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URL del sito web: http://www.valchisone.it/

Pubblicata il 13/11/2004

Dal 10 al 26 febbraio, Torino 2006 sarà al centro dell’attenzione del mondo. Quali sono le discipline sportive e dove si disputeranno?. Quella che segue è una breve carrellata riassuntiva: Hockey su ghiaccio: Palasport Olimpico e Torino esposizioni-Torino Curling: Palaghiaccio di Pinerolo Biathlon: Cesana-Sansicario Freestyle: Sauze d’Oulx-Jouvenceaux Combinata nordica. Due discipline, salto e sci di fondo. Tre prove, due individuali ed una a squadre. Pragelato (salto) Pragelato Plan (sci di fondo) Salto: tre prove, NH e LH individuali e LH a squadre. Pragelato Sci di fondo. Si disputeranno dodici gare. Pragelato Plan Skeleton: Cesana Pariol Slittino: singolo e doppio maschile. Cesana Pariol Snowboard: tre tipi di prove. Slalom gigante parallelo, half pipe e snowboard cross. Bardonecchia (Melezet) Short Track. Palavela Torino Bob: a due e a quattro maschili, bob femminile. Cesana Pariol Pattinaggio di figura: pattinaggio artistico e danza. Per il pattinaggio artistico gare individuali e a coppie. Palavela, distretto Olimpico del Lingotto, Torino Pattinaggio di velocità. Dodici prove 5 per le donne e cinque per gli uomini. Distanze che variano da 500 a 10mila metri. Nel programma anche due gare d’inseguimento a squadre maschili e femminili. Oval Lingotto-Torino Sci Alpino: cinque specialità. Discesa libera, super G, slalom gigante, slalom, combinata. Sestriere Colle e Borgata-Sansicario Fraiteve. Inoltre saranno coinvolti anche i seguenti siti nelle cui strutture gli atleti si alleneranno: Claviere sci alpino e sci di fondo Torre Pellice, hockey su ghiaccio Prali, sci alpino e sci di fondo Chiomonte: sci alpino Torino palaghiaccio per short track e pattinaggio di figura Prossima puntata dedicata al programma olimpico completo.

maya@valchisone.it

Mercoledì, 30 Dicembre 2015 11:05

La Val Chisone sul Titanic

Gli italiani a bordo del TITANIC, erano trentotto.

Nel computo si devono registrare una sola presenza femminile (Argene Genovesi): tutti gli altri erano maschi.

Di questi trentotto connazionali, solamente sette erano passeggeri veri e propri, mentre i rimanenti erano membri dell’equipaggio, e più esattamente erano al soldo di Luigi Gatti, il manager dei ristoranti a bordo del transatlantico.

Il Ristorante A’ la carte serviva prelibatezze e vini pregiati ai signori della prima classe. Non solo era il miglior e più esclusivo ristorante su nave in circolazione, ma addirittura del mondo terrestre. Tra pareti in pannelli dorati, tende di seta rossa, cristalli, argenti e porcellane regnava il maitre Giuseppe Antonio Pietro Gatti, conosciuto come Luigi. Lui era l’abile gestore di quell’angolo di ricchezza e di delizia e fu lui ad arruolare altri italiani.

Mister Gatti assunse anche piemontesi per servire tra i tavoli industriali, per riempire le coppe alle ereditiere, per porgere le sedie a sederi aristocratici, per offrire i sigari a potenti finanzieri. Davide Beux, 26 anni, nacque a San Germano Chisone (provincia di Torino). Quando firmò il contratto per lavorare (assistente cameriere) a bordo del TITANIC, diede indirizzo il 5 Beauchamp Place, Brompton Road, S.W. Londra. Davide Beux, emigrato a Londra per lavoro, fu uno dei garçons di Mister Gatti. Era cresciuto a San Germano in Val Chisone intorno ai monti tra Pinerolo e Sestriere Beux morì nel naufragio. Il suo corpo, se recuperato, non fu mai identificato. Di lui si ebbe notizia solo il 2 aprile 1913, quindi un anno dopo, quando arrivò, nel comune nativo, una lettera della Regia Marina Italiana.

Lunedì, 28 Dicembre 2015 13:27

Lou Dalfin

 

Biografia

 

Come gli antichi trovatori erano soliti esibirsi facendo da ambasciatori delle prime culture Europee, i Lou Dalfin cantano nella tradizionale lingua “d’Oc” e portano la cultura occitana in giro per il mondo.  I Lou Dalfin sono più che un semplice gruppo musicale nella parte Occitana del Piemonte: la band di Sergio Berardo è diventato un fenomeno di costume che ha reso la musica occitana contemporanea, facendola uscire dai ristretti circoli di appassionati perché divenisse fenomeno di massa. All’esterno dell’area occitana Lou Dalfin è stato un anello di congiunzione tra realtà diverse: la pianura piemontese e l’Italia da una parte, le vallate e l’area transalpina dall’altra. Con Lou Dalfin le valli d’Oc non sono più l’estremo lembo di una cultura asettica ma hanno riacquistato la loro funzione storica tradizionale: l’essere ponte.

Fondato da Sergio Berardo, il gruppo nasce nel 1982 con l’obiettivo di rivisitare la musica tradizionale occitana. Una "line-up" acustica (ghironda, fisarmoniche, violino, plettri, clarinetto, flauti) e un repertorio di brani storici e popolari – sia strumentali che vocali - caratterizzano il percorso artistico della formazione originaria. Con quest'approccio vengono registrati due LP: En franso i ero de grando guero nel 1982 e L'aze d'alegre nel 1984. Dopo uno stop di 5 anni, Lou Dalfin "resuscita" nell'autunno del 1990: Sergio riunisce attorno a sé vari musicisti delle più diverse estrazioni musicali - folk, jazz e rock. L'inizio di questa seconda esperienza ha rappresentato il naturale momento di transizione del gruppo dalla formula acustica a quella attuale. Accanto agli strumenti più tipici della tradizione - vioulo, pivo, armoni a semitoun, pinfre, arebebo, viouloun, ecc. – vengono introdotti basso, batteria, chitarra e tastiere. E’ il nuovo suono dei Lou Dalfin che cela un ideale e un fine esplicito: rendere la tradizione occitana fruibile dal maggior numero di persone, perché le radici culturali di pochi divengano patrimonio di tutti. Nel 1991 esce W Jan d’l’Eiretto, il disco testimone del nuovo corso.

Assieme agli innumerevoli concerti nelle regioni occitane del Piemonte, il gruppo inizia ad esibirsi in altre zone in Italia e all’estero, specialmente nelle regioni occitane francesi.

Siamo nel pieno degli anni ’90 ed in Italia si assiste al boom della musica indipendente, quella che, salvo rare eccezioni, fino ad allora era rimasta relegata nelle cantine e nei piccoli locali di musica live. Le major finalmente si accorgono che esiste una musica “altra” e alcuni generi fino ad allora elitari possono raggiungere una nuova visibilità. Lou Dalfin si colloca a pieno diritto in questo filone e pubblica Gibous, Bagase e Bandì nel 1995, il live con i baschi Sustraia Radio Occitania Libra nel 1997 e Lo Viatge nel 1998.

Nel 2001 il gruppo dà alle stampe il suo primo best of La Flor de Lo Dalfin ma uno dei momenti più importanti dell’intera storia di Lou Dalfin arriva nel 2004 con l’uscita de L’Oste del Diau che ottiene la Targa Tenco per il miglior album in dialetto, lo stesso premio assegnato per la prima volta a Fabrizio De André con Creuza de ma. E’ l’inizio di un ulteriore nuovo corso che vede Berardo e soci prestare una maggiore attenzione alla canzone d’autore pur senza abbandonare la consueta energia. Nel 2007 Lou Dalfin festeggia i 25 anni di attività e fa uscire I Virasolelhs, secondo capitolo di quella che si potrà definire una trilogia. Come già avvenne per L’Oste del Diau è di nuovo il fumettista di scuola Bonelli Luca Enoch a disegnare la copertina.

Nel 2008 Lou Dalfin apre il suo studio alla Feel Good Productions per rivisitare in chiave dancefloor alcuni dei suoi più recenti brani. Oltre a remixare due tracce i FGP dirigono la produzione artistica del progetto Remescla coinvolgendo alcuni dei più interessanti produttori di Global Vibes da ogni parte del mondo come: Ahilea (A), dj Code da Taiwan (R.O.C.), Dj Badmarsh (U.K), Dum Dum project (U.S.A), Dr. Cat (U.K.), Barxino (ES), Xcoast (I) solo per citarne alcuni… A prima vista sembrerebbe un’operazione azzardata, invece non è altro che un nuovo percorso sulla strada della sperimentazione che da sempre ha caratterizzato il gruppo.

Dopo 30 anni di carriera, 11 album realizzati, un impressionante numero di collaborazioni e più di 1200 concerti, il gruppo è adesso nella fase di maturità artistica: l’alchimia raggiunta tra gli strumenti tradizionali e moderni si esprime con uno straordinario linguaggio musicale, personale e rispettoso del proprio nobile passato, in cui convivono melodie millenarie, riff di chitarre, echi di canzone d'autore, rap e ragga... A fine 2011 è uscito il nuovo disco di inediti Cavalier Faidit che è andato a chiudere la trilogia iniziata nel 2004 con L’Oste del Diau e proseguita nel 2007 con I Virasolelhs. Per la prima volta l’album di Berardo e soci ha un fil rouge che lega tutti i brani, che, secondo la migliore tradizione dei cantori delle valli sono novelle in musica, raccontano di mondi vicini e lontani nello spazio e nel tempo, esprimendo consapevolezza delle proprie radici e apertura al mondo. La copertina dell’album, che ne anticipa le tematiche, è ancora una volta di Luca Enoch. Il disco vanta anche collaborazioni importanti con artisti italiani e internazionali, a creare a livello musicale una straordinaria varietà di atmosfere, quasi che la ghironda di Berardo incontrando ospiti e storie possa generare di volta in volta un universo sonoro originale e intenso: Bunna, degli Africa Unite, Roy Paci, Moussu T del Massilia Sound System, Vicio, bassista dei Subsonica, le Yavanna, a conferma dell’importanza che i Lou Dalfin hanno anche nel panorama europeo della world Music, dove sono sempre fra i più apprezzati protagonisti dei maggiori festival europei.

I Lou Dalfin avrebbero potuto festeggiare in modo migliore i loro 30 anni?

 

Discografia

 

 

1ª fase 1982:

 

 

En franso i ero de grando guero (esaurito e recentemente riedito in CD);

1984: L'aze d'alegre (esaurito e recentemente riedito in CD).

 

2ª fase 1992:

 

W Jan d' l'eiretto, Ed. Ousitanio Vivo;

1995: Gibous, Bagase e Bandí, Ed. Baracca e Burattini/Sony;

1997: Radio Ousitania libra live con il gruppo basco Sustraia, Ed. Baracca e Burattini/Sony;

1998: Lo viatge, Ed. Noys; 2001: La flor de lo dalfin, UPRFolkRock/Peones edizioni musicali;

2003: Sem encar ici - singolo registrato e mixato da Madaski e M. Tavella e mai distribuito nei negozi;

2004: L’òste dal Diau, Ed. Tarantanius, distribuzione Venus. Targa Tenco 2004 per il miglior album in dialetto dell’anno.

2005: Al temps de festa en Occitania, Ed. Aditi Image/Felmay, DVD video con la registrazione del concerto tenuto a Torino presso il locale Hiroshima Mon Amour l'11 maggio 2004 e due documentari su strumenti e cultura occitana.

2007: I Virasolelhs, Ed. Musicalista. 2009: Remescla, Ed. Musicalista/Green Queen Music/Self.

2011: Cavalier Faidit, Ed. Musicalista

 

 

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Martedì, 22 Dicembre 2015 19:40

Registro archimede

Archimede è il registro elettronico scolastico frutto della collaborazione degli insegnanti e delle famiglie. E’ un registro semplice e intuitivo.

Piace agli insegnati meno bravi con l'informatica. Piace agli insegnanti perchè è identico a quello cartaceo, ma con la possibilità di avere dei registri sempre puliti, corretti, sicuri da imprevisti e soprattutto conservati.

Oltre a questo gli aggiornamenti per qualsiasi problema sono sempre risolti in tempi rapidi; il tutto viene gestito e seguito da un servizio di assistenza presente e pronto ad ogni chiarimento. Ciò che però,

Con questo programma si possono verificare i dati scolatici, migliorare le comunicazioni tra i vari rappresentanti della scuola, integrando strumenti elettronici per la comunicazione tra la scuola e le famiglie con aree dedicate alle mail, agli sms.

La giusta attenzione è stata rivolta anche alle famiglie e alla necessità di essere costantemente e tempestivamente informati della presenza e partecipazione dei propri figli all’attività formativa mediante l’invio in tempo reale di e-mail o messaggi telefonici.

Archimede è disponibile sul web. Quindi, se chiunque volesse accedere al registro elettronico, basta farsi dare la username e la password dal personale della segreteria scolastica per accedere in ogni momento.

Per accedere al programma online, basterà richiedere alla segreteria scolastica i dati di accesso; che in questo caso riguardano solamente: l’username e la password. Una volta ottenute si potrà subito accedere ed utilizzare il programma Archimede in qualsiasi momento.

 

Una volta ottenute si potrà subito accedere ed utilizzare il programma Archimede in qualsiasi momento:

 

Accedi direttamente qui ad ARCHIMEDE registro elettronico

 

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Video di spiegazione qui https://www.youtube.com/watch?v=iVqOKONudW0

 

 

 

 

 

 

Per avere dettagli o qualsiasi informazione sull'applicazione Archimede, occore andare sulla pagina di contatti: "Contatti Archimede e Società"

 

Per il suo utilizzo è sufficiente che l’istituto disponga di connessione internet. La sicurezza dei dati in rete è assicurata dal protocollo ssl e da continui backup automatici.

 

La scuola si evolve.

 

 

Sabato, 19 Dicembre 2015 17:31

Social bookmark cosa sono ?

I social Bookmark sono siti con lo scopo di condividere un articolo o un link (i preferiti che utilizzate nel vostro browser (Internet Explorer, Firefox o altro ). In modo da poterlo mostrare agli altri e anche per ricordarsi di leggere quel contenuto in seguito. Sul web, ci sono molti servizi gratuiti di Social Bookmark, alcuni addirittura possono essere automatici.

 

Allego una lista dei più famosi:

 

  1. Articolista
  2. Articoli.info
  3. Badzu
  4. Blocnum
  5. Conferenzastampa
  6. Diggita
  7. Diggitalia
  8. Digo
  9. Fainotizia
  10. Feedburner
  11. Ghenghe
  12. Groggit
  13. Imli
  14. Indice
  15. Ineffabile
  16. Jigg
  17. Kligg
  18. Koolontheweb
  19. LinkNotizie
  20. Newstribu
  21. Notizieflash
  22. Oknotizie
  23. Pligg
  24. Pliggalo
  25. Plim
  26. Pompinotizie
  27. Postanotizie
  28. PubblicaNews
  29. Rankalo
  30. Salvasiti
  31. SegnaloAlice
  32. Socialdust
  33. Squic
  34. Sugiu
  35. SurfPeople
  36. Technotizie
  37. Tuttoblog
  38. Upnews
  39. WikioIT
  40. Ziczac

 

 

Pubblicato il 21/12/2004

Scritto malgrado pensi che il calcio sia una falsa religione ma la passione può anche prescindere da chi ha trasformato un gioco in un business e basta Esulo dai soliti racconti di vita olimpica torinese per raccontarvi di un compleanno. O meglio non esulo affatto perché la storia che sto per raccontarvi è torinesissima. E’ un compleanno torinese che racchiude 35 anni di storia torinese. Sono nati nel 1969, un’epoca di grandi trasformazioni e di idee. Ci sta tutto, lo scudetto del 76, la città scossa dal terrorismo, la marcia dei quarantamila, la ristrutturazione della Fiat, la finale di Amsterdam, la maledizione dei presidenti da Borsano a Goveani a Cimminelli, la città che cambia e che perde i suoi connotati per acquistarne altri di indefiniti. Compleanno festeggiato due domenica fa, con un successo. Sono cresciuto come tanti torinesi sentendo raccontare le gesta di una squadra meravigliosa, con il Filadelfia e Capitan Valentino Mazzola che si abbassava i calzettoni e suonava la carica. Erano gli anni della guerra, dei bombardamenti e gli anni della primissima ricostruzione. Poi la tragedia perché la storia di questa squadra è ricca di tragedia, pathos, sofferenza. Di umiliazione, ma loro niente, mai scossi, sempre il Torino. Sempre quel ricordo e quel paragone dai vecchi ai giovani, quasi una tribù che si tramanda le gesta eroiche. Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Cinque scudetti consecutivi, 1942, 46, 47, 48, 49. La leggenda si fermò il 4 maggio. 35 anni, migliaia di chilometri percorsi in lungo ed in largo per l’Italia e l’Europa (pallidi ricordi), spesso a subire bastoste, sconfitte in serie. Che non smontano perché la passione non si smonta. Una passione che merita rispetto, una tenacia incredibile per la disavventura. Ma non importa. Nell’era del successo per eccellenza loro sono lì, ogni domenica ed ogni mercoledì, a Milano come ad Andria, animati dalla passione, da una passione che meriterebbe miglior sorte. A chiedere una squadra decente che corra e giochi da Toro, perché giocare da Toro non è un luogo comune. Perché Claudio Sala, il poeta, era un talento ma da Toro, la poesia della fascia. Quanti racconti ho sentito sul Toro e sui tifosi, perché è una storia comune, di passione e di sentire. Agostino che il giorno della morte di Meroni pianse come un bambino perché Meroni era il suo idolo e Meroni era un po’ lo spirito del Toro. Era Meronidipendente, Claudio Sala all’ennesima potenza. Morì due anni dopo in un’incidente stradale, quasi in coincidenza con quella data come se il richiamo fosse stato irrefrenabile. Di Gabriele che non la smette mai di ricordare quel derby del tre a due con tre goalincinqueminuti e sembra fare la telecronaca, a distanza di venti anni è ancora lì in Curva Maratona, ricorda nitidamente ogni istante di quella partita, formazione e marcatori perché per il tifoso del Toro il derby non è la partita ma la Partita. Ed oggi impazzisce a vedersi in serie b, a non allontanare lo spettro, la serie cadetta per una squadra dalle grandi tradizioni è un insulto. Quel derby del treadue con la Maratona impazzita forse come non mai nemmeno per lo scudetto perché quella era una vittoria da Toro. Perché il tifoso del Toro deve essere un po’ fatalista ma meriterebbe la Champions League a vita. E’ nichilista lo spirito, è quasi folle la storia degli ultimi istanti, quei pali ad Amsterdam che potevano forse cambiare il corso degli eventi, un pareggio folle a Torino con Dennis il Supremo a passeggiare per il campo. La sedia di Mondonico. Marcheggiani, Bruno, Policano, Fusi, Benedetti, Cravero, Lentini, Scifo, Bresciani, Vazquez Martin, Casagrande. Se ghe pensu, poi il crack di Borsano che aveva illuso la marea granata di poter ritornare agli antichi fasti. Lentini-Meroni la poesia della fascia ecco il perché di un tradimento mai capito. Perché la gente granata si era fermata a Meroni e lo rivedeva nel Gianluigi, quel folle caracollare, talento indiscusso ed indisciplinato. Era la storia del Comunale, la curva Maratona, trepidante e tremebonda, un’onda d’urto, la marea. Del bancario serio, serissimo che si prende tre giorni di ferie per andare a Nantes malgrado la moglie la consideri una cosa folle e non gradisca troppo. Ora si ritiene stanco e deluso non va allo stadio da sette anni ma non sta affatto meglio, anzi “Chissà quando rivedrò il Toro in coppa uefa?”, appunto il fatalismo, ma è negare la passione che stringe ed obbliga ad eseguire quello che si vorrebbe fare ma non si dovrebbe. Mi capita di passare davanti al luogo dove Meroni fu investito ed avverti il brivido della sofferenza: fino a qualche anno fa non mancavano mai i fiori, un personaggio surreale quasi unico nel panorama pallonaro ieri ed oggi. Dopo Superga, Meroni, in linea di massima la doverosa citazione del vero tifoso. Il vecchio tifoso ti cita a memoria la formazione di Superga, quella del Grandissimo Torino, una squadra che avrebbe continuato a vincere in eterno. Chissà senza quella disgrazia, la storia sarebbe cambiata. Vivere di fatalismo, immagini, istanti, ricordi piccoli. Della professoressa seriosa d’italiano che alla domenica smette i panni della seriosa e va in curva, in curva Maratona, secondo anello, a tifare Toro e al lunedì è quasi afona per il gran urlare e che litigò con me furiosamente perché avevo definito Muller un giocatore da squadra fighetta e non da Toro. Perché il giocatore del Toro deve essere da Toro, come Bruno&Policano, quasi corrida in un derby persino vicino al pareggio in nove. Di Paola, mai più con Cimminelli ma che ogni domenica non resiste alla tentazione. E’ così il tifoso del Toro, sofferente, ma nella sofferenza sportiva si carica, non molla, contesta ma sa che la domenica successiva sarà ancora in Curva Maratona. Gli ultras granata hanno compiuto trentacinque anni, un lungo ponte verso la storia, qualcuno di troppo in serie che a loro non competono. Chissà se il trentaseiesimo lo festeggeranno in serie a……..

Maya@valchisone

Martedì, 15 Dicembre 2015 09:42

Milioni di multe nella Torino olimpica


Pubblicato il 15/11/2004
Negli ultimi dodici mesi sono state fatte più di un milione di multe nella Torino Olimpica e considerando che la popolazione è di 900mila, siamo quasi all’una a testa tutti compresi. 650mila infrazioni sono relative ai divieti di sosta: immagino che siano state tutte sanzionate nel centro cittadino perché in periferia si posteggia su strisce, davanti ai portoni, sui marciapiedi e non vedo mai né un vigile né un intervento. Personalmente proprio davanti al mio portone carraio (sono sfortunato vivo sopra un negozio) ci sono almeno tre macchine (che si alternano) posteggiate al giorno e considerando che l’anno è composto da 365 giorni, significa che 1095 mezzi bloccano per almeno dieci minuti se non quindici (a testa) l’accesso ai garage. Nessuno che si scusi perché si è costretti ad andare a cercare l’irregolare, anzi, i più sono infastiditi e ti scrutano come a dire “dimmi dove posteggio?”. Sguardo da squalo cobra poi per coloro che sono innervositi dall’interruzione del loro bravo shopping: “non vedi che sto comprando”. A proposito di shopping volevo comprare alcune tendine ma dopo aver letto il prezzo pagato dal comune (beninteso anche quello corretto onnicomprensivo) mi sono leggermente preoccupato: ormai anche le tendine costano più dell’oro. “Ma se le compri potresti sempre barattarle con un pieno” ride indignata una mia amica. Perché i reality show hanno successo?, si sono domandate venerdì sera un gruppo di persone in un bar che trasmetteva a grande schermo l’Isola dei famosi. Il nostro dissenso è stato interrotto da quattro ragazzi e due ragazze che si sono seduti proprio di fronte al megascreenmultimediale: bocca aperta, deejay ha fatto bene, sorrisi di felicità, uno tifa per Sandokan, l’altro per il Totonazionale. Partecipano come se fosse una partita di calcio, si creano partiti d’opinione, fan club, siti internet, milioni di messaggini per la felicità delle compagnie di telefonia. “Il divertimento è nel poter eliminare il big, un grande esempio di democrazia dal basso” cita uno di noi, ovvero si crede nella democrazia del reality e non in quella delle elezioni. Via Nizza e quei cento metri maledetti. Sono le undici, non c’è anima viva, nessuno che nessuno. Non uno spacciatore, non una prostituta, non un poliziotto, non un cittadino aggettivato. E’ il vuoto assoluto, quei cento metri non sono neppure più predominio della microcriminalità. Di quei portici si impadronirà l’oblio e/o la nebbia?. Mi domando perché i professori universitari, ricercatori ed affini in sciopero contro la Moratti non siano andati a tenere delle lezioni proprio sotto quei portici: Torino porta la cultura nelle zone di degrado. La scuola per me continua ad essere un luogo dove si insegna ai giovani l’educazione al rispetto, la storia per non dimenticare, la lingua per non parlare e scrivere come un sms, la geografia per capire dove si trova il pianeta Europa rispetto al pianeta Terra, le lingue per favorire non l’inserimento in una multinazionale ma per essere in grado di colloquiare con i nostri simili. Insomma una palestra di studi, non un luogo pubblico in mano ai privati dove si insegna un bilancio aziendale (e come derubricare il falso in bilancio dai reati). La taverna delle rose è un locale posto in via Massena prima via parallela (verso la stazione) a Corso Re Umberto subito dopo corso Stati Uniti. Ci troviamo un gruppo d’inglesi simpatici, cucina piemontese e non, servizio ineccepibile, dolcetto a tredici gradi, delizie dello chef, varietà di primi e di secondi insieme a un certo numero di antipasti secondo la tradizione piemontese. Torinofilmfestival, finalmente!.

maya@valchisone.it

Martedì, 15 Dicembre 2015 09:36

Rifugi alpini e passeggiate

Con l'arrivo della bella stagione gli amanti della montagna potranno ricominciare le escursioni. Questo articolo è proprio per chi, come me, non vede l'ora di riprendere gli scarponcini, lo zaino e la borraccia e inoltrarsi su per qualche sentiero. Purtroppo che in Italia manchi ancora una vera e propria cultura della montagna non è un luogo comune. Se ne sarà accorto chi ha avuto occasione di fare qualche escursione in Francia. La montagna è maggiormente curata, più attrezzata e gli escursionisti sono più numerosi e più consapevoli. Nonostante la vastità del territorio, la val Chisone (ma anche la val Susa) è ancora povera di rifugi alpini in cui è possibile mangiare e soggiornare la notte. Ma vediamo di dare qualche spunto: a Bourcet, comune di Roure c'è il rifugio Serafin. Si raggiunge da Roure, tra le case, prendendo l'imbocco della mulattiera, oppure da Villaretto seguire l'indicazione per Bourcet-Cleo. Da lì ci vogliono circa due ore di cammino lungo l'antica mulattiera che collega il fondovalle al rifugio . Nel rifugio si può mangiare e pernottare. Sempre nel comune di Roure all'interno del parco Orsiera Rocciavrè, c'è il rifugio Selleries. Per raggiungerlo bisogna imboccare il bivio in Depot per Pracatinat e proseguire per 5 km circa. Fino a poco tempo fa era ancora chiuso per lavori di ristrutturazione. Lasciando la macchina al rifugio si parte per una delle più belle escursioni che offre la Val Chisone: la punta Cristalliera. Lungo il sentiero si incontrano due laghi . Il secondo, il lago della Manica è un piccolo angolo di paradiso in cui la montagna rocciosa si specchia in questo verde laghetto. Da qui inizia il tratto finale per raggiungere la punta. Il nome Cristalliera non è a caso: la roccia, col riflesso del sole, luccica come fosse cristallo. L'ultimo tratto è fatto da rocce molto grosse e impegnative ma la cima ripaga la fatica. C'è una croce e, nascosto in una cassetta di ferro, un quadernino per annotare le impressioni e le emozioni. Da lassù il panorama è meraviglioso: la vista spazia su tutta la Val Chisone, la Piana Pinerolese, la Val Susa fino alla diga del Moncenisio e si possono ammirare tutte le cime più importanti e maestose. Non rari sono gli incontri con gli abitanti della montagna: i camosci. Rifugio Spostandoci in Val Germanasca, a Prali in località Founset c'è il rifugio Lago Verde a 2583 metri che prende il nome dal piccolo lago lì vicino. Il rifugio è facilmente raggiungibile con facili sentieri sia dalla Valle Germanasca che dalla Val Pellice oltre che dal Parco Naturale del Queyras. Anche in questo rifugio è possibile mangiare e pernottare.

 

In val Pellice l'offerta di passeggiate e rifugi che accolgono l'escursionista è maggiore: il rifugio Barbara Lowrie si trova in località Pis della Gianna a 1753 metri ed è raggiungibile su strada asfaltata lungo la Valle dei Carbonieri oppure, per chi volesse faticare ancora un po' di più, è raggiungibile anche dal Rifugio Jervis attraverso il Colle Barant in circa ore 2,45, dal rifugio Granero attraverso il Colle Manzol in circa ore 2,30 o da Pian del Re attraverso il Colle d'Armoine o il Colle della Gianna in circa Ore 5. Sempre da Bobbio Pellice si raggiunge il rifugio Barant, a quota 2373 mt. al Colle del Baracun, all’interno dell’Oasi Faunistica del Barant. E' raggiungibile in un’ora e trenta dal parcheggio del rifugio Barbara Lowrie oppure in due ore e trenta da Villanova. Tutti questi rifugi offrono cucina e pernottamento. Il rifugio Willy Jervis si trova nella bellissima Conca del Prà a 1732 metri. E' raggiungibile dalla frazione Villanova su mulattiera o pista agro-silvo-pastorale in ore 1,20 o dal Rifugio Barbara Lowrie attraverso il Colle Barant su ex strada militare in 2 ore e45 minuti circa. Il rifugio Monte Granero vicino al lago Lungo è raggiungibile dal Rifugio Jervis in circa ore 2,30 o dal Rifugio Barbara attraverso il Colle Manzol in ore 3,30. Tutti questi rifugi offrono cucina e pernottamento. Sono sicuramente molti i posti meritevoli che non ho citato. Mi sono invece soffermata particolarmente sulla descrizione dell'ultima escursione della scorsa estate, quella rimastami maggiormente impressa per bellezza ed emozioni. Questo è solo l'inizio di una serie di cronache dalle nostre cime che vi farò al ritorno dalle escursioni. Sono un po' di righe per prendere spunto per passare un giorno ogni tanto nella natura, lontano dalla televisione e dal computer, camminando, faticando,arrampicandosi e, perchè no, giungendo poi in un accogliente rifugio a mangiare polenta...
vale@valchisone.it

Martedì, 15 Dicembre 2015 09:30

Un luogo chiamato libertà - Ken Follet

Siamo in Inghilterra, XVIII secolo, la rivoluzione industriale è agli albori. Mack McAsh è un robusto giovanotto che lavora, con i famigliari, nelle miniere di carbone di proprietà della famiglia Jamisson. A quel tempo, chi lavorava nelle miniere fino ai 21 anni diventava uno schiavo. Mack non ci sta: affascinato dagli ideali di libertà e uguaglianaza che andavano diffondendosi, si ribella e scappa. Ken Follet ci regala un quadro straordinario della pietosa e disumana condizione in cui versavano i lavoratori nelle miniere. Con le sue minuziose e magistrali descrizioni ci porta giù nelle nere e buie miniere, ci fa tremare per la paura di trovare il grisou, ci fa sentire la fatica di salire le lunghe scale.... Il romanzo si snoda lungo la vita di McAsh e altri affascinanti personaggi, tra ideali di libertà e profonde e passionali storie d'amore che vanno al di là della classe sociale. Mack continuerà la sua battaglia oltre le miniere dell'High Glen, fino a Londra e poi nelle piantagioni d tabacco in Virginia. Il libro è uno straordinario romanzo d'amore e di forza, i personaggi ti entrano nel cuore, così già come per "I pilastri della terra", precedente recensione. Follet è un maestro anche nel romanzo storico. Consiglio "Un luogo chiamato libertà" a chi ha voglia di restare per qualche giorno inchiodato al libro e vivere una storia di sete di libertà.


vale@valchisone.it

Santa Lucia è davvero “il giorno più corto che ci sia”? No, ma lo è stato prima del 1582

 

Il giorno in cui viene ricordata Santa Lucia (quest’anno ancor più speciale perché illuminata da una pioggia di stelle cadenti):

 

 

come noto, la tradizione popolare la identifica erroneamente come la più corta dell’anno: in realtà ciò è vero solo per il solstizio d’inverno, che nel 2015 sarà il 22 dicembre (alle ore 04.41), quando il Sole tramonterà circa 3 minuti dopo rispetto al 13, sorgendo 6 minuti più tardi rispetto al giorno 13. Da cosa deriva quindi questa credenza popolare? Santa Lucia era il giorno più corto prima del 1582 quando la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio d’inverno cadeva fra il 12 e il 13, rendendo effettivamente il 13 dicembre il giorno più corto dell’anno.

 

 

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