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Libero Pensiero

Libero Pensiero (52)

Giovedì, 14 Luglio 2016 09:45

La strana cronaca di una partita: i miei schemi vincenti

Scritto da

By Maya

Non avrete bisogno di acquistare l'ultimo libro di Bruno Vespa per sapere che gli schemi vincenti del Liverpool dal secondo tempo in poi, li ho disegnati e vergati minuziosamente io. Mi autodenuncio pubblicamente. Il tecnico dei reds, Rafa Benitez, che oggi appare come un'eroe è uno spagnolo testardo. Avevo espressamente richiesto Cissè di punta con Hamann a lanciare le punte: lui ha preferito schierare Milan o Milos Barros con tal Kewell acciaccatissimo, alle spalle.

La boria del tecnico è stata punita immediatamente: sono passati cinquanta secondi, primo tiro, primo cross. Tocco sporco di Maldini. Non avevo ancora fatto in tempo a chiamare il Rafa che sapete. Que pasa?.

Il presidente del Milan, Galliani, reagisce con compostezza, quella che gli è consueta.

Il filo logico della partita è smontato. Le maglie rosse sono in balia del vento. Luis Garcia da me piazzato sul palo salva il due a zero. Non si gioca a calcio, il Milan è subliminalmente imperioso. Rafa, que pasa?. Niente, quello ha staccato il telefonino. I miei appunti con schemi per ogni evenienza languono sulla panchina. I telecronisti si perdono in peana, i tifosi del Liverpool, secondo loro, sono silenti ma si percepisce nitidamente Liverpool, Liverpool, Liverpool.

I berlusca boys dilagano.

In concomitanza con il ventinovesimo minuto Rutelli dichiara: "le iniziative personali sono preoccupanti". All'annuncio lo stadio ammutolisce, qualcuno minaccia la scissione.

Crepe inquietanti in difesa, Kakà chi lo marca?. Crespo due e Crespo tre, un gol annullato, qualche polemica per l'azione del due a zero nata da un fallo di mano di Nesta nella sua area di rigore e conseguente reclamare il rigore dei reds.

All'intervallo mi faccio sentire, il cellulare è stato riattivato da Rafà Benitez che non può scampare alle sue responsabilità. Invio tramite posta prioritaria non italica, ovviamente, due cassette vhs: Torino-Juve 3-2 da 0-2 e Juventus-Torino 3-3 da 3-0.

Il capitano Gerrard qualche metro più avanti, Baros più assistito. Cambia tutto, Rafà infila l'auricolare per ricevere le mie istruzioni.

Que pasa?.

Sheva l'ucraino per poco non fa 4-0 ma succede quello che non ti aspetti e dalle parti dell'Anfield Road dovrebbero farmi un monumento. Un'onda rossa in uno stadio per 3/4 rosso travolge tutto.  E' un'altra partita, la partita nella partita. Gerrard, 3-1.

Tre gol in sei minuti, quasi da Toro-Juve da 0-2 a 3-2, le cassette servono. Persino il ceco triste Smicer con l'aiuto di Dida il brasiliano, ah, la globalizzazione. Se poi Xabi Alonso spagnolo come l'allenatore e l'arbitro si fa parare il rigore procurato abilmente dal capitano,  ma corregge sulla ribattuta del portiere brasileiro e fa tre a tre, allora il mondo si è rovesciato. La marea rossa è al pareggio, fantascienza dicono i commentatori che non hanno più il coraggio di dire che gli inglesi sono ammutoliti.

Dall'altra parte il presidente del consiglio Berlusconi è annichilito: prova anche lui a chiamare l'allenatore ma il cellulare è staccato. Aveva ordinato ai suoi ragazzi di vincere, lo hanno accontentato per 45 minuti. Pochi.

Rafa Benitez l'ex spagnolo testardo ha messo l'auricolare e gesticola. Dentro Serginho e Tomasson, fuori Crespo (????) e Seedorf lo scomparso. Non è più questione di tecnica ma di spirito e cuore.

Supplementari: all'altezza del secondo minuto Rutelli mette in discussione persino la leadership di Prodi. Più Milan, tanto Milan che Liverpool. Rafa, Gerrard su Serginho, inaridita la fonte fresca del gioco, l'uomo in grado di scardinare il bunker. E' una mia idea, altro che il Rafa che si pavoneggia davanti al mondo. Davvero all'Anfield dovrebbero farmi un monumento. Cissè mostra capelli biondi e tatuaggi ma è solo e non incide.

Nel secondo supplementare all'altezza del settimo minuto Rutelli promuove la candidatura di Veltroni e il portiere polacco dei reds fa un miracolone assistito dalla stella fortuna, sull'ucraino Sheva.

Doppio miracolo, si capisce come andrà a finire, il fato ha segnato il percorso. Rigori. "Gerrard, Cissè……"invio la lista a Rafa Benitez. Il portiere polacco si confonde con Groobelar, quello che faceva il clown contro la squadra capitolina nella finale capitolina.

You'll never walk alone cantano i reds  tifosi, l'inno della squadra, non diciamo poveri contro ricchi, Davide contro Golia. Vince il Liverpool, la quinta coppa.

Hanno vinto le mie scelte, non cederò a Bruno Vespa neppur il disegno di un calcio d'angolo.

Prodi contro Rutelli dopo Berlusconi contro i centristi, sono queste le partite più succose che ci aspettano. Mentre nel paese crescono sfiducia e povertà.

Dalle parti delle Anfield si festeggia ancora, anche mentre sto scrivendo.

 

Maya@valchisone.it

 

Giovedì, 14 Luglio 2016 09:44

Mine antiuomo

Scritto da

Dopo i bambini soldato, la tortura e la pena di morte, oggi il nostro viaggio si inoltra in un'ennesima creazione della follia umana: le mine antiuomo. Create un tempo per scopi più prettamente militari, come minare un terreno in cui sarebbe transitato l'esercito nemico, oggi vengono usate per uno scopo tanto disumano quanto vigliacco, tanto che ci viene da chiederci se la razza (umana) di coloro che lavorano ogni giorno per lo sminamento e per curare i poveri amputati sia la stessa di coloro che progettano questi ordigni. Il minare un terreno è come lasciare un'eredità di morte, condannare gli abitanti, anche coloro che devono ancora nascere ad una probabile vita da amputati. Le mine anti-uomo restano infatti attive per decine d'anni e non attendono altro che un piedino gli si poggi sopra per saltare in aria. 100 milioni di piccoli gioiellini d'ingegneria moderna, frutto dello studio di fior fiori di scienziati che, anno dopo anno, diventano sempre più difficili da stanare e pericolose per chi si occupa delle opere di bonifica. Piccoli oggettini, spesso con forme simpatiche come i famosi "pappagalli verdi", in modo da attirare i bimbi e far sì che li portino a vedere ai loro amichetti. Secondo vari studi, al giorno d'oggi ci sono mine inesplose in più di 80 paesi del mondo. I più colpiti sono Afganistan, Angola, Burundi, Cambogia, Congo, Etiopia, El Salvador, ex-Jugoslavia, Mozambico, Ruanda, Sudan, Somalia,Uganda, Kurdistan, Zimbabwe e Kuwait. Mentre i paesi con maggiori vittime sono la Cecenia e l'Afghanistan Chi salta su una mina ha circa il 40% di possibilità di morire. E a morire sono circa 15000 persone ogni anno, il 20% bambini. Ecco cosa succede quando si pesta una mina: "il piede su una mina provoca un’onda d’urto di più o meno seimila metri al secondo. La temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi centigradi. Il rumore è di molto superiore a quanto l’orecchio umano possa sopportare, tutto in un tempo infinitesimale. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba, fino ad arrivare all’anca. Le ossa del piede e della gamba in contatto diretto con l’ordigno si sgretolano mentre la gamba opposta, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, vengono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi, pulviscolo e altro) proiettati dalla detonazione. Gettata al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima versa in grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue, se non ha già perso la vita." (da http://www.onuitalia.it) Nel 1997 la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo ha vinto il nobel della Pace. Questa battaglia è tanto importante quando lunga e difficile. Con il trattato di Ottawa, entrato in vigore il 1 marzo 1999, 150 stati hanno firmato un trattato per la messa al bando delle mine antiuomo. Ecco alcuni che non hanno firmato il trattato: CUBA, STATI UNITI, RUSSIA, TURCHIA, EGITTO, ISRAELE, MAROCCO, ERITREA, SOMALIA, NIGERIA, CINA E INDIA. A voi arguti lettori le considerazioni del caso... Gli stati produttori sono ancora 16, l'Italia ha interrotto la produzione nel 1993. Il lavoro di messa al bando delle mine non è che una piccola parte: la mole sta nello sminamento dei territori. Ogni anno ne vengono ancora prodotte tra i 5 e i 10 milioni mentre l'opera di sminamento si ferma a 100, 200.000 . Per esempio è stato stimato che per sminare completamente un territorio come l'Afganisthan, a questo passo, ci vorrebbero 4300 anni!! Questo tipo di guerra a lungo termine, logora non solo coloro che saltano in aria, ma gli stati interi. L'economia è pesantemente toccata dall'impossibilità di utilizzare e far fruttare immensi territori, la popolazione amputata non è in grado di lavorare e i costi sanitari sono altissimi. Economicamente parlando: il costo medio di una mina si aggira sui 5 €, per disattivarla ce ne vogliono 1000!!   Ora lascio la parola a uno che di mine se ne intende, perchè utilizza il suo ingegno non per la produzione delle stesse, ma per cercare di ridurre i danni che provocano alle povere vittime innocenti, riattaccando arti e mettendo protesi: Gino Strada. "Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l'hanno raccolto sul luogo dell'esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi..." E si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo. La forma della mina con due ali laterali serve a farla volteggiare meglio. In altre parole non cadono a picco quando rilasciate dagli elicotteri, si comportano un po' come volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto. Sono fatte così per una ragione puramente tecnica, affermano i militari, non è corretto chiamarle mine giocattolo. Ma a me non è mai successo di trovare tra gli sventurati feriti da queste mine un adulto, neanche uno in più di dieci anni. La mina non scoppia subito spesso nono si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po' di tempo: funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi che se la passano di mano in mano, ci giocano. Poi esploderà. Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall'intervento chirurgico e si ritrovano senza una gamba o senza un braccio. Hanno momenti di disperazione, poi, incredibilmente si riprendono. Ma niente è insopportabile per loro come svegliarsi ciechi. I pappagalli verdi li trascinano nel buio, per sempre. Dicevo queste cose a Nestor e lui scuoteva la testa e la rabbia lasciava il posto alla tristezza, quella che riempie la mente quando non c'è più la possibilità di capire, quando è svanita la ragione ed è solo follia. Così abbiamo immaginato -sapendo che era tutto maledettamente vero- un ingegnere efficiente e creativo, seduto alla scrivania a fare bozzetti, a disegnare la forma della pfm-1. E poi un chimico, a decidere i dettagli tecnici del meccanismo esplosivo, e infine un generale compiaciuto del progetto, e un politico che lo approva, e operai che in officina ne producono a migliaia ogni giorno. Non sono fantasmi purtroppo, sono esseri umani: hanno una faccia come la nostra, una famiglia come la abbiamo noi, dei figli. Probabilmente li accompagnano a scuola la mattina poi se ne vanno in ufficio, a riprendere diligentemente il proprio lavoro, per essere sicuri che le mine funzionino a dovere, che altri bambini non si accorgano del trucco, che le raccolgano in tanti. Più bambini mutilati, meglio se anche ciechi, più il nemico soffre, è terrorizzato, condannato a sfamare quegli infelici per il resto degli anni. Più bambini mutilati e ciechi, più il nemico è sconfitto, punito, umiliato. da Pappagalli Verdi.

 

vale@valchisone.it

 

Ovvero il diario clandestino di un iracheno qualunque che è diventato il fenomeno di Internet. Con il nickname di Salam Pax si nascondeva un giovane iracheno di 29 anni che il 7 settembre 2002 iniziò a scrivere il suo blog per mantenersi in contatto con l’amico Rael in Giordania. Viveva a Baghdad, laureato, colto, scriveva infatti in inglese, gay dichiarato. Raccontava la vita della città, della Baghdad pre-guerra, sparava paroleraffica decise contro Saddam, la cricca di potere e gli americani. Dopo un primo impatto silenzioso le sue parole, spesso ironiche e taglienti, divennero un fenomeno di osservazione di massa. Chi lo definiva un’agente della Cia (impossibile scrivere da Baghdad senza essere scoperti), chi un’agente segreto di Saddam, una sorta di provocatore. Non fu nulla di tutto questo, rischiò molto, la vita stessa. Riuscì a penetrare attraverso le maglie della censura del regime, i firewall spessi come cemento e ci raccontò (e lo fa nel libro che nasce da quella esperienza) la vita in tensione di un paese sull’orlo della guerra. Come Biljana Srbljanovic nel suo diario da Belgrado (recensione nell’archivio articolo) così Salam Pax è equidistante tra un potere folle e le bombe che uccidono solo chi è innocente, ovvero la popolazione.

Il 7 settembre 2002 scrive, iniziando così l’esperienza: “sto preparando la lista per l’emergenza. E’ gradito ogni suggerimento. Candele rosse, alcol (vino rosso, forse?), buoni libri, snack da sgranocchiare. Credo che questa roba mi permetterà di sopravvivere decorosamente durante i bombardamenti”.

La vita di Salam Pax scorre anche nell’affrontare la querula quotidianità: la ricerca dei cd, Massive Attack, l’ascolto di Politik dei Coldplay. Perché la vita non si arresta neppure di fronte ad una minaccia grave. Fu vera sorpresa tra i blogger che si trovarono questo involontario fenomeno mediatico ben distante dallo stereotipo dell’arabo in auge nella “Civiltà Moderna” e tra i giovani americanblogger.

Ci sono commenti su articolo del N.Y.Times e i preparativi di guerra che rombano alle porte. Ci sono commenti sulle analisi dell’Economist. Accanto e in rapido susseguirsi di sensazioni, un paese dominato da una feroce tirannia, la vendita di un rene per comprarsi un appartamento. C’è spazio per i rapporti familiari (Salam Pax teme per i suoi dopo essere divenuto un fenomeno di costume mondiale) e per quelli lavorativi dove la menzogna regna sovrana per timori di ritorsioni. E le ritorsioni erano la morte. “Scusate non vi aspettate che vada a comprare bandiere americane per dare il benvenuto ai nuovi colonizzatori”.

Si perde in stucchevoli polemiche con i blogger che lo accusano di essere qualunque cosa o che provano a dimostrare la validità della guerra contro Saddam. Vi veniamo a liberare è la summa logica di quei ragionamenti.

“Quando è stata l’ultima volta che l’uomo della strada iracheno ha avuto il diritto di esprimere un’opinione libera e sincera sulla politica del governo?. Nel 1962, quaranta anni fa”. Scriveva queste argomentazioni in pieno regime saddamesco.

In risposta alla logica descritta prima, quella della buona azione, la liberazione: “la vera ironia è che l’amministrazione Bush usa per l’invasione dell’Iraq lo stesso argomento sfruttato da Saddam per invadere il Kuwait. Problemi di sicurezza nazionale, aiutare quei poveri b. a liberarsi da quel malvagio governo”.

Siamo alle porte della guerra, non vi stupite di trovare una sola parola a favore, non vi stupite se nei romanzi, negli scritti, nei blog degli “altri” non trovate e non troverete una sola parola a favore dei bombardamenti. Solo loro ad essere bombardati, non noi, con questa ferrea dimostrazione logica di egoismo la nostra benemerita civiltà non farà tanta strada. Non sono degli ingrati, semplicemente non vogliono morire.

Gli uomini del partito invitano a non uscire di casa, l’undici marzo pubblicò il nuovo biglietto da diecimila dinari con stampata l’effige di Saddam Hussein. Una moneta cult, forse l’ultima ufficiale.

Non c’è tensione, non c’è rabbia, solo rassegnazione. “Gli iracheni non hanno mai accettato l’estremismo religioso e mai l’accetteranno”. La guerra è anche organizzare viaggi dai parenti come fare la coda alle pompe di benzina, come studiare un metodo per bloccare le finestre. Non c’è frenesia nella popolazione di Baghdad solo rassegnazione. La guerra è anche 600 dollari per scappare in Siria. La guerra è anche il dopo: le sanzioni post guerra del Golfo hanno affamato il popolo ed arricchito chi stava al potere, legando il popolo a doppio filo al Raiss.

Siamo agli sgoccioli. Un parente di Saddam suggerisce la resa e viene messo agli arresti domiciliari. All’Iraqi tv si sente l’intervista al ministro degli esteri (e S.Pax toglie il volume). Si vedono le dimostrazioni contro la guerra e si sente dello scambio dei prigionieri della guerra Iran-Iraq, una guerra finita nel 1989. Una guerra che costò la vita a milioni di persone e che vide in primo piano le potenze occidentali pronte a levare peana per il Saddam che resisteva all’integralismo.

Il Saddam che gassava i curdi e che dopo la guerra del Golfo massacrava gli sciiti. Sono le sirene d’allarme la colonna sonora della guerra. E’ scoppiata. L’elettricità c’è ancora, i negozi sono chiusi tranne le panetterie e i locali del Baath. La tivvù irachena da notizie di un bombardamento a tappeto su Tikrit, a Baghdad vengono incendiate le trincee riempite di petrolio, la summa causa della Grande guerra, altro che libertà. Una pallottola costava 35 dinari, meno di un lecca lecca. Un viaggio a Bassora, il libro si chiude tra riflessioni acide e commenti sarcastici con un nuovo viaggio a Bassora, nell’Iraq in fiamme, nell’Iraq della “liberazione”.

Vi consiglio di leggere il libro, stile semplice ed efficace. Un blog ed un libro scritto da chi stava per ricevere le bombe e le ha ricevute. Non c’è spazio per il sentimentalismo né per la mozione degli affetti. Solo per una terribile realtà. Scorre veloce, i pensieri, sorgeranno, se sorgeranno, durante la prima parola del racconto del giorno successivo. 

 

Maya@valchisone.it

 

Per la prima volta da quando scrivo sul sito vi presento un classico-classico (nel vero senso del termine). La ritrosia si spiega con il timore che il lettore pronunci la solita frase di rito: “un classico, che noia!”. Questa è l’epoca della mancata riflessione e certo l’apologia di Socrate non si nega intensi passaggi di acuta riflessione. Scritta tre anni dopo la morte del maestro è l’insieme delle accuse dei giudici e l’esaltazione di una maniera di pensare che ha aperto la via a tutta la successiva cultura europea. La stessa parola cultura in un’epoca incolore e priva di cultura metti i brividi ai maitre a penser televisivi di questo inizio di millennio. Cultura chi?. Platone dalla enciclopedie viene definito filosofo greco. Nato ad Atene nel 428 e/o 427 avanti Cristo, non esisteva l’anagrafe ed i filosofi greci essendo progenitori della Cultura men che meno devono render conto di quanto sono nati. Morì sempre ad Atene ed anche qui potete scegliere 348 o 347 avanti Cristo. Di famiglia nobile (i filosofi raramente erano straccioni od autodidatti, un limite o un pregio fate voi), seguì giovanissimo gli insegnamenti di Cratilo, prima e di Socrate poi. Visse nel periodo dei Trenta tiranni (anzi un suo parente era uno dei trenta) e politicamente non fu particolarmente democratico: come filosofo, però, al di sopra delle parti, degli uomini e prossimo agli Dei, elaborò una teoria pro domo sua. Il buon governo era il governo dei filosofi, uomini dotti che dovevano conoscere il Bene ed applicarlo: la sua è una sorta di repubblica filosofica. Fondatore di un’accademia (non quella della De Filippi!), scrisse molto se non moltissimo: al confronto i moderni scrittori usa e getta, scrivi sedici libri all’anno sono dei dilettanti. Trentacinque dialoghi, il più famoso, invero erroneamente considerato un dialogo perché solo in piccolissime parti sviluppato in forma dialogica, è l’Apologia di Socrate. Critone, Ippia maggiore, Alcibiade, Liside, Carmide, Lachete. Protagora, Gorgia, Fedone e Repubblica (il modello ideale di stato), Menone, Fedro alcuni dei titoli più rappresentativi della produzione socratica. Gennaio 399 avanti Cristo. Socrate viene accusato di mancato rispetto della religione di stato. Colpevole ovvero di introdurre nuovi culti e di non rispettare gli dei che lo stato riconosce. Un’accusa molto odierna, un’accusa che vale il rogo da quando le religioni monoteiste sono state brandite come clave da astute minoranze. Non era lo stato democratico ad intentare cause ma privati cittadini. Un certo Meleto, senz’altro invidioso del successo di Socrate, ma non solo. Con lui anche un certo Anito ed un ancor più oscuro Licone, personaggi del sottobosco dello spettacolo ateniese. Socrate viene accusato di corrompere la gioventù ovvero diviene fastidioso quel continuo richiamare al coraggio di chi sa di non sapere in contrapposizione alla sicura sapienza di chi crede di sapere. La continua educazione al dubbio e alla critica, un fatto esplosivo e rivoluzionario in un’epoca in cui la circolazione delle idee non era né vasta né diffusa. Immaginate un simile approccio culturale cosa riuscirebbe a produrre: un continuo tarlo, un continuo susseguirsi di domande su quali siano i veri valori della società. Immaginate cosa produrrebbe praticamente questo principio in una scuola o sul posto di lavoro. Molto vicino a questo approccio erano le sedute di autocritica in voga nell’esercito cinese e vietnamita: le truppe riunite criticavano apertamente il comandante. Inapplicabili nella nostra società: vi immaginate un manager da dodici milioni al mese sottoposto ad un fuoco di critiche brucianti?. Il processo a sentir Platone fu una vera e propria farsa (notizia che farebbe la felicità di tutti coloro che attaccano i magistrati). Testimoni smontarono le accuse o meglio alcune calunnie: Socrate non fu né fisiologo né sofista. Meleto accusa Socrate di ateismo e contemporaneamente di introdurre nuove divinità: si decida insomma!. Dei cinquecento giudici, duecento ottanta votarono contro Socrate. Socrate venne condannato per sessanta voti e sarebbe bastato lo spostamento di trenta (a parità di giudizio l’accusato veniva assolto) per farlo assolvere. Non furono accettate le proposte di esilio e di pena pecuniaria, Socrate doveva morire, un esempio deviante, un rivoluzionario-reazionario estremamente pericoloso. N.B.: Per rendervi più appetibile una verbosa lettura, lo riconosco, la Cultura è verbosa, ho ingannato gli attenti lettori inventando una fantomatica apologia della Cultura che non ho mai scritto e che mai scriverò. In realtà mi accingo a predisporre un volumetto denominato “Apologia di Leah Amico-rima con Dea”. Non chiedetemi: Lea chi?.

Maya@valchisone.it

Mercoledì, 22 Giugno 2016 10:17

Le pagelle del sito del 22/9, 5/10 e 20/10

Scritto da

Le pagelle del sito del 22 settembre, nuova versione By Maya Dopo l’intervallo feriale riprende la rubrica del mercoledì dedicata alle pagelle del sito. Sarebbe interessante poter interagire con voi e pertanto vi invito a segnalarmi casi o a suggerire voti per poter redigere una classifica basata sulle vostre proposte.

Primo posto: Simona Pari e Simona Torretta. Le due volontarie rapite in modo

misterioso sono nelle mani di un misterioso gruppo. Il paese si è mobilitato per la loro liberazione, non possiamo che essere orgogliosi del loro impegno e sperare nella libertà per entrambe. Secondo posto. Giovanna Botteri. Da Baghdad alla conduzione del tiggitre passando per i complimenti di Emilio Fede (una bruttona). Brava e misurata, la migliore conduttrice dei canali nazionali. Terzo posto. Gorge Bush. Il peggior presidente americano degli ultimi cinquanta anni rischia di guadagnarsi addirittura la riconferma. Ha fatto tutto quello che era possibile per peggiorare la situazione del mondo, non ha reso l’America più sicura e si è tuffato in un’avventura dai contorni sempre più incerti. Eppure conduce di quasi nove punti. Un miracolo. Roma. Un euro contro l’arbitro scatena i campanili. Albertini, sindaco di Milano, dice che queste sono cose romane, Veltroni risponde ricordando il motorino lanciato dagli spalti. Ad entrambi un bel quattro, magari potrebbero occuparsi di problemi più seri. Dieci invece al presidente della regione Lazio che non si smentisce e dimostra di non essere né prevedibile né retorico. Anziché condannare il lanciatore peraltro vip ha così articolato la sua analisi ad una radio romana: “la partita riprende se l’arbitro la smetterà con queste sceneggiate”. Pacato e netto!. Le Paraolimpiadi: il servizio nazionale (zero) le oscura, loro gli atleti (dieci) hanno già vinto ampiamente la loro battaglia. L’isola dei famosi (zero). Riprende il reality show e si confonde subito con la realtà, purtroppo tragica. Il presidente Cattaneo aveva parlato di tivù di qualità: eccovi serviti. Kofi Annan (sei meno meno). “I paesi che rispettano la libertà in casa propria devono esportare questi valori anche all’estero” chiaro il riferimento agli Usa e ad Abu Ghraib. Ha speso molte parole su questa guerra ma poi si è spento strada facendo. Un risveglio alquanto tardivo. Gli organizzatori di To2006 (due di incoraggiamento). Negli ultimi tempi hanno perso un sacco di tempo a piangersi addosso. La città è tiepida, in Italia non c’è entusiasmo. La città è alle prese con la crisi Fiat e tiene il fiato sospeso, l’Italia è intenta a sopravvivere. Infine spetta a loro creare la giusta aspettativa sui giornali ed in tivù. Comunque non è obbligatorio essere per forza di cose entusiasti. Prodi e Rutelli (dieci alla genialità). E’ il solito Ulivo, rissoso ed impegnato più nelle questioni di leadership che a scrivere programmi di governo. La polemicuccia tra i due durata buona parte dell’estate è stata degna di un asilo. Silvio Berlusconi (dieci alla genialità). Ha già promesso per il 2005 un nuovo miracolo italiano, calmiera i prezzi che erano in discesa e prova ad illuderci per l’ennesima volta. Ripete le stesse cose ed usa le stesse tattiche: chissà che anche questa volta non le riesca la magia di essere creduto.Le pagelle del sito del 5 ottobre. Primo posto per il presidente del consiglio By Maya “Saddam aveva comprato un geranio, non uranio” Andy Borowitz sul mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa. Primo posto d’onore Primo posto per questa frase del presidente del Consiglio: “Bisognerebbe copiare dal sistema americano le regole per le sfide tra i candidati in tivù. Qui basta un niente per avvantaggiare uno”. Per esempio possedere tre televisioni private ed averne lottizzate due pubbliche. Una straordinaria ammissione quella del presidente del consiglio che dalla liberazione delle due Simone ha subito una catarsi imprevedibile. Secondo posto. John Kerry. Nel dibattito televisivo che doveva affossarlo definitivamente è stato bravo e recettivo nel comprendere le regole: velocità, sicurezza, parlare per slogan. Le accuse alla guerra di Bush sono state circostanziate e precise, il presidente è stato costretto a difendersi ma non ha straperso sul tema più debole in assoluto della sua presidenza. Nei prossimi giorni si vedrà e valuterà l’effetto elettorale di questo mini successo: al momento i sondaggi danno lo sfidante addirittura in testa. Se finalmente rammenta agli americani anche il fallimento della politica economica potrebbe ambire ad un successo che avrebbe del clamoroso. Bush può vantare il quarto taglio alle tasse in quattro anni: bene, anzi benissimo. Peccato che il deficit pubblico americano sia giunto a livelli record Terzo posto. I sondaggi americani. I sondaggisti americani mi devono spiegare come sia possibile perdere dai dodici ai quindici punti in tre giorni!!!. Un miracolo?. Bush prima del faccia a faccia aveva undici punti di vantaggio. I primi sondaggi del post dibattito danno Kerry sopra di due-tre punti. Quanti americani hanno deciso di votare Kerry dopo il dibattito ( o quanti di non votare Bush). Un miliardo?. Terzo posto. L’isola dei famosi. La nuova edizione viene spacciata per un’attenta seduta collettiva psicologica su vizi e virtù. Di un certo spessore intellettuale con protagonisti sensibili. Temi sviluppati: la solitudine, la cattività avignonese dei papi, Platone ed Aristotele. Pochi accenni ai seni rifatti, ai litigi inutili e superflui, una gara che sprigiona litigi ed insulti (blandi), premure eliminatorie per la salute degli altri, con un deejay positivista (bella quà, bella là) assurto come maitre a penser. Nulla di educativo se non imparare a fare zapping. Citazioni per: Valter Veltroni sindaco di Roma (voto: otto). Dopo le notti romane interrotte dal black out ha inventato le notti bianche. Idee berluscone, le più berluscone (voto dieci al premier per la capacità di creare mode inutili) in assoluto (negozi aperti, gente che spende, la vita che dura ventiquattro ore). Poteva mancare un inserimento calcistico?. Difatti si scontra con Albertini (voto due) e difende la romanità. C’è chi lo paragona al premier, direi che lo ha ampiamente superato. Che poi la sua amministrazione difenda anche gli strati sociali più deboli è un dettaglio che all’opinione pubblica del nuovo millennio non interessa. Mio candidato (per il centro-sinistra) premier personale. La riforma in senso federalista (voto zero assoluto della settimana). L’Ulivo ha inventato la riforma a scopi elettorali giusto negli ultimi istanti della sua agonizzante esperienza precedente. Il polo, ostaggio della Lega, ne vuole realizzare una che avrà costi esorbitanti (altro che costo zero) e creerà due o tre Italie. Se il Polo non accoglie l’appello del presidente Ciampi per fare riforme così importanti con un vasto consenso, non resta che il referendum. Cristiano Lucarelli (voto quattro alla sparata). I livornesi sono di natura spiritosi. Prima giornata di campionato: diecimila tifosi amaranto con la bandana a San Siro (il massimo dello sberleffo- voto cento). E’anni che la commistione politica-calcio avvelena le nostre domeniche e sono anni che i politici si cimentano come tecnici calcistici e miti opinionisti (cito il mite Storace!- voto dieci alla signorilità). Cristiano (voto zero all’esperienza granata) ha aspettato cinque giornate per ribaltare la commistione: i calciatori che s’intendono di politica. “Gli arbitri ci danno contro perché la nostra tifoseria (voto dieci) è di sinistra”. L’anno scorso sono retrocesse quattro curve guevariste (voto dieci alla memoria). Nelle trasmissioni sportive siamo abituate a sentirne di tutti i colori, insulti anche pesantissimi e tra i più insultati c’è il presidente della Lega Galliani (voto meno mille), nonché vice-presidente del Milan nonché fido del premier. Galliani non ha mai reagito, neppure ad insulti pesantissimi. “Cristiano Lucarelli” ha tuonato al termine della giornata “si deve scusare”. Come mai cotanta reazione?. Cristiano Lucarelli si è scusato perché ha capito di aver detto una scemenza. Galliani non si è ancora scusato per aver distrutto il lato sportivo del business-football del Belpaese. Le pagelle del sito del 20 ottobre. Primo posto alle “ragazze madri” di Rocco Buttiglione By Maya Primo posto. Rocco Bottiglione. Dopo i gay, la bocciatura europea, ora si accanisce contro le ragazze madri. Non fai in tempo a criticare un’esternazione che ne fa un’altra. I figli sono solo quelli che nascono dalle famiglie. Integralista fino al midollo, politicamente poco corretto, gli ultrà religiosi non sono solo nei paesi arabi. Menzione d’onore. Francesco Paolo Casavola (ex presidente della Corte costituzionale). Settimana sociale dei cattolici, dibattito ingessatissimo guidato dal presidente CEI Ruini. Sale sul palco Casavola: “qui non c’è scampo per i se ed i ma del machiavellismo italiano. I guerrafondai sono criminali e vanno tradotti dinanzi al giudice penale”. Gli applausi scroscianti scuotono le fondamenta e alimentano il rossore di coloro che volevano dibattiti all’acqua di rose. Secondo posto. Marek Belka. Il premier polacco annuncia il ritiro dall’Iraq entro i primi mesi del 2005. Annuncio a sorpresa legato anche ad un voto di fiducia interno. Testimonia l’intenzione sempre più diffusa di abbandonare la barca di Bush&Blair. Terzo posto. L’attacco di Berlusconi al Grande Fratello. Dichiarazioni poi smentite, “come si fa a trasmettere trasmissioni così stupide?” avrebbe domandato il premier. Che si indigna come presidente del consiglio ma soprattutto come proprietario di reti televisive dove vengono proiettate trasmissioni così stupide. E’ la stessa domanda che si pongono milioni d’italiani non ancora travolti dalla nullità del contesto. La riforma della Costituzione (voto zero). Largamente non condivisa, la riforma assomiglia ad un clamoroso pastrocchio ed è un autogol per i partiti del Polo che vanno per la maggiore al Sud Pedro Almodovar, la mala educacion (voto otto). Era da donne sull’orlo di una crisi di nervi che Almodovar non dipingeva una storia. Amato e contestato, controverso e discusso, in parte autobiografico, è un attacco alla morale cattolica non di poco conto nella Spagna più liberale della storia. Zero alla commissione federale delle comunicazioni americana. Non succede solo in Italia di assistere a paurosi conflitti d’interessi. Nei prossimi giorni 62 emittenti televisive americane faranno circolare un video in cui i reduci del Vietnam accusano nuovamente Kerry. I democratici ricorrono alla commissione federale delle comunicazioni per bloccare la trasmissione. La commissione risponde negativamente. Chi la presiede?. Il figlio del repubblicano segretario di stato Colin Powell. Dieci ad Antonin Scalia per la confusione delle idee. Più a destra di Bottiglione, amico di Bush è giudice della Corte suprema americana. La frase che riporto è stata citata dal Guardian e riprodotta dalla stampa nostrana. Le ragazze madri per lui sono uno scandalo figuriamoci i gay: è noto per le sue posizioni ultraconservatrici. Si presenta ad un dibattito studentesco ed afferma: “le orge eliminano le tensioni sociali e devono essere incoraggiate”!?.

Scrivete nei commenti le vostre personali segnalazioni di questa settimana

Maya@valchisone.it

Venerdì, 17 Giugno 2016 10:07

Guerra in Valchisone e riflessioni sulla guerra

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By Vale. Oggi ho approfittato della pausa pranzo per farmi raccontare da mia nonna qualcosa della guerra con il sottofondo del telegiornale che parlava, come è normale, della situazione in Iraq. Non è la prima volta chiaramente, ma oggi è stato particolare. Volevo capire come la gente viveva l'occupazione, lo straniero sulla propria terra.... Le ho chiesto di raccontarmi degli episodi in particolare che le venivano in mente. Se avessi avuto un registratore! E mentre mi raccontava come se tutto fosse successo ieri, mi è venuto da pensare se avrò anche io episodi da raccontare ai miei nipoti tra 50 anni... Mi ha raccontato di come vedeva suo papà irrigidirsi ogni volta che sentiva voci parlare in tedesco la mattina presto fuori casa. Lui che nella prima guerra mondiale era stato in Germania prigioniero...chissà che ricordi portavano a galla quelle voci... Mi ha raccontato di quella sera in cui si sono sentiti degli spari vicino a casa: i partigiani avevano chiamato l'oste, simpatizzante repubblichino, e quando questo era uscito sul balcone l'avevano freddato sul posto... e quel giorno i partigiani avevano anche tentato di uccidere una ragazza del paese sposata con un tedesco. E quanto deve aver camminato mia nonna!! Spesso arrivavano i tedeschi, entravano in casa, prendevano il cavallo o le mucche e le portavano via. E allora il proprietario dietro di loro, per vedere dove andavano... Se si riusciva a seguire il proprio cavallo, quando ai tedeschi non serviva più e lo abbandonavano dove capitava, a volte lo si poteva riprendere e riportare a casa. Lei e una sua amica una volta hanno seguito i tedeschi che portavano via le loro mucche. Da Pragelato giù fino a Fenestrelle poi i tedeschi le hanno recintate e si sono accampati li. Hanno permesso di mungerle...e allora mia nonna e la sua amica avanti e indietro coi secchi per mungerle perchè era già tardi...a volte te le riprendevi, a volte non te lo permettevano e le uccidevano e se le mangiavano. Come mi sono sentita egoisticamente fortuna per il fatto di non aver mai vissuto sulla mia pelle la guerra! Da che mi ricordo di aver messo in funzione le orecchie l'ho sempre sentita alla tv: Iraq, Kuwait, Albania, Jugoslavia, Irlanda del Nord, Cecenia, Uganda, Burundi, Afganistan, poi di nuovo Iraq, Iraq, Iraq, etc etc. L'uomo è stato fatto per questo, ho letto da qualche parte, per sopraffare il prossimo, fregargli la terra, mangiare le sue patate e ucciderlo se si oppone. Effettivamente viene da pensare anche a me così se in migliaia di anni di storia non siamo riusciti ad evolvere imparando la pacifica convivenza. Facciamo la guerra per pulire le scale del condominio nel nostro piccolo, vuoi che i potenti non la facciano per migliaia di kilometri di terra piena di petrolio??!! Quello che però sostengo, è che è naturale litigare, aver da dire, non essere d'accordo... è il modo in cui poi si devono risolvere le cose che fa la differenza! Ciao a tutti e grazie per aver letto le mie riflessioni di oggi!

vale@valchisone.it

Martedì, 31 Maggio 2016 14:37

Affari tuoi trasmissione nazionalpopolare

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Solo dopo aver letto la promessa solenne del cda della Rai, che ha accolto l’invito del presidente Ciampi, mi sono avvicinato timoroso alla trasmissione affari tuoi. Il servizio pubblico sarà più cultura, più informazione e più pluralismo, proprio come richiesto dal presidente. Dunque affari tuoi è una trasmissione del dopo tiggì uno con picchi di ascolto vertiginosi. Dunque affari tuoi è una trasmissione condotta da uno dei draghi del servizio televisivo nazionale: Paolo Bonolis. Che è televisivamente bravo ed occupa bene lo spazio. Accompagna, giggioneggia, gioca, motteggia. E’ la parte integrante dello show, credo di aver letto nove-dieci milioni di italiani, distrutta la corazzata di striscia la notizia che infatti gli aveva girato contro una polemicona dura sui partecipanti teatranti, a cui aveva risposto con un commovente monologo incentrato sulla domanda: perché?. Perché, era la risposta, la vostra malafede si spiega con il business milionario della pubblicità, l’essenza stessa della sopravvivenza della RaiMediaset, l’audience regna sovrano e la defenestrazione dal primo posto dopo svariati anni vi ha infastiditi. Il gioco, perché di gioco si tratta è semplice ma efficace: venti concorrenti potenziali in rappresentanza delle venti regioni (ma non è un gioco leghista, tuttavia a leggere la pubblicità cartellonistiche di Alleanza Nazionale vedi il vento del Nord ormai espropriati di qualsiasi paternità federalista). E’ un gioco ecumenico. Il conduttore pone una domanda iniziale che sarà determinante nella definizione del Concorrente. Martedì la domanda verteva su Pisa e sulla Piazza dei Miracoli. La più veloce tra coloro che hanno risposto in maniera esatta è stata la concorrente dell’Abruzzo. Non è data sapere la percentuale delle tre opzioni, ovvero c’è qualcuno che ha sbagliato e non è dato sapere quanti secondi ha impiegato la concorrente suddetta per rispondere alle domande. O la concorrente dell’Abruzzo, è stata l’unica tra i venti ad essere andata in gita a Pisa ed essersi sciroppata la guida volontaria o interinalatermine. Faccio parte della schiera dei sessanta milioni di italiani commissari tecnici, dei centoottanta milioni di italiani che si mettono in coda nei weekend estivi (della seconda schiera non faccio parte, ho mentito, ma fate la somma di coloro che secondo tg e giornali sono sulle strade e vedrete che almeno l’ottanta per cento del popolo italico è in movimento durante i weekend estivi) e dei trecento almeno che sono dubbiosi e sfogano lo stress della giornata facendo bassa dietrologia. E’ veramente lei la vincente?. Notaio in studio con vice, abbandono la dietrologia che mi provoca ulteriore stress. Il gioco è semplice, ogni concorrente ha in dominio una scatola contenente un premio. Quella dell’Abruzzo che è divenuta farfalla porta in dote la scatola dodici. Esiste un tabellone con dieci premi pacco e dieci premi buoni: la parte pacco è blu, la parte buona è rossa. Tra i pacchi un fungo phallis che consente piccoli giochi a doppio senso che invero cessano subito, una fotocopia dell’autografo del notaio, una fogna, si una fogna, non la costruzione ma solo il contenuto come precisa amabilmente the conducator. Ad ogni scelta corrisponde l’eliminazione del premio corrispondente. Dura una mezz’oretta. La concorrente parte male scegliendo la Valle D’Aosta: il pacco della regione valdostana contiene 250mila euro, la massima vincita possibile è 500mila. La Valle d’Aosta è regione ricca, quindi mai abbinamento fu più sciagurato. S riprende eliminando la fogna il cui contenuto avrebbe provocato notevoli problemi di trasporto in Abruzzo. Squilla il telefono, il gioco consiste anche in offerte da parte di un fantomatico personaggio contro cui il conduttore magno scarica supremi anatemi. Il concorrente deve essere abile a seguire il gioco e a captare l’offerta, respingendola continua a giocare. Si possono anche cambiare i pacchi, ovvero al posto del suo può prendere quello di un’altra regione. Alla fine di tutte le scelte alla simpatica concorrente abruzzese restano cinquanta e cento euro, ne vincerà cinquanta. Il vero trionfatore del gioco è ovviamente lui, Paolo Bonolis, ormai icona del primo nazionalpopolare canale dopo una vita come icona del quintomediasetnazionalpopolare. Mezz’ora di nulla ma che scorre, sicuramente meglio del primotelegiornalenazionalpopolare almeno in rapporto all’appello del Presidente. Che poi dal servizio nazionale si possa pretendere anche cultura ed informazione non solo alle tre di notte o a mezzogiorno è discorso alquanto vecchio. L’audience premia affari tuoi, perché non provare con un programma di spessore: siete sicuri che verrà bocciato dal Supremo Strumento?.

 

Maya@valchisone.it

Martedì, 31 Maggio 2016 14:34

Mayablogpensierinotturni da marzo a giugno

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LA GUERRA è LA MORTE DELL'UMANITA', IL VERO NEMICO è LA POVERTA'.

Oggi è il 23 marzo, quindi dispari. Nella Torino Olimpica circolano le targhe dispari. Mentre questo lapalissiano collegamento circola nella mente di migliaia di miei concittadini, proprio mentre scorre il pensiero, centinaia di uomini, donne e bambini muoiono per causa imputabili alla povertà o a qualche guerra. Il mondo è spaccato. Da una parte i paesi ricchi portatori di un modello, di tendenze, poca sobrietà, arroganza culturale, che non sanno proprio come smaltire i rifiuti. Dall'altra due miliardi di disgraziati che crepano di fame, povertà, sete, aids, soli senza speranza, malattie che chi non sa dove mettere i rifiuti aveva già debellato nella preistoria. Ma anche i ricchi portatori di modelli vincenti hanno il loro buco nero rappresentanto da poveri che vivono senza una cittadinanza nell'eden. Ospiti sgraditi. Ho visto la povertà, no scuole, no medicine, no dottori. Si muore per niente in certi paesi. Immagini che il turista non deve vedere sennò vive i suoi dieci minuti di buonismo. Gente che non ha diritti, neppure il diritto di sorridere, solo sopravvivere. Se non hai qualcosa di importante da offrire si può morire, un milione di persone in Ruanda, senza che il mondo batta ciglio. E' la lotta alla povertà la vera battaglia del terzo millennio. Prendo spunto da un'e-mail che ho ricevuto sul tema guerra preventiva per parlare anche di guerra. Oggi ci si ammazza per il petrolio, domani per l'acqua. E' ahimè una triste previsione che non domani ma dopodomani si trasformerà in realtà. Quali devono essere gli obiettivi dell'umanità?. La guerra, le bombe, le mine, gli storpi, la distruzione o tentare di arginare il degrado che sovrasta due miliardi di persone. La guerra elimina la povertà od alimenta il numero di persone che devono racimolare un respiro?. I paria. L'email è sostanzialmente giustificativa della teoria della guerra preventiva. In Afghanistan ed Iraq ha vinto Bush. E' più stimolante commentare chi dissente che chi assente. No, perchè il nemico è il terrorismo. Lui lo combatte con le bombe alimentando la spirale terrorista, sarebbe necessario invece eliminare le cause dell'arruolamento. Il terrorismo si alimenta con la povertà. Povertà ed ignoranza generano la spirale di violenza, è lì che bisogna stroncare ed isolare. Senza povertà ed ignoranza non ci sarebbe terrorismo. Andiamo oltre. Chi ha creato i talebani se non chi finanziava i mujaheddin aghani durante la guerra con i russi?. Chi li ha coperti, sovvenzionati anche dopo la fine dell'invasione?. Sorry, dimenticavo che la storia ha le braccia corte o è forse la nostra memoria ad essere corta. Chi giudicava Saddam un grande statista perchè faceva combattere milioni di sudditi contro l'Iran cattivo e garantiva ai produttori di armi guadagni sonanti in qualche banca offshore. Chi chiudeva gli occhi sul gasamento dei curdi?. Signori, realpolitik, diffidiamo dei portatori di libertà o di chi si arroga il diritto di essere il portatore principe con le bombe. Poi nell'opulenta America i poveri aumentano, lo stato sociale è retaggio del passato e nelle scuole ci sono i metal detector. E i ghetti. Sono per l'America di Kennedy, di Kerouac, di Martin Luther King, l'America che precaria come non mai vede crollare la sua occupazione e i suoi salari. War. Perchè anzichè ordire conflitti non si edifica un immenso piano Marshall in grado di alleviare le sofferenze di metà della popolazione terrestre? Eppure ci stupiamo che questi uomini e queste donne bussino alle nostre porte per salvarsi l'anima o sfuggire alla morte. Suvvia siamo seri senza dimenticare chi siamo: Maya, Incas, Aztechi, Indiani, Indios. Ho dimenticato qualcosa dei massacri della civiltà?. Sono tutti stermini nel nome di qualcosa che pareva altisonante ed importante. Qualcosa che ha arricchito pochi con la morte di milioni di persone. Un mondo migliore non si crea con i nemici ma progettando, edificando qualcosa di significativo. La pace e la volontà di obliare gli interessi particolari per dedicarsi agli interessi generali. Ovvero rispondere alle esigenze di due miliardi di persone che sono allo stremo. Rispondete se volete a queste poche righe. VIAGGIANDO NEL TRAFFICO CITTADINO: UN CIRCUITO. LE OLIMPIADI. Sono le 18,05 piove. Si avete letto bene, ieri a Torino è piovuto, non accadeva da tempo, non so se questa lieve precipitazione ci permetterà di respirare meglio. Dicevo, erano le 18.05 di una giornata di pioggia nella Torino Olimpica delle targhe alterne. Esco dalla tangenziale, torno al presente, per farvi entrare meglio nella scenografia. Corso Orbassano devo arrivare in via Vandalino, sono abituato a fare le strade che conosco e che giudico meno trafficate. Sono ingannato dalle targhe alterne, noi pari siamo pochi penso tra me e me. Ci sono già anche i dispari e sono inferociti. Un traffico insostenibile, una lunga coda che rassomiglia alla coda ferragostana sulle autostrade. L’ingresso nella Torino Olimpica, un ingresso, arduo entrare dalla porta principale. E’ come se lo starter avesse dato il via. Il lungo tribolare, un metro, frena, un metro, semaforo rosso, innervosisce forse oltre e ben oltre la giornata lavorativa, il ritardo, la frenesia di arrivare a casa e godersi Amici miei con la De Filippi o uno dei tanti reality show con cui convive la televisione del terzo millennio e lo spettatore medio che televota. O il supermercato iperiper pieno di gente che arranca, non compra e fatica ad arrivare a fine mese. Forse è per questo che siamo così nervosi. Finchè la coda non permette grandi scatti la rabbia sopita si fomenta ma non esplode. Alle 18.20 giungiamo, io e la coda all’altezza della svolta per via Guido Reni. Gli Scumacher del circuito hanno strombazzato solo una decina di volte ma è tutto tranquillo o quasi. La svolta segna lo spartiacque. Ci sono venti o trenta metri di strada libera e succede di tutto. In via Guido Reni ci sono delle simpatiche strisce pedonali senza però segnalazione luminosa. Come a dire che il pedone è fregato. Lo avevo già segnalato grazie ad un’email. Coraggiosamente mi fermo per far passare una persona e qui la coda mostra i denti e digrigna. Quello dietro, malgrado prima di fermarmi abbia rallentato, suona spazientito. Che fai sei impazzito?. Devo votare per Gegia. Il pedone, poveraccio trova strada nella prima e seconda corsia, la terza vola sparata verso la De Filippi e non si commuove. Mi rendo conto che pur avendo rispettato il diritto del pedone ho messo in serio pericolo la sua esistenza. Può succedere nel circuito nervoso cittadino che: quello dietro, che era impegnato con il telefonino regolarmente senza auricolare, ed era distratto, ti tamponi. Oppure stava mandando sms multipli. il pedone si illude di essere stato graziato e se tu ti fermi nella seconda corsia, quelli che arrivano dalla terza a velocità supersonica lo trasportino a Canicattì. Sono disponibile a creare l’associazione dei pedoni messi a repentaglio dal mancato rispetto delle strisce pedonali. Ci siamo incattiviti con il passar del tempo, i cantieri sono una scusa lapalissiana. Si è incattività la società con il passar del tempo, siamo egoisti e soprattutto siamo sempre di fretta. Ci hanno insegnato che la puntualità è essenziale, che un pacco deve arrivare in un minuto a Tokyo sennò il richiedente giapponese ti fa causa e pretende un risarcimento miliardario. Così noi corriamo come pacchi. Che bisogna essere efficienti, che essere lenti significa essere fuori dal gioco. I pedoni lenti devono essere messi fuori gioco, le macchine lente non dovrebbero viaggiare. E via dicendo. E non si capisce perché tutti rispettino i segnali, le strisce e tutto ciò che prescrivono le norme comprese quelle di una serena convivenza civile solo in presenza di pattuglie o divise. Solo un'applicazione ferrea della legge ci rende civili?. Il circuito si complica, il cavalcavia appena passata via Guido Reni è un groviglio di sensazioni, rabbia, emozioni. Sono le 18.35 circa, la De Filippi è lì, miseria potete registrare la puntata?. Le frecce sono un altro emblema della crisi d’identità del traffico e dei torinesi. Non sono tanto usate, ci sono i teorici della freccia a sinistra non se ne parla proprio perché non mi piacciono i comunisti e quelli della freccia a destra non se ne parla proprio perché Berlusconi mi è antipatico. Non si dimenticano malgrado stiano insultando (agitando il telefonino) il predone con il monovolume che la freccia non l’ha messa perché impegnato a calcolare i voti necessari all’eliminazione di Gegia da Ritorno al presente. Ne fanno proprio una questione politica e sarebbero disposti all’incidente pur di non rinunciare alla prerogativa. Finalmente qualcosa si muove e la battaglia s’infiamma. Avevamo, è vero, una tra le migliori viabilità del paese. Non c’è più questo primato, ma presto avremo la prima linea della metropolitana ed una città always on the move. Arrivo finalmente in via Vandalino non prima di un concerto in la bemolle offerto da un pilota di una fuoriserie che non gradisce che ci si fermi con il giallo. Lui aveva fretta doveva controllare i guadagni di borsa. Bisogna correre, il suo agente, quello che gli cura i titoli ha fretta anche lui ed è impegnato sulla tangenziale di Milano a giocare a scacchi con un camionista tedesco. Giocare a scacchi nel linguaggio dei piloti del circuito significa avanzare di un millimetro alla volta provenendo da destra e pretendendo senza permesso di infilarsi in una corsia diversa da quella in cui si staziona. All’appuntamento arrivo in ritardo di dieci minuti. Sono vivo lo stesso, anche con il mio ritardo. Dieci minuti non sono nulla anzi sono una piccola particella della nostra vita. Eppure dobbiamo correre….. Cosa faremo durante le Olimpiadi domanda un amico?. Noi torinesi?. Qualcuno si dedicherà al giardinaggio, qualcuno si piazzerà davanti al video, qualcuno sarà indifferente, qualcuno coinvolto. Cosa troveranno i turisti?. Intanto saranno spiazzati. Si aspettano una città industriale con la fabbrica al centro dell’universo e scopriranno una città artisticamente splendida. Poco promossa, non lo dico solo ora. Cosa porteranno le Olimpiadi?. Intanto scordiamoci di diventare una città che campa sul turismo e i torinesi come i veneziani. Non sono contrario alle Olimpiadi tout court, sono contrario a questo sport che ignora i principi fondamentali delle Olimpiadi. Lo so, sono vecchio e di idee retrograde. Il mondo corre, sponsor, professionismo, ogni evento deve portare moneta sonante. Eppure l’idea dell’incontro tra i popoli durante una manifestazione dove al potere per quindici giorni vanno i dilettanti continua a piacermi. Poi vedrò le gare o mi dedicherò al giardinaggio. Un pensiero per Florence Aubenas. Durante il sequestro Sgrena era al centro dell’attenzione, un centro un po’ spostato verso l’angolino. Liberata la Sgrena ci dimostriamo un popolo pacifista, buonista ma sostanzialmente di parte. Allora Florence ed Hussein liberi. Buonanotte DAL DIVIETO DI FUMO IN MACCHINA ALLE MULTE DELLA TORINO OLIMPICA.Avrei voluto occuparmi in questi pensieri serali della divin Barazza Jenny o della bravura di Carlotta Iossetti ignorando per una volta i miei soliti appelli per l'Africa o per i due miliardi di poveri che resteranno poveri malgrado appelli ben più sostanziosi del mio. Non intravvedo luci sul tema e quindi declino, almeno momentaneamente. Il mondo globale gira così, male aggiungerei. Però continuo a sperare in un mondo più giusto e più equo, almeno un tantino.

Mi ha stuzzicato la notizia letta sui giornali e proveniente dalla Germania: socialdemocratici&cattolici sono d'accordo. In cosa?. Nel pensare di vietare il fumo in macchina come causa di distrazione, indi di incidenti. Ovvero chi vuol fumare o chi vorrà fumare deve/dovrà accostare e rimanere fermo per tutto il tempo di consumo della sigaretta.

Trasferisco mentalmente questa proposta in Italia non prima, come fumatore, di declarare la mia contrarietà. Ammetto che la sigaretta sia causa di distrazione, io raramente fumo in macchina, ma tra gli incidenti non credo sia la causa principale. La distrazione consiste in un piccolissimo attimo: l'accensione. Almeno secondo i detrattori. Senza dimenticare il fumo passivo, ma qui, mi rivolgo ai vietatori tedeschi, educazione e buonsenso dovrebbero prevalere. Ora capisco che in questa epoca storica quelle appena scritte siano parole forti, molto forti.

Non credo che quel simpatico giovanotto la scorsa settimana stesse fumando quando ai centosparati ha passato il rosso di una piazza e meno male che io, prima di attraversare sulle strisce con il mio verde, ho atteso un attimo. E' stato rincorso da qualche maledizione.

Dettagli, preciso che come fumatore ho plaudito al divieto di fumo nei locali pubblici se non in apposite salette. Una sera di qualche tempo prima ero entrato in una birreria, fumavano tutti, aria impossibile, fuori senza neppure sedersi.

Se trasferisco l'immagine tedesca al nostro paese già vedo file di macchine ferme (ovunque)con autisti impegnati con il pacchetto, l'accendisigari ed infine l'agognata. Dall'introduzione della patente a punti ho notato nel corso degli ultimi tempi un certo rilassamento.

Ovvero: cellulari senza auricolari, rossi secchi (vedi prima), strisce pedonali zone di caccia grossa (al pedone) e maleducazione assortita che forse nessun codice riuscirà a guarire. Nessuno ha mai pensato di vietare gli sms in macchina: non sono forse una causa di distrazione maggiore?. Non c'è auricolare che tenga. Per mandare gli sms non si tratta di una frazione o di un attimo. Malgrado l'italiano abbreviato bisogna: entrare in messaggi, primo passaggio. Scrivere messaggio. Tipo ciao sto arrivando. Andare in rubrica, trovare il numero del destinatario ed inviare. Ben più dell'accensione di una sigaretta, posto che la sigaretta con altri in macchina rasenta il fumo passivo. Ma siamo sicuri che l'sms non dia effetti collaterali passivi. Perchè l' attivo stando all'istituto di psichiatria londinese, e per i più coinvolti, è una diminuzione del quoziente intellettivo. Mi sovviene una domanda, trasferendo la proposta al nostro paese o restando anche in Germania che neppure loro sono infallibili: chi controllerà il rispetto del futuribile divieto?. Le casistiche del rilassamento le ho sommariamente indicate. Mi domando, sempre proiettato nel futuro non solo italico come sarà possibile distinguere una macchina ferma in doppia fila con fumatore a bordo da una macchina ferma in doppia fila perchè parcheggiata causa fermo caffè. E per esagerare mi proietto a Torino. Parto da un'email che ho ricevuto negli scorsi giorni. Multe, anzi multa. "Ho preso una multa in via Zambelli, nei pressi di un mercato". Zona Mirafiori Nord, circoscrizione M.F-Santa Rita. "Una via larga e spaziosa avevo posteggiato nel mezzo della strada. Come tutti. Nei pressi di quel mercato al sabato non c'è posteggio. Non divieto di sosta ma non ai margini della carreggiata. Va bene l'infrazione ma fai un giro per il quartiere a vedere quante doppie file (non per andare al mercato), quante macchine posteggiate sulle strisce, attraversamenti pedonali a rischio, deiezioni canine. Tutte non sanzionate". Sabato scorso ho fatto un giro nei pressi di questa via e nei pressi di questo mercato. Trentadue minuti per trovare parcheggio, un parcheggio compatibile con la volontà di non pagare multe. La via è piena di macchine in mezzo, una via larga e spaziosa. Quasi tutti comperano velocemente, tempo dieci-quindici minuti e sono di nuovo via. Gli ambulanti si lamentano: multe ogni sabato. Il mercoledì prima mi ero fatto un giretto partendo da piazza Santa Rita. Corso Orbassano-via Castelgomberto-via Boston, controviale di corso Siracusa. Ho notato e contato 43 macchine in doppia fila e sei sulle strisce. Nessuna sanzione, almeno da controllo a campione. Due macchine posteggiate davanti ai portoni. Macchine posteggiate non davanti a negozi di prima necessità. L'attraversamento pedonale di Corso Orbassano è un attentato per i pedoni. Sono in prima corsia e sto per girare a destra. Signora sulle strisce. Mi fermo. Dietro un pazzo fa squillare la sirena che ha installato al posto del clacson. Mano alta della signora per ringraziare. Si ferma lì, i mezzi impegnati nel giro di prova cronometrico non si degnano neppure di considerarla. Via Castelgomberto, doppia fila a sinistra, doppia fila a destra. Un piccolo spazio per far passare la macchina, ci si ferma a turno, uno slalom parallelo. Non c'è il mercato, ci sono bar e palestre. Doppia anche nel breve tratto tra via Boston e corso Siracusa. Non vi narro delle deiezioni canine: è stato persino convocato un consiglio di circoscrizione. Quante multe sono state fatte per tutte queste doppie file invasive e quante ne sono state fatte in una via larga e spaziosa, in zona di mercato?. Credo valga per tutti i quartieri olimpici. Sappiamo che le macchine sono aumentate a dismisura e non così i parcheggi. Credo che se assumiamo come vera questa constatazione non possiamo esimerci dall'usare buon senso e dal comminare multe a casi clamorosi ed eclatanti. Spesso non sanzionati. Compresi coloro che possedendo un cane per sfizio non si degnano di portare fido al giardino o di dotarsi di paletta e sacchetto. Ecco perchè la proposta tedesca futuribilmente trasferita all'Italia non deve spaventare i futuribili sanzionati. Chi controllerà anche nella magna Germania? E' GIUSTO ED EQUO CHIEDERE UN MONDO PIù EQUO E PIù GIUSTO.Siamo alle solite. Torno a parlare di mondo più equo e più giusto, ricomincio a narrare di un'utopia che non è solo mia. Ricevo tante e-mail sull'argomento e sul senso di profonda ingiustizia che domina le sorti del mondo. Cari lettori dei mayablogpensieri notturni, mentre scrivo e mentre voi leggete, ci sono degli uomini, cittadini di questo pianeta, che muoiono di povertà o di malattie che noi cittadini di serie a consideriamo retaggio dell'ottocento. Questo individui dovrebbero avere i nostri stessi diritti ma così non è. Sto parlando di due miliardi di persone. Due miliardi di persone stremate da un'esistenza pessima frutto di sofferenza e dolore. Perchè la povertà estrema porta sofferenza e dolore. A quelli che accusano gli utopisti di agognare una città del Sole, rispondo che non si esige una città del sole, ma di avvicinare il mondo che corre veloce ed il mondo che non corre affatto. L'Africa zoppica vistosamente, ma al di là di qualche campagna promozionale ogni tanto, l'argomento viene messo in cantiere e sigillato a doppia mandata. Chissenefrega visto che abbiamo tutto ciò che ci occorre, compresi i reality show. Anzi, per qualcuno la povertà estrema di due miliardi di persone potrebbe essere il reality show del reality show. Uno show squallido, permettetemi l'espressione, quello che va in onda sul pianeta diseguaglianza. L'Africa zoppica vistosamente e se prosegue con questa corrente tra qualche anno smetterà di camminare. Le guerre africane sono guerre da dimenticare, obliare, cancellare dalla mappa terrena. Ci sono paesi che hanno risorse minerarie stratosferiche, risorse che sono anche la condanna a soffrire. In alcuni paesi arrivare a cinque anni è una sofferenza, mentre nei paesi più evoluti a sette-otto i bambini possiedono un telefonino. Ma non solo l'Africa. L'Asia ha grandi potenzialità, ristrette a pochi, abbondano le bidonville. L'India cresce a ritmi vertiginosi ma non crediate che le baraccopoli siano scomparse. Anzi. Centro e Sud America sono da sempre contraddistinti da una clamorosa ed ingiusta distribuzione della ricchezza. Eppure, questo mondo a due velocità spende miliardi in armi e non ha la forza e la volontà di rimboccarsi le maniche e dedicarsi ai miseri. Pensate che tra qualche ora miliardi di persone dovranno dedicarsi alle seguenti attività: cercare cibo, sbarcare il lunario, scavare nell'immondizia (la stessa che noi non sappiamo bene dove mettere), sfuggire alle malattie, sopravvivere in condizioni igieniche disastrose. Tra qualche ora milioni di noi cittadini della massima serie a ci butteremo a combattere contro tutti e tutto per produrre ricchezza. Siamo angustiati da problemi falcidianti, tipo arrivare in orario in ufficio e bruciare quel rosso semaforo che ci farà perdere secondi preziosi. D'altronde ci hanno insegnato che le merci devono correre e con loro noi. Poi la coda per tornare a casa e la coda in fila al supermarket. Se questo è il Modello Vincente abbiamo molto da riflettere in futuro. Se cancelliamo la parola solidarietà dal nostro vocabolario ci avviciniamo alla sconfitta. Non chiediamo città del sole ma solo un mondo leggermente più equo e più giusto. Dico leggermente, senza troppi stravolgimenti (per non sconvolgere il bioritmo generale). Non vorremmo più leggere di bambini che muoiono di malaria o che interi villaggi spariscono a causa dell'Aids. Io credo che sia vitale sperare in questo salto di qualità e che anche i più riottosi, quelli che preferiscono spendere denaro per le bombe intelligenti, si dovranno rassegnare ad avvicinare i due mondi. Ci dobbiamo credere per restituire a questa umanità sofferente la dignità di individui e la tessera di cittadini del mondo. Voi che ne pensate?. MAYABLOGPENSIERINOTTURNI.TORINO CITTA' PULITA IN UNA NUOVA ERA PER FIAT E TORINO CALCIO.Chi di voi non vorrebbe vivere in una città linda e pulita ed uscendo di casa al mattino non dover scartare deiezioni canine o chewin gum e/o non essere investito sulle strisce pedonali terra di nessuno?.

Credo tutti anche se le mie certezze sono state distrutte dalla prova di maturità dei grafici pubblicitari allorquando Urbino è stata inserita de facto in Umbria. Le certezze cadono, alla prima parte del quesito prova ora con decisione a rispondere il comune di Torino. Sporcare Torino è un delitto. Eliminiamo le prove sarà lo slogan più azzeccato della campagna Torino città pulita che il comune intende lanciare anche in previsione dell’evento olimpico. Oltre alla campagna pubblicitaria in giallo Hitchock le novità saranno le multe da 50 a 150 euro per chi verrà sorpreso a gettare per terra con nonchalance pezzi di carta, chewingum e mozziconi di sigaretta. A Santa Rita contro le multe comminate dai vigili ai proprietari di cani sono sorti comitati spontanei. Contro, ovviamente. Immagino quindi che i proprietari dei mozziconi fonderanno un comitato spontaneo per richiedere immediatamente posacenere in ogni angolo della città. Anche quello che un giorno, macchina a fianco, ha aperto il finestrino e liberato il posacenere della macchina di ogni ingombro. Salvo partire sgommando al verde. Ora è grave che l’educazione civica al rispetto, quindi anche non gettare ogni cosa che transita in tasca per terra, debba essere insegnata con una multa. Come non fermarsi sulle strisce, provate a non farlo in Francia, probabilmente guadagnate un decreto d’espulsione immediato. Ma non solo pubblicità e multe. Per rendere la città pulita il comune ha trovato più fondi, garantito all’Amiat un premio in caso di raggiungimento degli obiettivi. Ora gli operatori ecologici saranno 680 con un aumento di 133 unità, assunte non si sa con quale tipo di contratto. Basta?. No, tolleranza zero per chi posteggia davanti ai cassoni dell’immondizia (con inasprimento delle sanzioni), pratica diffusa dall’una di notte in poi ed infine dulcis in fundo su ogni bidoncino verde sarà segnalato l’orario di passaggio dell’operatore ecologico. Questi cartellini sostituiranno gli attuali volantini pubblicitari dei trasporti in Romania che io ritengo una straordinaria esemplificazione dell’integrazione che avanza. Le novità ed il tentativo di rendere questa città più pulita, ma per i torinesi olimpici e non per i turisti olimpici, mi sembra un tentativo giusto ma velleitario considerando che i trasgressori non verranno mai multati da nessuno. Così va il mondo, cari olimpici.

Ed è iniziata una nuova era anche per la Fiat ed il Torino calcio. L’amministratore delegato Marchionne promette che nel 2005 pure il settore auto sarà in attivo a prezzo dei sacrifici che conoscete. Inoltre tra due settimane avremo finalmente sotto gli occhi il nuovo piano industriale. Che speriamo non sia fumo negli occhi ma concrete e solide sicurezze per Mirafiori. Qualcuno nutre già forti dubbi, mi auguro che il trend costante di trasferimenti di produzioni inverta la rotta e la gloriosa fabbrica possa riprendere un cammino perlomeno normale. Torino il 22 giugno ha dimostrato di essere unità nel chiedere CERTEZZE.

La febbre granata contagia la città semivuota o quasi di questo ponte. Torino-Perugia, si gioca in questa partita il destino del Torino, la partita più importante degli ultimi dieci anni, l'enfasi non guasta mai. Un passo sostanzioso è stato fatto, l’ultimo rush vicente garantirà il ritorno nella massima serie e qualche miliardino utile alle asfittiche casse granata. Qualcuno nel momento del probabile ed augurabilissimo successo lancerà persino peana verso la classe dirigente granata. Annotazione: con prezzi ribassati ed ovviamente l’obiettivo importante lo stadio si riempie. Possibile che in una città in crisi si venda una curva a trenta euro e poi si dica che i torinesi non vanno allo stadio?. Pensateci per la prossima stagione.

Sono straordinariamente sorpreso dalle dichiarazioni del presidente americano Bush. Che in Iraq i risultati siano straordinari è sotto gli occhi di tutti, tranne che della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. E’ da un po’ di tempo anche in America, tant’ è che se si votasse per le presidenziali Kerry vincerebbe con margine. Ma le elezioni sono state a novembre. Sono sorpreso dalla grande forza di volontà di Bush: anche di fronte ad un fallimento clamoroso riesce ad insistere sulla strada del “questa guerra l’ho voluta ed adesso si prosegue”. Un po’ alla Lyndon Johnson, presidente non proprio amatissimo. Credo con tutta sincerità che l’amministrazione americana stia tifando per il candidato alle elezioni presidenziali Ahmadinejad. Rafsanjani ha promesso aperture sostanziali ed è un religioso che strizza l’occhio ai laici, Ahmadinejad è un laico che strizza l’occhio ai religiosi. Il primo promette dialogo, il secondo chiusure. Cosa c’è di meglio che aprire un nuovo fronte di scontro diplomatico con l’Iran per alzare l’indice di gradimento?.

 

MAYA@VALCHISONE.IT

Mercoledì, 25 Maggio 2016 14:34

Le Olimpiadi secondo il gruppo cons pinerolese del PRC

Scritto da

By Maya Mi viene segnalata un’analisi sui giochi olimpici di Torino 2006 elaborata dal gruppo consigliare del Partito della Rifondazione comunista del comune di Pinerolo. La pubblico nell’ottica di sviluppare una discussione sull’argomento. Siamo disponibili alla pubblicazione di qualunque analisi sviluppata da partiti ed enti operanti sul territorio. Analisi circostanziata e radicata sul territorio, una premessa di carattere generale avrebbe reso l’argomentare ancora più incisivo. Si motivano due opinioni, i pro ed i contro. Nella breve premessa si precisa che si è sviluppata una netta radicalizzazione delle opinioni: i favorevoli dipingono le Olimpiadi come la panacea di tutti i mali, i contrari come la madre di tutti i mali possibili. L’intento è quello di superare questo impasse, un intento interessante. Tra i pro individuati ci sono tre sottocategorie: miglioramento delle infrastrutture stradali, la creazione di nuove strutture sportive, il turismo Nel miglioramento delle infrastrutture stradali vengono indicate: la chiusura dei lavori dell’autostrada Torino-Pinerolo, la nuova strada Pinerolo/Perosa che decongestionerà i paesi della Valchisone, il miglioramento in entrata ed in uscita da Pinerolo sia verso la 589 direzione Piossasco sia con la bretella di collegamento tra la tangenziale e l’ospedale civile, la nuova circonvallazione di Osasco e Bricherasio, la fermata del treno presso la zona sportiva di Pinerolo Tra le strutture sportive di nuova creazione vengono indicate: -la ristrutturazione del palaghiaccio di Pinerolo che ospiterà le gare di curling e dopo l’evento risponderà alle necessità sportive degli sport del ghiaccio degli abitanti (hockey, pattinaggio artistico e short-track). il nuovo palazzetto del ghiaccio di Torre Pellice che valorizzerà al meglio una tradizione sportiva della Val Pellice inserendosi in una situazione storicamente difficile il palazzetto del curling al termine delle olimpiadi se il curling non verrà praticato sul territorio diverrà una palestra per attività sportive (basket, calcetto, pallavolo, tennis) Il turismo non sarà certamente destinato a divenire al termine delle Olimpiadi il settore trainante ma può diventare complementare ad industria ed artigianato. Veniamo ai contro suddivisi in cinque sottocategorie: impatto ambientale, gestione post olimpica, sponsorizzazioni, occupazione, risorse idriche Vengono indicate tre strutture il cui impatto ambientale è definito devastante: il trampolino dei salti a Pragelato, la pista di bob a Cesana e i villaggi turistici a Pragelato. Aumenta la cementificazione delle montagne. La gestione post olimpica degli impianti. Gli impianti che possono avere un ritorno economico positivo (seggiovie e skilift) costruiti con soldi pubblici verranno regalati o quasi alla Sestriere SPA o a qualche altro proprietario. Quelli in perdita saranno gestiti da qualche ente pubblico. In questa seconda categoria vengono fatti rientrare gli impianti di Pragelato e l’impianto per il bob a Cesana. I costi di queste due strutture vengono definiti deliranti (50 milioni il trampolino, 70 la pista per il bob). Secondo il gruppo consigliare del PRC a Pinerolo questa tipologia d’impianti ha alti costi di gestione ed in Italia dovrebbero reggere la concorrenza di Predazzo (trampolino) e Cortina (bob) Dubbi sull’eticità di molti sponsor (uno su tutti la grande EMME). Si sottolinea come queste sponsorizzazioni possedendo l’esclusiva penalizzeranno i prodotti e le aziende del territorio. Un dramma di ogni manifestazione sportiva debitamente sponsorizzata dai colossi, aggiungo io e sta alla provincia, alle associazioni locali, ai comuni, alla regione e agli imprenditori del luogo promuovere debitamente prodotti e realizzazioni. Occupazione. Il quadro dipinto non è roseo, anzi: l’attuale occupazione per la costruzione delle strutture è temporanea, prevalentemente formata da non residenti in zona con tutti i problemi logistici che comporta per i lavoratori. Manca un riferimento ai pochi (almeno finora) casi di irregolari presenti nei cantieri. Nei quindici giorni dell’evento si prevede occupazione a termine od interinale per la maggior parte in nero. Cosa resterà dopo l’evento?. Poco o nulla risponde il gruppo consigliare. Le risorse idriche. Le risorse idriche sono già penalizzate dai sistemi di centrali idroelettriche e rischiano di essere ulteriormente impoverite per il loro utilizzo olimpico (innevamento artificiale) Gli argomenti sviluppati sono tanti, utili argomenti di discussione su cui confrontarsi. Condividete l’analisi, in tutto, per nulla, in parte?.


Maya@valchisone.it

Giovedì, 07 Aprile 2016 12:41

Precario e felice?. No, ansioso e stressato

Scritto da

L’Italia negli ultimi anni ha visto trasformare la qualifica dei rapporti di lavoro. Sempre più precari e flessibili, soprattutto i giovani. Un’inchiesta dell’Eurispes condotta su un campione di persone dai 19 ai 38 anni ha dimostrato quale sia il grado di difficoltà vissuto dai lavoratori atipici e quali siano le difficoltà maggiori a cui debba far fronte quello che è diventato un vero e proprio esercito. Vorrei analizzare brevemente questi dati. Il 61,7% degli uomini di questo campione ha conosciuto nella sua esperienza lavorativa solo contratti atipici. Il 62,3% delle donne. Ovvero tre lavoratori su cinque non hanno mai avuto esperienze a tempo indeterminato. Il campione dichiara di essere pagato poco ed irregolarmente e di essere preoccupato per il proprio futuro pensionistico. Il 71% delle donne esprime questa preoccupazione, il 30% non riceve regolarmente lo stipendio. Non solo retribuzione basse, una larga fetta del campione lamenta la mancanza di tutele sociali e sindacali: ci sono lavoratori di serie a e lavoratori di serie b, cittadini con tutti i diritti e cittadini a cui questi diritti sono negati. Il 71% dichiara di aver avuto difficoltà nell’accesso al credito: è più difficile ottenere dalla banca un mutuo per un lavoratore atipico, una discriminazione che si aggiunge ad altre discriminazioni. Quali sono i risultati di questa discriminazione dal punto di vista fisico e psicologico?. Ansia e stress, più per le donne (il 37%) che per gli uomini, il 32%. I lavoratori protagonisti del campione non sono tutti a bassa istruzione, come si potrebbe pensare e come si pensa quando si discorre di precarietà. Non sono pochi i casi di laureati e persone che hanno conseguito un master La puntualizzazione val bene un’ulteriore riflessione: il mondo del lavoro non garantisce, se non per pochi o pochissimi, un accesso immediato. Il discrimen non è il titolo di studio, semmai la contingenza. Romano Prodi pochi giorni fa ha dichiarato che occorre cambiare registro: i giovani ed i giovanissimi non possono avere come prospettiva un futuro precario. Concordo pienamente e mi auguro che fin da ora la GAD elabori delle proposte per incentivare l’occupazione senza dover ricorrere a forme estreme di precariato.


Maya@valchisone.it

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