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Mercoledì, 23 Novembre 2016 20:07

PELLEGRINI SOLO QUARTA - LA VISTA CHINESA

 

PELLEGRINI SOLO QUARTA - LA VISTA CHINESA Dunque la divina Pellegrini come gridano i commentatori fallisce l'appuntamento con l'oro olimpico e si scatena un dibattito terrificante. Succede di sbagliare dopo tanti successi, anzi. Certo non tutti sono come il cannibale Phelps ventunesimo oro, 25 podi in quattro edizioni olimpiche presumo un record tra i record. Vince l'Italia del volley schiacciando 3-1 gli Usa con una partita di spessore e di muri di cemento. Le ragazze dopo lo 0-3 serbo crollano anche contro la Cina. Bene la pallanuoto Spagna e Francia alle spalle, due vittorie convincenti. E l'olimpiade al momento di Katinka Hosszu, tre ori record stracciati a ripetizione. E' stata l'olimpiade delle egizie Nada Meawad e Doaa Elghobashy. Nel beach volley femminile battute da Marta Menegatti e Laura Giombini: si sono presentate coperte da testa ai piedi scatenando il tifo carioca per loro. Peccato che la telecronaca sia stata incentrata quasi ripetutamente ed ossessivamente sul loro look Siamo sesti nel medagliere con tre ori quattro argenti e due bronzi. Primeggia il canottaggio con ben tre barche in finale e qualche speranzella di medaglia. Ottimo podio della Longo nella gara di ciclismo su strada che oggi chiuderà i battenti. La vista Chinesa splendido panorama e gara invero insolita rispetto alla media olimpica (ovvero gare di bassa intensità) ha visto due cadute tra le tante che hanno cambiato il corso della gara. Il giorno prima il fato si era accanito con Nibali caduto in scivolata nella durissima discesa quando presumibilmente si stava involando verso l'oro. Il giorno dopo replay con la terrificante caduta dell'olandese Van Vleuten anche lei in grande spolvero. Da tragedia sfiorata a tragedia sportiva con Mary Abbott ripresa ad un chilometro dall'arrivo e solo quarta.

 

 

Bolt o Phelps?. Chi sarà il protagonista assoluto di questi giochi brasileri?. A due anni dai mondiali di futebol il Brasile si appresta ad essere al centro del mondo sportivo. Con qualche lacuna, molte e tante contestazioni. Siamo alla ricerca del duecentesimo medagliato d'oro. Si pensava Nibali. Gara perfetta quella della squadra italica. A trentachilometri dalla fine tre fuggitivi tra cui Nibali. Mancava ancora l'ultima rampa prima delle spiagge e del traguardo con sole a picco. Forse lì ci sarebbe stato l'attacco finale. La discesa della vista chinesa è stata fatale: terreno scivoloso, Nibali a terra, olimpiade finita e con la caduta il sogno del duecentesimo oro e del primo oro personale. Arriverà il duecentesimo, per NIbali delusione tremenda. Passeggiano gli States del basket contro la Cina pronti via 30-10, ci poteva essere anche l'Italia senza quella maledetta ultima partita del preolimpico. Attenzione alla Serbia potenziale seconda. Contestazioni per le olimpiadi che non redistribuiscono e delle spese faraoniche. Olimpiadi degli atleti sospesi poi riammessi. La cinese, sospesa e riammessa, 400 misti di nuoto, oro olimpico a Londra con record del mondo, rientra ma finisce ventisettesima. Toccherà alla Pellegrini, alla scherma, forse alla pallanuoto, per la pallavolo è durissima ma non impossibile anche se le ragazze l'esordio è amaro con la Serbia. Panorami mozzafiato, musica, sobria la cerimonia d'apertura. A Londra furono ventotto le medaglie per ora siamo a due

Juri Bossuto è stato presidente della circoscrizione due di Torino dal 2001 al 2006. Autore di libri è candidato presidente per la lista Torino in Comune circoscrizione due e per il consiglio comunale.

Che tipo di campagna stiamo vivendo?

“Questa campagna elettorale è strana: poco percepita dalla gente (se non per i tram pieni di foto e simboli soprattutto dei Moderati) ma, in compenso, molto tesa a Sinistra. L'unica che va dritta sulla sua strada senza fare "rumore" è proprio Appendino, mentre PD ed alleati guardano la lista Airaudo con grande timore e rabbia, malgrado sia stata loro la scelta di rompere scegliendo quali alleati i Moderati e presto Napoli”.

Torino una città che cambia pelle almeno dicono. Cosa ne pensi del cambiamento ed esiste realmente una “Torino da bere” o nel tuo giro elettorale intravvedi una dimensione completamente diversa?

“Torino in quindici anni ha seppellito la fabbrica senza ritrovare una sua nuova identità. La città sta attraversando una crisi simile a quella che visse all’indomani della perdita del titolo di capitale (1864 mi pare) con la differenza che all'epoca la classe politica, seppur contaminata anche in quegli anni da un premier toscano ed arrogante quale era  Minghetti, si dimostrò capace nel progettare un futuro, mentre oggi gli esecutivi non vedono oltre il proprio piccolo naso (preoccupazioni solamente sul piccolo cabotaggio e disattenzione per il resto). Su tale premessa alla fine il cambiamento odierno è stato affidato agli stessi che hanno affossato la fabbrica, per fare più profitto, delocalizzandola all’estero: casa Agnelli (e amici).

Arrivano così le Olimpiadi e la Torino da bere ma, con questo, anche un sistema chiuso quanto asfittico, il noto Sistema Torino, che oltre distribuire seggiole, ai soliti noti, non è riuscito a far fare un salto in avanti alla nostra povera città. Si, povera poiché sono 200.000 i torinesi che non mettono insieme pranzo con cena. Mentre il centro si riempie di turisti, vero, il settore stesso non da lavoro (se non ai soliti noti) con la conseguenza che gli operatori turistici sono alla canna del gas. Inoltre mentre le periferie sono state abbandonate a se stesse, salvo citarle ora in campagna elettorale, il centro ha conosciuto cantieri che lo hanno massacrato (anche per qualità materiali come in piazza Castello)”. 

Qual è il ruolo della sinistra?

“Non volevo candidarmi, mi ha convinto la novità, voluta da Airaudo, di aprire a molti indipendenti, come me. Dopo la privatizzazione degli asili torinesi, ben nove, sono stato schifato dalla Sinistra di potere, tra cui in primis l'assessore all'Istruzione, al punto da non volerne più sapere.

Occorre rinnovare questa Sinistra dandole progetti, idee a lungo periodo e coerenza, oltre e nuovi quadri giovani e non infettati da arrivismo. Non so se riusciremo tutti insieme, ma sono certo che un fallimento premierà solamente un modello clientelare (da cui l’amministrazione Fassino non è certo immune, anzi) che toglie soldi alla comunità per versarli al solito giro, e l'affermazione di una rivoluzione nera (neofascista) oltre all'ascesa del voto di protesta”.

La lista Torino in comune in circoscrizione due è stata protagonista di numerose iniziative. Quali sono le vostre priorità?

“In Circoscrizione proviamo a cambiare l’aria viziata resa tale da chi ha governato in questi ultimi 10 anni, individuando nelle aree verdi il simbolo della cura, e difesa, dei beni collettivi (vedi acqua, piante, spazi). Proviamo a riportare al centro il welfare e la comunità territoriale, passando dalla trasparenza e dalla partecipazione. Il verde pubblico è il nostro simbolo, in queste amministrative, poiché racchiude la sintesi dei beni comuni: acqua (Toretti), verde, alberate e giochi. Giardini come luoghi dove si accanisce anche la speculazione del privato (parcheggi pertinenziali) ed incuria.

Un programma ambizioso nel nostro martoriato Paese e che altrove invece si attua: agli elettori la possibilità di voltare pagina, conoscendo così altri mondi possibili.

Lunedì, 29 Agosto 2016 19:44

Nuraghe Arrubiu Orroli

 

 

Il Nuraghe Arrubiu, il più imponente complesso monumento megalitico fra tutti quelli presenti nell'Isola e fra i più importanti di tutto l'occidente europeo.

Il nuraghe è situato su un altopiano basaltico nella regione del Sarcidano, in posizione dominante sul corso del Flumendosa.

Oggi il Nuraghe Arrubiu, malgrado la ricerca archeologica sia ancora in corso, è divenuto un importante polo di attrazione turistica, dotato delle più moderne infrastrutture ricettive e didattiche gestite a tempo pieno tutto l'anno da una società giovanile (Is Janas a.r.l.) e costituisce un raro esempio di corretta fruizione di un bene culturale del territorio circostante. Il Nuraghe Arrubiu, una delle più importanti testimonianze della Preistoria sarda è l'unico esempio di nuraghe pentalobato, originariamente sormontato da una torre alta circa 30 metri. "Il Gigante rosso": Con questo appellativo si rende onore ad uno dei monumenti megalitici più grandi della Sardegna preistorica. L'Arrubiu spicca sull'altopiano di "Su Pranu" e racchiude un bastione Pentalobato risalente al XIV secolo a.C. Esternamente è circondato da un antemurale dotato di 12 torri e ricopre, nel suo insieme, una superficie di 10.000 m².

Ricostruzione di come doveva apparire allora

Sull'origine del Nuraghe Arrubiu non ci sono certezze, ma, dopo l'abbandono da parte dei suoi costruttori intorno al IX secolo a.c., fu ripopolato nel II secolo a.c. dai Romani, che lo riadattarono alle loro esigenze. Sono stati ritrovati due laboratori enologici costituiti da due vasconi e il materiale necessario alla pigiatura dell’uva. Il Nuraghe è rimasto abitato fino all’alto Medioevo, poi con la rottura dei collegamenti tra l’impero Romano e la Sardegna e il suo abbandono è cominciato il suo lento declino. Per oltre dieci secoli è stato protetto dalla collina fino alle campagne di scavo iniziate nel 1981 e che si sono protratte a singhiozzi sino al 1996. Da allora sempre piu turisti vengono ad ammirare la sua bellezza.

Il complesso del Nuraghe Arrubiu è uno dei rari nuraghi pentalobati della Sardegna e si distingue sia per la sua notevole estensione, sia per la struttura complessa. È costituito da una torre centrale di 15 metri, sebbene in origine fosse alta il doppio, ed è circondato da un poderoso bastione pentalobato, a sua volta attorniato da un possente antemurale con sette torri collegate da ampie cortine. Il lato sud orientale è cinto da altre 5 torri uniti tra loro da ampie cortine.

Nella camera della torre centrale, la falsa cupola (tholos) è ancora integra e misura 9,65 metri di altezza e 5 di diametro; tre nicchie si aprono ai due lati e di fronte all’ingresso ha una struttura a gomito profondamente addentrata nello spessore murario della torre. Nel cortile centrale vi sono una banchina, una cisterna, una zona adibita a focolare e una nicchia. Sette accessi collegano il cortile centrale a tutti gli altri corridoi e torri del complesso.

Il pentalobato è circondato da un’ulteriore struttura muraria, l’antemurale, con sette torri e tre cortili; lungo il lato meridionale sorge un altro antemurale con altre cinque torri collegate da murature possenti.

Gli scavi hanno consentito di portare alla luce altre strutture nel cortile: una capanna addossata alla muratura, un grande silos adiacente alla cortina fra la torre dell’antemurale e la torre del pentalobato, e un’altra torretta, forse un secondo piccolo silos.

Lungo il lato orientale vi sono tre capanne. La prima ha una pianta circolare molto grande e probabilmente era utilizzata in origine come “Capanna delle Riunioni”. Del suo riutilizzo in età romana sono rimasti documenti consistenti. La seconda ha una a pianta circolare piccola, di cui rimane il vespaio di base ed una assise di fondazione; la terza, di misura intermedia fra le due, non è stata oggetto di scavo, ma è evidente in superficie la sua struttura planimetrica che rivelano un riuso in età romana.

Nonostante gli studi siano ancora in corso, è possibile avanzare delle considerazioni. Il monumento è stato edificato in un limitato arco di tempo, fra il XIV-XII secolo a.C. La costruzione della torre centrale è contemporanea a quella del bastione pentalobato ed è stata effettuata entro il XIV secolo a.C., mentre il suo abbandono è collocabile fra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio della prima età del Ferro (circa IX secolo a.C.).

La certezza nella datazione del complesso è dato dal ritrovamento di un vasetto miceneo, un alabastron del Miceneo IIIA2 ( metà del XIV sec. a.C), i cui frammenti sono stati rinvenuti nei livelli più bassi sia del cortile che della camera, al di sotto del più antico battuto pavimentale. Ciò dimostra che la costruzione della torre centrale e del bastione pentalobato sono avvenuti contemporaneamente.

Bibliogafia
Lo Schiavo 2000 Arrubiu 1 – Arrubiu 3

 

Il Nuraghe Arrubiu è visitabile tutti i giorni.

Da Novembre a Febbraio dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00
Da Marzo a Ottobre dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.30

Prezzi: * Intero : € 4.00 * Ridotto: € 3.00 Tel.0782/847269

 

 
 
 Galleria fotografica realizzata durante la visita in loco del 16/08/16

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Batman begins

Regia di Cristopher Nolan con Christian Bale e Michael Caine

Un Batman diverso questo di Christopher Nolan, che parte dall’introspezione delle paure del Bruce Wayne bambino per proseguire con un complotto per distruggere Gotham City. Non mancano accenni al bene e al male, anzi il film è incentrato sulla lotta tra il bene e il male e i metodi per sconfiggere il Male. Prima scena pipistrelli in volo, poi una campagna. In dissolvenza. Due bambini, Bruce&Rachel in un giardino principesco. Il giovane Bruce cade in una buca profonda: un nutrito gruppo di pipistrelli lo attacca. Sulle successive fobie del miliardario Bruce, figlio del fondatore dell’impero che domina Gotham City si regge gran parte del film. Superare queste paure ed affrontarle. Scena due, Bruce Wayne in un carcere del sud est asiatico, forse Cina, forse Laos, combatte con un gruppo di detenuti. Ovviamente l’ex miliardario ora criminale, li sconfigge tutti e viene mandato in isolamento. Qui riceve la visita di uno strano personaggio che dichiara di parlare a nome della sette delle ombre, colei che combatte da secoli l’ingiustizia. Può aderire al progetto della sette ed essere libero fin dall’indomani, basterà seguire il percorso dei fiori blu. Si ritorna a Gotham City: i Wayne vanno a teatro. Il bambino Bruce durante la rappresentazione rivive la scena dei pipistrelli e chiede di uscire. E’ il secondo episodio che calamita l’attenzione degli spettatori: appena fuori dal teatro padre e madre vengono uccisi da un rapinatore con colpi d’arma da fuoco. Secondo tema: vendetta o giustizia. Sull’argomento vengono sviscerate compilation e raccolte di luoghi comuni. La storia un po’ fantastica è comunque godibile. Nel frattempo Bruce, liberato, raggiunge la fortezza della setta guidata da una specie di santone asiatico. Qui viene addestrato al combattimento e alle tattiche dall’uomo del colloquio. Qui dovrà rimuovere le paure.

La setta delle ombre combatte il crimine ed il degrado (compilation che risuona ancora) ed ha provveduto alla distruzione di Roma prima di Costantinopoli poi. Adesso tocca a Gotham City. L’ultima prova sarà la decapitazione di un criminale: Bruce rifiuta e distrugge la fortezza, salvando il suo addestratore.

Dietrofront. Gotham, un Bruce già grande torna a casa, in quella casa ormai vuota vegliata solo dal maggiordomo fedele. L’uomo che ha ucciso i genitori sta per essere liberato: ha aiutato le forze dell’ordine contro il boss dal cognome italianissimo (erano nella stessa cella e ne ha carpito le informazioni). Ad appoggiare la richiesta anche la procura di Gotham per cui lavora Rachel. Al termine dell’udienza l’omicida viene ammazzato dai sicari del superboss, l’uomo che corrompe tutto.

Il diverbio Bruce-Rachel (il miliardario voleva uccidere l’omicida dei genitori) sembra segnarne i rapporti come il dialogo tra il boss&Bruce sembra semplicemente rimandare la resa dei conti.

Bruce infatti torna a Gotham e diviene Batman, grazie ai prototipi inutilizzati della Wayne curati da un simpatico responsabile che diviene suo alleato (Morgan Freeman). La battaglia contro il Male lo trasforma in simbolo, non mancano gli effetti speciali. Il boss viene incarcerato, il nuovo nemico, che evoca costantemente un potere forte, è uno psichiatra psicotico che utilizza uno strano allucinogeno che provoca perdita di contatto con la realtà. Anche il boss (arrestato grazie a Batman) viene sottoposto al trattamento durante una visita in carcere dello psichiatra psicotico ed impazzisce. Il vero obiettivo del crimine non è lo spaccio di droga. Si è formata un’alleanza tra un misterioso x che ad ben riflettere non sarà tanto misterioso e il crimine organizzato. Persino i criminali sono vittime dell’obiettivo del potente x. Con loro anche poliziotti corrotti, tranne uno, un sergente che crede in Batman fin dal primo istante.

Tra sequestri, colpi di scena si delinea la trama finale: la setta delle ombre vuole distruggere Gotham City diffondendo l’allucinogeno nelle condutture dell’acqua. E per fare ciò ha rubato uno strumento diabolico capace di attivare lo strumento finale dalle condutture nell’aria. Gotham impazzirà e sterminerà se stessa. 

Il gran capo della setta è l’uomo del colloquio e dell’addestramento. Un duello finale all’ultima goccia di suspence, tra effetti scenici di particolare forza ed impatto. Bruce vince la battaglia, c’è speranza per Gotham, malgrado si profili un nuovo pericolo, Joker. Un segnale per un seguito al Batman Begins?. Sarà da seguito anche la storia tra Bruce&Rachel, sarà amore?. Film non filmone, l’avvelenamento delle condutture richiama molto l’attualità e le paure della civiltà occidentale nei confronti del terrorismo, nel genere discretamente godibile.

Prossimamente: un film dal diario di Melissa P., il trailer non rivela neppure il titolo. Dal 2 settembre Madagascar, un film d’animazione: un gruppo di pinguini vuole fuggire dallo zoo. I fantastici quattro, altre avventure tratte dall’animazione. The island, ormai ex prossimamente, film di Michael Bay regista di Pearl Harbour ed Armageddon, solito polpettone sul mondo del futuro, ormai quasi completamente contaminato. Con Scarlett Johansson e Ewan Mc Gregor.

L’estate del cinema rispolvera all’Alfieri di Piazza Solferino, le Crociate e ai due Giardini il mare dentro di Alejandro Amenebar. Meno concentrazione del solito. In testa ai più proiettati Amityville Horror (Massaua, Ideal, medusa, Pathè, Reposi) la commedia indovina chi (Greenwich, Ideal, medusa, olimpia, Pathè) e nata per vincere (Greenwich, Massaua, Ideal, pathè, Medusa) con cinque presenze seguiti da la guerra dei mondi di Spielberg con quattro. Con tre presenze tu chiamami peter commedia con Charlize Theron (due Giardini, fratelli Marx e Medusa), Honeymooners, commedia (Ideal, Pathè e Reposi) e Saint Age dell’esordiente Pascal Laugier, genere horror, diffuso in questa estate torinese. Perché con due presenze troviamo un altro horror, Licantropia, Boogeyman l’uomo nero al Pathè e la terra dei morti viventi di Romero al Pathè. E’ un genere così amato?.

Batman Begins è al Pathè e al Reposi. Sin City ha esaurito la spinta e si limita al Reposi. Quo vadis baby di Salvatores al Greenwich, le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino all’Alfieri (sempre di Sorrentino, l’uomo in più all’Erba), la commedia greca un tocco di zenzero al Romano come un altro ripescaggio estivo camminando sull’acqua. La diva Julia di Szabo al Romano, la guida galattica per gli autostoppisti al Medusa, Hotel ai due giardini, film drammatico. Poca azione, dato il periodo, Mean Creek all’Ideal e reposi, l’altra sporca ultima metà al Pathè e Mr.Vendetta ai fratelli Marx. Infine a vendre, film drammatico all’Empire. In attesa del festival del cinema di Venezia dal 31 agosto al 10 settembre.  

 

Maya@valchisone.it

 

By Maya

Ieri sera è partita la quattordicesima edizione di anteprima spazio Torino, più di cento lavori in gara che verranno selezionati, dal pubblico (mediante una scheda) e dalla giuria, per partecipare a Torino Film Festival. Folla delle grandi occasioni se non altro composta da parenti ed amici di attori e registi in concorso. Ma non solo. Un'impresa trovare posteggio e difatti arriviamo alle casse del Massimo che il primo corto è già in proiezione. Quattro euro e sessanta per le sale due e tre. In sala tre quella in cui entriamo scarseggiano i posti: smarriamo legami affettivi di Enzo Castiglione e sensi di colpa di Enzo Castiglione e Tony Giacalone. Prima di varcare la porta della sala ci viene consegnata la scheda con i titoli: si deve votare ogni film o corto che sia, giudizi dall'uno al cinque. Dei primi due non posso dire nulla, do cinque sulla fiducia. Il terzo, il muro di Enzo Castiglione e Tony Giacalone è un cortocorto estremamente simpatico. Una famiglia al gran completo porta l'anziano parente all'ospizio: l'anziano ruberà la macchina e scapperà con altri ospiti dell'ospizio ed un cane verso Parigi. Nei primi dieci metri di fuga caricano anche un'autostoppista: bello e fulminante, qualche risata, applausi. Cinque pienissimo.

Il punto di vista di Gemma Santi è un punto di vista geniale. La nostra vita attraverso il primo piano di un porta dentifricio: una mano muove freneticamente uno spazzolino e un dentrifricio. Nel corso del corto si aggiunge un'altro spazzolino: la mano si muove sempre più freneticamente, a significare, credo, ma è una mia personale interpretazione, il vorticoso movimento delle nostre esistenze. Voto: cinque più.

202 di Enrico Galimberti si muove tra Firenze e Siena, viene bloccato una prima volta per problemi tecnici. Non mi è risultato chiarissimo, voto tre che diventa quattro se qualcuno mi fornisce un'interpretazione convincente.

31 di Maxi Dejoie ha visto la partecipazione di Andrea Beltramo, Franco Vaccaro, Federico Tolardo, Rosalba Bongiovanni e la divin Iossetti, seppure per una breve frazione. Insomma la compagnia teatrale di Torino spettacoli. Notte di capodanno, una storia strampalata, forse lenta. Voto quattro, l'inquadratura di Beltramo che riceve la telefonata è lunga, troppo lunga, rovina la suspence e l'atmosfera.

Cinque, invece per Spike sempre di Maxi Dejoie. Ritmo, velocità, le peggiori alienazioni della nostra società. Mi è piaciuto, bello, bravo Tolardo nel ruolo di Spike.

Sogno etilico di mezza estate di Alessandra Scarfò, Matteo Sylvan, Mariangela Marinaro e Ivano Zacchetta, punta ad un pubblico giovane ed è recitato da giovani. Senza fronzoli, tre amici ad una festa, voto dal tre al quattro, qualche perplessità.

Demo vengo e video 2005 di Gabriella Gallareto, Igor Baratta, Domenico Morreale, Francesco Martinella e Enrico Venditti è la ricostruzione da dietro le quinte di un film. Ben girato. Voto quattro al cinque.

Olio su tela di Alessandro Tonda, Pablo Picasso alle prese con la morte della sua modella, giochi di luce interessantissimi. Voto cinque

Un giorno da non dimenticare di Giuseppe Dell'Aiera è ottimamente girato con storia da soap: la protagonista vuole ballare ma è alle prese con un padre da metodi e modi nazisti ed una madre titubante. Alla fine vince la battaglia partecipa ad un concorso di ballo alla Maria De Filippi e si riappacifica con la famiglia. Voto tre per la storia e cinque per le riprese.

Per colpa di un pollo di Andry Verga si regge su un equivoco: due bambini pensano di aver visto l'omicidio della maestra (in realtà amica con coltello e maestra si apprestavano ad ammazzare un pollo). L'amica, in realtà, sarà poi la supplente. Voto cinque.

Sober you Up di Fabio Bettinelli è la storia di due amici, uno dei due torna dopo dieci anni a bucarsi. Voto due per la storia e quattro al cinque per la regia. Lento oltremodo.

In ogni caso al di là dei miei giudizi penso che ognuno dei registi e tutti gli attori meritino cinque per l'impegno profuso. Cinema torinese di buon livello. 

Maya@valchisone.it

 

Le elezioni regionali: candidati governatori sicuri e probabili By Maya A quattro mesi dalle elezioni regionali in alcune regioni non è ancora chiaro il nome di uno dei due sfidanti polista/ulivista. Si voterà in quattordici regioni, 8 a maggioranza polista (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Lazio, Abruzzo, Calabria, Puglia) e 6 a maggioranza ulivista (Emilia-romagna, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Basilicata). La situazione è ulteriormente complicata dalle tentazioni di qualche attuale governatore e di qualche sfidante di presentarsi con lista con nome proprio, malgrado i divieti veri e presunti degli schieramenti di appartenenza: saranno undici i governatori a ripresentarsi, sette del polo (più il probabile Chiaravallotti di Fi in Calabria) e quattro dell’Ulivo. Vediamo la situazione regione per regione. In Piemonte il polo presenterà Ghigo(Forza Italia, uno di quelli con la famosa tentazione?) mentre l’Ulivo nelle ultime ore sembra orientato sulla candidatura di Mercedes Bresso, parlamentare europeo, ex presidente della Provincia, nome forte dei ds. Non esistono sondaggi, l’esito potrebbe essere incerto. In Liguria Sandro Biasotti un’indipendente all’interno della Casa delle Libertà verrebbe sfidato da Claudio Burlando, nome importante in Regione, ex ministro. In questi due collegi del nord l’Ulivo conta di vincere. Prima delle elezioni suppletive di qualche mese fa la conferma di Roberto Formigoni (anche lui tentato, tentatissimo dalla lista personale) al Pirellone doveva essere una semplice formalità, ora dopo la vittoria ulivista in una roccaforte del polo, si sono riaccese tiepide speranze. Non definita la candidatura dell’Ulivo, spunta il nome Rivera ex calciatore del Milan, partito della Margherita: un nome, un possibile valore aggiunto in grado di colmare il gap. Se la Lombardia potrebbe riservare qualche sorpresa non sarà così nel Veneto dove il Polo conta sulla riconferma quasi sicura di Giancarlo Galan. L’indipendente Carraro non sembra in grado di essere valido avversario. Non ci dovrebbe essere dubbi sull’esito finale neppure in Emilia, Toscana e Umbria dove i tre governatori dell’Ulivo dovrebbero essere riconfermati anche senza l’appoggio iniziale di Rifondazione. In tutti e tre i collegi il Polo deve scegliere lo sfidante, l’impresa sarà convincere un candidato a schierarsi in una regione persa in partenza. Vasco Errani, Claudio Martini e Maria Rita Lorenzetti rispettivamente in Emilia, Toscana ed Umbria saranno confermati indipendentemente dall’avversario. Nelle Marche non si ricandida l’attuale presidente, D’Ambrosio e l’Ulivo lo sostituisce con Gian Mario Spacca. Incerto lo sfidante, finora è emerso solo il nome di Mario Baldassari di An. In Abruzzo Gianfranco Pace di An, presidente uscente sfiderà Luciano D’Alfonso della Margherita: difficile un pronostico. La sfida nel Lazio sarà animata da un duello mediatico quasi nazionale: contro l’attuale governatore Francesco Storace si candida Antonio Marrazzo. Una lista Storace viene indicata al primo posto tra le liste del Polo, medita lo stesso colpo anche Marrazzo difensore televisivo contro le truffe più o meno scoperte. Alcune voci danno una sostanziale parità, il Lazio è una regione chiave. In Campania Antonio Bassolino, presidente uscente attende ancora di conoscere il nome dello sfidante: sicuramente (o quasi) dovrebbe essere uno di Alleanza Nazionale. Un ruolo decisivo potrebbe giocarlo un’eventuale candidatura Mussolini Alessandra, parlamentare europea, in grado di strappare consensi al Polo. Stesso discorso per Raffaele Fitto di Forza Italia, presidente uscente. L’Ulivo è incerto tra un candidato della Margherita ed uno di Rifondazione, la logica centrista dove far prevalere il primo anche se Nicki Vendola ha le carte in regola per giocarsi il duello. In alto mare la situazione in Basilicata dove il governatore Bubbico non si ricandiderà: delle due opzioni dell’Ulivo e di quella del polo non dovrebbe rimanere molto visto che sono tutti e tre indagati. Dubbi anche in Calabria per entrambi i Poli: non si sa se Giuseppe Chiaravallotti si ricandiderà, l’Ulivo è incerto tra Loiero e Latorre. Dedicherò grande spazio (come al solito per gli avvenimenti politici di rilievo )alle elezioni regionali, in particolare a quelle del Piemonte con la presentazione di candidati e partiti: varrà lo stesso criterio d’obiettività che ha contraddistinto le elezioni comunali e provinciali (nomi di tutti i candidati, nessuno escluso). Maya@valchisone.it CURIOSANDO TRA LE LISTE MINORI PRESENTATE NEL 2000 Nel 2000 si votò in quattordici regioni a statuto ordinario: Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria. In Molise per via di un ricorso si rivotò l’anno successivo, primo evento di questo tipo relativamente alle regionali. Complessivamente si presentarono 61 candidati governatori, 28 dei quali facevano riferimento alla Casa delle libertà e alla GAD. Rifondazione comunista si presentò con lista propria solo in Toscana: il candidato Pecorini Niccolò ottenne un discreto risultato. In Piemonte furono cinque: Enzo Ghigo, Livia Turco, Francesca Calvo, Emma Bonino ed Antonio Tevere. Tutti i candidati della Cdl si presentarono sotto lo slogan “per” seguito dal nome della regione d’appartenenza. Le liste con nome personale furono tre, non autonome e tutte in seno alla Gad. Massimo Cacciari in Veneto, Piero Badaloni nel Lazio e con Bassolino in Campania. Solo Bassolino vinse in Campania contro Antonio Rastrelli. Il partito umanista si presentò in quattro regioni: in Piemonte con Antonio Tevere, in Liguria con Menghini Irene come candidato alla presidenza della regione, in Toscana con Paolo Vecchi e nel Lazio con Larena Marina. La lista Pannella-Bonino, fuori dai Poli, si presentò in tutte e quattordici regioni. In Piemonte Francesca Calvo fu la capolista dei polo federalista. In Veneto si presentarono il Fronte Marco Polo (Padovan Fabio candidato presidente), e i Veneti d’Europa con Comencini Fabrizio. Azione Popolare in Emilia-Romagna con Rasmi Carlo, il Pri con Sbarbati Luciana nelle Marche. Le Marche videro la presentazione anche della lista “Viva le Marche” con Buoncompagni Enrico. Nel Lazio dove vinse Francesco Storace si presentò Autonomia Liberale con Severino Antinori candidato alla presidenza. In Abruzzo comparve la lista Fronte nazionale, in Molise il Movimento sociale Fiamma Tricolore. Granillo Vittorio fu il candidato dei Cobas in Campania, Giancarlo Cito fu il candidato per la lista Cito-Lega meridionale. Liste minori anche in Basilicata con Nuovo progetto (Postiglione Bonaventura candidato) e in Calabria con Diritti civili di Corbelli Francesco Saverio. ELEZIONI REGIONALI IL CASO RADICALE ED I PRIMI SONDAGGI. Liberate Giuliana, giornalista di pace L’Italia è spaccata, il caso Del Piero scuote le coscienze del paese. Persino i democratici di sinistra ritrovano l’unità e votano plebiscitariamente Massimo D’Alema presidente. Sarà antipatico ma ha le stigmate del leader e se ritrova, come pare aver ritrovato, un minimo di percorso politico, può essere la chiave in più nel duello Berlusconi-Prodi che si profila nel 2006. Intanto siamo alle elezioni regionali del 2005 ed il paese è scosso dal caso radicale. Ovvero la politica all’asta. Un giorno con il centro-destra, il giorno dopo con il centro-sinistra, un giorno ad un congresso, il giorno dopo all’altro. Valutino i partiti il nostro peso elettorale consultando i cinque major sondaggisti di questa bella Italia. Così Pannella. Risponde prontamente la Stampa pubblicandone uno fresco fresco. Ulivo e Polo o se preferite Cdl e Gad sono alla pari, i radicali al due per cento. Il flirt con il centro-sinistra sembra sospeso ed io sto con Follini: basta con questa politica da figurine Panini, bellissime e pezzo della nostra storia, tuttavia per la politica si ispira a qualcosa di diverso dal mercato calcistico. Pannella è un navigato politico, notoriamente impegnato tra un pasto e l’altro in sponsorizzatissimi scioperi della fame. Ha combattuto battaglie giuste e nobili, in passato, ora vivacchia tra liberismo e liberalismo. Con il sondaggio sopra citato ha la possibilità di alzare il tiro. Perché può risultare l’ago della bilancia in questa politica da mercato. Chissà come la prenderanno i cattolici della Cdl, in caso di accordo. Faccio un esempio: Buttiglione?. Pannella che è un navigato politico può aprire la strada ad un futuro mercato della politica, non ad personam ma a partito. Con il 2% in una situazione di profonda incertezza si può arrivare a chiedere fino a dieci-dodici consiglieri regionali. Alla Cdl in Lombardia e Veneto, alla GAD in Emilia e Toscana. Con il 2,5% ci si può garantire quattro deputati e due senatori per il 2006. Con il 3% e sopra il 3% azzarderei almeno sei deputati, sei senatori e quindici consiglieri regionali in listino con la Cdl o la Gad. In collegi sicuri. La telenovela dovrebbe sciogliersi a breve. Del citato sondaggio mi preme sottolineare che: in Piemonte Ghigo viene dato favorito. Lombardia, Puglia e Veneto dovrebbero essere riconquistati dal centro-destra. Emilia, Toscana, Marche ed Umbria dal centro-sinistra. Come Campania e Basilicata. Siamo sei a quattro per la GAD. In dieci regioni non dovrebbe cambiare niente. In Liguria, Lazio, Calabria ed Abruzzo attualmente governate da un governatore di centro-destra la lotta è incerta. In Piemonte la battaglia è più incerta di quanto si pensi e Mercedes Bresso è molto vicina. Il mio mini sondaggio senza criteri scientifici e senza pretese dava la Bresso in lieve vantaggio almeno nella provincia di Torino ed almeno su un campione di 30 persone. Nel 2000 Ghigo stravinse contro Livia Turco, la rimonta è dunque numericamente evidente. Lombardia e Veneto al Polo, Emilia, Marche, Umbria, Toscana, Campania e Basilicata alla GAD. In Liguria mi risulta in vantaggio Burlando (GAD) e non Biasiotti, nel Lazio Alessandra Mussolini mi viene data al 4%, dato che non favorisce Storace. Su Calabria ed Abruzzo non ho numeri né riflessioni ma attenzione al riflesso della neve sulla Salerno-Reggio Calabria, sconsiglierei di festeggiare la vittoria di Fitto in Puglia. Vendola è molto vicino.

ELEZIONI REGIONALI PIEMONTE. I PROFILI DEI CANDIDATI BRESSO E GHIGO. Per entrambi riassumo brevemente la storia umana e politica Saranno loro il 3 e 4 aprile a giocarsi la presidenza della Regione Piemonte. Il sito del presidente regionale Enzo Ghigo è www.enzoghigo.it. Il suo chi è-biografia è bilingue. In italiano ed inglese. Ha 51 anni, è torinese, a 29 anni è entrato in Publitalia divenendo nel 1990 responsabile per l’area del Veneto e delle Marche Nel 1993 venne nominato coordinatore regionale di Forza Italia ed un anno dopo venne eletto deputato nel collegio2 del Piemonte. Membro della commissione esteri, nel 1995 venne eletto governatore della regione e nel 1997 nominato vice-presidente della conferenza dei presidenti delle Regioni. Il 16 aprile 2000 ottenne il secondo mandato come governatore con più di 1milione di preferenze. E’ presidente della conferenza delle regioni Segnalo il suo impegno per la salvaguardia della biodiversità, dichiara di aver perorato la qualità e la specificità biologica e non genetica delle produzioni piemontesi. E’ appoggiato dalla Casa delle libertà Il sito della candidata della GAD, Mercedes Bresso è www.mercedesbresso.it. Il suo “chi è” risulta breve e sintetico. Interessante la bacheca delle idee di cui potete trovare l’icona anche nella pagina della biografia. E’ nata a Sanremo. Dal 1985 al 1995 è stata consigliere regionale, nel 1994/95 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale alla pianificazione territoriale e ai parchi. Dal 1995 al 2004 è stata presidente della provincia di Torino e presidente dell’unione delle province piemontesi. E’ autrice di libri e saggi, si è occupata di economia agraria e di economia del turismo. Tra gli altri incarichi è stata presidente della federazione mondiale delle città unite, del coordinamento mondiale delle associazioni di città e di Metrex, rete delle aree metropolitane europee. Dal 2004 è parlamentare europeo. E’ appoggiata dalla GAD e dal Partito dei pensionati d’Europa

LISTA DS PER LE REGIONALI PROVINCIA DI TORINO A partire da questa lista verranno presentati i nomi di tutti i candidati alle elezioni regionali per la provincia di Torino. Capolista della lista del torinese sarà Rocco Larizza, sono otto le donne presenti (particolare su cui insisteremo per la presentazione di tutte le liste) su ventiquattro candidati, una percentuale discreta. Di seguito pubblico nomi ed eventuali cariche precedenti. Rocco Larizza Abbà Rosanna Adamo Franco Mohamed Aden Sheikh Angelo Auddino Marco Bellino-assessore provinciale Oscar Bertetto Nino Boetti Bruna Cibrario Anna Coluccia Gioacchino Centrò-presidente commissione bilancio città di Torino Anna Ferrero Piero Giovannone Eliana Greco Enzo Macrì Gianni Oliva-vice presidente della Provincia di Torino Massimo Pace Enzo Pelissetti Marita Peroglio-vice sindaco di Ciriè Roberto Placido-consigliere uscente Maria Giuseppina Pugliesi Roberto Saini Maurizio Trombotto-presidente circoscrizione Mirafiori Sud Annamaria Zucca

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Durante questi giorni di targhe alterne, blocchi del traffico si è sovente sentito parlare di veicoli con caratteristiche Euro X, ma come facciamo a capire a quale categoria Euro appartiene, ecco come: [u]Autoveicoli, anche commerciali, fino a 3,5 tonnellate[/u] [b]EURO 1[/b] immatricolati dopo il 1.1.1993 91/441 CEE 91/542 CEE 93/59 CEE [b]EURO 2[/b] immatricolati dopo il 1.1.1997 94/12 CEE 96/1 CE 96/44 CE 96/69 CE [b]EURO 3[/b] immatricolati dopo il 1.1.2001 98/69 CE 99/96 CE 99/102 CE 2001/1 CE 2002/80 CE [b]EURO 4[/b] immatricolati dopo il 1.1.2006 98/69 CE-B 98/77 CE 99/102 CE-B 2001/1 CE-B 2002/80 CE-B [u]Motocicli e ciclomotori[/u] [b]EURO 1[/b] omologati dopo il 17.6.1999 97/24 CE [b]EURO 2[/b] ciclomotori omologati dopo il 17.6.2002 motocicli immatricolati dal 1.1.2003 97/24 CE fase II 2002/51 CE fase A [b]EURO 3[/b] omologati o immatricolati dopo il 1.1.2006 2002/51 CE fase B [u]Autoveicoli commerciali oltre 3,5 tonnellate[/u] [b]EURO 1[/b] immatricolati dopo il 1.10.1993 o 1.10.96 (a seconda dei gas emessi) 91/542 CEE [b]EURO 2[/b] immatricolati dopo il 1.1.1997 96/01 CE [b]EURO 3[/b] immatricolati dopo il 1.10.2001 99/96 CE [b]EURO 4[/b] immatricolati dopo il 1.10.2005 98/69 CE-B [b]Le norme "Euro" (fonte ACI)[/b] Nelle offerte commerciali e nella terminologia comune si distinguono, per le autovetture, diverse situazioni: "pre-Euro 1" indica i veicoli "non catalizzati" a benzina e i veicoli "non ecodiesel"; "Euro 1" indica i veicoli "ecologici" conformi alla direttiva 91/441. Il rispetto dei limiti di emissione stabiliti da questa direttiva impose l'adozione della "marmitta catalitica" sulle vetture nuove; "Euro 2" indica i veicoli "ecologici" conformi alla direttiva 94/12. I veicoli omologati secondo questa direttiva non possono più essere immatricolati come nuovi a partire dall'1/1/2001, a meno che non si tratti di "veicoli di fine serie"; "Euro 3" indica i veicoli "ecologici" conformi alla direttiva 98/69. A partire dall'1/1/2001 possono essere immatricolate come nuove solo autovetture omologate secondo questa direttiva, a parte il caso di "veicoli di fine serie". "Euro 4" è costituita dalla seconda parte della tabella dei limiti di emissione compresa nella direttiva 98/69, che sarà obbligatoria per le autovetture immatricolate come nuove a partire dall'1/1/2006. Nell'evoluzione dalla direttiva 91/441 alla direttiva 98/69 sono cambiati non solo i limiti di emissione, ma soprattutto le metodologie di prova e di misura; pertanto, alcuni valori della prima direttiva si raddoppierebbero se misurati secondo la direttiva 98/69. La "direttiva di omologazione" è indicata sulla carta di circolazione. Come "leggere" la carta di circolazione A partire dal 1996 le carte di circolazione riportano gli estremi anche delle direttive riguardanti le emissioni, nella parte dedicata alla descrizione delle caratteristiche tecniche del veicolo. Inoltre dal novembre 1999 le carte di circolazione stampate sul "modello unificato europeo" (con in alto a sinistra la sigla I circondata da 12 stelle) reca chiaramente indicata al rigo V.9 della "parte tecnica" la sigla della direttiva secondo la quale, per quanto riguarda le emissioni, è stato omologato il veicolo. Per i veicoli nuovi di fabbrica immatricolati tra il 1993 e il 1996, seppure in casi rari, può accadere che sulla carta di circolazione non sia riportata l'annotazione relativa alla direttiva europea di riferimento: in questo caso il veicolo è sicuramente EURO 1, cioè conforme alla direttiva 91/441, perché dal 1° gennaio 1993 potevano essere immatricolati come nuovi solo veicoli omologati secondo questa direttiva. Rimane però da verificare l'eventuale conformità ad una direttiva successiva che fa rientrare il veicolo nella categoria EURO 2 o EURO 3: si consiglia a tale riguardo di contattare l'Ufficio della Motorizzazione Civile (ora denominata Dipartimento dei Trasporti Terrestri) per ottenere i relativi chiarimenti. Per i veicoli nuovi immatricolati anteriormente all'anno 1992, quando non è annotata sulla carta la dicitura "rispetta la direttiva CEE n.91/441", che comporta l'appartenenza del veicolo alla fascia EURO 1, occorre ugualmente prendere contatto con la Motorizzazione Civile. Comunque, se la carta di circolazione è interamente compilata a mano, secondo procedure in vigore fino al 1978, si tratta sicuramente di un veicolo "pre-Euro1". Il fatto che siano contemporaneamente in vendita vetture omologate secondo direttive diverse è ammesso come "fenomeno di transizione" da una direttiva a quella successiva. Questo implica anche che, se si acquista un veicolo usato, non è sufficiente la data di immatricolazione per desumerne la direttiva di omologazione e, se lo si considera importante ai fini della decisione di acquisto, occorre comunque controllare la carta di circolazione per essere certi che si tratti di un modello "aggiornato" per quanto riguarda le emissioni. GPL/Metano Se l'installazione è avvenuta dopo l'immatricolazione, la variazione di alimentazione deve essere collaudata ed annotata dalla Motorizzazione sulla carta di circolazione. Se si tratta di veicoli già all'origine "bimodali", sono soggetti alla direttiva 98/77/CE, che non modifica i valori limite della direttiva 98/69 ma stabilisce che, nella prova eseguita con i carburanti gassosi, le emissioni devono rispettare quegli stessi limiti. "Retrofit" I veicoli dotati di "retrofit" (una marmitta catalitica cosiddetta "a due vie", applicata fino a qualche tempo fa su veicoli non catalizzati all'origine) ricadono interamente nella classe "pre-Euro1. Motocicli e ciclomotori Per i veicoli omologati secondo la direttiva 97/24 (EURO1-moto), è chiaramente indicata nella documentazione che accompagna il veicolo la dicitura "rispetta la direttiva 97/24/CE cap. 5". Non è significativa l'assenza di un catalizzatore allo scarico, dato che i valori di emissione richiesti da quella direttiva possono essere ottenuti, secondo la tecnologia di produzione, anche senza quel dispositivo. Alcuni modelli tra i più recenti, omologati in periodi precedenti a quella direttiva, possono essere resi conformi ad essa applicando particolari dispositivi, che li rendono analoghi a quelli omologati successivamente; in altri casi, può essere sufficiente una dichiarazione della Casa costruttrice. In entrambe le ipotesi, informazioni certe - anche riguardo alla eventuale necessità di apportare aggiornamenti nei documenti di circolazione - potranno essere fornite solo dalla Casa costruttrice o dalla sua rete di assistenza. È da notare che, in Italia, a causa del tardivo recepimento della direttiva, i veicoli di modelli non omologati EURO1-moto e che non possono usufruire della procedura di adeguamento sopra descritta, possono ugualmente essere stati immatricolati come nuovi fino al 17 giugno 2003.

Mercoledì, 13 Luglio 2016 15:04

Buon giorno, notte e piazza delle cinque lune

By Admin

Buon giorno notte, è il titolo del film di Marco Bellocchio, che ha partecipato, nel 2003 alla 60 ª Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il tema è molto scottante ed ancora oggi lascia una sorte di mistero sulla storia recente italiana. Il rapimento dell’Onorevole Aldo Moro. L’anno è il 1978, a Roma, un periodo in cui l’ideale della lotta di classe ha il predominio sulla società di quei anni. Le brigate rosse ne sono il simbolo. Il racconto del film parte su come i brigatisti avessero preparato l’alloggio nei minimi particolari, una libreria che nascondeva una stanzina, che diverrà la sala dove Moro passerà le sue giornate di prigionia. Mettono in scena una finta coppia sposata che affitta questo alloggio. Il racconto pone a fuoco i sentimenti dell’unica componente femminile del gruppo (interpretata egregiamente da Maya Sansa) Chiara, un impiegata del ministero, che svolge una doppia vita. Spinta da quei ideali e dai miti stalinisti letti nei libri , viene coinvolta nella battaglia dei suoi compagni, ma i suoi sentimenti alla fine la portano a non sostenere ciò che il processo proletario impone anche la morte della borghesia. Infatti vorrebbe lasciare libero Moro, per farlo sfuggire al suo destino segnato, e agonizzato dalle istituzioni di allora. Nella fine viene immaginato un sogno di Chiara che riesce con un sonnifero a bloccare i suoi compagni e far sfuggire Moro ma realtà finirà con la sua uccisione. L’altro film di cui voglio parlare è la Piazza delle Cinque lune , un film di Renzo Martinelli. Anche questo film tratta il caso Moro e dei misteri che ruotano attorno ad esso. La storia tratta di un giudice istruttore Rosario Seracini (interpretato da Donald Sutherland ) che senza saperlo diventa tramite del mistero sul caso Moro. Viene avvicinato da uno sconosciuto, il quale li lascia una bobina in super 8. Si tratta di un filmato girato a Roma, dal tetto di un palazzo tra via Fani e Via Stresa, durante il sequestro e l’uccisione della scorta di Moro. Questo, lo convince a capirne di più. Lungo la sua indagine, incontra un personaggio chiamato Entità a Parigi, che gli spiega lo scopo della scuola di lingue Hyperion di Parigi che sarebbe stata la più importante base della CIA americana in Europa, dove venivano arruolate persone che avevano lo scopo di infiltrarsi nello organizzazioni sovversive e comuniste, come potevano essere le brigate rosse in Italia. Si lascia intendere come anche nel caso Moro ci potesse essere appunto un infiltrato, il Moretti, Moro voleva far venire al governo anche i comunisti di allora, e ciò poteva dare fastidio anche oltre oceano. Viene spiegato anche su come fosse stato falsificato il comunicato numero 7 delle Br. Poi viene dato un tono di thriller con alcuni incidenti “casuali” ai collaboratori del giudice Seracini. La fine del film rende conto di un suo collaboratore da oltre 12 anni era un agente segreto che lo controllava ( interpretato da Giancarlo Giannini). La massima di chiusura è “la giustizia è come la tela del ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi” Solone. La visione di questi due film mi ha permesso di capire alcuni tratti della nostra storia italiana, forse uno dei momenti più bui della Repubblica, dove la politica era coinvolta dalle guerre fredde tra le due super potenze di allora. Pedagogici.

Mercoledì, 13 Luglio 2016 11:42

Ambarabà di Giuseppe Culicchia

 

Giuseppe Culicchia torinese quarantenne ha scritto questo romanzo dopo il successone di Tutti giù per terra (con film annesso), e i successi editoriali di Paso Doble e Bla bla bla. Questo romanzo è un intreccio di storie, venti che si fondono nella ventunesima, la finale, la conclusiva. Viene rappresentata un’umanità dolente, a volte teatrale, talvolta folle: venti ritratti che hanno in comune l’enorme difficoltà dei rapporti umani e il fallimento della società produci&consuma. Il ventunesimo è lui, colui che butterà sotto il metrò uno dei venti scellerati. La scelta sarà affidata alla conta. La metropolitana è il rifugio ideale da errori, paure, amnesie, ricordi del passato che riemergono. Il primo tiene gli occhi chiusi. E’ sposato ha due figli. Rammenta il nonno e l’infanzia felice, i pessimi rapporti con il padre, un eufemismo, l’avidità dei parenti, la morte del nonno, la distruzione della quercia, il ricordo emblematico. La seconda si ascolta respirare. Fa la prostituta, è la sua vita, ha fatto la prostituta per conto del fratello. Senza alcuna motivazione se non guadagnare soldi. Un linguaggio crudo e ritmato, fatto di poche pause, storie da leggere in apnea. Come quella del terzo. Si gratta la barba. E’ un barbone, i suoi rapporti con gli umani, cioè gli altri, non c’è volontà di impietosire da parte dell’autore, semmai una crudele ed ironica distanza dal nostro razzismo. La quarta è preda di fobie cruente, il panico di stare in mezzo agli altri, l’incapacità di reagire, la solitudine. Il quinto è il protagonista di una storia surreale, una serie di disgrazie dietro l’altra, la mania di mettere in gioco tutto, anche se stesso e gli averi della famiglia. Tutto inizia con l’aver creduto che le multe scadono e per questo motivo aver posteggiato dappertutto compresi i posti destinati ai disabili. Milioni di debiti. Flash di vite, intrecci, disperazione, agonia dell’anima. Il settimo è un immigrato che lavora nei cantieri e viene assunto dai caporali tutte le mattine. Vive con altre quattordici persone in una stanza, dieci dodici ore al giorno di fatica per una miseria. La vita reale si intreccia con il sogno, lui e la donna grassa, l’opulenza, che deve però passare attraverso la rinuncia alla vita onesta per una vita fatta di spaccio. Un sogno appunto, restano i quindici in una stanza e i caporali che controllano la merce come al mercato del bestiame. L’ottava è la modella iperanoressica che deve dimagrire per essere assunta dagli stilisti e fare le sfilate, una storia drammatica per delineare come la via del successo costringa le persone  a fare cose insulse pur di rimanere su quel misero piedistallo. Il nono si tasta il cranio. Ascolta i discorsi di Hitler, fa a botte, lancia razzi allo stadio ed ha un unico affetto, il suo pitbull. Un personaggio alle prese con i rituali luoghi comuni aggravati da un razzismo lampante. L’undicesima si colora le labbra. Ha rispetto ad un’inserzione pubblicata dal sedicesimo. Entrambi profondamente soli, entrambi incapaci di costruire rapporti con gli altri che non siano mantenersi a distanza ed osservare. Il marito dell’undicesima ha scoperto la propria omosessualità ed ha provocato un trauma nella moglie: lei è depressa ma considera al di là di questa scoperta i rapporti umani come una vendita, c’è il venditore e c’è il compratore. Che il prodotto sia l’amore o la macchina poco importa. Il sedicesimo non lavora, si pettina, è il suo lavoro, non esce se non al sabato per scrutare le donne. Il tredicesimo è coinvolto in un rapporto amoroso-morboso, rapporto che provoca sensi di allucinazione. La quattordicesima convive con la madre che passa la giornata a bere e a scommettere sulle corse dei ratti: un rapporto violento che molto probabilmente si concluderà con un gesto violento. Il ventesimo è in attesa come tutti gli altri della metropolitana. Non ama la gente e si nasconde dietro le pagine aperte del quotidiano. E’ il suo modo di isolarsi. Di camuffarsi. Legge un giornale con articoli inventati di sana pianta: è il modo scelto dall’autore per fare le sue considerazioni sul mondo Una rappresentazione teatrale dei tempi in cui viviamo, personaggi che paiono estremizzati in maniera fino esagerata ma se togliamo a costoro gli estremi dipinti scopriremo una dura, vivace ma certo realistica casistica delle umane ansie, depressioni e violenze. Un linguaggio coinvolgente per tutto il romanzo, un bel romanzo, di facile lettura almeno a prima impressione: il segreto è di far pensare alla storia raccontata solo in seconda istanza e al termine della lettura di collegarle con un unico filo conduttore.

 

Maya@valchisone.it

 

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