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Venerdì, 04 Marzo 2016 14:29

Il comune di Torino vende casa Gramsci?

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In un sonnolento agosto a Torino è esplosa una polemica silenziosa ma che divenuta strillata potrebbe trasformarsi in miccia alla ripresa settembrina dell'attività politica. Oggetto del contendere un palazzo che si affaccia su Piazza Carlo Emanuele II, pieno centro di Torino dove visse qualche anno Antonio Gramsci. Nato a Ales in provincia di Cagliari Antonio Gramsci nel 1911 si trasferì a Torino dove si iscrisse, grazie ad una borsa di studio, alla facoltà di lettere e filosofia. Nel 1917 fu eletto segretario della sezione torinese del partito socialista. In piazza c'è una lapide che lo ricorda (qui abitò negli anni 1919-21- punto di interesse storico). Morì a Roma nel 1937 minato nel fisico dopo le "cure" delle prigioni fasciste (il fascismo non fu solo villeggiatura come qualcuno sostenne con leggerezza tempo fa). Attualmente lo stabile ospita quaranta alloggi di edilizia popolare, una parte è inagibile a causa di problemi strutturali: il rimedio era stato porre dei puntelli in un lato di una via laterale. Ristrutturare lo stabile avrebbe un costo di circa 18-20 milioni di euro. Il presidente dell'Atc sostiene che si tratterebbe di una spesa immorale. Il comune di Torino sta pensando di venderlo ad una società scandinava, la Radisson sas, che ne farebbe un albergo a cinque stelle. Dalla vendita si ricaverebbero dai 30 ai 32 milioni di euro circa. Secondo l'agenzia territoriale per la casa con tale somma si potrebbero costruire circa 300 alloggi di edilizia popolare. I comunisti italiani sono insorti: accusano la giunta di preferire gli hotel di lusso alle case popolari. Di più, ricordano al comune che su quello stabile esiste un vincolo, di edilizia popolare appunto. Storico?. E' intervenuto Francesco Cossiga a ricordare la mancanza di valori e di memoria storica, si sono espressi Vattimo ed Oliva. E' pur vero che la memoria di Gramsci si conserva con ciò che ha fatto e scritto e non con un palazzo, però è anche vero Qualcuno ha ricordato ad Ardito, il presidente dell'Atc, l'immoralità della spesa sostenuta venti anni fa, una ristrutturazione solo a parole. Il dibattito è aperto. A scatenare la piccata reazione del sindaco sono state le parole "fotocopia del governo Berlusconi" pronunciate dai comunisti italiani. Chiamparino anzichè rinviare la polemica a settembre e glissare ha preferito aumentare la temperatura inviando un ultimatum all'assessore Ortolano che non si era occupato del problema e che non aveva lanciato accuse. E' però l'unico assessore del partito di Cossutta a Torino. Il messaggio dice con traduzione semplicistica: se questa è una giunta berlusconiana prendine atto, fai le tue riflessioni ed in base a ciò che professi vattene oppure sconfessa i tuoi e resta.

Aria di crisi?.

 

Maya@valchisone.it Risponderò a tutti

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