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Attualità

Attualità (110)

Sabato, 19 Dicembre 2015 17:31

Social bookmark cosa sono ?

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I social Bookmark sono siti con lo scopo di condividere un articolo o un link (i preferiti che utilizzate nel vostro browser (Internet Explorer, Firefox o altro ). In modo da poterlo mostrare agli altri e anche per ricordarsi di leggere quel contenuto in seguito. Sul web, ci sono molti servizi gratuiti di Social Bookmark, alcuni addirittura possono essere automatici.

 

Allego una lista dei più famosi:

 

  1. Articolista
  2. Articoli.info
  3. Badzu
  4. Blocnum
  5. Conferenzastampa
  6. Diggita
  7. Diggitalia
  8. Digo
  9. Fainotizia
  10. Feedburner
  11. Ghenghe
  12. Groggit
  13. Imli
  14. Indice
  15. Ineffabile
  16. Jigg
  17. Kligg
  18. Koolontheweb
  19. LinkNotizie
  20. Newstribu
  21. Notizieflash
  22. Oknotizie
  23. Pligg
  24. Pliggalo
  25. Plim
  26. Pompinotizie
  27. Postanotizie
  28. PubblicaNews
  29. Rankalo
  30. Salvasiti
  31. SegnaloAlice
  32. Socialdust
  33. Squic
  34. Sugiu
  35. SurfPeople
  36. Technotizie
  37. Tuttoblog
  38. Upnews
  39. WikioIT
  40. Ziczac

 

 

Martedì, 15 Dicembre 2015 09:42

Milioni di multe nella Torino olimpica

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Pubblicato il 15/11/2004
Negli ultimi dodici mesi sono state fatte più di un milione di multe nella Torino Olimpica e considerando che la popolazione è di 900mila, siamo quasi all’una a testa tutti compresi. 650mila infrazioni sono relative ai divieti di sosta: immagino che siano state tutte sanzionate nel centro cittadino perché in periferia si posteggia su strisce, davanti ai portoni, sui marciapiedi e non vedo mai né un vigile né un intervento. Personalmente proprio davanti al mio portone carraio (sono sfortunato vivo sopra un negozio) ci sono almeno tre macchine (che si alternano) posteggiate al giorno e considerando che l’anno è composto da 365 giorni, significa che 1095 mezzi bloccano per almeno dieci minuti se non quindici (a testa) l’accesso ai garage. Nessuno che si scusi perché si è costretti ad andare a cercare l’irregolare, anzi, i più sono infastiditi e ti scrutano come a dire “dimmi dove posteggio?”. Sguardo da squalo cobra poi per coloro che sono innervositi dall’interruzione del loro bravo shopping: “non vedi che sto comprando”. A proposito di shopping volevo comprare alcune tendine ma dopo aver letto il prezzo pagato dal comune (beninteso anche quello corretto onnicomprensivo) mi sono leggermente preoccupato: ormai anche le tendine costano più dell’oro. “Ma se le compri potresti sempre barattarle con un pieno” ride indignata una mia amica. Perché i reality show hanno successo?, si sono domandate venerdì sera un gruppo di persone in un bar che trasmetteva a grande schermo l’Isola dei famosi. Il nostro dissenso è stato interrotto da quattro ragazzi e due ragazze che si sono seduti proprio di fronte al megascreenmultimediale: bocca aperta, deejay ha fatto bene, sorrisi di felicità, uno tifa per Sandokan, l’altro per il Totonazionale. Partecipano come se fosse una partita di calcio, si creano partiti d’opinione, fan club, siti internet, milioni di messaggini per la felicità delle compagnie di telefonia. “Il divertimento è nel poter eliminare il big, un grande esempio di democrazia dal basso” cita uno di noi, ovvero si crede nella democrazia del reality e non in quella delle elezioni. Via Nizza e quei cento metri maledetti. Sono le undici, non c’è anima viva, nessuno che nessuno. Non uno spacciatore, non una prostituta, non un poliziotto, non un cittadino aggettivato. E’ il vuoto assoluto, quei cento metri non sono neppure più predominio della microcriminalità. Di quei portici si impadronirà l’oblio e/o la nebbia?. Mi domando perché i professori universitari, ricercatori ed affini in sciopero contro la Moratti non siano andati a tenere delle lezioni proprio sotto quei portici: Torino porta la cultura nelle zone di degrado. La scuola per me continua ad essere un luogo dove si insegna ai giovani l’educazione al rispetto, la storia per non dimenticare, la lingua per non parlare e scrivere come un sms, la geografia per capire dove si trova il pianeta Europa rispetto al pianeta Terra, le lingue per favorire non l’inserimento in una multinazionale ma per essere in grado di colloquiare con i nostri simili. Insomma una palestra di studi, non un luogo pubblico in mano ai privati dove si insegna un bilancio aziendale (e come derubricare il falso in bilancio dai reati). La taverna delle rose è un locale posto in via Massena prima via parallela (verso la stazione) a Corso Re Umberto subito dopo corso Stati Uniti. Ci troviamo un gruppo d’inglesi simpatici, cucina piemontese e non, servizio ineccepibile, dolcetto a tredici gradi, delizie dello chef, varietà di primi e di secondi insieme a un certo numero di antipasti secondo la tradizione piemontese. Torinofilmfestival, finalmente!.

maya@valchisone.it

Santa Lucia è davvero “il giorno più corto che ci sia”? No, ma lo è stato prima del 1582

 

Il giorno in cui viene ricordata Santa Lucia (quest’anno ancor più speciale perché illuminata da una pioggia di stelle cadenti):

 

 

come noto, la tradizione popolare la identifica erroneamente come la più corta dell’anno: in realtà ciò è vero solo per il solstizio d’inverno, che nel 2015 sarà il 22 dicembre (alle ore 04.41), quando il Sole tramonterà circa 3 minuti dopo rispetto al 13, sorgendo 6 minuti più tardi rispetto al giorno 13. Da cosa deriva quindi questa credenza popolare? Santa Lucia era il giorno più corto prima del 1582 quando la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio d’inverno cadeva fra il 12 e il 13, rendendo effettivamente il 13 dicembre il giorno più corto dell’anno.

 

 

Venerdì, 04 Dicembre 2015 16:11

Tortura

Scritto da
"Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumane o degradanti." (Articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) La cronaca: sei ufficiali dell'esercito statunitense sono stati accusati di torture e sevizie verso prigionieri iracheni. Alla fine dell'inchiesta, iniziata qualche mese fa, alcuni soldati sono stati radiati dall'esercito. Al momento ci sono ancora altri indagati e anche l'esercito inglese ha aperto dei processi verso alcuni militari dopo che un quotidiano ha pubblicato le foto delle sevizie. Già ai tempi di Saddam Hussein la prigione di Abu Ghraib era nota per le torture che il regime infliggeva ai prigionieri. Con la liberazione dal tiranno e l'invasione del paese da parte dell'esercito liberatore americano, il mondo "civile" si sarebbe aspettato che gli ideali costituzionali, civili e democratici sarebbero stati esportati anche all'interno di quelle mura. Invece no. Come in molti altri paesi del mondo in cui la tortura è una pratica sistematica, anche in Iraq i prigionieri sono stati vergognosamente torturati fisicamente e psicologicamente. Uomini e donne. Già condannati oppure solamente accusati. Detenuti politici o sovversivi. A quanto pare il governo americano e quello inglese erano a conoscenza di questi abusi già mesi fa in seguito alla denuncia della Croce Rossa Internazionale. Anche Amnesty International aveva già raccolto storie di ordinaria persecuzione da parte di militari in Iraq. Chi ha visto ha raccontato di soprusi e violenze con vari strumenti: bastoni, fruste, chiodi, etc... Anche la tecnologia ha dato il suo modesto contributo all'arte della tortura. Con diversi metodi le vittime vengono picchiate, bruciate, stuprate, soffocate e drogate, private per lungo tempo del sonno, obbligate a mantenere posizioni dolorose per lungo tempo, incappucciate e esposte a fonti di luce abbagliante. Tutti metodi accompagnati da professionali violenze psicologiche atte a dilatare la sofferenza, umiliare e disumanizzare i prigionieri, violarli negli aspetti più intimi, come la religione, isolarli umanamente e affettivamente. Questi sono gli abusi di cui siamo venuti a conoscenza. Chissà quanti restano nell'ombra, in Iraq e in molti altri carceri, e di cui nessun quotidiano pubblicherà mai le foto. Amnesty International ha documentato casi di torture sistematiche in centinaia di paesi nel mondo. Quindi è ipocrisia stupirsi tanto dopo le foto dei carceri iracheni. Infatti, non c'è bisogno di cambiare emisfero nè continente per scovare questa pratica oscena e disumana. In realtà la tortura, di varie forme e grandezze, è praticata nelle carceri e dagli eserciti di gran parte dei paesi del mondo, occidentale e non. Come dimenticare le immagini che ci giunsero dalla Somalia nel 1997. Soldati italiani in missione di pace coinvolti in casi di torture e stupri verso la popolazione civile. I carcerieri hanno a disposizione strumenti avanzati costruiti appositamente per questo tipo di trattamento. Le sevizie servono ad estorcere confessioni, informazioni e terrorizzare popoli. Le torture vanno da quelle estreme come nei carceri iracheni a quelle più "soft" come l'isolamento forzato, alla privazione di sonno cibo e contatti umani. Anche la pena di morte con i detenuti tenuti anni nel braccio della morte è una forma di tortura. Molti governi dittatoriali usano la tortura come un vero e proprio metodo di "educazione statale": vengono pubblicati manuali del "perfetto torturatore", ci sono a disposizione strumenti avanzati costruiti appositamente per questo tipo di trattamento, nei tribunali vengono accettate dichiarazioni estorte con la tortura. I bambini non sono immuni dalle torture. In molti paesi i figli degli arrestati, i bambini soli e reclutati per divenire soldati vengono sottoposti a violenze di vario genere. Se un adulto forte può sopravvivere interiormente ad un processo così disumano, può farsi forza su sentimenti di vendetta, aiutarsi credendo in un ideale, il bambino no. Per finire, auguriamoci che le inchieste e i processi sulle torture in Iraq vadano avanti seriamente e non siano solo uno strumento di facciata usato dai governi per non perdere anche quel poco di sostegno che resta loro. E che questa indagine si sviluppi a macchia d'olio verso tutte le altre forme di mancanza di rispetto dei diritti umani. Sogno, utopia? By vale@valchisone.it

Profilo. Maurizio Trombotto è nato a Torino nel 1964. Eletto presidente nel 1997 della circoscrizione 10 di Mirafiori Sud, è stato confermato nel 2001. Tra le sue opere realizzate nel corso della presidenza: nel 1999 e nel 2000 le biblioteche civiche Mirafiori e Cesare Pavese. Nel 2001 la sala culturale polivalente di Via Negarville e sotto la sua presidenza la nuova linea 4 e nel 2003 il prolungamento della linea 1 a via Artom. Nel 2003 il centro socioterapeutico di Strada delle Cacce e nel 2004 il centro per il protagonismo giovanile di Strada delle Cacce, il nuovo impianto sportivo Atletico Mirafiori, l’apertura del presidio sanitario Valletta e la riqualificazione dell’ex cortile scolastico Cesare Pavese. Ci sono anche opere in corso di completamento. Il recupero dell’edificio dell’Isola di Via Plava, la riqualificazione del Parco Colonnetti, la riqualificazione di numerosi giardini (via Togliatti angolo via Barbera, via Monteponi angolo corso Unione Sovietica e di Via Negarville). Potenziamento dell’illuminazione pubblica in via Onorato Vigliani Intervista realizzata il 26 marzo Pensavo di trovarmi di fronte al solito candidato che usa slogan-spot per spiegare la sua campagna elettorale ed invece mi sono trovato di fronte una persona che tenta di ragionare sulle questioni con punti fermi importanti. Cita una frase di Don Milani: “nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra diseguali”. Racconta della sua esperienza di amministratore in un quartiere difficile. Che ha provveduto a trasformare e a dotarlo di strutture anche per il tempo libero. Del dialogo con la popolazione. Dei problemi, novecento euro, donna di quaranta anni disoccupata che vive con i genitori anziani. Con una sola pensione. Della fabbrica di proprietà americana, motori per tagliaerba, in crisi, persone di 35-45 anni che in caso di chiusura difficilmente troveranno una nuova occupazione nell’immediato. Della Regione che vorrebbe. “Il Piemonte non cresce ed ha il più alto livello d’indebitamento tra le Regioni del Nord”. Siamo in un bar della Torino Olimpica, per lui è una giornata di dura campagna elettorale. “Rifuggo le posizioni ideologiche” dichiara convinto. “La Regione in una classifica ideale della ricchezza è scesa dal terzo al settimo posto” completa il ragionamento precedente. Ci raggiunge anche Pietro Valenzano, consigliere provinciale ds, che sostiene la sua candidatura. Parliamo di politica industriale e della crisi che attanaglia il Piemonte. Numeri importanti a testimonianza di questa crisi: “la Regione in questi anni non ha avuto un ruolo politico. Come presidente di circoscrizione (la dieci ndr, dove ha sede lo stabilimento di Mirafiori) non possono che esprimere forte preoccupazione per la situazione della Fiat”. E per altre situazioni di abbandono come l’ex palazzina Cnr di via Onorato Vigliani. E’ un ragionamento a largo respiro. “La vocazione industriale deve restare ma dobbiamo riflettere sul futuro. E’ impensabile mantenere le ampie dimensioni odierne della “struttura Mirafiori”, da via Settembrini a via Plava. Le grandi dimensioni sono state volute prima dal fascismo e poi da Valletta. Il periodo della grande immigrazione. Era l’epoca della vendita di massa delle automobili, ecco perché oggi è utopico continuare ad immaginare Mirafiori interamente produttivo. In quegli anni, gli anni settanta-ottanta, si è commesso anche l’errore di cercare spazi industriali casualmente. Non ho opposizioni preconcette nel pensare agli spazi improduttivi come ad un’occasione di rilancio. Le Molinette due potrebbero essere la soluzione e rispetto a quella ipotizzata dalla Regione, ovvero la zona ex Fiat Avio decisamente più impattante”. “Sono assolutamente contrario invece ad interventi di edilizia speculativa con la creazione di quartieri residenziali sullo stile di Milano due e Milano tre”. Non sarebbe giusto per i lavoratori che hanno lavorato in quella fabbrica”. Quale deve essere la strategia complessiva?. “La Regione deve avere un ruolo di coordinamento e di regia. Questo è essenziale. Serve anche una rilocalizzazione delle risorse e delle produzioni che permetta l’abbattimento dei costi della filiera dell’auto. Concordo con i sindacati quando dicono che prima delle aree bisogna rivolgere attenzione alle persone. Occorre però una politica industriale che ragioni in termini medio-lunghi, troppo precaria la logica dell’oggi, politiche dal fiato corto”. La rottamazione. “Ha in fondo favorito le altre marche e paradossalmente meno la Fiat per cui era stata pensata”. “La Regione si è astenuta da un ruolo e da una funzione. Due le ipotesi: per scelta o per incapacità”. Il Piemonte del futuro. “Industriale ma anche turistico. Sarà anche importante far conoscere all’estero i nostri prodotti ed esportare il marchio Piemonte”. Fa l’esempio della proposta della Federazione italiana venditori ambulanti di portare all’estero centinaia di operatori. “Una Regione che abbia la voglia di lanciare idee nuove e di sostenerle”. Veniamo alla Sanità. Mercedes Bresso ha inserito nel suo programma l’abolizione dei ticket sanitari entro il 2010. “E’ una sanità d’eccellenza quella piemontese?”. “Manca un piano sanitario regionale, primo aspetto. Il Piemonte è l’unica regione del Nord che ha una forte mobilità passiva, ovvero cittadini che si rivolgono a strutture sanitarie di altre regioni”. Mi presenta uno studio realizzato dalle Acli ed intitolato: “Le famiglie piemontesi tra spese ed attese”. Sono stati intervistate 2180 persone: “non con il metodo del questionario ma con la presenza dell’intervistatore”. Cosa emerge?. “Emerge un elemento di forte contraddizione. L’85,2% degli intervistati esprime una giudizio positivo sulla qualità dell’assistenza e dell’opera del personale sanitario. Il 73,5% degli intervistati esprime un giudizio fortemente negativo rispetto all’organizzazione”. Un contrasto forte. “Il bilancio regionale per i 4/5 è interamente assorbito dalle spese sanitarie. Con risultati non soddisfacenti. Dobbiamo anche considerare che il Piemonte è al primo posto in Italia per popolazione anziana e che questa popolazione necessita di cure maggiori. Sottolineo anche che la spesa medica media per le famiglie piemontesi è di 1150 euro all’anno. Un costo insostenibile per i ceti medio-bassi. Come presidente di circoscrizione mi imbatto quotidianamente nella crescente domanda dei più poveri”. “Cosa vuole fare il centro-sinistra per migliorare la sanità piemontese?”. “Sono necessari forti investimenti tesi alla riorganizzazione e/o a una diversa organizzazione, forti investimenti anche sulla ricerca. Non è possibile accettare il cattivo funzionamento attuale. Il diritto alle cure e alla salute è un diritto fondamentale dei cittadini. Non si può prescindere dalla capacità di reddito”. Qui cita la frase di Don Milani che ho riportato all’inizio. “Accessibile e gratuita se è il caso”, in un’epoca liberista come questa è una frase da tenere d’occhio. “La complementarietà tra pubblico e privato è stata intesa come destrutturazione del pubblico. Faccio l’esempio dei servizi di base. Si è dimostrato uno scarso interesse per le fasce deboli. I dipartimenti di salute mentale, i Sert, i consultori familiari. Si è spezzato il cordone ombelicale con il territorio, erano servizi legati al territorio e ai distretti sanitari. Sono completamente mancati un piano sanitario ed un piano socio-assistenziale”. “I ticket sono una tassa d’ingresso che va giustamente abolita in maniera progressiva. Dobbiamo puntare sui servizi offerti e sul principio che non si possono escludere proprio coloro che hanno più bisogno. In questi anni è stata frustrata anche la capacità degli operatori sanitari”. Cita un caso di estrema povertà, gli occhiali da vista tenuti su con il nastro adesivo. “E’ una situazione molto americana, non è un modello da importare con orgoglio. Un quinto della popolazione ricco e quattro quinti che vive in povertà o alle soglie della povertà”. Sui costi fa un esempio:“capita anche che lo stesso prodotto acquistato da due Asl differenti abbia un costo diverso. La Regione deve avere un ruolo di coordinamento in questo contesto”. Sulle infrastrutture. “Sono necessarie stante la posizione geografica del Piemonte. Il lungo elenco di opere realizzate è solo un lungo elenco. Il collegamento Torino-Milano che serve a costruire un’asse forte e il progetto TAV”. “Qual è il tuo giudizio sul TAV?. “Le grandi opere devono essere compatibili con le condizioni di vita delle popolazioni locali e devono essere realizzate in sinergia con le comunità locali. Mi riferisco al controllo delle decisioni e al controllo delle fasi di cantiere. Spesso si assiste a piani regolatori in cui si fondano comunità urbanizzate dove non dovrebbero sorgere. Serve un’equilibrio e riconoscere ciò che è condivisibile da ciò che non lo è. Serve anche un ruolo della Regione, che deve mediare ma deve anche proporre. Il ragionamento sull’equilibrio era riferito anche a comprendere e separare ciò che è giusto e quindi legittime preoccupazioni dalle rivendicazioni localistiche del tipo vogliamo rimanere isolati dal contesto. Le grandi opere sono necessarie perché l’esigenza del futuro sarà muoversi in fretta. Se vogliamo avere una vocazione anche turistica. La libertà di movimento è un altro diritto fondamentale”. “La voce dei quartieri popolari in consiglio regionale” è la definizione in sintesi che Maurizio Trombotto da di se stesso e del suo tentativo. “C’è attualmente una risposta insoddisfacente alle richieste di edilizia residenziale pubblica. Non mi riferisco ai casermoni stile anni sessanta e settanta, senza servizi ed isolati. Anche la casa è un diritto fondamentale dell’individuo. Occorre un accordo tra le Agenzie Territoriali per la Casa (ATC) e la Regione per rispondere a questa esigenza. Costruzioni dignitose come detto. A Torino il villaggio Media al termine delle Olimpiadi permetterà di alleggerire la pressione ma non è sufficiente. Questa è una sfida a cui tengo. Come Presidente di Circoscrizione ho vissuto il dramma degli sfratti e degli sfrattati e mi rendo conto che oggi pagare un affitto di minimo cinquecento euro sia un salasso che poche persone si possono permettere. In relazione all’aumento del costo della vita e dell’accresciuta precarizzazione”. Cosa vuoi dire in conclusione?. “I diritti individuali sono imprescindibili. Dobbiamo invertire la tendenza ed iniziare a parlare di Welfare regionale basato sul principio della solidarietà. Il mito della liberalizzazione e della competizione lo hanno distrutto. Perché viviamo in un’epoca di apparente benessere. I lavoratori spesso si trovano senza lavoro. Un licenziamento o un’espulsione dal mondo lavorativo hanno effetti devastanti. Manifattura di Perosa un esempio che mi piace citare sempre. “Gli ammortizzatori sociali non vanno destrutturati ma rafforzati. Non è possibile accettare una società in cui un quinto possiede la ricchezza e gli altri quattro quinti perdono posizioni sociali”. Dopo un’ora e venti di chiacchierata l’intervista si conclude. Il candidato Maurizio Trombotto va verso il prossimo appuntamento elettorale. Uno su cui puoi contare recita il volantino. Preparato, rigoroso, tenace, sempre il volantino. Ancora capace di parlare di politica attraverso i ragionamenti e non gli slogan. Ha idee chiare e nitide. Auguri candidato Maurizio Trombotto Maya@valchisone.it

Martedì, 01 Dicembre 2015 09:44

Bush vs Kerry

Scritto da
Negli Stati Uniti a poco più di tre mesi dalle elezioni presidenziali infuria la campagna elettorale: gli argomenti sono molteplici e con moda tipicamente anglossassone le analisi dei candidati sono complete e si passa ai raggi ics anche la capigliatura degli sfidanti e dei vicepresidenti. La prima vera decisione di un candidato è proprio la scelta del vice-presidente: Kerry ha scelto Edwards, uno dei rivali alla corsa alla nomination, mentre il ticket Bush-Cheney rimane intatto. Il senatore del Massachusetts ha prima tentato l'opzione bipartisan ovvero un repubblicano eroe della guerra del Vietnam per rassicurare l'elettorato moderato e dimostrare di essere interessato alla sicurezza nazionale e poi è stato tentato dalla candidatura Clinton Hillary: in questo caso sarebbe stato schiacciato dal peso carismatico della senatrice ed ancor di più dal fantasma del marito. Troppo semplice per i repubblicani evocare seppur indirettamente gli scandali sessuali dell'ex presidente. Cheney è l'emblema del conflitto d'interessi, Edwards un senatore che punta all'elettorato operaio e povero, il primo è più a destra del presidente, il secondo più a sinistra dello sfidante. In questo momento il democratico è in vantaggio sul presidente, grazie soprattutto alla guerra irachena e alle accuse di aver utilizzato argomentazioni di comodo e dimostrate false. Un vantaggio risibile, malgrado i fallimenti di Bush. Nelle ultime sei elezioni e negli ultimi trentaquattro anni si sono succeduti solo cinque presidenti, un'anomalia nella lunga storia elettorale americana: Reagan presidente dal 1980 al 1988, due elezioni trionfali, Bush nel 1988, Clinton nel 1992 e nel 1996, Bush junior nel 2000. Dunque il solo Bush senior non ha ottenuto la rielezione. Bush nel 1992 perse per l'esaurimento della spinta propulsiva della reaganomics, il modello economico voluto da Ronald Reagan di cui fu vicepresidente, Al Gore fu battuto nel 2000 sia per la candidatura indipendente del verde Nader, sia per il pressante battage contro gli scandali sessuali dell'ex presidente. Bush potrebbe perdere nel 2004 per il fallimento della sua politica internazionale come Carter, presidente democratico nel 1980. Nel 1996 Clinton fu sfidato da Bob Dole, repubblicano. Dole era in politica economica un candidato di destra e prometteva un nuovo taglio delle tasse, cavallo di battaglia di Reagan. Vinse Clinton che ottenne una vigorosa riconferma grazie alla crescita dell'economia americana basata su un programma di centro-destra. Programma comunque obbligato nel primo mandato visto che la maggioranza repubblicana al congresso bocciò la riforma sanitaria. Quattro anni prima Bush senior fu bocciato dall'elettorato malgrado la vittoria della guerra nel Golfo e la ripresa economica. Bush junior vinse contro Al Gore promettendo un'America più forte e un taglio alla tasse, certo una vittoria molto ristretta e contestata. Vinse l'America puritana dei predicatori e dell'estremismo, l'America che ambiva a riconquistare anche militarmente il predominio del mondo dopo il disimpegno clintoniano, l'America delle lobby. Le evoluzioni di voto americane, come dimostrato, sono estremamente veloci e talvolta inspiegabili, spesso tra gli sfidanti risulta vincente un perfetto sconosciuto come Bill Clinton, il meno favorito dei candidati democratici alla nomination presidenziale nel 1992 o Ronald Reagan di cui i repubblicani diffidavano a tal punto da incollargli un vice presidente dell'estabilishment come Bush senior. Potrebbe succedere anche a John Kerry, partito in sordina e diventato subito il candidato ideale per la stragrande maggioranza dei democratici, un programma molto soft, attento alla politica internazionale e con un maggior interesse per la politica economica e la difesa degli strati più deboli. I temi di politica economica passano in secondo piano, spesso hanno molta importanza per il moralismo-puritano degli americani più fedeli al partito repubblicano i temi legati al passato: difficile accettare un candidato cinquanta-sessantenne che non abbia fatto il Vietnam, un esempio. Quelle americane sono elezioni dimezzate, nel senso che vota meno del cinquanta per cento degli aventi diritto, bassissime o nulle le percentuali nei ghetti: molto a destra l'elettorato repubblicano, più al centro quello democratico, la cui base di sinistra è però andata riformandosi negli ultimi anni. Lo scarto finale sarà determinato dal voto dell'elettorato medio, travolto dai debiti e dal voto delle minoranze in particolare quella ispanica, ormai una vera e propria fucina di voti. Il voto femminile è quasi tradizionalmente democratico. La scommessa di Bush è puntare tutto sul patriottismo e sulla lotta al Male. La scommessa di Kerry è riportare alle urne i diseredati del paese, i neri in particolar modo: mi auguro, malgrado non condivida molti punti del candidato democratico, che la seconda scommessa risulti vincente e che il duo Kerry-Edwards consegni al mondo un'America meno sprezzante ed arrogante e più solidale. Pubblicata il 14 luglio 2004 Maya@valchisone.it
Lunedì, 30 Novembre 2015 15:44

1984: Da Orwell a Bhopal

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Il 1984 è stato il grande capolavoro di George Orwell, un romanzo su una terrificante società futuristica. Cosa successe nel 1984?. Alla fine dell’anno, inizio di questo breve excursus storico, precisamente il 3 dicembre, una fuga di isocianato di metile, gas tossico proveniente da una fabbrica chimica di una multinazionale, la Union Carbide, a Bhopal, India, provocò due mila e settecento morti e migliaia di intossicati Una realtà che superò ogni fantasia apocalittica. L’anno successivo le autorità sanitarie denunciarono la nascita di decine di bambini deformi. Il 7 giugno mentre teneva un comizio a Padova il segretario dell’allora partito comunista Enrico Berlinguer, si sentì male: le sue condizioni apparvero subito gravi, morì dopo tre giorni e mezzo d’agonia. Era stato un anno particolarmente duro dal punto di vista politico: obiettivo del contendere il taglio di tre punti della scala mobile decisa dal governo Craxi a metà febbraio. La componente comunista della CGIL ed il partito comunista organizzarono una dura contestazione che culminò in una grande manifestazione a cui parteciparono 700mila persone. Il decreto cadde una prima volta ma venne ripresentato ed approvato: il Pci non si arrese ed organizzò una raccolta delle firme per un referendum abrogativo che si svolse un anno dopo, nel 1985, con esito negativo (45,7% per l’abrogazione). Sei giorni dopo la morte di Berlinguer si votò per le elezioni europee (si votò anche in Germania, Francia, Grecia, Belgio e Lussemburgo): per la prima volta il partito comunista (sull’onda dell’emozione per la morte del segretario) prese più voti della Democrazia Cristiana. Venne eletto nelle file del partito radicale anche Enzo Tortora, il presentatore televisivo accusato (ingiustamente) da alcuni pentiti di camorra di essere legato ai clan. Il 20 agosto un rapporto dell’Onu passò inosservato: un terzo della popolazione del Mali rischiava di morire di fame per la siccità prolungata. A venti anni di distanza come potete notare le condizioni non sono molto variate!!!. Il 31 ottobre Indira Gandhi venne assassinata da tre guardie del corpo sikh. I sikh all’epoca erano guidati da un’estremista, fautore dell’indipendenza del Punjab e della creazione di uno stato autonomo su base religiosa. Prima dell’estate decisero di occupare il tempio sacro di Amristar. Indira Gandhi scatenò l’esercito provocando un vero e proprio massacro. Proprio per questo stupì la presenza di tre sikh nel corpo di guardia. Era l’epoca dei blocchi: i russi proseguivano nell’invasione dell’Afghanistan e gli Stati Uniti avevano iniziato la collaborazione con i mujaheddin del popolo. Il 28 luglio iniziarono le Olimpiadi di Los Angeles a cui non parteciparono gli stati del blocco sovietico. L’Urss era entrata in una fase di transizione che con il passare degli anni sarebbe divenuta crisi profonda: l’otto febbraio morì il segretario del Pcus Yuri Andropov, ex capo del Kgb e fautore della linea dura. Cinque giorni dopo il comitato centrale del Pcus elesse segretario Kostantin Cernenko, all’epoca 72enne: tutti i cremlinologi sostennero che la nomina era di transizione. All’orizzonte si affacciavano due candidature eccellenti: quella di Gorbaciov e quella di Romanov. Sappiamo tutti come andò a finire, l’undici marzo del 1985 Mikhail Gorbaciov venne nominato segretario del Pcus. Il 6 novembre Ronald Reagan venne confermato presidente: la sua vittoria fu un autentico plebiscito, 49 stati su 50, il candidato democratico Mondale, grigio ed incolore non entrò mai in partita. Nulla potè l’italo americana Geraldine Ferraro, scelta come vicepresidente. Fu la vittoria della Reaganomics, una ricetta semplice ma efficace: esplosione del deficit pubblico, alti tassi d’interesse, aumento dei redditi privati, taglio delle tasse. Piacque agli americani anche il profilo internazionale del presidente, feroce oppositore del comunismo, miliardi di dollari spesi per il riarmo e la corsa nello spazio. Il 1984 è anche l’anno delle misure anti-evasione predisposte dal ministro Visentini che scatenò le immediate rimostranze dei commercianti: il peso dell’evasione fiscale era un fardello insostenibile per le disastrate casse dello stato. Nel 1982 l’evasione era stata pari a 70mila miliardi delle vecchie lirette e gli esperti del ministero avevano calcolato per l’ottantaquattro un’ammontare pari a 150mila miliardi. Numeri da far rizzare i capelli (il problema è stato affrontato ma drammaticamente non risolto, sono passati venti anni!!) Il 1984 è anche l’anno del premio nobel per la fisica a Carlo Rubbia, un grande riconoscimento internazionale. E’ anche l’anno del record dell’ora di Francesco Moser a Città del Messico: 50,809 chilometri contro i 49,4 circa di Eddie Merckx, un grande del ciclismo: nello stesso anno conquistò il Giro d’Italia Il 1984 è anche la beffa delle teste di Modigliani: il 24 luglio erano state ripescate due pietre scolpite in forma di testa. I critici le attribuirono senza ombra di dubbio a Modigliani (tranne due clamorose eccezioni): due mesi dopo si venne a sapere che gli autori erano stati tre ragazzi livornesi in vena di burle. Il 16 ottobre tre pretori ordinarono il sequestro di impianti e ponti-radio delle emittenti private che trasmettevano in contemporanea su tutto il territorio nazionale. In Piemonte, Lazio ed Abruzzo scomparvero i segnali Mediaset, di Antenna tre e Quarta rete. Cinque giorni dopo il governo riaccese le emittenti emanando un decreto “Berlusconi” (così ribattezzato dalla stampa): il decreto consentiva alle emittenti di trasmettere cassette registrate su tutto il territorio nazionale. Un mese dopo alla Camera il decreto venne bocciato. In Italia l’anno si aprì e si chiuse con due fatti di cronaca: il 5 gennaio venne assassinato a Catania lo scrittore e giornalista Giuseppe Fava, il 23 dicembre due esplosioni a bordo del treno 904 Napoli-Milano provocarono 15 morti e più di cento feriti. maya@valchisone.it

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Viviamo in un'epoca significativamente strana. Malgrado la grande diffusione dei principali mezzi di comunicazione e la velocità di circolazione delle notizie, mistificazioni, alterazioni, avvelenamenti, emulazioni di gesti sciagurati e crisi mistiche da stress sono all'ordine del giorno. La guerra moderna è chirurgica, mirata, fa pochi morti subito (secondo le nebulose cifre ufficiali) e molti in seguito, nel silenzio del fine guerra. Le bombe a grappolo che se non esplodono subito restano lì in attesa della mano fatata per schizzare come proiettili impazziti. Non parliamo delle mine, consiglio la lettura (o la meno modesta recensione fatta da queste pagine) del libro Pappagalli Verdi di Strada. L'uranio impoverito è utilizzato per rendere più letali i proiettili. La relazione Mandelli del giugno 2002 scrive che esiste un eccesso statisticamente significativo di linfoma di Hodgkin tra i militari italiani impegnati nei Balcani. Non mi risultano smentite ( se ci sono sarò lieto di prenderne atto). C'è dunque correlazione tra l'utilizzo dell'uranio impoverito e la proliferazione di linfomi?. Ex Jugoslavia ed Iraq, quanti sono i morti tra i civili causati dall'utilizzo dell'uranio impoverito?. Quanti tumori per le bombe chirurgiche?. Quanti saranno?. Quanti militari italiani risultano malati?. Nessuno, nè D'Alema nè Berlusconi si sono presi la briga di scrivere una lettera oltreoceano. Per chiedere spiegazioni. Avete fatto degli studi sull'uranio impoverito?. "Caro Compagno Governo Americano" (come Majakovskji Vladimir, qualcuno lo raffigura come un talento, qualcuno come un ruffiano scriba del comunismo, per me non tra i writer russi di prima schiera) per D'Alema ai tempi della guerra dei Balcani. D'altronde governava Clinton che certa retorica americana ed anche italica scambiava per un simil-comunista (caso mistificazioni, studiate il suo programma economico!). "Caro Fratello Governo Bush" per Berlusconi ai tempi della corrente guerra irachena. D'altronde governa Bush che certa retorica americana ed anche italica passa per un liberatore mentre Kerry-Edwards lo accusano di aver mentito al paese ed una commissione senatoriale lo smentisce brutalmente. Anche gli inglesi smentiscono Blair e fa due a zero. Svolazza l'amianto in Valsusa, colpa di quale cantiere lo stabilirà Raffaele Guariniello: finalmente un coraggioso che ha scritto contro quello che affermo da tempo. Viva Guariniello!. Anzi no, scrive il gentile lettore "quante inchieste ha portato a termine?. Sembra solo mania di protagonismo". Guariniello, amico lettore, che mi stimi pur pensando all'opposto su quasi tutto lo scibile umano- il confronto è l'ultima risorsa intelligente che ci resta- è un coraggioso che affonda la sua capacità in inchieste, difficili, difficilissimi, anzi ostiche, che riguardano la nostra salute, la mia e la tua. Non è malato di protagonismo, semmai di lavorismo (perdonate il neologismo?): e poi smettiamola di dare addosso ai magistrati, chiaro che tante inchieste difficili invocano gelosie e soprattutto la rabbia degli indagati per l'attività dell'Inflessibile. Se poi metti le mani nel sacrario Olimpico.... Confermo le sue credenzialità per una candidatura alle prossime regionali: sarebbe un ottimo governatore. Perdonate anche l'inciso?. Dicevo svolazza amianto in Valsusa, provincia della Torino Olimpica, ma svolazzerà amianto anche per il forellino che intendono praticare nel Musinè, milioni di tonnellate di rocce amiantifere da asportare. Centinaia di medici non nascondono perlomeno perplessità, come le amministrazioni della Valsusa, tutte e gran parte della cittadinanza. Mi unisco alle perlomeno perplessità. Dicevo che viviamo in un'epoca strana, per far valere ragioni sacrosante (ad oggi non si sa dove mettere quei due sassolini) occorre solo gridare ed attirare una bella diretta tivù. Perchè i mass media se ne fregano dei gesti non eclatanti, una moda pericolosa ed i governi restano in balia del chi grida più forte ha comunque ragione. Anzi, anche i governi del mondo occidentale sono succubi della tivù: sono i duelli televisivi a decidere le elezioni presidenziali americane. Sono i mass media a dirigere la baracca del giusto e dello sbagliato, del gusto e del buon gusto, sono i mass media che danno la scala d'importanza ai valori e alle notizie. I valsusini sono concreti e civili, protestano educatamente per ragioni fortissime e si beccheranno il forellino. Si cede alla violenza, non si arretra neppure di fronte alla logica: non è un'epoca strana?. Ma noi della Torino Olimpica siamo sommersi dai problemi ed è meglio che non spostiamo l'orizzonte nè trentachilometri oltre il nostro confine cittadino nè a pochi chilometri dalle coste del Bel Paese. Siamo una città ottimisticamente impazzita. Abbiamo una simpatica banda di imbecilli o più bande, come affermano le forze dell'ordine, ipotesi realistica, che si diverte/divertono ad incendiare le macchine. All'origine era uno o più di uno, ma una banda, il lanciatore della moda: poi sempre presumibilmente, ma se non sbaglio ci sono stati due arresti distinti, gli emuli scemi cresciuti a grande fratello, tugurio, isole, lotta, streetfighter, hanno pensato che poteva essere un bel videogioco. Un arrestato era un banale studente, nessun precedente lungo dieci chilometri: è questa la vera preoccupazione. Dietro un'apparente normalità si nasconda uno psicotico/psicopatico pronto all'impresa criminale di attentare alla collettività. Una "leggerezza" in una vita normale: sono infinitamente leggeri anche i guerrieri delle strade, ragionieri con l'hobby della velocità. Poi si schiantano ai trecento all'ora e schiantano intere famiglie di poveri cristi. Cosa ci sta succedendo?. La vicenda del Nerone dell'Augusta Taurinorum almeno dal punto delle motivazioni è più o meno simile all'avvelenatore dell'acqua: prima uno o più di uno, ma sicuramente una banda, poi gli emuli scemi che trovano il videogioco divertente. Tralasciamo le spiegazioni logiche, tipo rancore nei confronti della società, questa nuova genia di attentatori è semplicemente annoiata. Risse e botte per un banale litigio in macchina: in Inghilterra, secondi dietro agli Stati Uniti (come nella corsa alla guerra), una compagnia americana offre polizze per i danni da litigio violento da macchina. Presto o tardi ci arriveremo anche noi, siamo bravi a copiare. La normalizzazione dell'esistenza demenziale, ci stiamo americanizzando non solo per tipologie di crimine ma anche per spirito di adesione alle altrui follie.

 

Pubblicato il 15 luglio 2004

 

Maya@valchisone.it

Giovedì, 05 Novembre 2015 07:21

Anche gli addobbi natalizi sono made in China

Scritto da

Ho fatto questa scoperta (in clamoroso ritardo direte voi) giusto mercoledì mentre di ritorno da Castell’Alfero provincia di Asti (spero scritto in maniera corretta, con questo nome ho litigato tutti il pomeriggio) mi e ci siamo fermati in uno di quegli angoscianti fai da te ipermercati con duecento posti auto organizzati per far fronte ad un’assalto di una moltitudine di uomini&donne alla ricerca di un chiodo o di un’asse di legno. Ebbene sempre casualmente, talvolta la casualità è veramente indicativa, mi sono intrufolato nel reparto addobbi natalizi ed affini ovvero alberi verdi ma anche gialli oro, catarifrangenti ed ho curiosato tra i prezzi. Era quello l’intento: vedere se anche il Natale (inteso come corredo di lustri&lustrini) ha subito l’impennata degli ultimi giorni: i negozi sono vuoti strillano i commercianti, peccato che abbiano aumentato i prezzi ed adesso pretendano di far partire i saldi prima di Natale, orrore degli orrori per chi ci convince tutti i di che le cose vanno bene ed abbiamo le tasche piene. Non strillino coloro che considerano i cinesi nemici delle nostre industrie. Qui non si tratta di scopiazzature seppur ingegnose ma di un altro prodotto della delocalizzazione. Il produttore non è il signor Xian di Pechino ma è italianissimo, Italia Centrale per la precisione, penso un big del settore visto che tutto lo spazio addobbi di questo fai da te è monopolizzato da lui. Il made in China campeggia bene nella parte posteriore della confezione, non nascosto ma semi. Sono curioso e quindi sono andato a sbirciare la parte posteriore di tutti i prodotti elaborati concettualmente in Italia dal produttore dell’Italia centrale. Tutti rigorosamente made in China. Ho meditato due possibili soluzioni: il nostro ha trasferito armi e bagagli tutto l’impero direttamente in Cina oppure il nostro ha trasferito solo le produzioni, lui e gli uffici amministrativi sono rimasti in Italia. Ma la commessa non arriva con due scatole vuote, imballo di un albero. Nome del produttore e made in China. Se la commessa avesse tardato qualche istante mi e ci saremmo fermati alle due opzioni, con l’arrivo intempestivo delle scatole da imballo ne devo formulare una terza. Ogni tre settimane parte dall’aereoporto di Pechino o dal porto di Pechino un aereocargo o un container carico di addobbi natalizi prodotti in Cina. Diciamo da agosto ad ottobre, giusto il tempo di far poi partire la produzione verso gli ipermercati alla fine di novembre. I prodotti sbarcano all’aereoporto di Milano o al porto di Genova e vengono trasferiti nei magazzini italici del nostro e qui probabilmente confezionati (posto che non arrivino già confezionati, in questo caso è partito a marzo un’aereocargo o un container carico di prodotti per imballo direzione Cina ed abbiamo testè eliminato anche lo stabilimento di confezionamento). A questo punto confezionati in Italia da cinesi con regolare permesso di soggiorno o confezionati in Cina sempre da cinesi vengono indirizzati verso i luoghi di distribuzione e lì venduti. Non sono solo gli addobbi natalizi ad essere stati delocalizzati. Azienda veneta, sette prodotti con marchio ben in evidenza sulle confezioni, uno con marchio in alto ma il famigerato made in China nella parte posteriore. Vorrei capire perché quello strumento e solo quello strumento è prodotto in Cina?. Non è che anche gli altri hanno la stessa produzione ma dato che il Veneto è terra leghista si è voluto evitare uno scontro frontale con i verdi?. La delocalizzazione del Natale (inteso come lustrini&lustri) mi ha fatto soffrire non poco. Di delocalizzazione in delocalizzazione resteranno ancora delle produzioni in questo paese?. Gli imprenditori italiani trovano più conveniente trasferire le produzioni all’estero dopo aver accusato quasi tutti i governi repubblicani che si sono succeduti negli anni di aver fatto poco o nulla per migliorare la loro condizione (il costo del lavoro è alto, il lavoro è poco flessibile affermano oggi nel paese che ha le leggi sul lavoro più flessibili d’Europa!!!!!!!). Nessuno che abbia sostenuto la necessità di investire in ricerca e sviluppo del prodotto, ovvero gli architravi della somma parola qualità. Buon Natale delocalizzato a tutti!.

 

Pubblicata il 10/12/2004

Maya@valchisone.it

Giovedì, 05 Novembre 2015 07:20

Che fine farà il T.f.r.?

Scritto da


Che fine farà il T.F.R.?.

Un sentito grazie a Roby per la collaborazione

La legge delega 23 agosto 2004 numero 243 concede al governo la possibilità di emanare, entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore, i decreti legislativi finalizzati a: -liberalizzare l’età pensionabile -eliminare progressivamente il cumulo tra pensioni e redditi da lavoro -SOSTENERE E FAVORIRE LO SVILUPPO DI FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARI -rivedere il principio di totalizzazione dei periodi assicurativi anche se vengono raggiunti i requisiti minimi per il diritto alla pensione Il governo deve ancora emanare i decreti attuativi della legge: ha infatti tempo un anno a partire dal sei ottobre. Per quanto riguarda il Trattamento di fine rapporto il lavoratore a partire dall’attuazione avrà sei mesi di tempo per esprimere le sue intenzioni Il lavoratore, secondo la legge delega, avrà due opzioni: NON ADERIRE, rendendo esplicità questa volontà. Al momento le modalità di non adesione non sono state ancora previste (mi sembra ovvio!!!) ADERIRE con il meccanismo del silenzio/assenso La legge prevede sul TFR tra i criteri ed i principi anche questo: il conferimento, salva diversa esplicita volontà del lavoratore, del TFR maturando (SOLO QUELLO CHE VERRA’ MATURATO DOPO L’EMANAZIONE DEL PROVVEDIMENTO) alle forme di pensione complementare. Si garantisce secondo la legge delega, che il lavoratore abbia le informazioni adeguate su tipologia, recesso anticipato e rendimenti stimati. Non dimenticate questo aspetto prima di fare il conferimento!!!!. Per il momento si è fatta solo confusione e al di là della mia contrarietà alla riforma delle pensioni e a tutto l’impianto collegato credo che su questo tema (il TFR) sia necessaria più chiarezza da parte del governo (e nell’immediato). Darò conto dell’evolversi della situazione appena verranno emanati i decreti legislativi.

Pubblicata il 13/10/2004

Maya@valchisone.it

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