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Giovedì, 25 Febbraio 2016 11:17

A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia

“Questa lettera è la tua condanna a morte, per quello che hai fatto morirai”, la prima parte di a ciascuno il suo è dedicata al ricevimento di una lettera minatoria. Il destinatario è il farmacista Manno. Romanzo magistrale degli intrecci mafio-politici della Sicilia degli anni sessanta, giallo incentrato sulla morte di due persone a cui si pensa di dare una soluzione diversa dalla reale. Il farmacista Manno e il dottor Roscio vengono uccisi durante una battuta di caccia, la loro passione: è l’arrivo dei cani (senza proprietari) utilizzati per le battute ad annunciare una probabile disgrazia. Sul luogo dell’omicidio viene ritrovato un sigaro Branca. E l’unico indizio. Il professor Laurana è stato l’unico ad aver visto, insieme con il farmacista ed il maresciallo del paese, la lettera minatoria. In particolare il professore ha visto il rovescio della lettera, realizzata con ritagli di giornale. L’osservazione, seppur fugace e controluce ha permesso la visione nitida della parola unicuique e poi ordine naturale e menti obversantur. I ritagli sono stati realizzati con il giornale Osservatore Romano. Laurana all’inizio per gioco inizia un’indagine personale, mentre quelle parallele, avendo come indizio solo il sigaro, si rivolgono necessariamente alla vita privata del farmacista. Mentre Laurana scopre che in paese circolano solo due copie dell’Osservatore ed è improbabile che si tratti di una vendetta personale, i militari scoprono che una giovane negli ultimi tempi ha ripetutamente visitato la farmacia. Visite professionali ma basta la convocazione in commissariato della giovine per scatenare pettegolezzi e dicerie. Che si moltiplicano e convincono persino la vedova del farmacista. All’interno di questo processo s’insinua la vedova del dottor Roscio, Luisa, donna bellissima. Il romanzo cresce d’intensità e gli indizi paralleli si moltiplicano. Il professore incontra casualmente un deputato comunista: è l’onorevole a confessare la visita del Roscio, pochi giorni prima. Era in possesso di prove inconfutabili contro un notabile democristiano del suo paese. Era pronto a fornirle. E l’inizio della svolta: il duplice omicidio potrebbe aver avuto come obiettivo Roscio e non Manno?. E’ Rosello il responsabile della morte dei due e perché?. Le voci si alimentano, Rosello e Luisa, la vedova hanno una relazione?. Sono cugini. Eppure proprio il Roscio ha conservato buoni rapporti con il Rosello fino a poche ore prima della morte. Intanto Laurana alla presenza dei due, Luisa e Rosello, commette un’errore fatale: svela che il marito avrebbe avuto le prove contro un personaggio altolocato e racconta dell’incontro con il deputato comunista. Malgrado le voci su una possibile relazione che dura da anni, le indagini continuano ad indirizzarsi sul farmacista, vittima e non colpevole della vendetta. La chiave di volta arriva con l’incontro tra Laurana, Rosello, l’onorevole Abello e un personaggio che l’accompagna. La beffa è che questo incontro avviene sulle scale del palazzo di Giustizia. Il misterioso personaggio accende un sigaro. Il colore del pacchetto è giallo e rosso. Laurana corre immediatamente dal tabaccaio e scopre che il pacchetto giallo-rosso è quello dei sigari Branca. Dunque, Rosello ed il sicario. Il quadro viene completato da alcune informazioni raccolte: il personaggio si chiama Raganà, viene definito come un delinquente pericoloso ed è di Montalmo. La lettera minatoria al farmacista è stata una grandiosa copertura: il vero obiettivo era il dottor Roscio. Il killer ha dovuto solamente attendere che i due andassero, come d’abitudine, a caccia insieme. I mandanti e i creatori della messinscena confidavano che il farmacista considerasse la minaccia uno scherzo di pessimo gusto. E’ dunque Rosello il mandante?. Ha commesso tre errori: il primo è il quotidiano, l’Osservatore Romano, utilizzato per la lettera minatoria. Sono pochi a leggere il giornale ed esclusa la Curia restano solo democristiani od uomini legati a quel partito. Il secondo è aver lasciato Roscio libero di parlare e di cercare agganci per le sue rivelazioni. Il terzo è legato al killer e al sigaro. Una dimostrazione di chiara arroganza. Ma l’indagine costa cara al Laurana: invitato in un caffè dalla vedova (che non si presenta), con la scusa di aver trovato informazioni importanti, viene rapito ed ucciso. L’unico in grado di accusare il Rosello è dunque messo a tacere. Non solo, Luisa e Rosello si sposeranno. Le chiacchiere e le maldicenze non serviranno a nulla, l’ingiustizia ha trionfato. Gli omicidi sono legati alla relazione tra i due ma non è la motivazione principale: sono le informazioni in possesso del Roscio ad aver segnato le condanne di coloro che si sono avvicinati alla verità. Romanzo da leggere tutto d’un fiato, penetrante, secco e non dispersivo. Un giallo a tinte fosche che si chiariscono via via che le indagini personali del Laurana accendono alcune lampadine. Strepitosa la parte iniziale e la descrizione in crescendo delle maldicenze sull’innocente farmacista. Leonardo Sciascia nacque a Racalmuto nel 1921. Maestro elementare, si segnalò nel 1950 con il libretto di favole Favole della dittatura nel 1950. Il primo romanzo è del 1956, le parrocchie di Regalpetra, dove raccontò la sua esperienza di maestro elementare. Gli zii di Sicilia precedette il giorno della civetta pubblicato nel 1961, il suo romanzo di maggior successo. La Palermo del 700 è rappresentata nel il consiglio d’Egitto del 1963, con la morte dell’inquisitore del 1964 si passa al saggio. L’onorevole del 1965 è un tentativo di intromissione nel teatro ma un anno dopo, nel 1966 ritorna con a ciascuno il suo il romanzo dedicato alla mafia. Il contesto del 1971 e Todo modo del 1974 rappresentano il passaggio al romanzo giallo. Nel 1973 fu la volta di un volume di racconti, il mare color del vino. Nel 1975 passò alla politica attiva divenendo consigliere comunale a Palermo per il Partito Comunista. Nel 79 fu eletto al parlamentare nazionale con il partito radicale con cui si presentò anche per le elezioni al Parlamento Europeo: eletto anche in questa circostanza optò per l’Europa. Nel 1978 pubblicò l’Affaire Moro con riferimento al rapimento e all’uccisione del segretario della Democrazia Cristiana. Nel 1987 fu la volta di Porte aperte, libro denuncia contro la pena capitale.

 

Maya@valchisone.it

Pubblicato in Letteratura

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