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Lunedì, 31 Agosto 2015 13:29

Il progetto TAV

Il progetto TAV
By Maya@valchisone.it

 

Ho già avuto modo di esprimere forti perplessità sul progetto TAV per la tratta nazionale della Torino-Lione. Le ferrovie italiane a fine 2003 hanno presentato il progetto preliminare della linea TAV/TAC suscitanto numerose domande.
Da Settimo Torinese a Bruzolo, situato nella bassa val di Susa, sono quarantaquattro chilometri di tratta. Si prevede una galleria unica che parte da Grange di Brione fino a Borgone (galleria del Musine) di quasi 23 chilometri.
Si prevedono altre tre gallerie secondarie: Rivera, Caprie e Frangetta. Località della Valsusa, provincia di Torino.
La tratta internazionale prevede un altro tunnel, da Venaus a St Jeanne de Maurienne più di trenta chilometri.
Sia nella tratta nazionale che in quella internazionale sono stati riscontrati gravi problemi per la salute e l'ambiente.
Gli studi di un'equipe di geologi dell'Università di Siena, al termine di un'indagine finalizzata alla ricerca di rocce amiantifere in bassa val Susa (tra Grange e Condove), hanno dimostrato come nella metà dei campioni esaminati e prelevati (circa 39 in 29 punti diversi) siano state riscontrate tracce di amianto.
Si prevede che sarà necessario estrarre circa più di un milione di metri cubi di rocce amiantifere per completare i lavori della tratta nazionale. Circa la metà (500 mila metri cubi) verranno stoccate a Tetti San Mauro presso Almese. Non risulta un piano di sicurezza che possa impedire la dispersione di fibre d'amianto nell'aria. Non mi è noto un progetto che possa stoccare e in condizioni di sicurezza gli altri 500mila metri cubi.
L'amianto si disperde con una certa facilità e si deposita nei polmoni.
L'amianto causa il mesotelioma, tumore maligno della pleura che si manifesta in media dopo quindici anni e provoca il cento per cento di mortalità. In provincia di Torino attualmente ci sono cinque decessi causati dal mesotelioma ogni duecento mila abitanti.
Si è pensato seriamente a quali rischi si potrebbero correre movimentando un milione di metri cubi di rocce amiantifere?.
Non è finita perché la tratta internazionale presenta il problema uranio. Precisamente nel massiccio d'Ambin, il materiale presente si chiama pechblenda. Non si conosce il presunto volume da estrarre ma si sa bene che l'uranio contamina anche le falde acquifere e i corsi d'acqua per l'irrigazione. Si disperse anch'esso facilmente nell'aria e può essere inalato.
L'uranio provoca il linfoma.
Credo che occorra una seria riflessione da parte di tutti, Regione e Provincia compresi, prima di intraprendere un progetto tanto importante quanto rischioso. Esisteranno mai margini di sicurezza così ampi quanto si movimentano materiali tanto pericolosi?. Il progresso deve essere sempre eco-compatibile, si realizzi il progetto (che certamente non sarà di basso impatto su una vallata già trafficata) solo in presenza di chiare e lineari predisposizioni di sicurezza.

Maya@valchisone.it

Pubblicato in Attualità

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