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Bergamo e Perugia sono le squadre più forti: hanno dominato la regular season ed hanno già vinto la Coppa dei Campioni (Bergamo), la Coppa Italia e la Coppa Confederale (Perugia).

Domani sera ci sarà gara tre delle finali, a Bergamo. Le umbre conducono per 2-0 dopo la vittoria per 3-2 in gara uno a Perugia e il 3-1 di gara due a Bergamo.

Si confronteranno atlete di sette paesi, escluso in nostro che vanta una consistenza rappresentanza: 13 giocatrici su un totale di 25. Tra le titolari o quasi: Jenny Barazza, Paola Croce, Francesca Piccinini per Bergamo, Simona Gioli e Chiara Arcangeli per Perugia. La Lega per il prossimo anno vorrebbe introdurre l'obbligo di tre atlete italiane in campo. Non sarebbe una cattiva idea.

Tre le ex di queste partite: Dragana Marinkovic, due anni a Bergamo, ora a Perugia, Gujska Katarzyna, palleggiatrice polacca, due anni a Bergamo ora tra le umbre e Paola Croce ex perugina ora libero della formazione bergamasca.

La nazione straniera più rappresentata è la Croazia con tre atlete: Maja Poljak alla seconda stagione con Bergamo, Dragana Marinkovic centrale di Perugia e Mijalic Iskra schiacciatrice di Bergamo. Due le brasiliane: la palleggiatrice  Rogerio de Sousa Helia in arte Fofao e la Moreira Waleska centrale, entrambe di Perugia.

Due le polacche: Swiniewicz Dorota schiacciatrice e Gujska Katarzyna entrambe perugine. Come anche la super coppia cubana formata da Taimarys Aguero e Francia Mirka Vasconcelos. Una giocatrice tedesca (Angelina Grun schiacciatrice di Bergamo), una ucraina la palleggiatrice Iryna Zhukova di Bergamo e una russa, la micidiale Lioubov Kilic, schiacciatrice completano il quadro della rappresentanza estera.

Delle italiane nel sestetto titolare (o quasi) ho già parlato: giocano poco ma sono importanti Manuela Secolo e Paola Paggi per Bergamo. Poco spazio per Katja Luraschi palleggiatrice e ancor meno per Serena Ortolani schiacciatrice.Apparizioni sulla sponda opposta per la centrale Lucia Crisanti, entrate sporadiche per Di Iulio Chiara.

La più fedele è la Snieniewicz al settimo campionato con Perugia, seguita dalle sei stagioni di Taimarys Aguero e Francesca Piccinini, la prima con Perugia, la seconda con Bergamo. Cinque con le umbre per Mirka Francia Vasconcelos.

Tra le curiosità: una stagione per Jenny Barazza in Spagna con l'Albacete ed una per la Piccinini in Brasile, Paola Paggi è di Ivrea, mentre la Kilic ha già giocato in quattro paesi differenti.

Domani gara tre. Perugia può vincere lo scudetto se la coppia cubana sarà devastante come in gara uno (la Vasconcelos) e in gara due (entrambe). Bergamo deve ritrovare i colpi della Kilic e la celebre difesa impossibile da superare.

Maya@valchisone.it

By Maya Ricevo e volentieri pubblico. Un grazie alla dottoressa Silvia "Carlo Gottero nato a Rivoli il 25 luglio 1944 è imprenditore agricolo. Dal 1983 al marzo 2005 presidente della Coldiretti di Torino. E' membro del CNEL, Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro. Componente della Giunta della Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Torino. Assessore della Comunità Montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia. Assessore all'agricoltura del comune di Almese, componente giunta ATL 2 Montagne Doc e componente del consiglio di amministrazione del CAAT (centro Agro Alimentare). Mette a disposizione degli elettori l'esperienza acquisita in trenta anni di impegno in campo sindacale e istituzionale. Per la Coldiretti, ha al suo attivo otto anni di esperienza e impegno presso gli organismi dell'Unione Europea. Si occupa di problematiche delle imprese di tutti i settori economici. E' stato promotore e sostenitore dei Patti Territoriali e degli Accordi Quadro con la Pubblica Amministrazione per favorire la partecipazione dei cittadini e delle imprese alle attività della Regione. Persona determinata e coerente. Sulle problematiche dell'ambiente, del territorio, del paesaggio e della montagna; sul tema delle qualità delle produzioni, della qualità della vita e della sicurezza alimentare ha portato avanti molte battaglie di frontiera, diventate oggi patrimonio comune di cittadini e consumatori. In accordo con la Coldiretti, la Margherita lo propone come assessore all'Agricoltura e alla Montagna. Un grande progetto politico innovativo: riscrivere il rapporto tra agricoltura, società e istituzioni Premessa La Coldiretti Torinese, forza sociale di rappresentanza vasta, ha elaborato in piena autonomia un progetto di rigenerazione dell’agricoltura italiana per promuovere lo sviluppo integrato del territorio in una logica di sostenibilità, di qualità, delle produzioni e di multifunzionalità delle imprese agricole, di sviluppo delle filiere produttive e di sicurezza alimentare ed ambientale. L’agricoltura europea, nazionale, regionale e locale, ha oggi definito il proprio modello di sviluppo, e quindi nuove missioni accanto a quelle tradizionali, dalle seguenti direttive, regolamenti, leggi e strumenti applicativi: Ø La totale riforma della Politica Agricola Comunitaria su criteri fortemente innovativi; Ø La conseguente riscrittura del Piano di Sviluppo Rurale; Ø La riforma dei Fondi Strutturali; Ø La nuova Legge di Orientamento agricolo e relativi decreti applicativi; Ø La riforma societaria e fiscale; Ø La nuova legge sull’origine, rintracciabilità e tracciabilità delle produzioni agricole ed agro-industriali; Ø La riforma delle politiche per tutte le filiere produttive e degli strumenti di formazione dei prezzi Da questa premessa, Coldiretti propone alle forze politiche di prendere atto del cambiamento epocale che investe il settore e del fatto che questo insieme di riforme rappresentano il più grande processo di innovazione che sia stato concertato e condiviso tra le Istituzioni (Unione Europea e Stato Italiano) e la più grande organizzazione agricola del nostro paese e dell’Europa. Si tratta di un cambiamento epocale che investe il ruolo e l’operatività delle Istituzioni territoriali e locali (Regione, Provincia, Comuni e altri Enti che operano con ruoli specifici sul territorio), i consumatori e le loro organizzazioni e l’intera società, proponendo nuovi stili di vita e di consumi e nuove gerarchie di valori. Coldiretti ritiene che tale cambiamento dovrà trovare un’intelligente e competente azione programmatica concertata a livello di Regione e la ritaratura di tutti gli strumenti di intervento. Lo sviluppo sostenibile ed il rapporto con l’agricoltura multifunzionale e rigenerata - Territorio e paesaggio La Coldiretti chiede alla Regione di compiere una scelta definitiva sul tipo di agricoltura da sostenere. Lo sviluppo dell’agricoltura multifunzionale e rigenerata è l’unica scelta possibile per valorizzare tutte le potenzialità del settore in una logica di sviluppo integrato in cui si valorizzano le potenzialità del territorio, del paesaggio della cultura e delle tradizioni, delle produzioni agricole locali di qualità, della biodiversità e la sostenibilità globale. Il mantenimento e il rafforzamento delle condizioni di sviluppo del territorio necessitano di interventi di tipo strategico e operativo a livello locale: le politiche macroeconomiche definite a livello internazionale sono sempre meno sufficienti per la competitività di un’area specifica. La strategia competitiva di un'area territoriale deve avere alla base un'attenta analisi dell’insieme delle caratteristiche locali. Oggi, completamente affrancati da una visione urbano-centrica dello sviluppo e dell’assetto del territorio è assolutamente necessario considerare il territorio rurale come una parte fondamentale della nostra identità culturale e dell’ambiente naturale, onde selezionare con lungimiranza le politiche di intervento sul territorio, corrispondenti ad una visione integrale dello sviluppo degli usi e delle risorse non riproducibili e rispettose degli indirizzi dell'Unione Europea in tema di Ambiente e Agricoltura. La risorsa ed il valore aggiunto rappresentata dal Paesaggio e dal suo arredo, dalla qualità del territorio e dall’ambiente richiede: Ø La definizione di un contratto di coesione naturale fra città e campagna, ispirato ai principi dello sviluppo sostenibile. Ø Ridurre la sottrazione di terreno agricolo, con nuovi strumenti programmatori partecipati. Ø Nuova legge regionale sul paesaggio. Ø Riforma legislazione dei parchi, e delle sue aree protette accorpandole e coordinandone le politiche in una nuova concezione di sostenibilità produttiva concertata e convenzionata non soltanto vincolistica, riconoscendo il ruolo delle imprese agricole multifunzionali e dei privati. Ø Corretta applicazione del nuovo testo unico sull’esproprio attraverso l’utilizzazione di accordi procedurali concertati. Ø Un corretto risarcimento per i danni ambientali ed alle imprese agricole residenti nelle aree olimpiche Ø VAS per tutte le opere infrastrutturali, una nuova metodologia per la formazione dei PRG e per le infrastrutture che consenta la valutazione dei costi di rinaturalizzazione e restauro ambientale, produttivo, economico e socio sanitario, ante opera. Ø La costituzione della Fondazione per la tutela dei terreni e delle cascine del Mauriziano da utilizzazioni speculative Ø Agevolare corrette politiche di riordino e ricomposizione fondiaria con ampio uso dei contratti territoriali, degli accordi volontari delle utilizzazioni concordate e delle nuove disposizioni legislative attraverso la costituzione della “Banca della Terra” (tipo SAFER francesi) Ø La riforma integrale della legislazione per il controllo della fauna selvatica, con l’introduzione del principio dell’autodifesa attiva delle coltivazioni e del rimborso totale dei danni. La nuova legge di Orientamento agricolo Coldiretti pratica e promuovere un’agricoltura multifunzionale ed equilibrata, in armonia con l’ambiente. Il ruolo attivo del settore agricolo nel contribuire significativamente allo sviluppo complessivo di un’area territoriale rurale e urbana trova d’altra parte pieno riconoscimento attraverso la “Legge di Orientamento” che rappresenta a tutti gli effetti la riforma dell’agricoltura, nazionale, regionale e locale offrendo diverse possibilità di modernizzare il settore attraverso, ad esempio, la riscrittura della figura dell’imprenditore a cui, prima, era richiesto di esercitare le attività di base produttive e di avere relazioni esterne solo quando rientravano nell’esercizio normale dell’agricoltura. L’innovazione consiste nel sostenere sul piano della qualificazione giuridica sia lo svolgimento delle attività principali, sia lo sfruttamento dell’intero ciclo produttivo dell’impresa e accompagnare i rapporti con il mercato e con i consumatori. Per la prima volta si considera espressamente attività agricola la fornitura di servizi finalizzati alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e si riconosce la molteplicità dei ruoli dell'agricoltura, prevedendo, la fornitura di servizi alla pubblica amministrazione, dei servizi alla persona, dei servizi sociali, la produzione di energie da biomassa agricole, la trasformazione e vendita aziendale e diretta delle produzioni agricole (filiera corta), il turismo rurale diffuso e di accoglienza. Lo sviluppo locale e la programmazione negoziata Lo sviluppo locale inteso come sistema integrato di approccio alla competizione globalizzata è lo strumento fondante di una politica socio-economica, legata alla qualità ambientale, territoriale, produttiva e all’innovazione. I sistemi locali, la loro capacità di legare settorialità e integrazione, la tendenza a “fare rete”, nei processi di sviluppo, il territorio come elemento per rendere i processi contemporaneamente connessi alla tradizione ed ad una forte innovazione, sono ormai un percorso obbligato da costantemente perseguire in quanto vero e proprio strumento di governance. Gli strumenti, le normative, gli indirizzi programmatori, le esperienze sviluppate, permettono oggi, in particolare per il territorio della provincia di Torino e per l’intero Piemonte, di ridare rinnovato slancio e centralità alle politiche di sviluppo locale integrato. I risultati concreti raggiunti in particolare con i patti territoriali (progetti, finanziamenti e realizzazioni) che hanno coniugato centralità delle imprese e sistema territoriale complesso e “attirato”, interventi più complessi, ma fondamentali come i Progetti integrati d’area (Pia), i progetti ambientali, la formazione e le politiche attive del lavoro, le pari opportunità e i programmi europei come Equal, gli approfondimenti sulle strategie del Welfare, del Marketing territoriale, dei processi di internazionalizzazione delle imprese e l’ingegneria finanziaria, impongono un puntuale, forte, progettuale, salto di qualità e di definizione di ulteriori strategie. In questo contesto il settore agricolo è stato forse il comparto che, grazie alla Coldiretti Torinese, ha saputo portare un valore aggiunto tale da segnare una vera e propria “novità” in questa esperienza torinese. Accanto ai Patti territoriali e in termini troppo disarticolati, rispetto ad essi, sono venute avanti altre esperienze settoriali, quali i Distretti industriali, i GAL, i Prusst e i Distretti del Vino e stanno nascendo i Distretti Rurali e agroindustriali. Il sistema Pubblico che presiede la programmazione negoziata (concertazione) sta perdendo determinazione iniziale. Occorre rilanciare una nuova fase con obiettivi qualificati, diversamente si ritornerà alle logiche di campanilismo. Per questo indispensabile rilancio la Coldiretti di Torino pone con forza alcune questioni: -consolidare strategicamente e progettualmente le politiche territoriali di sviluppo integrato ed altamente qualitativo, quale elemento guida per tutte le politiche (economiche, sociali, culturali, ambientali, infrastrutturali e professionali); -rilanciare i processi concertativi, a partire dal “locale” misurati sulle strategie e sui progetti: -coordinare territorialmente e integrare i vari strumenti di sviluppo (patti territoriali, distretti, Prust, GAL, Distretti Turistici ecc.) ponendo indirizzi e vincoli e arrivare la territorializzazione dei bilanci degli Enti e dei finanziamenti europei, nazionali, regionali; -portare all’interno dei sistemi locali di sviluppo le politiche sociali, sanitarie, infrastrutturali e ambientali dei servizi; -valorizzare il sistema agricolo per le sue grandi potenzialità produttive, ma ancor più per le sue qualità ambientali, (qualità di prodotti, energie rinnovabili, valorizzazioni turistiche e storiche, manutenzione e gestione dei parchi, aree naturali, educazione alla qualità della vita). -rivedere le varie leggi e normative regionali, coordinando tutti gli interventi settoriali previsti, in un contesto territoriale integrato e condiviso; -verificare e rilanciare il sistema degli sportelli Unici associati facendoli diventare sempre più strumenti di servizi alle imprese e al sistema dello sviluppo locale. Coldiretti ritiene inoltre indispensabile sperimentare un processo incentivante di forte premialità finanziaria per i territori che sapranno auto - promuoversi e auto - organizzarsi integrando le politiche comunali con quelle territoriali e darsi vincoli condivisi per “realizzare” un territorio competitivo. Ciò consentirebbe anche alla Regione di orientare e vincolare la propria politica generale e di bilancio alle esigenze dei territori e di dotarsi di infrastrutture e di logistica per promuovere valore e sostenibilità, evitando interventi “a pioggia”. L’esperienza degli strumenti di programmazione negoziata e le concertazione come metodo di governance deve essere pertanto rilanciata. In tale contesto occorre sostenere l’utilizzo degli Accordi Quadro di programma pubblico – privati. La riforma della PAC Il 26 giugno 2003 i ministri europei dell'agricoltura hanno approvato una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che rivoluzionerà il modo in cui l'Unione europea sostiene il settore agricolo, già dall’anno 2005. La nuova PAC è orientata verso gli interessi dei consumatori .e dei contribuenti e, nello stesso tempo, lascia gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. La concessione del nuovo "pagamento unico per azienda" è subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali e qualità delle produzioni. I fondi che si renderanno reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende saranno messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali. I contenuti della revisione di medio termine sono volti alla riformulazione della Pac, politica agricola comune con una forte attenzione dedicata in particolare a: Ø Sicurezza alimentare e ambientale Ø Origine, rintracciabilità, qualità certificata dei prodotti; Ø Ambiente e sviluppo territoriale. Il potenziamento della politica di sviluppo rurale, cui vengono destinati maggiori stanziamenti, nuove misure a favore dell'ambiente, della qualità e del benessere animale, nonché per aiutare gli agricoltori ad adeguarsi alle norme di produzione UE a partire dal 2005, rende necessario: Ø Una politica di assistenza globale e formazione alle imprese agricole personalizzata, per gestire l’innovazione produttiva e strutturale. Ø Modifica radicale dell’attuale piano di sviluppo rurale con forti investimenti immateriali e di innovazione organizzativa per le imprese. Ø L’introduzione di nuovi strumenti di ingegneria finanziaria. Ø Il sostegno alle imprese va reso flessibile per consentire investimenti funzionali. Ø Partecipazione attenta da protagonisti della riforma dei fondi strutturali da parte della Regione. Ø Introduzione di politiche di sostegno “multifondo”. Montagna Si impone una diversa e più adeguata politica per la montagna. L’attività di intervento è stata completamente avulsa da un’iniziativa di concertazione con le rappresentanze agricole e dalle strategie di sviluppo rappresentate dai Patti Territoriali. Alcune importanti iniziative concertate tra la Coldiretti e le Comunità Montane, dimostrano che gli interventi che possono favorire l'economia montana devono andare nella direzione di valorizzare le risorse produttive locali e non soltanto gli aspetti di paesaggio. In montagna senza politiche di sviluppo fondate sulle imprese agricole, artigianali tipiche e senza progetti che favoriscono la reintroduzione d’imprese, non si avviano autentiche politiche di sviluppo. Progetti che vanno strettamente legate alle strategie dei Patti territoriali. Il rilancio della filiera forestale e della risorsa bosco, il sostegno a patti integrati di sviluppo di produzioni energetiche da biomasse, il sostegno alle iniziative di valorizzazione dei luoghi della cultura e del paesaggio, il sostegno ad Enti di ricerca per l’economia montana e lo sviluppo turistico integrato e coordinato da un unico strumento di dimensione provinciale (A.T.L.), sono le linee strategiche che perseguono l’obiettivo di fare uscire dal ghetto territoriale le politiche di sviluppo dei territori montani, considerati oggi come “marginali”. Va potenziato con nuove risorse il ruolo determinante delle Comunità Montane anche accorpandone i territori e riducendo le funzioni burocratiche. Le politiche di valorizzazione e delle produzioni di qualità del territorio La produzione agricola ed agroalimentare del Piemonte attraverso le nuove filiere produttive supera il concetto di produzione di nicchia e/o di massa poiché siamo in presenza di produzioni di qualità del territorio. La nuova legge sull’origine, la rintracciabilità e l’etichettatura delle produzioni agricole ed agroalimentari, così come i contenuti normativi nonché i contenuti degli incentivi degli accordi di filiera, la nuova direttiva U.E. sulla responsabilità dei produttori per l’immissione sul mercato di prodotti alimentari non conformi, la legge per la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica; le norme sulla sicurezza alimentare, la cultura come valore aggiunto del prodotto, rappresentano il completamento settoriale della grande innovazione. Pertanto occorre: Ø applicare ed incentivare la norma sull’origine, rintracciabilità e tracciabilità dei processi produttivi, attraverso l’attuazione di accordi di filiera fino alla distribuzione, rendendo protagonista della scelta produttiva gli stessi consumatori e le loro organizzazioni di rappresentanza. Ø Le norme di rintracciabilità devono rendere trasparente le formazione dei prezzi da produttore al consumatore, oltre a rendere visibile i processi di sicurezza alimentare e di informazione al consumatore anche attraverso l’etichettatura ed i controlli. Ø Incentivare lo sviluppo della filiera corta, sostenendo lo sviluppo di reti di vendita dei produttori stessi, la valorizzazione della aree mercatali comunali. Ø Va profondamente riformato il ruolo e l’attuale sostegno finanziario alle associazioni di prodotti, dei consorzi di tutela e della cooperazione tenendo conto delle innovazioni apportate dalla legislazione societaria, fiscale e tributaria e dalla riforma della Pac. Ø Va radicalmente modificata la politica degli interventi strutturali e di sostegno per le attività e gli interventi di promozione, individuando progetti integrati di filiera. Il Salone del Gusto, le iniziative di Slow Food, Terra Madre e Campagna Amica, il Patto con il consumatore sono progetti da coordinare ed integrare in una programmazione Regionale. Ø I mercati agroalimentari (CAAT ed altri) devono essere trasformati in centri di servizi locali di sviluppo logistico. Al Caat di Torino occorre mettere in funzione la ristrutturazione dell’area dei produttori accorpandoli in un’unica area di vendita autogestita. Ø La filiera della mangimistica dovrà essere fortemente responsabilizzata nei disciplinari di origine, tracciabilità e rintracciabilità. Ø Occorre sostenere anche nei processi di internazionalizzazione il Made in Piemonte, introducendo, nel modello di sviluppo dei prodotti territoriali, il “marchio di marchi” che attesti l’origine delle produzioni piemontesi e valorizzi gli accordi di filiera. Organismi geneticamente modificati Coldiretti prosegue nell’impegno volto a garantire l'assenza di contaminazioni nelle coltivazioni nazionali e per promuovere e difendere l'adozione di provvedimenti che dichiarino OGM free i territori comunali, provinciali e regionali in un progetto di crescita sostenibile sul quale i coltivatori hanno stretto solide alleanze che hanno il favore della maggioranza del Paese. E’ fondamentale che i produttori che comunque non vogliono utilizzare sementi e prodotti Ogm siano garantiti sull'assenza di contaminazioni e che i consumatori siano messi in grado, attraverso una chiara indicazione dell'origine e della composizione dei prodotti alimentari, di sapere se il prodotto che mangiano è geneticamente modificato, in che forma e in che misura. La Coldiretti ribadisce l’importanza del progetto "semina sicura", per rilanciare le produzioni di sementi con genetica nazionale, il rilancio delle sementi autoctone per le produzioni alimentari. La Regione deve fare una chiara scelta di territorio libero da Ogm rendendo esplicito che non vi può essere coesistenza nel nostro territorio. La posizione della Coldiretti nei confronti degli Ogm non è dunque il frutto di una scelta ideologica ma di qualità e di stile di vita, a tutela dell'impresa per una agricoltura che guarda al mercato e che risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, con un forte legame territoriale. Alcune priorità per le politiche settoriali Risorse Idriche In tema di tutela della qualità delle acque è opportuna un'azione ancora più energica di prevenzione e controllo degli inquinamenti, in particolare a tutela delle acque superficiali. A tal fine potrebbero essere utilmente realizzate specifiche convenzioni con i Consorzi irrigui, gestori di numerosissimi canali sul territorio regionale. E' anche ipotizzabile un incentivo per l'applicazione in realtà rurali e di concentrazioni zootecniche di tecniche di fitodepurazione. E’ opportuno valorizzare il ruolo dei Consorzi gestori dei Comprensori irrigui, previsti dalla Legge Regionale 21/99, assegnando agli stessi un ruolo attivo nella pianificazione e gestione - a livello locale - delle risorse idriche e degli interventi di prevenzione dal rischio idrogeologico e la difesa del suolo, nonché in fase applicativa del prossimo Piano acque regionale. L’attuale proposta del piano acque regionale va profondamente modificata in quanto troppo lesiva delle esigenze prioritarie dell’agricoltura. Welfare e politiche occupazionali La Coldiretti è consapevole che lo sviluppo sostenibile del territorio deve avvenire non solo attraverso la definizione di politiche ambientali ed economico/produttive, ma anche attraverso politiche di pari opportunità e di equità sociale, intese sia in riferimento al genere (uomo, donna) e all’età delle persone, sia in riferimento al territorio (campagna, città). Per questo motivo ha individuato una strategia che la vede fortemente impegnata sia nelle politiche del lavoro sia nelle politiche sociali di sostegno alle persone e alle famiglie e di pari opportunità. Per quanto riguarda il lavoro, si parte dalla considerazione che l’agricoltura può concorrere alla creazione di occupazione sia interna al settore agricolo, sia nell’indotto e nella multifunzionalità. Inoltre la Coldiretti è fortemente impegnata nello svolgimento di azioni di inserimento lavorativo di soggetti deboli (lavoratori in mobilità, manodopera extracomunitaria, disoccupati di lunga durata, diversamente abili, donne espulse dal mercato del lavoro, lavoratori “anziani”). Risulta quindi importante che all’atto dell’implementazione delle politiche del lavoro si investa anche sul settore agricolo in un ottica di formazione permanente, che comprenda iniziative per il settore del lavoro autonomo, per i servizi connessi all’attività agricola e per le attività di marketing e di promozione delle produzioni e dell’ambiente. E’ inoltre importante che gli amministratori a tutti i livelli (locali, provinciale ed europeo) incentivino le attività di formazione e di sperimentazione (di inserimento di soggetti deboli nel mercato del lavoro in ambito agricolo) legate a progetti presentati nell’ambito dei Patti Territoriali, delle politiche attive per il lavoro, di tutti gli strumenti della programmazione negoziata. Per ciò che concerne le politiche sociali di sostegno alle persone e alle famiglie e le pari opportunità, Coldiretti Torino è impegnata alla riduzione del fenomeno dell’esclusione sociale che ancora grava nelle aree rurali, agendo sia a livello delle definizione delle politiche (partecipazione alla redazione dei Piani di Zona previsti dalla Legge 328/2000), sia a livello dell’implementazione di nuovi servizi che le aziende agricole possono erogare (asili rurali, baby parking, servizi di assistenza presso l’abitazione per anziani ecc.). Risulta importante quindi che gli amministratori intervengano incentivando le attività di sperimentazione dei servizi sopra riportati e che si inserisca la formulazione dei Piani di zona all’interno delle più generali strategie di politiche di sviluppo locale a partire dai Patti Territoriali. Per i lavoratori agricoli extracomunitari occorre un impegno degli amministratori sulla Direzione Provinciale del lavoro per arrivare a semplificare e snellire le procedure per la chiamata dei cittadini extracomunitari residenti all’estero che devono essere assunti dalle imprese agricole. Sviluppo delle tecnologie di comunicazione e informazione - In perfetto accordo con le politiche dell’Unione europea che intende promuovere, attraverso il Programma eEurope la realizzazione di una società dell’informazione attraverso lo sviluppo delle tecnologie ICT (tecnologie di comunicazione e informazione) la col diretti ha elaborato una strategia che vede la diffusione in territori rurali di queste tecnologie per generare benefici a più livelli. A livello economico occorre agevolare le attività a sostegno delle imprese; a livello ambientale occorre introdurre strumenti di monitoraggio e gestione del territorio; a livello sociale occorre garantire la presenza di servizi ed informazioni anche nelle zone più marginali che soffrono ancora del fenomeno dell’esclusione sociale. La Coldiretti chiede alla Regione di sostenere questo progetto con interventi mirati alla diffusione di queste tecnologie nei territori più marginali. Decentramento e sportello unico - Coldiretti ritiene che l’attuale struttura organizzativa della Regione e d della Provincia non sia in grado di attuare con tempi coerenti il decentramento. Coldiretti chiede di attuare da subito il principio della sussidiarietà e della esternalizzazione di parti importanti del processo gestionale degli interventi in campo agricolo, valorizzando la professionalità delle organizzazioni dei coltivatori attraverso convenzioni con i CAA, Centri di assistenza agricola ed i CAF, Centri di assistenza fiscale. Attraverso politiche di semplificazione e di diversa organizzazione della gestione si potrà superare il limite rappresentato dalla troppa burocrazia che frena lo sviluppo del settore e ridurre i tempi di erogazione dei servizi. Coldiretti sostiene la realizzazione degli sportelli unici e rileva l’esigenza che anche gli aspetti d’autorizzazione igienico-sanitaria e ambientale siano coinvolti in un sistema di gestione efficiente ed efficace. Coldiretti ritiene inoltre necessario articolare in modo diverso il sistema relativo all’assistenza alla nascita di nuove imprese ed ai servizi necessari, attraverso forme d’intervento che valorizzino le professionalità presenti nelle strutture delle organizzazioni agricole attraverso apposite convenzioni. Un nuovo Assessorato Questo programma potrà essere attuato se la Regione riorganizza la struttura di Governo – Giunta Regionale con un diverso assetto delle deleghe per gli Assessorati. Obiettivo strategico del nuovo Assessorato dovrà essere la completa rivisitazione dell’attuale legislazione regionale, che consenta la predisposizione di un Testo Unico per la rigenerazione e l’innovazione dell’agricoltura piemontese. Agricoltura multifunzionale e agro-industria, sviluppo locale, economia montana, alimentazione e spazio rurale: sono le deleghe che Coldiretti ritiene necessarie per gestire questa fase storica di grande innovazione. Obiettivo del nuovo Assessorato, dotato di maggiore forza e iniziativa politica sarà una presenza autorevole a diversi livelli: interlocuzione con gli organi dell’UE attraverso rapporti strutturali; diverso rapporto con il Governo centrale finalizzato ad un più equilibrato criterio di ripartizione dei fondi a livello nazionale; intensità ed efficacia nella creazione di partenariati a livello regionale ed extraregionale, nella concertazione a livello regionale con le organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo, agroalimentare, gli Enti locali, le Associazioni dei consumatori e le Associazioni ambientaliste".

Maya@valchisone

Torino, Palazzetto dello Sport, semifinali della Top teams cup. 2mila spettatori circa in un palazzetto che aveva conosciuto allori e gloria sia con la pallavolo maschile che con la pallacanestro. Finali di coppa dei campioni, finali scudetto, epici duelli con Milano. Erano gli anni ottanta, poi Torino ha perso e la pallavolo e la pallacanestro. La pallavolo femminile riporta il Palaruffini alla ribalta con le final four di Top teams cup. Chieri conquista meritatamente la finale travolgendo le ragazze turche di Istanbul, un 3-0 netto e senza appello. Pubblico scarsino per un evento internazionale, presente il gruppo ultras “fedelissimi Chieri”. 25-10, 25-14, 25-15, un dominio netto malgrado l’assenza della Zetova, ennesimo infortunio per le piemontesi dopo quello della Tom. L’asse Tom-Virla ha funzionato alla perfezione, ma perfezione è il termine giusto per commentare la partita di tutte. Primo set senza possibilità di appello, punteggio indicativo della possibilità di Istanbul di contrastare le ragazze di Chieri. Gioco veloce, muro, un campionario di forza che neppure la brava palleggiatrice Bahar Urcu riesce a ribaltare. Non si fa in tempo a festeggiare che Chieri vola già 3-0 grazie alla Vincenzi e poi 6-2 con la forza del muro. Entra Valeria Marletta, esce la Vincenzi, cliché segnato. Gli errori della Scott e della Tom in battuta vengono compensati dai numeri della stessa Tom Logan e della Marletta. 10-5, punti anche dalla brasiliana Virna, ancora muro, un punto della schiacciatrice Mira Topic, la Scott e la Vincenzi. 16-11. Una fotocopia del primo set, la cinese Qui, numero sette si segnala per un’invasione, un muro della Scott ed uno della Vincenzi. 19-11. Solo gli errori di Chieri permettono alle turche di realizzare punti. Esce la Vincenzi rientra il libero Borri. Punto strepitoso della Scott, una botta terrificante, ancora la Virna. 22-12, entra la Akap, la Scott scatenata mette praticamente fine al secondo set. Un muro vincente lo chiude: 25-14. Le turche hanno realizzato quattro dei quattordici punti grazie agli errori in battuta. L’allenatore brasiliano di Istanbul, Marco Aurelio Motta, le prova tutte ma la superiorità di Chieri è troppo evidente. Tom e Vincenzi inaugurano il terzo set, un’errore della Marletta e siamo al primo pareggio assoluto. Le ragazze piemontesi ristabiliscono prontamente la differenza, 7-3 con una difesa superba di Tom Logan che poi sbaglia il punto successivo. La Marinova, palleggiatrice, inventa che è un piacere, primo vero punto della Ozcelik. Sbagliano anche la Topic e la Urcu, il segnale che Istanbul si è ormai arresa si materializza con evidenza sul 13-6 quando la Kayalar recupera un pallone incredibile e le compagne restano a guardare. Due punti della Scott, un muro della Marletta, un punto della Kuyan, 20-10 in breve tempo. Istanbul resta virtualmente in partita solo grazie a qualche imprecisione di Chieri, errore in battuta e poi della Scott, ma sono attimi. Tom e Scott (il punto decisivo) sono immarcabili, Chieri conquista meritatamente la finale ed attende di sapere il nome dell’altra finalista (Tongeren, squadra belga, cittadina di snodo europeo e Leverkusen, Germania, con le seconde leggermente favorite). Finale domani alle ore 17 al Palaruffini. Auspico il tutto esaurito. Pagelle: Chieri Valeria Marletta. Nove. Mura e fa punti Scott Danielle. Nove e mezzo. Potenza e classe, spara bordate incredibili. Marinova Neli. La capitana illumina l’attacco chierese variando costantemente il tema offensivo Virna. Voto nove e mezzo. Strepitosa, impossibile murarla Vincenzi Cristina. Voto nove e mezzo. Talvolta meno brillante delle altre, è però brava e concreta Borri. Voto nove. Libero, quindi spesso meno evidente. Il muro ostruisce tutte le vie, è pronta quelle rare volte che le turche riescono a superarlo Tom Logan. Voto dieci. Si arrabbia per un errore sul due a zero, con il terzo set in tasca. Punti, muri, recuperi, una giocatrice completa Guidetti (allenatore): voto dieci. Si dirà che la partita è stata una formalità ma era pur sempre una semifinale di una coppa europea. Una squadra perfetta. Istanbul Urcu Bahar. Voto sei e mezzo. La palleggiatrice prova in tutti i modi a rianimare l’attacco turco murato implacabilmente dalle italiane. Si arrende nel terzo set Kayalar. Voto sei. Il suo recupero sul 13-6 nel terzo set che non trova neppure una compagnia pronta a seguirla dimostra che almeno ci ha messo impegno Ozcelik. Voto cinque. La capitana raramente fa breccia. Qui. Voto cinque. La ragazza cinese si segnala solo per un’invasione Kuyan Resede. Voto sei. Fa qualche punto, almeno ci prova. Spesso murata Akap Sinein. Voto cinque. Entra nel secondo, può davvero poco Topic Mira. Voto sei. Anche lei è protagonista di qualche punto, anche lei spesso murata. Duro giocare contro Chieri Marco Aurelio Motta (allenatore). Voto cinque. Chieri è più forte, l’impressione è che non trovi mai le giuste contromisure Se volete scrivermi, se volete collaborare con noi, se volete segnalare problemi o tematiche.

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STORIA DEI COMUNI OLIMPICI

PRALI. Prali è un piccolo paese della Val Germanasca, posto in una bella conca al confine col parco naturale del Queyras, in Francia. Prali è composto da numerose borgate: Arnaud, Balma, Bounous, Campo Clot, Crosetto, Cugno, Gardiola, Ghigo, Giordano, Indiritti, Malzat, Orgiere, Pomeifré, Pomieri, Ribba, Rimas, Toré, Villa di Prali e Villa di Rodoretto. Fino al 1937 il nome del paese fu Praly, derivante da pral, prati in dialetto. La storia di Prali è antica: sono state trovate alcune testimonianze che rilevano l'esistenza di Prali addirittura nell'XI secolo, ma le più attendibili partono dal XV secolo. Nel 1870 il comune di Rodoretto entrò a far parte di Prali mentre nel 1895 la frazione di Bessè passò sotto il comune di Perrero e nel 1982 di Fontane passò dal Prali al comune di Salza. Prali è un comune i cui abitanti sono principalmente di confessione valdese. Per conoscere le vicende e la storia di questo ramo del protestantesimo nella val Germanasca, è possibile visitare il Museo Storico che si trova all'interno del Tempio, uno dei monumenti più importante per il popolo valdese, l'unico sopravvissuto alle guerre di religione. L'economia di Prali si basava principalmente sulle miniere di talco e marmo bianco. Oggi le miniere non hanno solo un'importanza economica ma anche turistica. Prali unisce l'aspetto di un intatto villaggio alpino con le comodità di una stazione turistica. Offre straordinarie piste da fondo in suggestivi boschi e piste da discesa per gli appassionati. Sotto l'aspetto culturale Prali offre vari spunti:il Tempio valdese, la Chiesa cattolica Mater Dei con una pregevole xilografia di Nastasio, il Museo di Prali e della Val Germanasca che fa parte del Sistema museale eco-storico delle valli valdesi, il Museo di Rodoretto che documenta la vita contadina e montanara della zona, S. Giovanni Battista, la parrocchia, del 1750 e, per finire, Scopriminiera, un'interessantissima visita alle miniere Paola e Gianna, a bordo di un trenino oppure a piedi. I visitatori possono davvero rivivere le sensazioni dei minatori, sotto terra, al buio, con il rumore delle esplosioni e le vibrazioni dei perforatori. Durante le Olimpiadi di Torino 2006 Prali sarà, con Chiomonte, sede di allenamento.

CESANA. Cesana Torinese è un piccolo paese dell'Alta Val di Susa, tra Oulx e Sestriere. L'abitato di Cesana è dominato dall'imponente mole del monte Chaberton. Questa affascinante e maestosa montagna è stata importante attrice della storia di queste zone. Sulla cima, infatti, a quota 3130 metri sorge una fortezza ancora oggi ben visibile che è stato il forte più alto d'Europa. Fu progettato come difesa dell'esercito italiano nel 1898 in seguito alla costruzione della rotabile che dalla borgata di Fenils saliva alla cima. La batteria era quasi perennemente presidiata da soldati, d'inverno da un plotone di trenta alpini e d'estate da artiglieri. Dopo l'8 settembre 1943, la fortezza venne abbandonata fino all'ottobre 1944 quando venne occupata dai reparti della Folgore. Con il trattato di Pace del 1947, tutta la fortezza e gran parte del monte vennero assegnati alla Francia. Nel 1957 le casermette vennero totalmente smantellate. Oggi rimangono i ruderi di otto torrette e delle casermette. La storia di Cesana, anticamente Cèzanne, è caratterizzata dalla sua posizione sul confine italo-francese. Fino al Medievo Cesana è un importantissimo centro di passaggio. Intorno all'anno 1000 passa sotto la prevostura di Oulx ma mantiene ancora una discreta autonomia. Sotto l'impero di Federico Barbarossa Cesana inizia a coniare moneta con l'effige del Delfino. In seguito i conti francesi Albon si stabiliscono proprio a Cesana e iniziano il loro espansionismo che arriverà fino in Provenza concedendo agli abitanti di Cesana molti privilegi. Tra il 1300 e il 1400 anche la zona di Cesana subisce le sanguinose guerre di religione tra cattolici e protestanti, nel frattempo i conti Albon cedono Cesana e zone limitrofe al sovrano francese. Nascono così gli Escartons e i villaggi della zona acquistano una nuova ed importante autonomia Il territorio dell'escartons di Oulx rimane indipendente fino al 1713, anno del Trattato di Utrecht. Il XVIII secolo vede Cesana come centro di soggiorno: Vittorio Alfieri ha composto in Cesana alcune sue immortali opere e, si dice, Paul Cezanne abbia tratto ispirazione per le sue opere impressioniste. Come in gran parte d'Europa, Napoleone lascia un importante segno anche a Cesana con la costruzione della carrozzabile verso il Monginevro e verso il colle del Sestriere. Col XX secolo, lo sviluppo di Cesana è legato alla nascita delle stazioni turistiche adiacenti. La sua locazione proprio al centro delle stazioni sciistiche di Clavière, Sansicario e Sestriere e la stazione ferroviaria di Oulx fa di Cesana un importante crocevia di transito. Il comune di Cesana è composto da varie borgate. Ricordiamo Fenils, un vecchio borgo che conserva l'aspetto originale con la Parrocchiale di S. Giuliano, in stile gotico, del 1490; Bousson, a pochi km da Cesana, con le vecchie baite perfettamente ristrutturate e i suoi bellissimi balconi fioriti in estate; Sansicario: il Borgo, più in basso, con vecchie abitazioni in pietra e nuove baite e Sansicario Alto, moderno complesso residenziale costruito negli anni '70 esclusivamente per lo sci alpino. L'area di Cesana T.se, nello specifico Sansicario, ospiterà, durante i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, le gare di bob, la cui pista è in costruzione in zona Pariol e biathlon.

SAUZE D'OULX.Sauze d'Oulx, il "balcone delle Alpi", si trova in Alta Valle Susa, sopra l'abitato di Oulx, a 1510 metri s.l.m. E' un caratteristico paese di montagna circondato da alti monti che d'inverno diventano piste da sci: il monte Genevris, Triplex e Bourget. La storia dell'abitato di Sauze si perde nel tempo. Come i villaggi circostanti e gran parte dell'Europa, i primi insediamenti risalgono all'origine dei celti, sono stati rinvenuti alcuni resti di insediamenti all'interno del Gran Bosco di Salbertrand. In seguito, la zona di Sauze era abitata dai Sauvincatii sotto il regno di Cozio e si pensa diedero il nome all'abitato di Jouvenceaux, una frazione sotto l'attuale Sauze. I suoi prati saranno poi attraversati dai soldati romani di Giulio Cesare e dai brigantaggi dei Goti, Burgundi e Saraceni anche se molte vicende storiche negative gli vengono risparmiate grazie alla sua privilegiata posizione di balcone. Sauze d'Oulx passa sotto il dominio dell'abate di Novalesa e inseguito sotto la prevostura di Oulx. Dall'anno 1000 circa, Sauze fa parte del Delfinato e dell'Escarton d'Oulx; questo spaccato di storia è riportata nello stemma del paese: il delfino e il giglio di Francia. Anche a Sauze, come abbiamo già visto in tutti gli altri villaggi della zona, vi furono lotte sanguinose tra cattolici e valdesi, nonostante il protestantesimo caratterizzasse maggiormente le valli Chisone, Germanasca e Pellice più che quella di Susa. Dal 1713, col trattato di Utrecht il territorio passa in mano alla famiglia Savoia. Il paese mantiene però molte caratteristiche dell'autonomia che c'era sotto gli Escartons e della tradizione francese, tra cui il dialetto doc. Sui prati di Sauze verrà combattuta, nel 1747, la storica battaglia dell'Assietta, al confine con la val Chisone. I piemontesi riportarono una memorabile vittoria contro i francesi. Ancora oggi la battaglia viene annualmente rievocata con partecipanti in costume. Alla fine del XIX secolo anche a Sauze vengono erette varie fortificazioni per le battaglie contro la Francia e , in seguito, per la prima guerra mondiale, le seconda e il periodo della resistenza. Durante il fascismo, il nome venne italianizzato in Salice d'Ulzio, tornerà al nome originale nel 1947 quando si stacca dal comune di Oulx e diventa autonomo. Intanto già alla fine della I guerra mondiale iniziava lo svilippo turistico del villaggio, dovuto all'introduzione della nuova disciplina dello sci alpino introdotta da Adolfo Kind proprio su queste montagne. Viene creato lo Ski Club Torino nel 1919 e aperto il primo albergo, il Miravalle. Il primo impianto di risalita è del 1936 in località Clotes. Le piste di Sauze hanno visto le prime discese di vari campioni dello sci italiano emondiale: Da Luigi Faure a Placido Eydallin, da Giuliano Besson a Piero Gros. Oggi Sauze può essere considerata la vera metropoli dello sci della Via Lattea. Offre decine di strutture alberghiere di tutti i livelli accanto a borghi originali intatti. La vita notturna è particolarmente viva, alimentata dai numerosissimi pub, meta preferita delle migliaia di turisti inglesi che ogni inverno trasformano Sauze in una succursale invernale del Regno Unito. Durante i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, Sauze ospiterà le gare di freestyle. Gli impianti su cui verranno effettuate le gare sono due: uno per i salti e uno per le gobbe. Inoltre è stato predisposto un impianto di illuminazione per permettere di svolgere le gare in notturna.

By Vale

RISULTATI ELEZIONI EUROPEE: TONFO DI FORZA ITALIA, UNITI NELL'ULIVO AL 32% BY MAYA 78% delle sezioni- dati Viminale-televideo RAI % FORZA ITALIA 20,9 ALLEANZA NAZIONALE 11,3 LEGA NORD 5,1 UDC 5,6 NUOVO PSI 1,9 SGARBI-PRI 0,7 UNITI NELL'ULIVO 32,0 RIFONDAZIONE COM. 6,1 VERDI 2,5 COMUNISTI ITALIANI 2,4 UDEUR 1,0 LISTA DI PIETRO-OCCHETTO 2,1 LISTA BONINO 2,3 FIAMMA TRICOLORE 0,7 PENSIONATI 1,1 SEGNI 0,4 LISTA CONSUMATORI 0,5 ALTERNATIVA SOCIALE 1,2 ALTRI 3,1 Il Polo delle Libertà considerando i voti del nuovo psi e del partito della bellezza di Sgarbi e La Malfa, ottiene il 44,6%, l'Ulivo allargato a Rifondazione e Di Pietro il 46,1. E' dunque sorpasso almeno momentaneo. EUROPEE A TORINO: UNITI NELL'ULIVO IN VANTAGGIO Con il 15% dei seggi scrutinati i dati torinesi confermano la crescita di Uniti nell'Ulivo che raggiunge il 36,5% contro il 31% delle Europee 99. Perde Forza Italia che passa dal 25,8 al 16,7%. In lieve flessione AN, Rifondazione Comunista quarto partito cittadino con l'8% dei consensi, più due rispetto alle precedenti europee. L'udc, stando alle prime proiezioni confermerebbe il dato nazionale di crescita, mentre crolla la Lista Bonino che passerebbe dal 12,6% del 99 al 3 di questa tornata elettorale. L'Ulivo allargato a Di Pietro e Rifondazione si collocherebbe sul 52%, il Polo a Torino dovrebbe avere il 32-33%

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Radiografia di povertà e ricchezza/1: il mondo viaggia a due velocità By Maya Sono talvolta i numeri a rendere evidente il grande ed imbarazzante divario tra i paesi più industrializzati ed il cosiddetto terzo Mondo. Queste povere righe hanno l’obiettivo di rendere lampante questo divario. L’Indice di sviluppo umano è un primo chiarissimo indicatore. Tra i primi dieci paesi al mondo sei sono europei (Norvegia, Islanda e Svezia ai primi tre posti, Olanda quinta, Belgio sesto, Svizzera decima), un’asiatico (Giappone al nono posto), una dell’Oceania (Australia quarta), due paesi dell’America del Nord (Stati Uniti e Canada, settimi ed ottavi). Tra i primi venticinque gli europei sono diciannove (l’Italia è ventunesima), due sono oceanici (all’Australia si aggiunge la Nuova Zelanda), due asiatici (Israele si aggiunge al Giappone) e due sono americani del Nord (i già citati Canada e Stati Uniti). Quali sono gli ultimi della classifica?. Sierra Leone ultima e a salire, Niger, Burkina Faso, Mali, Burundi, Mozambico, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Guinea, Ciad, Angola, Costa d’Avorio. Gli ultimi diciassette paesi del mondo sono tutti africani. Non va meglio se consideriamo la speranza di vita delle popolazioni terrestri. In Italia un uomo può sperare di vivere mediamente 77 anni ed una donna 83. Ci sono sedici paesi in cui questa speranza di vita è sotto i cinquanta anni per gli uomini e le donne: quindici paesi sono africani ed uno è asiatico (l’Afghanistan). Una donna in Zimbabwe ed un uomo in Malawi hanno una speranza di vita media di circa 40 anni. In Zambia un uomo ha una speranza di vita media di quarantadue anni, una donna di quarantuno.In Mozambico siamo 42 a 45 ma per le donne, in Angola 44 a 48 per le donne. Quarantaquattro sono anche gli anni per la speranza di vita di un uomo del Botswana, le donne vivono mediatamente un anno in più. In Uganda e in Etiopia 43 anni per gli uomini e 45 per le donne, in Somalia si sta meglio: 45 anni per gli uomini e 48 per le donne. L’Afghanistan uno stato non africano garantisce 47 anni agli uomini e 46 per le donne, in Burundi 45 a 47 come in Costa d’Avorio le donne vivono due anni in più: 48 anziché 46. In Liberia invece le donne raggiungono una speranza media di 50 anni, gli uomini si fermano a 47. Secondo campanello d’allarme: in Africa non c’è sviluppo e si vive poco, una speranza media di vita inferiore di trenta anni rispetto ai paesi industrializzati. Da cosa dipende questa bassa speranza di vita?. Uno dei mali del secolo scorso e drammaticamente di questo è l’Aids. Se in Italia è ammalato lo 0,4%, in Botswana è colpito dal virus il 21% della popolazione (record assoluto). Non stanno meglio Lesotho e Zimbabwe attestati sul 17%, la Namibia 13% circa, il Sudafrica (11,4%), lo Zambia 11,3%, il Kenya con l’otto per cento, il Malawi con il sette per cento, la Repubblica Centrafricana di poco sotto il sette per cento, il Ruanda, Burundi e Camerun sei per cento, il Mozambico e la Costa d’Avorio con il cinque, la Tanzania con il quattro. Negli Stati Uniti ed in Svizzera è malato di Aids lo 0,3% della popolazione, in Australia lo 0,06%, in Canada lo 0,2%, in Cambogia l’1,3%, in Thailandia l’1,1%. L’emergenza Aids emerge prepotentemente da questi dati: senza interventi rapidi (cocktail anti-aids a basso costo) l’Africa è un continente destinato a morire di Aids. Un altro aspetto è l’alimentazione. In Italia ogni cittadino ha a disposizione 3680 calorie/giorno. Nella Repubblica democratica del Congo 1514, in Somalia 1531, nel Burundi 1605, in Eritrea 1665, in Tagikistan 1716, in Afghanistan 1755, alle Comore 1753. Esattamente la metà. Nello Zambia le calorie giorno divengono 1901, in Angola 1903, In Sierra Leone 1904, in Armenia 1943, in Tanzania 1958, nella Repubblica Centrafricana 1946, in Kenya 1965, in Mozambico 1961. Sono quindici i paesi i cui abitanti si nutrono con meno di duemila calorie, undici sono africani. Poco sopra il Madagascar 2007, lo Yemen 2041, il Ciad 2046, il Ruanda 2058, la Cambogia 2070. Dei venti paesi meno nutriti del mondo quattordici sono africani e sei asiatici. Sono 3700 in Austria e Belgio, 3300 in Islanda, 3500 ad Israele, 3700 in Portogallo, 3300 nel Regno Unito, 3800 negli Stai Uniti, 3500 in Ungheria. Un mondo a due velocità anche per quanto riguarda l’alimentazione. Se in Danimarca e Svizzera il 100% della popolazione ha a sue disposizione risorse idriche, ci sono diciassette paesi in cui meno del 50% della popolazione dispone di risorse idriche. Fanalino di coda l’Afghanistan pre-guerra con il 13%, l’Etiopia con il 24, il Ciad con il 27, la Sierra Leone con il 28, la Cambogia con il 30, l’Angola con il 38, l’Oman con il 39% ed il Burkina Faso con il 42. Tredici sono paesi africani, tre asiatici ed uno oceanico (Papua Nuova Guinea). L’emergenza idrica allarma sempre di più, esistono dossier in cui si sviluppano scenari apocalittici eppure si assiste ad una sorta di immobilismo preoccupante. Dunque ricapitoliamo: mondo spezzato in due. Si vive meno nei paesi più poveri, si muore di Aids, di fame e di sete e non esistono ospedali e posti letto per curare le malattie. In Italia ogni mille abitanti ci sono 4,9 posti letto. In Norvegia ci sono 14,4 posti letto ogni mille abitanti, in Olanda 11,3, in Giappone addirittura 16. In Niger 0,1, in Afghanistan, Benin, Etiopia, Nepal, Mali 0,2 ogni mille abitanti, in Bangladesh 0,3, in Senegal 0,4, nello Zimbabwe 0,5. In India 0,8, ad Haiti, in Indonesia e Pakistan 0,7. Tra i ventisei paesi che dispongono di meno di un posto ogni mille abitanti, uno appartiene al centro-america, otto sono asiatici, diciassette sono africani. Un’altra enorme differenziazione è rappresentata dall’alfabetizzazione della popolazione. In Italia la percentuale di analfabeti è dell’uno virgola quattro per cento. Tra i diciotto paesi con più del 50% di analfabeti, cinque sono asiatici e tredici africani. Spicca il Niger con l’84%, seguito dal Burkina Faso con il 75,Sierra Leone con il 63, Senegal, Gambia ed Afghanistan con il 62, Benin e Bhutan con il 61, Guinea con il 60, Angola e Bangladesh con il 58%. Radiografia di povertà e ricchezza/2: Sono talvolta i numeri a rendere evidente il grande ed imbarazzante divario tra i paesi più industrializzati ed il cosiddetto terzo Mondo. Queste povere righe hanno l’obiettivo di rendere lampante questo divario. Qual è il paese che vanta il più alto prodotto nazionale lordo per abitante?. E’ il Lussemburgo con 46mila dollari annui. Nei primi cinque ci sono quattro paesi europei ed uno americano: al secondo posto spicca la Norvegia con i suoi 39mila euro seguita dalla Svizzera con quasi 37. Solo quarti gli Usa con 36200. Ultimo posto della top five la Danimarca con 32900. Nei primi dieci ci sono complessivamente sette stati europei, due asiatici (il Giappone sesto con 31mila dollari, il Qatar nono con quasi 28mila) ed appunto uno del Nord America. Irlanda ed Islanda sono al sesto e settimo posto a cavallo dei 30mila dollari, l’Olanda è decima con 25890. Nei primi venti gli stati europei divengono quindici (si aggiungono all’undicesimo posto il Regno unito, al dodicesimo la Svezia, al quattordicesimo l’Austria, al quindicesimo il Principato di Monaco, al sedicesimo la Finlandia, al diciassettesimo il Belgio, poi Francia e Germania), sono tre gli asiatici (il Brunei è tredicesimo) e l’America del nord (il Canada è ventesimo). Dall’undicesimo, il Regno Unito al ventesimo (il Canada) i prodotti nazionali lordi per abitante sono estremamente vicini: 1500 dollari appena. L’Italia vanta 20399 dollari. Quali sono i venti paesi con i prodotti nazionali lordi più bassi?. Il primato negativo spetta alla Repubblica Democratica del Congo con 84 dollari appena, seguita dall’Etiopia con 95 e dal Burundi con 100. Nei primi cinque ci sono altri due stati africani: la Somalia con 110 dollari e la Sierra Leone con 146. Nei primi dieci ci sono ben nove stati africani (Eritrea 164, Malawi 166, Niger 176, Burkina Faso 184) ed uno asiatico (settimo posto per Myanmar, l’ex Birmania con 165). Seguono Liberia, Tagikistan, Ruanda (198 dollari), Mozambico (primo paese a superare i duecento dollari, 204) e Ciad. Nei primi venti gli stati africani sono quindici e cinque sono asiatici (oltre ai già citati ci sono Nepal, Cambogia ed Afghanistan). Mondo a due velocità, il divario si allarga. I consumi sono un indicatore del divario: se nel 2002 in Italia si consumavano 4732 kwh per abitanti sono ben trentuno i paesi in cui questo consumo era sotto i cento kwh. Protagonista negativo il Ciad con 13, seguito dalla Cambogia con 20, l’Etiopia con 22, il Burundi con 24, Comore con 26, Ruanda ed Afghanistan con 27, Repubblica Centrafricana con 30, Haiti con 37 e repubblica Democratica del Congo con 40. Conferma inequivocabile di un trend: nei primi dieci stati sette africani, due asiatici ed uno dell’America centrale. Negli ultimi trentun paesi ben ventisei sono africani, esulano Bangladesh e Laos che chiude questa speciale classifica negativa con 96 kwh. In Italia muiono durante il parto 7 donne ogni centomila nati vivi. In cinque paesi (tutti africani) le donne morte sono 1000 o più di mille ogni centomila nati vivi: in Eritrea 1000, in Malawi, Mozambico e Repubblica Centrafricana 1100, in Sierra Leone muoiono 1800 donne ogni centomila nati vivi. Nel presentare l’ultimo dato statistico vorrei fare una riflessione: quali sono le prospettive dell’infanzia nel Terzo Mondo?. Per i bambini della Sierra Leone, nulle o quasi nulle: il 150 (per mille) muore nel primo anno di età ed il 316 (per mille) entro i primi cinque anni. Se in Italia il rapporto è rispettivamente 4,3 e 6 per mille in Angola è del 127 e 295 per mille. Sono dati drammatici confrontati con quelli dei paesi più sviluppati: Islanda 2,7 per mille entro il primo anno di età e 4 per mille entro i primi cinque anni., Giappone 3,1 e 4, Svezia 3,2 e 4. In Liberia muiono 135 bambini su 1000 nati entro il primo anno e 235 bambini su 1000 entro i primi cinque. In Francia 4,3 e 5 per mille nelle due casistiche, come in Germania e in Danimarca. In Ciad 100 bambini su mille entro il primo anno e 200 bambini su mille entro il quinto anno di vita. Tra i quindici paesi con la più alta mortalità entro il primo anno tredici sono africani, uno asiatico (l’Afghanistan) ed uno, Haiti del continente americano. Tra i quindici paesi con la più bassa mortalità dieci sono europei, tre asiatici seppur in diverse aree geografiche (Israele, Giappone e Singapore), uno è dell’Oceania (Australia) ed uno dell’America del nord (Canada). Se entro il quinto anno muoiono 4 bambini islandesi su 1000, sono 183 i bambini ruandesi e 225 quelli somali. Bambini che muiono per malattie scomparse o debellate in Occidente, per la carenza delle strutture sanitarie (ospedali e medici), per l’ignavia di chi preferisce girarsi dall’altra parte e produrre nuove guerre che vedranno morire nuovi bambini.

 

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Martedì, 31 Maggio 2016 14:37

Affari tuoi trasmissione nazionalpopolare

Solo dopo aver letto la promessa solenne del cda della Rai, che ha accolto l’invito del presidente Ciampi, mi sono avvicinato timoroso alla trasmissione affari tuoi. Il servizio pubblico sarà più cultura, più informazione e più pluralismo, proprio come richiesto dal presidente. Dunque affari tuoi è una trasmissione del dopo tiggì uno con picchi di ascolto vertiginosi. Dunque affari tuoi è una trasmissione condotta da uno dei draghi del servizio televisivo nazionale: Paolo Bonolis. Che è televisivamente bravo ed occupa bene lo spazio. Accompagna, giggioneggia, gioca, motteggia. E’ la parte integrante dello show, credo di aver letto nove-dieci milioni di italiani, distrutta la corazzata di striscia la notizia che infatti gli aveva girato contro una polemicona dura sui partecipanti teatranti, a cui aveva risposto con un commovente monologo incentrato sulla domanda: perché?. Perché, era la risposta, la vostra malafede si spiega con il business milionario della pubblicità, l’essenza stessa della sopravvivenza della RaiMediaset, l’audience regna sovrano e la defenestrazione dal primo posto dopo svariati anni vi ha infastiditi. Il gioco, perché di gioco si tratta è semplice ma efficace: venti concorrenti potenziali in rappresentanza delle venti regioni (ma non è un gioco leghista, tuttavia a leggere la pubblicità cartellonistiche di Alleanza Nazionale vedi il vento del Nord ormai espropriati di qualsiasi paternità federalista). E’ un gioco ecumenico. Il conduttore pone una domanda iniziale che sarà determinante nella definizione del Concorrente. Martedì la domanda verteva su Pisa e sulla Piazza dei Miracoli. La più veloce tra coloro che hanno risposto in maniera esatta è stata la concorrente dell’Abruzzo. Non è data sapere la percentuale delle tre opzioni, ovvero c’è qualcuno che ha sbagliato e non è dato sapere quanti secondi ha impiegato la concorrente suddetta per rispondere alle domande. O la concorrente dell’Abruzzo, è stata l’unica tra i venti ad essere andata in gita a Pisa ed essersi sciroppata la guida volontaria o interinalatermine. Faccio parte della schiera dei sessanta milioni di italiani commissari tecnici, dei centoottanta milioni di italiani che si mettono in coda nei weekend estivi (della seconda schiera non faccio parte, ho mentito, ma fate la somma di coloro che secondo tg e giornali sono sulle strade e vedrete che almeno l’ottanta per cento del popolo italico è in movimento durante i weekend estivi) e dei trecento almeno che sono dubbiosi e sfogano lo stress della giornata facendo bassa dietrologia. E’ veramente lei la vincente?. Notaio in studio con vice, abbandono la dietrologia che mi provoca ulteriore stress. Il gioco è semplice, ogni concorrente ha in dominio una scatola contenente un premio. Quella dell’Abruzzo che è divenuta farfalla porta in dote la scatola dodici. Esiste un tabellone con dieci premi pacco e dieci premi buoni: la parte pacco è blu, la parte buona è rossa. Tra i pacchi un fungo phallis che consente piccoli giochi a doppio senso che invero cessano subito, una fotocopia dell’autografo del notaio, una fogna, si una fogna, non la costruzione ma solo il contenuto come precisa amabilmente the conducator. Ad ogni scelta corrisponde l’eliminazione del premio corrispondente. Dura una mezz’oretta. La concorrente parte male scegliendo la Valle D’Aosta: il pacco della regione valdostana contiene 250mila euro, la massima vincita possibile è 500mila. La Valle d’Aosta è regione ricca, quindi mai abbinamento fu più sciagurato. S riprende eliminando la fogna il cui contenuto avrebbe provocato notevoli problemi di trasporto in Abruzzo. Squilla il telefono, il gioco consiste anche in offerte da parte di un fantomatico personaggio contro cui il conduttore magno scarica supremi anatemi. Il concorrente deve essere abile a seguire il gioco e a captare l’offerta, respingendola continua a giocare. Si possono anche cambiare i pacchi, ovvero al posto del suo può prendere quello di un’altra regione. Alla fine di tutte le scelte alla simpatica concorrente abruzzese restano cinquanta e cento euro, ne vincerà cinquanta. Il vero trionfatore del gioco è ovviamente lui, Paolo Bonolis, ormai icona del primo nazionalpopolare canale dopo una vita come icona del quintomediasetnazionalpopolare. Mezz’ora di nulla ma che scorre, sicuramente meglio del primotelegiornalenazionalpopolare almeno in rapporto all’appello del Presidente. Che poi dal servizio nazionale si possa pretendere anche cultura ed informazione non solo alle tre di notte o a mezzogiorno è discorso alquanto vecchio. L’audience premia affari tuoi, perché non provare con un programma di spessore: siete sicuri che verrà bocciato dal Supremo Strumento?.

 

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Martedì, 31 Maggio 2016 14:34

Mayablogpensierinotturni da marzo a giugno

LA GUERRA è LA MORTE DELL'UMANITA', IL VERO NEMICO è LA POVERTA'.

Oggi è il 23 marzo, quindi dispari. Nella Torino Olimpica circolano le targhe dispari. Mentre questo lapalissiano collegamento circola nella mente di migliaia di miei concittadini, proprio mentre scorre il pensiero, centinaia di uomini, donne e bambini muoiono per causa imputabili alla povertà o a qualche guerra. Il mondo è spaccato. Da una parte i paesi ricchi portatori di un modello, di tendenze, poca sobrietà, arroganza culturale, che non sanno proprio come smaltire i rifiuti. Dall'altra due miliardi di disgraziati che crepano di fame, povertà, sete, aids, soli senza speranza, malattie che chi non sa dove mettere i rifiuti aveva già debellato nella preistoria. Ma anche i ricchi portatori di modelli vincenti hanno il loro buco nero rappresentanto da poveri che vivono senza una cittadinanza nell'eden. Ospiti sgraditi. Ho visto la povertà, no scuole, no medicine, no dottori. Si muore per niente in certi paesi. Immagini che il turista non deve vedere sennò vive i suoi dieci minuti di buonismo. Gente che non ha diritti, neppure il diritto di sorridere, solo sopravvivere. Se non hai qualcosa di importante da offrire si può morire, un milione di persone in Ruanda, senza che il mondo batta ciglio. E' la lotta alla povertà la vera battaglia del terzo millennio. Prendo spunto da un'e-mail che ho ricevuto sul tema guerra preventiva per parlare anche di guerra. Oggi ci si ammazza per il petrolio, domani per l'acqua. E' ahimè una triste previsione che non domani ma dopodomani si trasformerà in realtà. Quali devono essere gli obiettivi dell'umanità?. La guerra, le bombe, le mine, gli storpi, la distruzione o tentare di arginare il degrado che sovrasta due miliardi di persone. La guerra elimina la povertà od alimenta il numero di persone che devono racimolare un respiro?. I paria. L'email è sostanzialmente giustificativa della teoria della guerra preventiva. In Afghanistan ed Iraq ha vinto Bush. E' più stimolante commentare chi dissente che chi assente. No, perchè il nemico è il terrorismo. Lui lo combatte con le bombe alimentando la spirale terrorista, sarebbe necessario invece eliminare le cause dell'arruolamento. Il terrorismo si alimenta con la povertà. Povertà ed ignoranza generano la spirale di violenza, è lì che bisogna stroncare ed isolare. Senza povertà ed ignoranza non ci sarebbe terrorismo. Andiamo oltre. Chi ha creato i talebani se non chi finanziava i mujaheddin aghani durante la guerra con i russi?. Chi li ha coperti, sovvenzionati anche dopo la fine dell'invasione?. Sorry, dimenticavo che la storia ha le braccia corte o è forse la nostra memoria ad essere corta. Chi giudicava Saddam un grande statista perchè faceva combattere milioni di sudditi contro l'Iran cattivo e garantiva ai produttori di armi guadagni sonanti in qualche banca offshore. Chi chiudeva gli occhi sul gasamento dei curdi?. Signori, realpolitik, diffidiamo dei portatori di libertà o di chi si arroga il diritto di essere il portatore principe con le bombe. Poi nell'opulenta America i poveri aumentano, lo stato sociale è retaggio del passato e nelle scuole ci sono i metal detector. E i ghetti. Sono per l'America di Kennedy, di Kerouac, di Martin Luther King, l'America che precaria come non mai vede crollare la sua occupazione e i suoi salari. War. Perchè anzichè ordire conflitti non si edifica un immenso piano Marshall in grado di alleviare le sofferenze di metà della popolazione terrestre? Eppure ci stupiamo che questi uomini e queste donne bussino alle nostre porte per salvarsi l'anima o sfuggire alla morte. Suvvia siamo seri senza dimenticare chi siamo: Maya, Incas, Aztechi, Indiani, Indios. Ho dimenticato qualcosa dei massacri della civiltà?. Sono tutti stermini nel nome di qualcosa che pareva altisonante ed importante. Qualcosa che ha arricchito pochi con la morte di milioni di persone. Un mondo migliore non si crea con i nemici ma progettando, edificando qualcosa di significativo. La pace e la volontà di obliare gli interessi particolari per dedicarsi agli interessi generali. Ovvero rispondere alle esigenze di due miliardi di persone che sono allo stremo. Rispondete se volete a queste poche righe. VIAGGIANDO NEL TRAFFICO CITTADINO: UN CIRCUITO. LE OLIMPIADI. Sono le 18,05 piove. Si avete letto bene, ieri a Torino è piovuto, non accadeva da tempo, non so se questa lieve precipitazione ci permetterà di respirare meglio. Dicevo, erano le 18.05 di una giornata di pioggia nella Torino Olimpica delle targhe alterne. Esco dalla tangenziale, torno al presente, per farvi entrare meglio nella scenografia. Corso Orbassano devo arrivare in via Vandalino, sono abituato a fare le strade che conosco e che giudico meno trafficate. Sono ingannato dalle targhe alterne, noi pari siamo pochi penso tra me e me. Ci sono già anche i dispari e sono inferociti. Un traffico insostenibile, una lunga coda che rassomiglia alla coda ferragostana sulle autostrade. L’ingresso nella Torino Olimpica, un ingresso, arduo entrare dalla porta principale. E’ come se lo starter avesse dato il via. Il lungo tribolare, un metro, frena, un metro, semaforo rosso, innervosisce forse oltre e ben oltre la giornata lavorativa, il ritardo, la frenesia di arrivare a casa e godersi Amici miei con la De Filippi o uno dei tanti reality show con cui convive la televisione del terzo millennio e lo spettatore medio che televota. O il supermercato iperiper pieno di gente che arranca, non compra e fatica ad arrivare a fine mese. Forse è per questo che siamo così nervosi. Finchè la coda non permette grandi scatti la rabbia sopita si fomenta ma non esplode. Alle 18.20 giungiamo, io e la coda all’altezza della svolta per via Guido Reni. Gli Scumacher del circuito hanno strombazzato solo una decina di volte ma è tutto tranquillo o quasi. La svolta segna lo spartiacque. Ci sono venti o trenta metri di strada libera e succede di tutto. In via Guido Reni ci sono delle simpatiche strisce pedonali senza però segnalazione luminosa. Come a dire che il pedone è fregato. Lo avevo già segnalato grazie ad un’email. Coraggiosamente mi fermo per far passare una persona e qui la coda mostra i denti e digrigna. Quello dietro, malgrado prima di fermarmi abbia rallentato, suona spazientito. Che fai sei impazzito?. Devo votare per Gegia. Il pedone, poveraccio trova strada nella prima e seconda corsia, la terza vola sparata verso la De Filippi e non si commuove. Mi rendo conto che pur avendo rispettato il diritto del pedone ho messo in serio pericolo la sua esistenza. Può succedere nel circuito nervoso cittadino che: quello dietro, che era impegnato con il telefonino regolarmente senza auricolare, ed era distratto, ti tamponi. Oppure stava mandando sms multipli. il pedone si illude di essere stato graziato e se tu ti fermi nella seconda corsia, quelli che arrivano dalla terza a velocità supersonica lo trasportino a Canicattì. Sono disponibile a creare l’associazione dei pedoni messi a repentaglio dal mancato rispetto delle strisce pedonali. Ci siamo incattiviti con il passar del tempo, i cantieri sono una scusa lapalissiana. Si è incattività la società con il passar del tempo, siamo egoisti e soprattutto siamo sempre di fretta. Ci hanno insegnato che la puntualità è essenziale, che un pacco deve arrivare in un minuto a Tokyo sennò il richiedente giapponese ti fa causa e pretende un risarcimento miliardario. Così noi corriamo come pacchi. Che bisogna essere efficienti, che essere lenti significa essere fuori dal gioco. I pedoni lenti devono essere messi fuori gioco, le macchine lente non dovrebbero viaggiare. E via dicendo. E non si capisce perché tutti rispettino i segnali, le strisce e tutto ciò che prescrivono le norme comprese quelle di una serena convivenza civile solo in presenza di pattuglie o divise. Solo un'applicazione ferrea della legge ci rende civili?. Il circuito si complica, il cavalcavia appena passata via Guido Reni è un groviglio di sensazioni, rabbia, emozioni. Sono le 18.35 circa, la De Filippi è lì, miseria potete registrare la puntata?. Le frecce sono un altro emblema della crisi d’identità del traffico e dei torinesi. Non sono tanto usate, ci sono i teorici della freccia a sinistra non se ne parla proprio perché non mi piacciono i comunisti e quelli della freccia a destra non se ne parla proprio perché Berlusconi mi è antipatico. Non si dimenticano malgrado stiano insultando (agitando il telefonino) il predone con il monovolume che la freccia non l’ha messa perché impegnato a calcolare i voti necessari all’eliminazione di Gegia da Ritorno al presente. Ne fanno proprio una questione politica e sarebbero disposti all’incidente pur di non rinunciare alla prerogativa. Finalmente qualcosa si muove e la battaglia s’infiamma. Avevamo, è vero, una tra le migliori viabilità del paese. Non c’è più questo primato, ma presto avremo la prima linea della metropolitana ed una città always on the move. Arrivo finalmente in via Vandalino non prima di un concerto in la bemolle offerto da un pilota di una fuoriserie che non gradisce che ci si fermi con il giallo. Lui aveva fretta doveva controllare i guadagni di borsa. Bisogna correre, il suo agente, quello che gli cura i titoli ha fretta anche lui ed è impegnato sulla tangenziale di Milano a giocare a scacchi con un camionista tedesco. Giocare a scacchi nel linguaggio dei piloti del circuito significa avanzare di un millimetro alla volta provenendo da destra e pretendendo senza permesso di infilarsi in una corsia diversa da quella in cui si staziona. All’appuntamento arrivo in ritardo di dieci minuti. Sono vivo lo stesso, anche con il mio ritardo. Dieci minuti non sono nulla anzi sono una piccola particella della nostra vita. Eppure dobbiamo correre….. Cosa faremo durante le Olimpiadi domanda un amico?. Noi torinesi?. Qualcuno si dedicherà al giardinaggio, qualcuno si piazzerà davanti al video, qualcuno sarà indifferente, qualcuno coinvolto. Cosa troveranno i turisti?. Intanto saranno spiazzati. Si aspettano una città industriale con la fabbrica al centro dell’universo e scopriranno una città artisticamente splendida. Poco promossa, non lo dico solo ora. Cosa porteranno le Olimpiadi?. Intanto scordiamoci di diventare una città che campa sul turismo e i torinesi come i veneziani. Non sono contrario alle Olimpiadi tout court, sono contrario a questo sport che ignora i principi fondamentali delle Olimpiadi. Lo so, sono vecchio e di idee retrograde. Il mondo corre, sponsor, professionismo, ogni evento deve portare moneta sonante. Eppure l’idea dell’incontro tra i popoli durante una manifestazione dove al potere per quindici giorni vanno i dilettanti continua a piacermi. Poi vedrò le gare o mi dedicherò al giardinaggio. Un pensiero per Florence Aubenas. Durante il sequestro Sgrena era al centro dell’attenzione, un centro un po’ spostato verso l’angolino. Liberata la Sgrena ci dimostriamo un popolo pacifista, buonista ma sostanzialmente di parte. Allora Florence ed Hussein liberi. Buonanotte DAL DIVIETO DI FUMO IN MACCHINA ALLE MULTE DELLA TORINO OLIMPICA.Avrei voluto occuparmi in questi pensieri serali della divin Barazza Jenny o della bravura di Carlotta Iossetti ignorando per una volta i miei soliti appelli per l'Africa o per i due miliardi di poveri che resteranno poveri malgrado appelli ben più sostanziosi del mio. Non intravvedo luci sul tema e quindi declino, almeno momentaneamente. Il mondo globale gira così, male aggiungerei. Però continuo a sperare in un mondo più giusto e più equo, almeno un tantino.

Mi ha stuzzicato la notizia letta sui giornali e proveniente dalla Germania: socialdemocratici&cattolici sono d'accordo. In cosa?. Nel pensare di vietare il fumo in macchina come causa di distrazione, indi di incidenti. Ovvero chi vuol fumare o chi vorrà fumare deve/dovrà accostare e rimanere fermo per tutto il tempo di consumo della sigaretta.

Trasferisco mentalmente questa proposta in Italia non prima, come fumatore, di declarare la mia contrarietà. Ammetto che la sigaretta sia causa di distrazione, io raramente fumo in macchina, ma tra gli incidenti non credo sia la causa principale. La distrazione consiste in un piccolissimo attimo: l'accensione. Almeno secondo i detrattori. Senza dimenticare il fumo passivo, ma qui, mi rivolgo ai vietatori tedeschi, educazione e buonsenso dovrebbero prevalere. Ora capisco che in questa epoca storica quelle appena scritte siano parole forti, molto forti.

Non credo che quel simpatico giovanotto la scorsa settimana stesse fumando quando ai centosparati ha passato il rosso di una piazza e meno male che io, prima di attraversare sulle strisce con il mio verde, ho atteso un attimo. E' stato rincorso da qualche maledizione.

Dettagli, preciso che come fumatore ho plaudito al divieto di fumo nei locali pubblici se non in apposite salette. Una sera di qualche tempo prima ero entrato in una birreria, fumavano tutti, aria impossibile, fuori senza neppure sedersi.

Se trasferisco l'immagine tedesca al nostro paese già vedo file di macchine ferme (ovunque)con autisti impegnati con il pacchetto, l'accendisigari ed infine l'agognata. Dall'introduzione della patente a punti ho notato nel corso degli ultimi tempi un certo rilassamento.

Ovvero: cellulari senza auricolari, rossi secchi (vedi prima), strisce pedonali zone di caccia grossa (al pedone) e maleducazione assortita che forse nessun codice riuscirà a guarire. Nessuno ha mai pensato di vietare gli sms in macchina: non sono forse una causa di distrazione maggiore?. Non c'è auricolare che tenga. Per mandare gli sms non si tratta di una frazione o di un attimo. Malgrado l'italiano abbreviato bisogna: entrare in messaggi, primo passaggio. Scrivere messaggio. Tipo ciao sto arrivando. Andare in rubrica, trovare il numero del destinatario ed inviare. Ben più dell'accensione di una sigaretta, posto che la sigaretta con altri in macchina rasenta il fumo passivo. Ma siamo sicuri che l'sms non dia effetti collaterali passivi. Perchè l' attivo stando all'istituto di psichiatria londinese, e per i più coinvolti, è una diminuzione del quoziente intellettivo. Mi sovviene una domanda, trasferendo la proposta al nostro paese o restando anche in Germania che neppure loro sono infallibili: chi controllerà il rispetto del futuribile divieto?. Le casistiche del rilassamento le ho sommariamente indicate. Mi domando, sempre proiettato nel futuro non solo italico come sarà possibile distinguere una macchina ferma in doppia fila con fumatore a bordo da una macchina ferma in doppia fila perchè parcheggiata causa fermo caffè. E per esagerare mi proietto a Torino. Parto da un'email che ho ricevuto negli scorsi giorni. Multe, anzi multa. "Ho preso una multa in via Zambelli, nei pressi di un mercato". Zona Mirafiori Nord, circoscrizione M.F-Santa Rita. "Una via larga e spaziosa avevo posteggiato nel mezzo della strada. Come tutti. Nei pressi di quel mercato al sabato non c'è posteggio. Non divieto di sosta ma non ai margini della carreggiata. Va bene l'infrazione ma fai un giro per il quartiere a vedere quante doppie file (non per andare al mercato), quante macchine posteggiate sulle strisce, attraversamenti pedonali a rischio, deiezioni canine. Tutte non sanzionate". Sabato scorso ho fatto un giro nei pressi di questa via e nei pressi di questo mercato. Trentadue minuti per trovare parcheggio, un parcheggio compatibile con la volontà di non pagare multe. La via è piena di macchine in mezzo, una via larga e spaziosa. Quasi tutti comperano velocemente, tempo dieci-quindici minuti e sono di nuovo via. Gli ambulanti si lamentano: multe ogni sabato. Il mercoledì prima mi ero fatto un giretto partendo da piazza Santa Rita. Corso Orbassano-via Castelgomberto-via Boston, controviale di corso Siracusa. Ho notato e contato 43 macchine in doppia fila e sei sulle strisce. Nessuna sanzione, almeno da controllo a campione. Due macchine posteggiate davanti ai portoni. Macchine posteggiate non davanti a negozi di prima necessità. L'attraversamento pedonale di Corso Orbassano è un attentato per i pedoni. Sono in prima corsia e sto per girare a destra. Signora sulle strisce. Mi fermo. Dietro un pazzo fa squillare la sirena che ha installato al posto del clacson. Mano alta della signora per ringraziare. Si ferma lì, i mezzi impegnati nel giro di prova cronometrico non si degnano neppure di considerarla. Via Castelgomberto, doppia fila a sinistra, doppia fila a destra. Un piccolo spazio per far passare la macchina, ci si ferma a turno, uno slalom parallelo. Non c'è il mercato, ci sono bar e palestre. Doppia anche nel breve tratto tra via Boston e corso Siracusa. Non vi narro delle deiezioni canine: è stato persino convocato un consiglio di circoscrizione. Quante multe sono state fatte per tutte queste doppie file invasive e quante ne sono state fatte in una via larga e spaziosa, in zona di mercato?. Credo valga per tutti i quartieri olimpici. Sappiamo che le macchine sono aumentate a dismisura e non così i parcheggi. Credo che se assumiamo come vera questa constatazione non possiamo esimerci dall'usare buon senso e dal comminare multe a casi clamorosi ed eclatanti. Spesso non sanzionati. Compresi coloro che possedendo un cane per sfizio non si degnano di portare fido al giardino o di dotarsi di paletta e sacchetto. Ecco perchè la proposta tedesca futuribilmente trasferita all'Italia non deve spaventare i futuribili sanzionati. Chi controllerà anche nella magna Germania? E' GIUSTO ED EQUO CHIEDERE UN MONDO PIù EQUO E PIù GIUSTO.Siamo alle solite. Torno a parlare di mondo più equo e più giusto, ricomincio a narrare di un'utopia che non è solo mia. Ricevo tante e-mail sull'argomento e sul senso di profonda ingiustizia che domina le sorti del mondo. Cari lettori dei mayablogpensieri notturni, mentre scrivo e mentre voi leggete, ci sono degli uomini, cittadini di questo pianeta, che muoiono di povertà o di malattie che noi cittadini di serie a consideriamo retaggio dell'ottocento. Questo individui dovrebbero avere i nostri stessi diritti ma così non è. Sto parlando di due miliardi di persone. Due miliardi di persone stremate da un'esistenza pessima frutto di sofferenza e dolore. Perchè la povertà estrema porta sofferenza e dolore. A quelli che accusano gli utopisti di agognare una città del Sole, rispondo che non si esige una città del sole, ma di avvicinare il mondo che corre veloce ed il mondo che non corre affatto. L'Africa zoppica vistosamente, ma al di là di qualche campagna promozionale ogni tanto, l'argomento viene messo in cantiere e sigillato a doppia mandata. Chissenefrega visto che abbiamo tutto ciò che ci occorre, compresi i reality show. Anzi, per qualcuno la povertà estrema di due miliardi di persone potrebbe essere il reality show del reality show. Uno show squallido, permettetemi l'espressione, quello che va in onda sul pianeta diseguaglianza. L'Africa zoppica vistosamente e se prosegue con questa corrente tra qualche anno smetterà di camminare. Le guerre africane sono guerre da dimenticare, obliare, cancellare dalla mappa terrena. Ci sono paesi che hanno risorse minerarie stratosferiche, risorse che sono anche la condanna a soffrire. In alcuni paesi arrivare a cinque anni è una sofferenza, mentre nei paesi più evoluti a sette-otto i bambini possiedono un telefonino. Ma non solo l'Africa. L'Asia ha grandi potenzialità, ristrette a pochi, abbondano le bidonville. L'India cresce a ritmi vertiginosi ma non crediate che le baraccopoli siano scomparse. Anzi. Centro e Sud America sono da sempre contraddistinti da una clamorosa ed ingiusta distribuzione della ricchezza. Eppure, questo mondo a due velocità spende miliardi in armi e non ha la forza e la volontà di rimboccarsi le maniche e dedicarsi ai miseri. Pensate che tra qualche ora miliardi di persone dovranno dedicarsi alle seguenti attività: cercare cibo, sbarcare il lunario, scavare nell'immondizia (la stessa che noi non sappiamo bene dove mettere), sfuggire alle malattie, sopravvivere in condizioni igieniche disastrose. Tra qualche ora milioni di noi cittadini della massima serie a ci butteremo a combattere contro tutti e tutto per produrre ricchezza. Siamo angustiati da problemi falcidianti, tipo arrivare in orario in ufficio e bruciare quel rosso semaforo che ci farà perdere secondi preziosi. D'altronde ci hanno insegnato che le merci devono correre e con loro noi. Poi la coda per tornare a casa e la coda in fila al supermarket. Se questo è il Modello Vincente abbiamo molto da riflettere in futuro. Se cancelliamo la parola solidarietà dal nostro vocabolario ci avviciniamo alla sconfitta. Non chiediamo città del sole ma solo un mondo leggermente più equo e più giusto. Dico leggermente, senza troppi stravolgimenti (per non sconvolgere il bioritmo generale). Non vorremmo più leggere di bambini che muoiono di malaria o che interi villaggi spariscono a causa dell'Aids. Io credo che sia vitale sperare in questo salto di qualità e che anche i più riottosi, quelli che preferiscono spendere denaro per le bombe intelligenti, si dovranno rassegnare ad avvicinare i due mondi. Ci dobbiamo credere per restituire a questa umanità sofferente la dignità di individui e la tessera di cittadini del mondo. Voi che ne pensate?. MAYABLOGPENSIERINOTTURNI.TORINO CITTA' PULITA IN UNA NUOVA ERA PER FIAT E TORINO CALCIO.Chi di voi non vorrebbe vivere in una città linda e pulita ed uscendo di casa al mattino non dover scartare deiezioni canine o chewin gum e/o non essere investito sulle strisce pedonali terra di nessuno?.

Credo tutti anche se le mie certezze sono state distrutte dalla prova di maturità dei grafici pubblicitari allorquando Urbino è stata inserita de facto in Umbria. Le certezze cadono, alla prima parte del quesito prova ora con decisione a rispondere il comune di Torino. Sporcare Torino è un delitto. Eliminiamo le prove sarà lo slogan più azzeccato della campagna Torino città pulita che il comune intende lanciare anche in previsione dell’evento olimpico. Oltre alla campagna pubblicitaria in giallo Hitchock le novità saranno le multe da 50 a 150 euro per chi verrà sorpreso a gettare per terra con nonchalance pezzi di carta, chewingum e mozziconi di sigaretta. A Santa Rita contro le multe comminate dai vigili ai proprietari di cani sono sorti comitati spontanei. Contro, ovviamente. Immagino quindi che i proprietari dei mozziconi fonderanno un comitato spontaneo per richiedere immediatamente posacenere in ogni angolo della città. Anche quello che un giorno, macchina a fianco, ha aperto il finestrino e liberato il posacenere della macchina di ogni ingombro. Salvo partire sgommando al verde. Ora è grave che l’educazione civica al rispetto, quindi anche non gettare ogni cosa che transita in tasca per terra, debba essere insegnata con una multa. Come non fermarsi sulle strisce, provate a non farlo in Francia, probabilmente guadagnate un decreto d’espulsione immediato. Ma non solo pubblicità e multe. Per rendere la città pulita il comune ha trovato più fondi, garantito all’Amiat un premio in caso di raggiungimento degli obiettivi. Ora gli operatori ecologici saranno 680 con un aumento di 133 unità, assunte non si sa con quale tipo di contratto. Basta?. No, tolleranza zero per chi posteggia davanti ai cassoni dell’immondizia (con inasprimento delle sanzioni), pratica diffusa dall’una di notte in poi ed infine dulcis in fundo su ogni bidoncino verde sarà segnalato l’orario di passaggio dell’operatore ecologico. Questi cartellini sostituiranno gli attuali volantini pubblicitari dei trasporti in Romania che io ritengo una straordinaria esemplificazione dell’integrazione che avanza. Le novità ed il tentativo di rendere questa città più pulita, ma per i torinesi olimpici e non per i turisti olimpici, mi sembra un tentativo giusto ma velleitario considerando che i trasgressori non verranno mai multati da nessuno. Così va il mondo, cari olimpici.

Ed è iniziata una nuova era anche per la Fiat ed il Torino calcio. L’amministratore delegato Marchionne promette che nel 2005 pure il settore auto sarà in attivo a prezzo dei sacrifici che conoscete. Inoltre tra due settimane avremo finalmente sotto gli occhi il nuovo piano industriale. Che speriamo non sia fumo negli occhi ma concrete e solide sicurezze per Mirafiori. Qualcuno nutre già forti dubbi, mi auguro che il trend costante di trasferimenti di produzioni inverta la rotta e la gloriosa fabbrica possa riprendere un cammino perlomeno normale. Torino il 22 giugno ha dimostrato di essere unità nel chiedere CERTEZZE.

La febbre granata contagia la città semivuota o quasi di questo ponte. Torino-Perugia, si gioca in questa partita il destino del Torino, la partita più importante degli ultimi dieci anni, l'enfasi non guasta mai. Un passo sostanzioso è stato fatto, l’ultimo rush vicente garantirà il ritorno nella massima serie e qualche miliardino utile alle asfittiche casse granata. Qualcuno nel momento del probabile ed augurabilissimo successo lancerà persino peana verso la classe dirigente granata. Annotazione: con prezzi ribassati ed ovviamente l’obiettivo importante lo stadio si riempie. Possibile che in una città in crisi si venda una curva a trenta euro e poi si dica che i torinesi non vanno allo stadio?. Pensateci per la prossima stagione.

Sono straordinariamente sorpreso dalle dichiarazioni del presidente americano Bush. Che in Iraq i risultati siano straordinari è sotto gli occhi di tutti, tranne che della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. E’ da un po’ di tempo anche in America, tant’ è che se si votasse per le presidenziali Kerry vincerebbe con margine. Ma le elezioni sono state a novembre. Sono sorpreso dalla grande forza di volontà di Bush: anche di fronte ad un fallimento clamoroso riesce ad insistere sulla strada del “questa guerra l’ho voluta ed adesso si prosegue”. Un po’ alla Lyndon Johnson, presidente non proprio amatissimo. Credo con tutta sincerità che l’amministrazione americana stia tifando per il candidato alle elezioni presidenziali Ahmadinejad. Rafsanjani ha promesso aperture sostanziali ed è un religioso che strizza l’occhio ai laici, Ahmadinejad è un laico che strizza l’occhio ai religiosi. Il primo promette dialogo, il secondo chiusure. Cosa c’è di meglio che aprire un nuovo fronte di scontro diplomatico con l’Iran per alzare l’indice di gradimento?.

 

MAYA@VALCHISONE.IT

Mirafiori +40%, Falchera +52%, Campidoglio +35-40%. La lettura dei dati dovrebbe indurre a pensare che la raccolta differenziata porta a porta stia ottenendo un clamoroso successo: non solo di numeri ma anche d’immagine. Eppure non è così perché una necessità fisiologica della nostra società (la raccolta differenziata per tagliare gli imponenti costi dello smaltimento) è stata imposta malamente e altrettanto malamente organizzata. I cassoni dei rifiuti sono un brutto spettacolo, tolgono decoro alla città e sottraggono preziosissimi posti auto alle macchine. Così si dichiara neppure tra le righe. Prendiamo i cassoni e trasferiamoli nei cortili. Felici quei condomini che avevano fatto chiudere le anti estetiche pattumiere che portavano anche animaletti indesiderati a desiderare di girare in prossimità delle pattumiere. Ora il problema igienico si ripropone ma il comune risponde che “come gestite la pulizia è un problema vostro”. Ovvero svuotate i non recuperabili nel giorno prescritto e manterrete intatto il decoro del vostro cortile. Nei condomini cresce il timore per un’eventuale inglobazione del sistema raccolta porta a porta. Ho assistito pochi giorni fa ad una drammatica riunione sul tema. Sul tavolo dei condomini e dell’amministratore lo scottante enigma: la raccolta porta a porta arriverà anche nel vostro cortile. Come gestirla?. Per non correre rischi l’amministratore ha convocato un esperto di logistica applicata. La gestione, ha tuonato il super esperto, dei bidoncini può avere tre strade percorribili. La prima è legata alla custode, la seconda ad un condomino volenteroso, la terza ad una cooperativa. L’Amiat infatti non entra nei cortili. In quel condominio non c’è la custode ed il buuuh per l’opzione cooperativa ha fatto capire al supermanager come doveva orientarsi. “Non arriviamo a fine mese, non vogliamo spese supplementari” ha gridato inviperita la signora Clelia del terzo piano. “Serve una persona con buona memoria, possibilmente giovane” ha suggerito l’esperto di logistica applicata. Perché bisogna mettere in strada il bidoncino giusto nel giorno giusto. In caso di errore o di dimenticanza l’Amiat non ritira e si rischia di avere il bidoncino stracarico fino all’appuntamento successivo. Intanto la tarsu continui a pagarla, si vedrà poi come premiare i virtuosi. Ovvero se esponi quello del vetro nel giorno della carta nessuno lo svuota. Il manager di logistica ha anche fatto un corso di psicologia intrinseca al marketing ed ha deciso di applicare i principi appresi. “Il lunedì dovete mettere in strada i rifiuti non recuperabili” velocissimo era già arrivato al sabato. Quattro su trenta avevano compreso il sessanta per cento, sei condomini avevano memorizzato il cinquanta per cento, gli altri venti una parola su dieci. La selezione naturale come ai giochini televisivi. “Siete voi quelli con memoria migliore e miglior capacità d’apprendimento” ha dichiarato con enfasi celestiale ai quattro migliori. Tre donne ed un uomo. “Serve anche forza” ha consigliato facendo intendere che una signora non era indicata per spingere in strada i bidoncini I quattro sono stati invitati a spostarsi vicino alla cattedra e dotati di foglio e penna.L’atmosfera era elettrica, silenzio in sala. “Dunque al lunedì i rifiuti non recuperabili, al martedì carta, cartone ed organici, al mercoledì la plastica, al giovedì nuovo appuntamento con i non recuperabili, al venerdì gli organici, al sabato vetro e lattine”. “Cosa si ritira il giovedì?” Due hanno risposto correttamente i non recuperabili, uno ha confuso il giovedì con il venerdì, uno il lunedì con il giovedì. Giovanni trentacinque anni, corporatura robusta e Magda, ventisette anni assicuratrice, bella presenza: scala a e scala b. Sono loro i vincitori del concorso abbina il bidoncino al giorno giusto, parte un applauso d’incoraggiamento. Per non creare complessi d’inferiorità il manager ha consigliato l’arruolamento di entrambi e di nominare prudenzialmente due vice per ovviare ad eventuali assenze. I due titolari più i due vice dovranno imparare a memoria giorni e consegna e potranno essere interrogati dagli altri condomini in qualsiasi momento. Ovvero mentre scendono le scale od entrano in ascensore o aprono la porta di casa o mentre ritirano la posta. I titolari della missione riceveranno cinquanta centesimi al giorno a titolo di risarcimento, i sostituti (e solo quando saranno operativi) venticinque centesimi. Dopo cinque anni scatterà il trattamento anzianità con aumenti del dieci per cento. Ad ogni errore il condominio sottrarrà un euro ai titolari e cinquanta centesimi ai sostituti (sempre quando saranno operativi). Capo missione è nominata la signora Magda che avrà compiti di coordinamento, il signor Giovanni avrà il compito di spostare i bidoncini in strada. All’amministratore dietro complessa retribuzione supplementare il compito di verificare le condizioni igieniche. Al quinto errore in un anno i prescelti saranno esonerati e sostituiti dai vice, una nuova riunione dovrà procedere alle nuove nomine. Il segretario dell’assemblea, il signor Filippo, ha fatto sottoscrivere il regolamento a tutti i condomini, presenti fisicamente settecentodieci millesimi su mille, altri duecento millesimi tramite delega consegnate al signor Alberto del sesto piano, collettore di deleghe condominiali. L’assemblea si è sciolta intorno a mezzanotte, non ci sono ulteriori reazioni o commenti da segnalare. Quello che non capisco: l’Amiat non entra nei cortili e i condomini privi di portinaia e/o di volontari sono e saranno costretti anche a ricorrere alle cooperative con costi aggiuntivi (oltre al pagamento della tassa raccolta rifiuti). Non è il modo migliore per fare amare la raccolta differenziata che pure è necessaria&giusta. Oltre ai presumibili problemi igienici soprattutto d’estate. Non si potevano studiare alternative a questo meccanismo che non pare ineccepibile?.

 

Maya@valchisone.it

Un romanzo autobiografico, nel consueto stile bukowskiano, che narra del viaggio europeo prima in Francia, poi in Germania. Shakespeare è eletto a simbolo di un certo tipo di letteratura che non disturba e non inquieta e di un personaggio che non si scontra quotidianamente con il suo cinismo e con il mondo cinico. Bukowski si ubriaca pur non trascinandoci in un mondo di alcoolisti, Bukowski si fa beffe dei giornalisti rispondendo controvoglia a domande banali ed inutili. Anzi, li irride con risposte inutili perché non ha nessuna voglia di essere un profeta dalle poche idee bene o male illuminate. Bukowski viene invitato ad una trasmissione alla televisione francese e viene letteralmente sbattuto fuori dagli studi. Ma non è solo il romanzo del vino e della birra, è l’inquietudine dell’uomo nell’affrontare la falsità e l’altrui ipocrisia. E’ il romanzo dei divertenti siparietti, degli incontri con un’umanità varia ed eventuale, spesso frustrata ed infelice. Un romanzo irridente verso i vizi della moltitudine. Serena, la mamma di Linda Lee, la sua compagnia in questo viaggio, lo zio che rifiuta di incontrare lo scrittore, la difficoltà di comprendere quale treno prendere per Mannheim con code inutili agli sportelli. I camerieri che dopo il fuoriprogramma alla televisione gli riservano inchini. Non è solo il romanzo del vino alla sera, della birra e dell’essere pesti al mattino, è anche un’analisi spietata dell’uomo e dei suoi comportamenti.

La visita in Germania nei luoghi della nascita riserva a Bukowski un attimo di serenità nella sua vita tormentata. Malgrado le gite ai castelli. L’episodio del reading ad Amburgo è l’emblema di tutti i libri del buon vecchio Charles. Da leggere d’un fiato, strepitoso, cinico nei confronti di tutti, distante, feroce nei confronti dei complessi degli altri, uno su tutti il divismo. E’ il massimo della smitizzazione. E’ il romanzo anche dei pochi amici, Barbet e Carl, in un universo che sostanzialmente non ha mai amato uno degli scrittori maledetti americani del dopoguerra.

Sugli americani scrive: “si muovevano tutti come fossero stati su un palcoscenico, proprio come ci si immagina siano gli americani”. Fulminante e feroce al tempo stesso. Non è il miglior romanzo, ma se volete leggere un libro che non sta alle regole di buona condotta e non vuole abbellire con parole inutili una triste realtà allora non potete perdere questa autobiografica escursione in Europa. Come potete immaginare trova da litigare sia alla partenza che all’arrivo negli States: anche questo è Bukowski.

CHARLES BUKOWSKI: Nacque ad Andernach in Germania nel 1920, la sua famiglia si trasferì negli Stati Uniti quando lui aveva tre anni. Morì a San Diego nel 1994. Con linguaggio crudo ed irruento descrive la vita degli emarginati americani che visse in presa diretta. Nel 1969 pubblicò Taccuino di un vecchio sporcaccione seguito nel 1971 da Post Office. Poco amato in patria ebbe grandissimo successo in Europa con Storie di Ordinaria follia e Compagno di sbronze (1972). Un anno dopo fu la volta di a sud di nessun nord: la produzione che va da metà anni settanta fino ai primi anni ottanta fu intensissima. Shakespeare non l'avrebbe mai fatto del 1979 e Panino al Prosciutto del 1982 tra i romanzi che hanno avuto più successo di quel decennio. Dopo un periodo di silenzio durato sei anni ritornò con Hollywood, Hollywood. Nel 1994 uscì Pulp. Abbondante anche la produzione poetica.

 

Maya@valchisone.it

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