punto di vista fisico e psicologico?. Ansia e stress, più per le donne (il 37%) che per gli uomini, il 32%. I lavoratori protagonisti del campione non sono tutti a bassa istruzione, come si potrebbe pensare e come si pensa quando si discorre di precarietà. Non sono pochi i casi di laureati e persone che hanno conseguito un master La puntualizzazione val bene un’ulteriore riflessione: il mondo del lavoro non garantisce, se non per pochi o pochissimi, un accesso immediato. Il discrimen non è il titolo di studio, semmai la contingenza. Romano Prodi pochi giorni fa ha dichiarato che occorre cambiare registro: i giovani ed i giovanissimi non possono avere come prospettiva un futuro precario. Concordo pienamente e mi auguro che fin da ora la GAD elabori delle proposte per incentivare l’occupazione senza dover ricorrere a forme estreme di precariato.


Maya@valchisone.it

La settima giornata di ritorno aveva in programma la madre di tutte le partite del campionato italiano di pallavolo. Perugia contro Bergamo, una sconfitta contro zero, dominio pressoché totale nella regular season, undici set persi contro otto. Ha vinto Perugia per tre a zero (13, 19, 20) in poco più di un’ora, superiorità indiscutibile, Bergamo condizionata da qualche assenza. Diciotto punti della Vasconcelos, dodici della Aguero, per Bergamo senza la divina Barazza, Piccinini dieci come la Grun, otto punticini dalla Secolo. Caduta libera per Chieri, quarta sconfitta consecutiva ed ora sesto posto. Se Bergamo è un altro pianeta, contro Pesaro si pensava ad una gara perlomeno più equilibrata. Tre a zero (20,23, 19) con le marchigiane che ora si installano al quarto posto. Ancora fuori la Tom, Zetova e Scott tredici punti a testa. Pesaro ha ritrovato una fantascientifica Rinieri, diciotto punti, ben accompagnata dalla De Castro con diciassette. Novara fatica contro Reggio ultima in classifica ma vince e consolida il terzo posto in classifica. Tre ad uno (25-20, 22-25, 25-23, 25-17) con le emiliane rassegnate solo nel quarto. De Carne 22, Glinka 20, Anzanello 18, sessanta punti in tre. Per le reggiane Fledderus 3, Branagh 14, Staelens 11. Jesi si impone con autorità a Modena e conquista la quinta piazza. Trascinate da Pachale e Togut (diciotto a testa), tre a zero malgrado la buona giornata di Soucy (12) e Bautista (14). Infine Forlì tre ad uno contro Santeramo, con una devstante Kenny Moreno, venti punti e 17 della De Moraes. Partenza ad handicap, vittorie nel secondo, terzo e quarto, match più aperto di quanto dica il risultato

 

Maya@valchisone.it

Giovedì, 31 Marzo 2016 15:31

Pallavolo femminile: Chieri-Bergamo 2/3

Cuneo, peccato non Torino. Bergamo supera per 3-2 Chieri in un match rocambolesco e spettacolare. Le campionesse d’Europa dopo aver dominato il primo set e vinto il secondo al tie break hanno dovuto subire il grande ritorno di Chieri trascinato dalla Vincenzi e dalla Scott. Due a due e tie break. Quinto set al cardiopalma a due facce. Prima parte dominata da Chieri avanti di due punti, fino all’otto a sei. Ritorno di Bergamo con quattro punti di fila, tre dei quali della Kilic, parziale di quattro a zero per le piemontesi. Sul 12-11 è forse subentrata la paura di vincere o è emersa l’incredibile forza di una squadra con pochissimi punti deboli. Tredici a tredici, poi la Grun ed un’errore della Tom hanno segnato la partita, appesa ad un filo sottile fino all’ultimo.

Una partita quasi persa e ripresa con merito da Chieri. Primo set dominato dalle bergamasche, perfette, da campioni d’Europa, gioco veloce, muro, pochi o nessun errore. Chieri subisce e non trova mai la forza di reagire. Un dominio netto che fa presagire un trionfo.

Il secondo set è più equilibrato. Si chiude 27-25 dopo che Chieri ha sempre rincorso ed è arrivata a meno due sul 19-21. Qualche sensazione che il trend possa mutare ma è devastante il parziale complessivo degli attacchi vincenti: 43% per Bergamo, 17% per Chieri. Se il gioco delle lombarde è fluido, quello di Chieri per fare punto deve faticare e non poco. Però malgrado queste premesse le ragazze di Guidetti restano in partita. E’ la Scott che tiene in partita le torinesi, con il suo incredibile movimento a schiacciare.

Il terzo set è la somma delle considerazioni iniziali: primo punto di Virna Dias, Piccinini e Scott. Un’errore, evento raro, della Kilic e una martellata della Marletta portano Chieri sul 5-3. Il primo vantaggio della gara. Virna Dias sfrutta gli ultimi sprazzi, poi sbaglia. Ancora la percentuale degli attacchi vincenti fa la differenza. Bergamo allunga fino al 9-13, con punti della Piccinini. 11-13 e poi 13-15 grazie alla Scott. Si arriva al 15-15 e qui la partita cambia rotta. Bergamo non chiude facilmente, il muro di Chieri entra in funzione. E’ equilibrio vero, un diagonale secco della Grun a cui replica una doppia Vincenzi. La Paggi sigla il 17-18 ed il suo ultimo punto. Il 19-18 è l’emblema del cambiamento: un gran salvataggio della Marinova produce punto con le bergamasche immobili. Due muri vincenti, la Kilic prova a far rialzare la testa per chiudere la partita, ma è 22-20. Scott ed un muro della Marletta per il clamoroso più quattro. Sul 24-20 la Zukhova, poi ancora Scott per il 25-22. Tutto da giocare, adesso è Chieri ad essere fluida nel gioco.

Il quarto set si apre con il punto della Vincenzi. E’ il set della Vincenzi e della Scott, straordinarie. Chieri migliora e la statistica degli attacchi vincenti lo dimostra: 38% contro 37%. La Kilic sigla l’ultimo vantaggio bergamasco sull’otto a sette. Dieci ad otto, ora la Kilic, poi Vincenzi e Scott. Le ragazze di Caparra si aggrappano alla classe delle singole, tredici a dieci, entra la Barazza che realizza subito due punti, uno un muro vincente. Errore della Tom, la Marletta restituisce il vantaggio. Match palpitante, Tom, Piccinini, Marinova, Scott. Due punti della Vincenzi, straordinaria, in trance agonistica. E’ più quattro, diciannove a quindici, un’errore della Marletta frena il trend. Ma non lo arresta, due punti della Vincenzi, due della Scott, la Virna Dias che riemerge dal torpore. Ventiquattro a diciannove, le campionesse d’Europa subiscono. La Grun, un’aces della Kilic e un’errore della Tom illudono. Chiude la Scott implacabile.

25-22. Il palazzetto di Cuneo in delirio, la rimonta è completata.

Quinto e decisivo, non solo per la partita. Vincenzi, Tom, Scott si riapre come si è chiuso. Jenny Barazza riporta sul 3-2, Marletta ed un’errore della Tom. Ancora Angelina Grun, poi Manuela Secolo con due punti quasi consecutivi. Più Chieri, Bergamo in partita con le seconde linee. Cinque pari ma è la super Vincenzi a far rigirare il match con due punti consecutivi. A Chieri manca il colpo del ko, Bergamo poco alla volta rientra in partita e nel ruolo. Si passa dall’otto a sei all’otto ad undici con tre punti micidiali della Kilic.  Sembra finita ma le emozioni sono tante. Perché questa volta è Bergamo ad entrare in fase calante e subisce un quattro a zero. La Tom, un’errore della Grun e doppia Marletta. Partita bellissima. Dodici pari. Decide un colpo, un’errore, la forza psicologica. La Secolo spacca l’equilibrio, la Tom riporta il pareggio. Angelina Grun colpisce nel cuore della difesa. Un’errore della Tom sigla l’epilogo.

Chieri davvero ad un passo dall’impresa, è invece Bergamo a festeggiare l’uno a zero. Poteva essere la partita chiave per le piemontesi. Gara due il 21, gara tre il 24 a Bergamo. Stasera l’altra semifinale. Jesi, che ha eliminato Novara della supersonica Togut prova a sfidare Perugia: match più incerto di quanto si possa pensare, le umbre dovranno giocare alla perfezione.

Le pagelle

Chieri

Virna Dias: voto sei. Mezzo punto in meno perché potrebbe fare di più. Emerge a sprazzi, partita ombrosa.

Borri. Voto sette. Il libero di Chieri è ovunque dopo una partenza non brillantissima. Quando Chieri, sul finire del secondo ed inizio del terzo, inizia a sporcare le percentuali di Bergamo, lei c’è.

Danielle Scott. Voto nove e mezzo. Ventitré punti, domina il terzo ma soprattutto il quarto. Purtroppo per Chieri si ferma nel quinto. Immarcabile.

Neli Marinova. Votto sette e mezzo. Impossibile far giocare nel primo set, contro super Bergamo, si riprende e tenta di coinvolgere tutto il fronte d’attacco. Al suo attivo anche tre punti.

Marletta. Voto sette e mezzo. La centrale realizza dieci punti e cresce alla distanza come tutta la squadra. Brava e decisiva in alcuni muri, quando Chieri riesce a murare.

Vincenzi. Voto dieci. Migliore in campo, stratosferica nel terzo e nel quarto. Realizza ventiquattro punti, molti i muri vincenti. Perfetta.

Logan Tom. Voto sei e mezzo. Tredici punti, a lungo fuori dal gioco. Da lei e dalla sua classe ti aspetti sempre la differenza.

Antonina Zetova. Non giudicabile. Sostituisce per un flash la Marinova.

Giovanni Guidetti. Voto nove. Praticamente senza la Zetova e con la Tom non eccelsa, fa tremare Bergamo. Chieri è una splendida realtà della pallavolo femminile. Vicino all’impresa, perde di un soffio, avrebbe meritato l’uno a zero.

Bergamo

Lioubov Kilic. Voto nove. Ventuno punti, quattro nel tiebreak. E’ decisiva nel momento difficile. Per due set fa la differenza, poi mantiene Bergamo a galla

Matja Poljak. Voto sette e mezzo. Ha grande classe ma tende a scomparire travolta dal muro avversario. Quattordici punti.

Grun Angelina. Voto sette e mezzo. Diciotto punti complessivi, come le compagne domina le prime due frazioni dove martella con sistematica precisione. Cala alla distanza e quando Chieri si mette a difendere con cattiveria

Francesca Piccinini. Voto sette. Il suo calo è più evidente. Viene spesso sostituita, comunque quindici punti all’attivo.

Iryna Zhukova. Voto sette e mezzo. Sontuosa per due set, inizia a perdere i colpi di genio e non riesce a modificare il trend. Recupera nel finale

Manuela Secolo. Voto sei e mezzo. Tre punti complessivi, di cui due determinanti nel quinto. Prezioso cambio

Paola Croce. Voto sei e mezzo. Il super libero di Bergamo corre e copre i pochi errori della prima linea. Decisiva in alcuni salvataggi.

Paola Paggi. Voto sei. La centrale vince ballottaggio con la Barazza. Cinque punti, non sempre convincente, paga con la sostituzione la rimonta di Chieri.

Jenny Barazza. Voto sei e mezzo. Sprazzi di partita, entra nel terzo set, ormai definito, rientra nel quarto e fa subito due punti. Un’esclusione eccellente dal sestetto a dimostrazione della forza di Bergamo.

Giovanni Caparra (allenatore). Voto otto e mezzo. Come, direte voi. Vince e prende mezzo punto in meno del tecnico di Chieri?. Ha una super squadra e grandi meriti. Sostituisce la Piccinini al primo errore, tiene fuori la Barazza che non si dimostra così male. Sono scelte che non convincono. E’ campione d’Europa, plurivincitore, favorito per il ruolo di campione d’Italia.

Maya@valchisone.it

Pallavolo femminile semifinale di Coppa Cev. Perugia-Jesi 3/0 By Maya Ha vinto Perugia e nettamente, almeno a leggere il punteggio, la semifinale tutta italiana di Coppa Cev. Partita spettacolare (25-22, 25-21, 25-23) intensa e vibrante nel primo set. Spettacolare nel secondo e nel terzo. Uno scambio, in particolare, nel primo set è stato semplicemente sublime: quello che ha assegnato il 23-21 in favore di Perugia, un campionario di classe e potenza. Jesi ha sempre rincorso, è stato in vantaggio nel secondo set (8-9 e 10-11) e nel terzo, 21-22. Troppo forti le ragazze umbre, prestazione perfetta, quasi simile al 3-0 rifilato a Bergamo in campionato domenica scorsa. Primo set, equilibrato, vinto d’un soffio da Perugia con la sensazione che Jesi potesse stare in partita fino alla fine. Fofao molto ispirata, Togut tra le marchigiane che dava la sensazione di essere in netta ripresa. Secondo partenza sprint delle ragazze di coach Barbolini, 4-1 grazie anche alle battute dell’Aguero, autrice a quel punto di 8 punti. Meno brillante del solito la Vasconcelos, Aguero e Gioli implacabili, sul fronte Jesi Ritschelova super. Otto a sette, sorpasso Jesi fino al 10-11. Perugina rientrava prontamente e grazie alla polacca Swieniewicz si riportava sul 14-13. Lo score recitava dieci punti Aguero, sette Pachale e quattro Leggeri Manuela. Nuovo break umbro fino al 20-17, un’errore della Pachale consegnava il set point, 24-18. Di rabbia tre punti jesini, poi la Vasconcelos chiudeva anche il secondo sul 25-21. Terzo set ancora con falsa partenza delle ragazze di Jenny Lang Ping, 3-1, bravissima la Gioli, concreta e perfetta, qualche punto dalla Moreira, 6-6, indi 10-10. Pathos assoluto, Perugina ha perso qualche misura d’intensità. Quattordici pari, esplode l’Aguero con due punti consecutivi, il primo dei quali, una fucilata è talmente veloce da non far neppure capire da dove parta. Manuela Leggeri e il muro rimettono la situazione sul 17-17, ottima la prestazione della De Luca, 21-21, una battuta della Petkova dava a Jesi il più uno. La Gioli, 22-22, nuovo vantaggio Jesi sul 22-23 grazie alla Ritschelova, la polacca Snieniewicz per il 24-23. Pathos ed emozioni, Perugia strepitosa nel controllare le emozioni, la Pachale murata consegnava a Perugia la finale. La squadra umbra era oggettivamente troppo forte, Jesi ha comunque ottime giocatrici. PAGELLE. Perugia Aguero. Voto otto e mezzo. Due punti nel terzo set fanno tremare le fondamenta del palazzetto. Potenza impressionante Fofao. Voto otto e mezzo. Una regia talvolta illuminata, talvolta geniale Swieniewicz. Voto sette. Bene nel primo e secondo, scompare un po’ nel terzo. Bravissima Waleska Moreira. Voto sette. Nel terzo set fa la sua parte Gioli. Voto nove. Ha percentuali strepitose, il suo movimento con schiacciata in corsa è leggiadro ma efficace Crisanti. Non giudicabile. In campo per pochi minuti. Arcangeli Chiara. Voto otto. Nei primi due set il libero umbro da l’idea di essere ovunque Vasconcelos. Voto sei e mezzo. Dopo i diciotto punti contro Bergamo ci si aspettava di più De Souza. Voto sei e mezzo. In mezzo a cotanta classe non illumina. Barbolini (allenatore). Voto dieci. Una squadra perfetta Jesi Pachale. Voto sei. E’ brava, troppo discontinua, quasi sempre murata Togut. Voto sei e mezzo. Non eccelle in difesa, è superba solo nel primo set Leggeri. Voto sette. Non fa tanti punti ma sostanza. Caparbia fino alla fine Sykora. Voto sei. E’ il libero della squadra campione d’Europa, travolta dalla furia delle umbre Turlea. Voto sei. Non pare in giornata Ritschelova. Voto sette. E una tra le ultime a mollare. Molto concreta Lo Bianco. Voto sei e mezzo. Ci prova ad inventare qualcosa, non è colpa sua se il muro o la ricezione delle ragazze umbre ha percentuali super De Luca. Voto sette. Una rivelazione, nel terzo set con il suo dinamismo tiene a galla Jesi Petkova. Non giudicabile. Entra solamente nell’ultimo set e realizza una battuta vincente Jenny Lang Ping (allenatrice). Voto sei e mezzo. Non poteva onestamente fare di più, troppo forte Perugia, anche se ci si aspettava più resistenza. Maya@valchisone.it

Il nuovo consiglio regionale del Piemonte sarà composto da 63 consiglieri. 38 appartengono alla maggioranza, 25 al centro-destra, 40 sono nuovi, solo 23 i confermati rispetto al precedente quinquiennio. Dei 38 della maggioranza, dodici facevano parte del cosiddetto listino del presidente, in questo caso Mercedes Bresso. I ds saranno il gruppo consiliare più numeroso, con 15 eletti: quattro dal listino ( Marco Travaglini, Daniele Borioli, Paola Pozzi e la stessa Bresso), sei eletti in provincia di Torino (Roberto Placido, Angelo Auddino, Rocco Larizza, Antonino Boeti, Gianni Oliva, Oscar Bertetto), uno ad Alessandria (Muliere), una a Cuneo e provincia (Bruna Sibille), una a Novara (Giuliana Manica), uno a Verbania (Aldo Reschigna). I ds hanno eletto consiglieri in sei province La Margherita ha nove eletti: tre dal listino (Elio Rostagno, Alessandro Bizjak, Angela Motta), tre da Torino e provincia (Mauro Laus, Stefano Lepri e Davide gariglio), uno da Alessandria (Riccardo Coppo), uno da Novara (Paolo Cattaneo) ed uno da Cuneo (Mino Taricco). La Margherita dl ha eletto consiglieri in quattro province. Il buon successo di Rifondazione a Torino e provincia ha prodotto due consiglieri (Mario Valpreda ed Iuri Bossuto). Sei i consiglieri complessivi: oltre ai già citati torinesi ci saranno Paola Barassi e Sergio Dalmasso inseriti nel listino, Graziella Valloggia eletta a Novara e provincia e Alberto Deambrogio eletto ad Alessandria. Due consiglieri per i Verdi (Moricone Enrico eletto a Torino e Cristina Spinosa eletta nel listino), il partito dei comunisti italiani (Luca Robotti eletto a Torino e provincia e Vincenzo Chieppa inserito nel listino), Italia dei valori (Andrea Buquicchio eletto a Torino e Giovanni Pizzale inserito nel listino). Uno per la lista insieme per Bresso (Mariano Turigliatto) e uno per i socialisti democratici (Luigi Sergio Ricca eletto a Torino e Provincia). Forza Italia ha ottenuto dodici consiglieri in sei province ed è la rappresentanza più numerosa del centro-destra. A Torino e provincia oltre all'ex presidente Ghigo ci saranno Caterina Anna Rosa Ferrero, Giampiero Leo, Severino Manolino ed Angelo Burzi. A Torino e provincia sono stati eletti cinque consiglieri, uno a Vercelli (Gianluca Pedrale), uno ad Alessandria (Ugo Cavallera), due ad Asti (Gilberto Pichetto e Mariangela Cotto), due a Cuneo (Alberto Cirio ed Enrico Costa), uno a Novara e Provincia (Gaetano Nastri). Cinque i consiglieri per Alleanza Nazionale: due eletti a Torino (Agostino Ghiglia e Gian Luca Vignale), uno ad Alessandria (Marco Botta), uno a Novara (Boniperti) ed uno a cuneo (William Cason). Quattro i consiglieri leghisti eletti in quattro province differenti: Stefano Allasia a Torino, Stefano Monteggia a Novara, Tino Rossi ad Alessandria e Claudio Dutto a Cuneo. L'udc sarà rappresentato da due consiglieri (Scanderebech eletto a Torino e provincia e Francesco Guida a Cuneo). Un consigliere a testa, entrambi eletti a Torino per la lista consumatori (Michele Giovine) e Ambienta-Lista (Maurizio Lupi).
Maya@valchisone.it

Giovedì, 31 Marzo 2016 15:27

Divagazioni e previsioni sulle Olimpiadi

Scrivo all'indomani della clamorosa vittoria della nazionale di basket che ha umiliato in amichevole il dream team americano: è come giocare contro Pelè, Maradona e Van Basten e sperare di farla franca. Oppure Bondi-Cicchitto e sperare di vincere le elezioni. A nove giorni dall'inizio dei ventottesimi giochi olimpici (venticinquesima edizione reale), le previsioni sull'italica presenza sul suolo ellenico sono decisamente ottimistiche. Più rivolte a prestazioni singole che a prestazioni di squadra, come tradizione del nostro sport. Più ispirate da quelle gare sconosciute ai più in discipline appena appena conosciute: tiro alla fossa olimpica, judo categoria 60 kg, sollevamento pesi settore colossi. La caduta dell'Urss ha reso pressochè imbarazzante la lotta per il primo posto assoluto: gli Stati Uniti dovrebbero far man bassa di medaglie d'oro, argento e bronzo. Soprattutto nell'atletica leggera dove io tifo apertamente per qualche riconoscimento massimo anche per i paesi africani. Poi dovrebbe uscire dal classico cilindro la classicissima Germania che di riffa o di raffa è sempre in testa al gruppo dei migliori: i tedeschi sono tosti, anche se dall'unificazione con l'ex Repubblica democratica hanno perso i laboratori di chimici infami che hanno dopato anche i calzini degli atleti. La Russia malgrado la caduta e la perdita di tante repubbliche dovrebbe farcela ad inserirsi nelle prime posizioni. Infine o prima la Cina, delle nuotatrici con spalle e colli alla Tyson, quattordici-quindici anni fuscelli muscolosi che battono record con la velocità della luce. Si sussurra che dalle parti di Pechino si siano trasferiti i chimici dell'ex Germania: però i cinesi sono tanti e quindi nel numero un campione si trova sempre. In tutte le discipline. Quindi fate incetta di medaglie prima che i cinesi scoprano talenti ovunque e si aggiudichino tutte le medaglie più prestigiose. Non può mancare la Gran Bretagna, ex Impero, ora appendice. A questo punto compaiono o dovrebbero comparire i nostri colori alla pari con i francesi o qualche nazione tipo Canada ed Australia. Dico Rosolino nel nuoto, nutro poche speranze per lo sport italico per eccellenza: il calcio è out per le medaglie, le nazioni minori addestrano le squadre olimpiche per almeno un anno e quindi sono tutte mine vaganti. La pallavolo maschile potrebbe arrivare in cima se riuscirà ad acquisire più cattiveria, però il Brasile pare un altro pianeta, la nazionale femminile ne fa una giusta ed una no, questa dovrebbe essere la volta di segno positivo. Nel basket la partita con i fuoriclasse ci ha consegnato un'Italia straordinaria ma si sa che i fuoriclasse in amichevole giocano a mezzo servizio: però un argento ci potrebbe anche scappare. Saranno le Olimpiadi del romantico ritorno ad Atene, quella del 1896 perchè quella del 2004 pare essere in grave e pesante ritardo. Saranno anche le Olimpiadi del terrorismo e della paura, inutile negarlo: le misure di sicurezza sono e saranno imponenti. Speriamo siano Olimpiadi serene e positive anche sotto l'aspetto del doping: la pulizia dello sport è essenziale per restituire credibilità all'attività agonistica malgrado i miliardi, gli sponsor, gli interessi. Faremo il tifo per gli sport più piccoli e meno celebrati.
Maya@valchisone.it

Giovedì, 31 Marzo 2016 15:24

Saluti e commenti da Ibiza

Vi scrivo queste brevi note da una macchinetta elettronica, due euro, venti minuti. Ibiza, isola delle discoteche. Mare sporco almeno dove sono, visitate Santa Eulalia, alghe ovunque. Pizza margherita a otto euro. Dettagli. Piango la morte dei bambini ossezi e dei bambini russi morti sotto le bombe russe. Grozny rasa al suolo, macellai che ammazzano bambini in una scuola. E' questo il mondo che vogliamo. Un pensiero anche alle ragazze rapite in Iraq, spero che vengano liberate presto. Mi piace l'appello della curia di Ibiza letto in una chiesa di Santa Eulalia: convinvenza tra tutti i visitatori di qualunque fede. saluti maya pace!!!!!!!!

Giovedì, 31 Marzo 2016 15:24

Alexander di Oliver Stone

Platoon era un altro film ed aveva un altro fascino. Questo Alexander di Oliver Stone è ambiziosetto oltrechè costoso ma non entusiasma. Con Colin Farrell, Angelina Jolie, Val Kilmer e Anthony Hopkins io narrante che ci conduce nella vita e nelle conquiste di Alessandro il Grande, figlio di Dario II e di Olimpiade, una barbara giunta al cospetto dei macedoni per essere dominata ma in realtà dominatrice. Il film viene definito storico ed ha ambizioni da kolossal alla Ben Hur. E’ lungo, tremendamente lungo, talvolta fin troppo, vizioso fino all’eccesso nell’adorare immagini di morte, guerra e scontri. Stone tenta anche di insinuare alcune variazioni sulla vita e la morte di Alessandro. E’ la madre ad aver ordito l’omicidio del padre, sono i generali ad aver ordito la morte di Alessandro, non la malaria. Dario, il re persiano fugge verso l’Oriente e viene braccato da Alessandro, tradito, scovato, viene ucciso. In realtà Dario non si arrese e tentò una nuova impresa, la riconquista del suo impero ma venne sconfitto in battaglia. Volontà storica precisa o piccole inesattezze. Clamoroso invece, con tante vagonate di dollari spesi, questo incredibile particolare: per due volte Alessandro legge lettere della madre che sono scritte in inglese. Nitidissimo un have been. Ora è pur vero che la madre si chiama Olimpiade, però si poteva benissimo fingere un pallido greco. Perlomeno. Il film inizia con la seguente citazione. La fortuna aiuta gli audaci e con la scena della morte di Alessandro, un breve fotogramma. E’ Anthony Hopkins ad illustrarci la vita di Alessandro: dei genitori sapete, il padre è un alcolizzato violento che passa da una festa all’altra e da una donna all’altra, la madre un’intrigona bellissima. Sicuramente il Dario II avrà portato il giovin Alessandro a ripercorre con i disegni la storia della mitologia greca. Da mal di testa. Si viaggia di otto in otto, da Aristotele che insegna ai giovani macedoni di Pella, al ragazzo Magno che intravede sul suo cammino di gloria un nuovo amore del padre con relativa prossima prole. Sarà quello il predestinato, il prossimo nascituro?. Ebbene Dario II viene ucciso, da un intrigo di palazzo, sostiene la storia, dalla moglie sostiene indirettamente Stone che dopo il viaggio otto in otto, marcia spedito verso le conquiste salvo tornare indietro di otto anni, alla morte del padre, in concomitanza con la morte prossima dell’Eroe. Alessandro è ambizioso e si rivolge contro i Persiani. Nel mentre, cosa che Stone non ci dice, immerso nell’ammirazione quasi totale per il personaggio, Alessandro aveva passato a filo di spada la popolazione di Tebe. Azione preventiva, si direbbe oggi. Da una parte Alessandro e la giovane generazione di comandanti, dall’altra Dario e la tentacolare Babilonia. C’è solo una battaglia decisiva, Dario fugge, Alessandro entra nella tentacolare. Le pugne furono in realtà due e nella seconda Alessandro catturò i parenti prossimi del fuggitivo compresa la moglie. Nella finzione cinematografica, Alessandro entra a palazzo e si dimostra magnanimo e buonista (cosa che fece effettivamente). Babilonia è piena di insidie, i persiani sono dediti al vizio a differenza dei greci che sono dediti al vizio ma anche all’adorazione della guerra. In questo contesto emerge prepotente l’amore omosessuale tra Alessandro ed Efestione, un suo luogotenente, amore platonico ma vero, anche se il prode tradisce ripetutamente, dichiara e non dichiara, dimostra e non dimostra. Nel frattempo la marcia verso l’ignoto prosegue tra fondazioni di Alessandria, guerra cruente e conquiste. L’impero si espande, cresce, non ha limiti. Alessandro si sposa con una barbara di una popolazione lontanissima. Si incrina per la prima volta il rapporto con la sua coorte, causa finale forse della morte del Magno. Stone sembra dire che Alessandro aveva una mente aperta e fuori dal suo tempo. Rovescia il piano culturale, i barbari non sono nemici ma amici da inglobare senza distruggerne i principi, la storia e le tradizioni. Ma non accontentarsi mai è il suo motto, verso l’india, il film ormai tende alla deriva e tutti si aspetta il momento della morte. C’è tempo, c’è la morte di Cleto, ucciso da Alessandro in un impeto d’ira che Stone giustifica con un impeto alcolico. Dopo una durissima battaglia in cui muore il suo cavallo e lui stesso viene ferito gravemente il Monarca decide di fare retromarcia e tornare a Babilonia. Prima della battaglia emerge la seconda spaccatura nel suo esercito, questa molto forte, fortissima che serve per introdurre l’insinuazione sulla sua morte. Si torna indietro, Alessandro è ormai malato di delirio d’onnipotenza che Stone maschera con la volontà di creare un mondo libero, libertà retta da guerre fatte in nome della possibilità di far muovere liberamente i sudditi all’interno dell’Impero. Troppo Bushiano!. Efestione viene avvelenato, anche se la sua morte si spaccia per malaria: come la madre uccise il padre, così la moglie ha ucciso il suo amore, l’unico amore della vita. Per lui si intuisce la stessa fine, avvelenamento, una faida, un complotto ordito dai suoi generali.


Maya@valchisone.it

Secondo racconto di una sagra che pare infinita. Giovedì 23 dicembre. Un viaggio che parte da corso Einaudi angolo corso Duca degli Abruzzi e termina in corso Sommelier angolo via Nizza. Diciotto minuti, un’infinità di tempo in cui si sono intrecciate speranze e delusioni. Sono le ore 20.16 quando la barca dirige la prua in corso Einaudi. Il traffico fino a quel punto è stato scorrevole ma non troppo, un tappo in largo Orbassano provenienti da via Tirreno. Si ha il tempo di ammirare la costruzione dell’architetto danese che se non sbaglio ha aggiunto un piano rispetto al mio ultimo reportage. Tappo all’angolo con Corso Rosselli che si scioglie in un’amen, verso corso Duca che ci riserva piacevoli sorprese nei continui verdi che incrociamo. Il traffico che prima era nervoso, diviene corretto, prego tu, no prego tu. Cerimoniosi alla torinese dopo che fino a dieci minuti prima ci si sbranava rabbiosamente per conquistare un metro di terreno. E traffico che si mantiene scorrevole fino all’incrocio con corso Galileo Ferraris. Sono le 20.18 quando superiamo l’incrocio con irrisoria facilità. Fermi. A passo d’uomo o quasi per dieci metri, poi improvvisamente una fiammata ravviva il movimento e ci si ritrova sospinti all’angolo con corso Re Umberto. Sono le 20.21, ci si racconta della giornata, un tram da l’impressione di voler girare malgrado il nostro verde: a rischio di maxi collisione. Il colosso si ferma giusto all’incrocio con la corsia destra, qualcuno per non sbagliare sfonda lievemente sulla sinistra. Guadagniamo la conclusione dell’incrocio con ingresso verso il porto di corso Sommelier che sono le 20.23 circa. Il diario di bordo non è preciso, abbiamo tre quarti di macchina dentro il porto e da destra un megacilindrata prova ad infilarsi provenendo da Corso Re Umberto e dalla rotonda. Tenta di entrare in uno spazietto di cinquanta centimetri, infila la prua con prepotenza ma probabilmente si rende conto che la manovra non riuscirebbe neppure a Paul Cayard e desiste. Dire che i mezzi si muovano a passo d’uomo e fin troppo generoso. Prima, cinque metri, fermi per secondi interminabili. Con fortuna siamo all’altezza dell’arlecchino intorno alle 20.28. Le barche si muovono nuovamente in maniera nervosa, il traffico e la paralisi trasformano inermi individui in belve feroci pronte a colpire. Altro che arena e gladiatori. Dalle vie laterali entrano nella giostra decine di macchine, sono le 20.31 quando raggiungiamo l’incrocio con via sacchi a sinistra, corso Turati a destra. Uno dei misteri delle code torinesi è questa improvvisa esplosione di traffico e il successivo scioglimento. A tappe alternate. Siamo finalmente sul cavalcavia con il pub irlandese sulla destra e porta nuova a sinistra. Si vola, eufemismo cattivello verso via Nizza, si arriva all’incrocio che sono le 20.34. Siamo stanchi, seratina di freddo intenso, arriva la neve?. A proposito di mode. San Salvario qualche minuto dopo. Entriamo in via Sant’Anselmo, parcheggi a sinistra, parcheggi a destra. Ci passa una macchina, non giusta ma quasi. Ebbene a metà della via le barche ferme sono due. Senza frecce. Sono un gruppo di ragazze che programmano la serata e discutono ad alta voce tra di loro. Sono incuranti del fatto che le macchine debbano rallentare e prendere la mira per entrare nello spiraglio che (bontà loro) hanno lasciato. Se noi siamo pervasi da atmosfera natalizia e sorridiamo il megacilindrata che arriva dietro strombazza imperioso. Loro niente, sono ancora lì a discutere della serata, perché Lucia non è detto che sappia l’indirizzo. Secondo esempio di moda torinese. Vigilia di Natale. Sotto casa, due isolati completi di macchine in seconda fila. Sono circa duecento metri e fanno bella mostra di sè. Compreso portone carraio. Sei litigi dei condomini in meno di dieci ore, io mi limito a segnalare la presenza di un cartello e una gentile signora visibilmente innervosita dall’interruzione dello shopping e dalla mia pretesa di voler entrare nel mio portone carraio, mi chiede: “Miiii dicaaa dove posteggio?”. “Non so signora, non davanti ad un portone carraio”. Non c’è verso è un continuo trillare di clacson. Eppure non c’è un vigile che uno. Sono anche queste multe ma evidentemente non si vuol rovinare il Natale delle compere ai torinesi. Perché poi i commercianti che sono associazione potente scriverebbero lettere infuocate al sindaco e a qualche assessore. La legge non è uguale tutti i giorni dell’anno o la vigilia di Natale è un po’ meno eguale?.

 

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